Esempi d’intraprendenza #2: i laureati Cpo al lavoro

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Illustrazione di ©Matteo Ruisi

Michela vista da ©Matteo Ruisi

 
È forte la curiosità di sapere come e dove i  laureati Cpo hanno trovato lavoro dopo la laurea.
Qualcosa che smuove l’interesse di tutti gli studenti, sia che stiano per iniziare, che per finire il percorso di studi.
Cosa possiamo aspettarci?
Risponde Michela Ballardini, che ci guida dietro le quinte del suo lavoro, copywriter in Now Available.


Michela, puoi dirci in che anno ti sei laureata Cpo e con quale tesi?

Era il 2007. “Dal brief all’on-air: i 30” di Vanity Fair”, tesi in copywriting con il professor Marco Livi.

E dopo la laurea? Cosa hai pensato di fare?
Ho fatto lo stage in WLF (agenzia ATL di Brand Portal, Milano) mentre stavo ancora finendo di dare gli esami e di scrivere la tesi. Dopo WLF, ho finito la tesi e poi ho cominciato a lavorare in Publicis, Milano.

Come hai trovato il primo impiego nel settore della comunicazione?
Grazie ad un contatto del CPO.

E ad oggi, dove lavori e con quale ruolo?
Lavoro come copywriter in Now Available, Milano.

Puoi dirci come sei giunta a questo impiego e come, in caso, si è evoluto nel tempo il tuo ruolo al suo interno?
Dopo 8 mesi in WLF e 3 anni e mezzo in Publicis, in cui ho lavorato principalmente nel gruppo L’Oréal, mi sono spostata in Now Available, agenzia improntata particolarmente al digital.

In pratica, di cosa ti occupi?
Mi occupo della comunicazione prevalentemente online di clienti come Buitoni, NESCAFÉ® Dolce Gusto®, Friskies, Felix, Bimby… per alcuni mi occupo del sito, per altri di progetti sui social network, per altri ancora di progetti integrati che riguardano contemporaneamente l’online e l’offline.

E nel complesso, ti senti soddisfatta?
Sì. Amo molto questo lavoro. È difficile e impegnativo. È basato sulla creatività, ma spesso la creatività si perde fra un debrief e l’altro smontando le idee iniziali, pezzo per pezzo, fino a trasformarle in accozzaglie senza una vera e propria ossatura. Questa è la quotidianità. Ma qualche volta, le cose vanno diversamente. Qualche mese fa ha visto la luce un progetto su cui abbiamo lavorato per mesi: le BivioRicette Buitoni. Il giorno in cui lo abbiamo messo online, sono andata a controllare i miei appunti e ho fatto un paio di conti: dal giorno in cui era nata quell’idea al giorno in cui è finita in rete, erano passati 248 giorni. 248 giorni in cui abbiamo dovuto discutere l’idea infinite volte, convincere il cliente in mille modi, rischiare di vedere naufragare il progetto varie volte. Eppure alla fine il risultato è stato come ce lo aspettavamo. Questi sono i casi in cui posso dire di sentirmi soddisfatta.

Dunque, cosa pensi sia stato più utile del percorso di studi magistrale per la tua occupazione attuale?
Il periodo del CPO è stato bellissimo. Ho conosciuto persone stupende e ho cominciato a muovere i primi passi nel copywriting. Ma la teoria serve a poco nel momento in cui si arriva in un’agenzia pubblicitaria. È ovvio che nel lavoro serve tutto il pacchetto di esperienze accumulato negli anni, ma la laurea magistrale non è necessaria per entrare nel mondo della pubblicità.

Te la senti di dare qualche consiglio ai laureati Cpo di oggi, per trovare un lavoro e per valorizzare al meglio le loro competenze?
Il portfolio di lavori è fondamentale. A Milano sono gli studenti usciti dall’Accademia di Comunicazione a farla da padroni perché sono preparati in funzione dei colloqui e il loro portfolio spesso è creato insieme a direttori creativi che sanno esattamente cosa vogliono i direttori creativi. Per avere una chance contro portfoli così professionali bisogna darsi da fare e accumulare lavori che possano mostrare la propria creatività a 360 gradi.

Una curiosità, per soddisfare i dubbi dei nuovi immatricolati, quale laurea triennale ti ha condotto alla scelta del Cpo?
Mi sono iscritta alla laurea triennale in Scienze della Comunicazione a Bologna con la chiara intenzione di lavorare come copywriter. Al momento di scegliere la specialistica, Bologna non mi dava alternative accettabili: erano troppo teoriche e simili al percorso dei primi 3 anni. Il CPO mi sembrava avesse corsi più pratici che potessero essermi più d’aiuto per entrare nel mondo della pubblicità. Sì, c’erano anche corsi pratici, ma non abbastanza per essere al pari dei corsi milanesi più specifici. Cosa che secondo me l’università dovrebbe provare a migliorare.

Per ultimo, da qui a cinque anni come ti pensi? Previsioni, progetti? In Italia o all’estero?
Non conosco l’inglese così bene da poter pensare di fare il copywriter in quella lingua, quindi mi immagino comunque in Italia. Milano è la città migliore in Italia per fare questo tipo di lavoro. Un anno e mezzo fa ho comprato casa qui e quindi credo che ci rimarrò per un po’. È vero anche che questo mondo è così tanto in evoluzione che in 5 anni potrebbero cambiare molto le cose. Spero di riuscire a rimanere al passo con i cambiamenti.

Prossima uscita: Fulvio, Copywriter a Lucca

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