qui sono cpo

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Ecco le immagini della nuova campagna di Cpo per l’a.a. 2009-2010, realizzata dagli studenti Cpo del primo anno Alessandro Farina e Antonio Fiore, che oltre alle loro idee ci hanno messo la loro faccia.

cartolina-guerrilla

cartolina-virale

cartolina-capacità

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18 Risposte to “qui sono cpo”

  1. marco Says:

    come ho già detto nell’altro post, questa campagna è pessima!Non prendiamoci in giro, lo sapete cosa è la Guerrilla e da dove deriva? Ma lasciamo pur perdere questo aspetto, vi siete chiesti cosa possa comunicare tale pubblicità, mettetevi sempre dalla parte di chi deve ricevere un tale messaggio. Se l’università pensa di andare avanti così credo che si sbagli di grosso.

  2. Alessandro Farina Says:

    Mi sento chiamato in causa.
    La campagna è stata ideata per “strizzare l’occhio” ai ragazzi laureati nel settore della comunicazione che, quindi, sanno che cosa significano i termini guerrilla e virale. Non è vero che non ci siamo messi dalla parte di chi riceve il messaggio…anzi…
    In secondo luogo, fidati, so molto bene cosa significhi il termine guerrilla…
    Detto questo, i gusti sono gusti, ci sta che la campagna non ti piaccia. Mi sembra, comunque, che tu abbia espresso un giudizio fin troppo severo e anche sgarbato…
    Vorrei comunque capire quali sono le tue idee in fatto di “direzioni da prendere” e quale sarebbe stata, secondo te una campagna efficace.

  3. Roberta Bartoletti Says:

    dico la mia, strettamente personale.
    Concordo con Marco, e con altri che hanno commentato su Friendfeed, che la pratica delle università di farsi pubblicità sia insensata, ma è una deriva che ci è stata imposta, per chi conosce la politica universitaria degli ultimi anni.
    Noi come corso di laurea che dovrebbe formare a leggere/fare comunicazione e pubblicità, facciamo di necessità virtù, o almeno ci proviamo.
    Da qualche anno, anzichè affidare la campagna a un’agenzia esterna, facciamo di questa necessità imposta un’occasione di laboratorio e di esercitazione, che coinvolge tutti gli studenti del curriculum della triennale e gli studenti interessati sia della triennale Sdc e gli studenti Cpo. Si fa un brief, il docente di copywriting segue i lavori e alla fine una commissione di docenti decide quale progetto realizzare.
    Il percorso, per quanto mi riguarda, conta più del risultato, che può piacere o meno. A me piace.
    Non conosco nessuno che si sia iscritto a Cpo perchè gli piaceva la campagna pubblicitaria di Cpo, o perchè sia stato persuaso dai messaggi della campagna pubblicitaria. Non siamo mica stupidi.
    Non lo facciamo certo per questo.
    E’ un’occasione, una prova, un gioco anche. La campagna è ironica, come raramente il marketing e la pubblicità sanno essere. Mai abbastanza ironici e autoironici, autocritici e disincantati.
    Per questo a me questa campagna dove degli aspiranti pubblicitari mettono la loro faccia, a ricevere pomodori e fiori, a seconda dei gusti del pubblico, piace.

    Sulla guerriglia: cfr. de Certeau, la presa di parola.

  4. J.Mastice Says:

    “Non conosco nessuno che si sia iscritto a Cpo perchè gli piaceva la campagna pubblicitaria di Cpo, o perchè sia stato persuaso dai messaggi della campagna pubblicitaria. Non siamo mica stupidi.”

    Questa affermazione un po’ mi intristice, essendo un corso di comunicazione e pubblicità che dovrebbe insegnare proprio come riuscire a comunicare anche cose che all’apparenza possono sembrare incomunicabili.
    In più mi fa rabbrividire che Lei in prima persona ammetta che la comunicazione fatta non serve a nulla…invece di cercare di far fruttare quella che è un’imposizione dall’alto, per renderla efficace ed efficiente.

    Per quanto riguarda la campagna in se, io personalmente non credo che comunichi nulla di quello che dovrebbe comunicare e dico questo avendo anche letto il brief della campagna. Inoltre per conto mio (e non solo) non è nemmeno così tanto ironica e divertente.

    Preciso comunque che quello che ho detto in questo post non vuole essere offensivo verso i ragazzi che l’hanno pensata e creata, che come tutti gli altri hanno partecipato semplicemente a un concorso.

    P.s.

    “La parola guerriglia deriva dallo spagnolo guerrilla, cioè piccola guerra. Fu usato la prima volta, in senso dispregiativo, dal cardinale Richelieu per definire il modo di combattere di alcuni soldati spagnoli schierati contro i francesi.”(http://it.wikipedia.org/wiki/Guerriglia)

    Cosa c’entra un indiano d’America???

  5. Alessandro Farina Says:

    Rispondo anche a te J.Mastice.
    L’idea di usare una parrucca da indiano ci è venuta dal momento che gli indiani d’america, come è noto a tutti, non erano famosi per combattere utilizzando enormi eserciti. Magari combattevano in gruppo, ma sicuramente erano anche esperti negli attacchi mordi e fuggi.
    Il guerrilla marketing è principalmente costituito da attacchi mordi e fuggi ( a differenza di altre forme di mrkt non convenzionale come i virali, gli ambient etc…).
    Se qualcuno guardando il visual non intende il collegamento mi dispiace…volevamo solamente essere freschi e un po’ ironici (e se ti ricordi il brief chiedeva anche questo). Io la vita la prendo in modo fresco e ironico mi piace scherzare, e questo modo di essere filtra inevitabilmente nelle cose che faccio.
    Comunque più che a Richelieu io faccio rifermento a J.C.Levinson e alla sua definizione di guerrilla.
    Magari la parrucca da indiano non è storicamente corretta ma delle volte in comunicazione bisogna saper star lontani dalla convenzionalità delle definizioni ufficiali. Io, dalle persone a cui ho sottoposto l’idea prima di presentarla, ho ricevuto pareri positivi, sia a livello di chiarezza del messaggio che a livello di ironia.
    Non potendo mettersi passamontanga etc..abbiamo pensato che questa potesse essere la soluzione migliore…per alcuni lo è stata, per altri no.
    Spero che adesso sia chiaro perchè ho la parrucca da indiano in testa…

  6. J.Mastice Says:

    Rispondo ad Alessandro Farina.

    Non c’era bisogno di spiegarlo che era perchè gli indiani utilizzavano tattiche mordi e fuggi come difesa o attacco, ma non è questa una motivazione per mettere una parucca da indiano nel visual! Allora potevi metterci anche un “boscimane”, loro magari utilizzano quella tattica di combattimento!

    La mia citazione di Wikipedia era ironica, forse comprendiamo diversamente l’ironia e lo scherzo. Potevi vestirti da J.C.Levinson!!!!
    Prendila come vuoi la vita, forse non hai letto bene il mio post, non “avevo” nulla da ridire con voi che avete proposto un idea, ma con chi ha scelto che vincesse.
    Facendo i tuoi stessi studi mi dispiace ma mi sembra di essere preso in giro a sentire che questa è una buona comunicazione, non comunica nulla e non comunica a nessuno, mi sembra che non sia solo un mio parere visto i commenti in rete.
    Non si può dare così per scontata la conoscienza di chi riceve una comunicazione io dopo la mia triennale non l’avrei minimamente capita, come non la capiscono altre persone che non per forza devono aver fatto Sdc per poter accedere a sta specialistica.

    Comunque per chiudere invece che prenderla sul personale rileggi quello che ho scritto sopra e intrisitisciti come me!
    Non è un dramma sbagliare una campagna è normale che venga criticata se non piace, il peccato è che sia stata scelta tra tante!

    Buon Tribùto alla comunicazione a tutti! 😉
    (che ironia)

  7. Alessandro Farina Says:

    io non l’ho presa sul personale, ho solo puntualizzato. Non me la sono presa, anzi, i pareri negativi ci stanno sempre..servono x migliorarsi..rimane, se permetti, il mio diritto a difendere un lavoro che considero onesto e ben fatto.
    Se a voi non piace, poco male ma sono sicuro che il prossimo anno ci saranno altre proposte, altri vincitori e che anche questi verranno aspramente criticati, come ho sempre visto fare…;);)
    Saluti.

  8. ex studentessa sdc Says:

    Ciao a tutti, mi sono laureata un anno fa alla triennale in sdc pubblicitaria e ogni tanto mi capita di tornare a curiosare su questo blog.
    Io che come voi ho affrontato durante gli studi argomenti come il guerrilla marketing o il virale ho perfettamente capito la campagna dei due ragazzi che hanno semplicemente giocato sull’ironia del visual ed appare subito chiaro il messaggio che vogliono inviare. Un ragazzo di ingegneria potra non capirla visto che probabilmente non avra affrontato questi argomenti nel suo percorso di studi (ma anche su questo non sono daccordo perche l’ironia si percepisce comunque); c’è pero da ricordare (visto che vi piace fare i professionisti) che il TARGET della campagna CPO non sono tutti i ragazzi di tutte le facolta (non conosco nessun ragazzo che da biologia o architettura si iscriva a questa specialistica..anche perche non si puo fare!) ma semplicemente coloro che provengono da una qualsiasi triennale in Italia in scienze della comunicazione , dalla nostra facolta, da giornalismo o al massimo da lingue..tutti corsi di laurea che al loro interno hanno un insegnamento in cui si tratta di marketing non convenzionale. Mi sembra quindi strano che non venga capita e che non comunichi nulla. E anche non avendo studiato l’argomento ormai se ne parla talmente tanto on line e nei gionali che qualcosina ne sanno tutti..
    A me la campagna piace e faccio i complimenti ai due ragazzi che come tutti gli altri si sono messi alla prova.

  9. J.Mastice Says:

    Se questa è comunicazione dovrò rivedere i miei studi e la mia preparazione, non pensavo che una campagna così potesse vincere un concorso all’interno di una facoltà che insegna comunicazione pubblicitaria.

    Parlo a livello pratico e teorico, non hanno senso nè visual nè headline secondo il mio punto di vista, che non comunicano NIENTE e non rendono comprensibile la comunicazione.

    Anche la scelta del “fantomatico indiano” non considera la difficoltà del ragionamento e della comprensione (non tutto quello che è immediato nella testa di uno lo è nella testa di tutti), essendo oltretutto collocato su un’affissione di cui di solito si usufruisce di passaggio.

    Tutto questo per me andava preso in considerazione.

    MA NON TI FA TRISTEZZA che Roberta Bartoletti abbia scritto queste parole, essendo tu uno dei creatori della campagna:
    “Non conosco nessuno che si sia iscritto a Cpo perchè gli piaceva la campagna pubblicitaria di Cpo, o perchè sia stato persuaso dai messaggi della campagna pubblicitaria. Non siamo mica stupidi.
    Non lo facciamo certo per questo.”

    Io non sarei stato contento di un commento del genere se avessi ritenuto che la mia campagna fosse valida e ben fatta.
    Comprendo la tua esigenza di difendere una tua creazione, ma proprio per questo mi interrogherei seriamente, dal momento in cui chi mi ha valutato e ha un parere autorevole in merito fa di queste affermazioni.

    Spero di essermi finalmente spiegato e gradirei spostare l’attenzione su questa problematica anzichè creare una diatriba inutile sulle capacità creative.

    Saluto.

  10. Alessandro Farina Says:

    Credo che il fare campagne pubblicitarie per la facoltà sia un bene, a prescindere da come vengano valutate poi da chicchesia. Certo, siamo Comunicazione Pubblicitaria, quindi dovremmo basare i nostri iscritti anche sulla capacità delle campagne di “tirare dentro” nuovi iscritti. Credo, però, che la situazione iscrizioni prescinda da una campgna pubblicitaria, che, semmai, deve fare da supporto all’immagine dell’Università.
    Credo che la prof. intendesse dire questo. Ci sono dinamiche, dietro alle inscrizioni, che vanno oltre le campagne di comunicazione.
    Invece spero fortmente che negli anni l’Università possa aumentare le gare e i concorsi tra i ragazzi, andando a “gonfiare” il portfolio dei lavori prodotti, dando nuova linfa alla Colonia, facendo si che Pesaro diventi uno tra gli atenei di maggior riferimento nel campo della Comunicazione Pubblicitaria, escludendo le grandi città. Credo che questa sia la strada da percorrere, creare un progetto a LUNGO termine.
    Quindi non me la prendo. Anzi, guarda, che ci ha pure difeso…
    Non capisco tutta questa voglia di far polemica che avete.

  11. Simone Says:

    Volevo dire che io ho compreso perfettamente la campagna, sia la parte del virale che quella della guerrilla. Però forse è il caso che aggiunga che ho appena finito gli esami del secondo anno del CPO e a dicembre discuterò la tesi. Questo per dire che se due anni fa avessi visto lo stesso manifesto probabilmente sarei rimasto perplesso.
    Io ho studiato scienze della comunicazione a Roma, per metà a La Sapienza e per metà a Tor Vergata, e non ho mai sentito parlare di tecniche di marketing non convenzionale (tanto per rispondere alla ragazza della triennale). Dopo essermi confrontato con colleghi provenienti da tutta Italia, posso dire che non sono molti gli atenei dove si trattano tali argomenti; qui a Pesaro/Urbino è molto più semplice trovarcisi di fronte essendoci dei corsi di laurea dedicati.
    La campagna sinceramente non mi sembra inerente al brief, ricordo frasi tipo “con riferimento al marketing mediterraneo” etc.
    Per quel che riguarda la parte sul “Tributo alla comunicazione”, la trovo molto più comprensibile anche se non ho apprezzato la grafica psichedelica. Comunque evidentemente non c’erano proposte migliori, e poi come dice Alessandro un po’ d’esercizio fa sempre bene.
    Saluti

    ps: Ma non era previsto nessun premio vero? Perchè mi è giunta voce di un viaggio pagato a Cannes per i vincitori, ma sicuramente mi sbaglio, sarebbe assurdo decidere di dare un premio solo dopo aver scelto i vincitori.

  12. Roberta Bartoletti Says:

    La campagna di un corso di laurea ha l’obiettivo principale di costruire e consolidare la notorietà del corso, e di comunicarne l’identità.
    A partire da questi presupposti indispensabili – che il corso sia noto e che sia nota un’immagine generale ed evocativa della sua identità, ossia delle sue caratteristiche distintive – gli studenti interessati scelgono in base ad elementi più sostanziali: il piano di studi, i docenti, la sede, il costo della vita per chi viene da fuori ecc.
    Questo so per averlo chiesto, insieme ai miei colleghi, rispondendo alle mail dei tanti interessati a cpo, e facendo le selezioni. E voi lo sapete sulla base della vostra esperienza, credo bene.
    Questo non significa che la campagna sia inutile, o ininfluente. La campagna non ha lo scopo meccanico di produrre iscrizioni, perchè non può farlo da sola, perchà la scelta di frequentare una laurea specialistica o magistrale è una scelta importante, che riguarda il futuro e il presente, lo studente e la famiglia che di solito sostiene.

    E’ importante che esprimiate il vostro parere sulla campagna che abbiamo realizzato quest’anno, anche questo fa parte del lavoro, anche di valutazione e di autovalutazione dei vostri colleghi che hanno realizzato il progetto, che hanno l’occasione di sottoporsi alle critiche e al punto di vista degli altri.
    Questo è un blog, tutti possono commentare ed esprimere il proprio parere, anche questo è un modo di comunicare un’identità distintiva del corso di laurea, o no?

    buone vacanze a tutte/i

  13. marco Says:

    oserei dire:Ovvio.Riferendomi alla non meccanicità. Ma prendiamo un paio di occhiali da sole D*G (rif. casuale) il loro costo di produzione sarà al massimo 10 euro (è ho sparato tanto) il resto è generato dall’aura mistica del marketing…vale anche per i corsi di laurea! Soprattutto in questo momento in cui c’è un proliferare di corsi e molti hanno successo (I*D) perchè fanno pubblicità. Senza fare tutti questi discorsi preferirei che le cose fossero fatte con cognizione di causa e non tanto per farle.

  14. Franca Says:

    …ma riguardo al discorso della premiazione? Perché nessuno dice niente?

  15. Fonzy Says:

    Perchè è talmente ridicolo che non ci sono parole…

  16. Roberta Bartoletti Says:

    @ franca e simone: ogni anno per il gruppo o singolo vincitore per l’idea della campagna cpo è previsto un premio simbolico, non in denaro ma sempre in “natura”, negli anni passati si è trattato di oggetti tecnologici o similari, ma possono essere abbonamenti a riviste o libri in omaggio. Come corso di laurea abbiamo un margine in termini di budget, all’interno del quale oscillare (un minimo e un massimo), si tratta comunque di una cifra abbastanza simbolica, perchè si tratta di un’attività formativa integrativa più che di un concorso in senso stretto. La stessa cosa vale per l’idea vincitrice per la promozione della triennale.

    L’idea vincitrice va realizzata, se viene affidata a un grafico professionista gli paghiamo la fattura, ma da tre anni cerchiamo di affidare la realizzazione grafica finale agli studenti che hanno pensato la campagna, integrando con un premio specifico per la realizzazione perchè ci piace riconoscere il lavoro della gente, anche degli studenti non ancora professionisti.
    Due anni fa ci siamo riusciti (valentina ed elena di CPO sono ideatrici dell’idea La comunicazione dove non te l’aspetti, e valentina realizzò anche gli esecutivi grafiici dei manifesti e delle cartoline per scp e cpo, comprese le fotografie, scattate da lei in alta definizione). L’anno scorso l’idea per la triennale fu realizzata da un’agenzia grafica esterna anche per disguidi sui tempi e fu usata solo l’idea creativa ma non il visual pensato dagli studenti, mentre per cpo sono in debito ancora con i vincitori che però son pazienti (spero). Alessandro, Stefano e Stefania di Scp, che hanno lavorato alla realizzazione di manifesti cartoline e video del concorso cambia la comunicazione, ideata dai primi due con il collega Papi.
    Quest’anno nuovamente abbiamo valutato che gli ideatori potevano fare gli esecutivi, e quindi al premio per l’idea aggiungiamo un premio per la realizzazione, sempre NON in denaro. Così facemmo con Valentina, così con Alessandro e Antonio. Così faremo in futuro se si ripresentano le condizioni per farlo, e la disponibilità degli studenti a fare gli esecutivi, cosa che capita sempre in estate, a corsi terminati e se va bene in concomitanza agli esami.
    L’insieme dei premi per cpo e sdc per ideazione e realizzazione per un gruppo di soli due studenti praticamente raggiungeva il costo di iscrizione per i workshop di formazione previsti al festival di Cannes per i pubblicitari junior, Alessandro e Antonio, i due studenti che hanno avuto l’idea e l’hanno realizzata avevano reso noto al mondo il loro interesse ad andare a seguire quei corsi, e abbiamo chiesto loro di lavorare per la settimana di permanenza a Cannes da corrispondenti per il blog. I loro post hanno avuto moltissimi lettori, a conferma dell’interesse per quello che accadeva a Cannes, che abbiamo così voluto rendere disponibile a tutti, sia studenti nostri che studenti di altri o studenti di nessuno.
    Tutte le spese di viaggio, soggiorno, ecc. sono state a carico dei due studenti, ovviamente. Il premio è stata l’iscrizione gratuita ai workshop per junior, era il primo anno che ci era stata segnalato esplicitamente questo interesse, non solo da loro due. Come forma di premiazione – una copertura totale o parziale dell’iscrizione a WS a seconda del numero dei componenti del gruppo di vincitori – credo sia una possibilità da valutare anche per i prossimi anni. L’impegno finanziario che richiede comunque la partecipazione è tale (a Cannes la vita costa, e non è dietro l’angolo) che non possiamo dare per scontato che sia un premio gradito a tutti. L’unica cosa che rimane costante è il budget minimo/massimo del premio, la forma concreta che assume può variare e credo sia giusto che possa variare in base ai vincitori, ai loro desideri o vincoli.

    @ marco: concordo abbastanza, e credo che concordiamo anche ovviamente sul fatto che un paio di occhiali DG e un corso di laurea possano usare strumenti promozionali simili (una campagna affissioni) ma conservino una sostanza ben differente. Per cui noi lavoriamo 12 mesi sulla sostanza (diciamo 11 vah), e qualche mese all’anno sulla campagna. E visto che quest’anno la campagna ha suscitato come non mai clamore, nel bene e nel male, l’anno prossimo magari potremmo istituzionalizzare in qualche modo questa raccolta di valutazioni dal basso (ossia dagli studenti stessi) per migliorare il messaggio e la sua efficacia.

    Grazie a tutti/e, del tempo che ci avete dedicato, noi adesso abbiamo da preparare l’ammissione e il calendario del prossimo anno, con qualche novità su docenti e corsi.
    Le vacanze sono già finite, mi auguro un buon inizio per tutti/e.

  17. Lisa Says:

    Io credo comunque che per un discorso di trasparenza la possibilità di ricevere un premio di questo tipo andrebbe scritta sul bando di concorso; inoltre non lo ritengo un premio meramente simbolico perchè, se non sbaglio, l’iscrizione costa seicento euro!

  18. Franca Says:

    Ringrazio la Prof.ssa Bartoletti della risposta chiara ed esaustiva, ma devo concordare con Lisa: i premi vanno scritti nel bando di concorso altrimenti si creano sospetti inutili, la trasparenza, credo, sia sempre la scelta migliore.
    Inoltre mi premetto di dissentire sulla scelta del premio “ad personam”, non penso sia corretto dal punto di vista concettuale.
    Accolgo invece con favore l’idea di istituire come premio l’iscrizione a Cannes: è sicuramente una esperienza formativa importante. Per chi non vuole/ non può partecipare il premio non è certamente imposto, ammettiamo la possibilità di rifiutarlo.
    Grazie,

    Franca

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