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ebbene sì, siamo un corso di laurea ameno

gennaio 14, 2011

Siamo rimasti tutti sconcertati dall’ennesima uscita del ministro all’Università, che in teoria dovrebbe occuparsi della valorizzazione di un’istituzione così cruciale per lo sviluppo di questo sgangherato paese, e che pare invece avere il mandato di sfasciarla definitivamente.
Una mano di riguardo come sempre spetta alle lauree in scienze della comunicazione, triennali o specialistiche non importa, e quindi riguarda anche Cpo: lauree che secondo la Gelmini sarebbero pure amenità perchè non aiutano a trovare lavoro.
Premesso che l’idea che una laurea debba servire primariamente e unicamente a trovare lavoro è balzana e pericolosa, anche se l’università fosse un mega-istituto professionale al solo servizio “dell’impresa” come la pensa la Gelmini, le lauree in scienze della comunicazione se la cavano abbastanza bene, anche in questo tremendo periodo di crisi.

Meritevole il lavoro che ha fatto la collega di Bologna, Giovanna Cosenza, che ha consultato i dati – pubblici – dalla banca dati di Almalaurea che annualmente monitora tra l’altro lo stato occupazionale dei laureati a 1 e 5 anni dalla laurea. Sulla base di questi dati e di un articolo specifico di Andrea Cammelli di Almalaurea (che potete scaricare dal blogi di Cosenza) si scopre che le lauree in scienze della comunicazione sono caratterizzate da maggiore occupabilità dei loro laureati, nella media nazionale.
Riprendo i principali dati dall’articolo di Giovanna Cosenza:

A parte questo, dall’osservatorio Almalaurea emerge innanzi tutto che i laureati del 2004 in Scienze della Comunicazione, a cinque anni dalla laurea, lavorano nell’87% dei casi, mentre la media nazionale è dell’82%.

Anche i neolaureati triennali in Scienze della Comunicazione del 2008 lavorano più della media nazionale: 49% contro 42,4%.

Quanto alle lauree specialistiche nel settore della comunicazione (Cammelli ha preso in esame le classi di laurea in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo, Pubblicità e comunicazione d’impresa, Teoria della comunicazione, Scienze della comunicazione sociale e istituzionale), anche qui i dati confortano i comunicatori: 60% di occupati nel settore della comunicazione, contro il 57% della media nazionale.

A queste migliori prestazioni occupazionali dei laureati in scienze della comunicazione (che si laureano anche prima degli altri) si aggiunge purtroppo una maggiore precarietà dei rapporti di lavoro e minori stipendi – a dimostrazione delle carenze culturali che ancora gravano su questo paese, che da un lato blatera sulla centralità della comunicazione e dall’altro non valorizza chi decide di investire denaro e intelligenza per costruirsi un sapere professionale.

Fino all’anno scorso, non essendo l’Università di Urbino iscritta ad Almalaurea, abbiamo fatto in autonomia il nostro monitoraggio intervistando l’universo dei laureati nella triennale e nella magistrale di Pesaro. I risultati dell’ultimo anno, il 2009, sono qui, sinteticamente questo il dato: i laureati nella specialistica Cpo sono occupati in percentuali maggiori dei laureati nella stessa tipologia di laurea specialistica (in pubblicità e comunicazione d’impresa) a un anno della laurea.

Resta un solo dubbio: ma il nostro ministro i dati non li conosce, o pur conoscendoli …. In entrambi i casi, il suo comportamento è di una gravità inaudita. Andiamo pure avanti così.

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