Archive for settembre 2013

Esempi d’intraprendenza #9: i laureati Cpo al lavoro

settembre 17, 2013

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Gli stage. Un trampolino di lancio, un’opportunità concreta attraverso il Cpo. Così ha iniziato Fabio, e così i suoi studi si sono concretizzati nella sua attuale professione. Ma attenzione all’ingrediente segreto: tanta passione.

Fabio, in che anno ti sei laureato in Cpo e con quale tesi?
Ho conseguito la laurea nel Febbraio 2009 con tesi in Marketing Relazionale dal titolo: “Guida Galattica al Social Network”. Ovviamente LM in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni.

Dopo la laurea, cosa è accaduto? Trovato subito impiego nel settore della comunicazione?
Da laureando partecipai ad un concorso creativo per uno stage sponsorizzato da AdmCom (un’agenzia pubblicitaria bolognese) e promosso dalla Facoltà. Ho conseguito la tesi lavorando, in concomitanza con il primo rinnovo di contratto come “Copy Jr.” sui Social Media, presso la stessa agenzia.

Oggi dove lavori e con quale ruolo? Di fatto, di cosa ti occupi? E nel complesso, ti senti soddisfatto?
Da Maggio 2010 lavoro presso Agorà Telematica (società che si occupa di IT – Marketing – WebDesign). Inizialmente mi occupavo della promozione del brand della società stessa sul sito e social network. Oggi seguo le strategie digitali anche per i clienti e collaboro internamente con il team su molte attività: dalla prevendita al marketing, fino alla comunicazione per gli eventi. Sono soddisfatto del mio percorso di crescita. Anche se lento è avvenuto paradossalmente in un periodo di forte crisi e ridimensionamento. Qui seguiamo grandi clienti (WWF Italia, Pubbliche Amministrazioni, Rossopomodoro, SSC Napoli, …), attivi su progetti web e nuove tecnologie (la parte più stimolante) e continuo a fare esperienza, ricoprendo un ruolo sempre più legato al project management oltre che al marketing.

Cosa pensi sia stato più utile del percorso di studi magistrale per la tua occupazione attuale? Qualche consiglio ai nuovi laureati Cpo di oggi, per trovare un lavoro e per valorizzare al meglio le loro competenze?
Ciò che mi è stato più utile è proprio quello che più di tutto mi ha spaventato. Provenendo da Sociologia ero molto affascinato dallo spettro di argomenti che il CPO trattava, ma avevo paura che non mi avrebbe reso né un Web Designer, né un laureato in Marketing. Il timore era quello di restare per le aziende una figura promiscua di difficile collocazione. Poi ho capito che il problema era maggiormente delle aziende che tardavano ad allinearsi. Oggi sono molte le società che per necessità di cose ti chiedono di ricoprire più ruoli (o quantomeno di “comprendere” più ruoli) e la capacità di farlo devo attribuirla tutta al percorso fatto. CPO è un laboratorio per la mente che cerca di miscelare nel modo giusto tutti gli ingredienti, consiglio solo di non concentrarsi troppo su alcuni, ma di lasciarsi perturbare da ogni cosa, dai corsi all’eccellente rapporto con i docenti.

Da qui a cinque anni come ti pensi? Previsioni, progetti? In Italia o all’estero?
Il mio sogno resta quello di diventare Brand Manager, anche per una piccola azienda. Italia o estero non importa, non credo si debba partire o restare per forza. Forse avrò bisogno di qualche anno in più ma seguo il mio obiettivo.

Prossima uscita: Chiara Ricci, Strategic Planner e Account Senjor a Pesaro

The Walking Marchesa

settembre 12, 2013

Molti di voi avranno visto “Una notte al museo“, e l’idea chiave della nostra campagna è all’incirca la stessa su cui si basa la trama del film. Ne hanno fatto un sequel, diretta conseguenza della gran quantità di vil denaro incassato. “Ha funzionato per Hollywood, possiamo provare anche noi a Pesaro”. Questi sarebbero stati i pensieri immediati che avrebbero dovuto affollare la nostra mente, sbraitando per avere la meglio sui loro confusi compagni, per essere i primi sulla linea di partenza. E invece i nostri neuroni hanno preferito farsi una lenta passeggiata su una strada panoramica fino al primo incontro con i professori destinati a seguire quel tortuoso ma affascinante itinerario di pensiero. L’obiettivo era molto chiaro: richiamare abitanti di Pesaro di ogni età all’interno dei musei civici, rimessi a lucido per l’occasione. Di certo un museo non ha lo stesso appeal di una discoteca, ma quest’ultima a sua volta tende a essere un luogo anonimo e spoglio. Alcune serate può fare il botto di ingressi ma, altre volte, può essere deserta come le spiagge la mattina di Natale. Noi invece abbiamo avuto una fortuna, una persona speciale che incarnasse la passione per l’arte, la volontà di tendere una mano ai giovani e l’amore per la propria città, Pesaro. Concentrandoci sulla marchesa Vittoria Mosca, simbolicamente madrina dei musei, ci siamo convinti a riportarla in vita, su internet così come tra le vie della città. Tre ragazze, tanto belle quanto simpatiche, hanno accettato di aiutarci nella nostra missione. La trattativa si è conclusa velocemente mettendo sulla tavola l’offerta di un aperitivo. Uno spritz può risvegliare i morti? No, ma può far camminare una marchesa!

Le marchese

Una volta arruolate le tre nobildonne per la nostra performance, abbiamo dovuto fare rifornimento ai suddetti neuroni per fargli macinare chilometri. La strada da seguire è stata sempre in equilibrio tra ironia e intento pedagogico. Il profilo Facebook ci ha permesso di generare un incuriosito passaparola tra i ragazzi più giovani e, nonostante qualche intraprendente giovanotto abbia tentato di flirtare con noi, la strategia ha funzionato. Il giorno dell’inaugurazione parecchie persone hanno riconosciuto le nostre ragazze, facendo riferimento al profilo e ai contenuti in esso pubblicati. Ogni giorno, noi tre cpottini, ci siamo riuniti telematicamente per inventare storie, commenti, stati ed immagini che preparassero la popolazione al grande evento cittadino e li invogliasse a riscoprire i musei che hanno sempre avuto a portata di mano. Palazzo Mosca, sede dei musei, è anche però leggermente nascosto rispetto al centro cittadino. Questo difetto intrinseco è stato trasformato in un vantaggio, fornendo alle marchese il pretesto per attirare i passanti. Dopo più di cento anni non è facile fare ritorno al proprio palazzo, molto meglio chiedere informazioni. E visto che ormai chiunque ha uno smartphone in tasca o nella borsa… Pesaresi 2.0 armatevi di Facebook mobile e Mappe e riconducete la marchesa a casa!

Il nome per la campagna (“R aggiungimi“) è stato ideato con la volontà, ancora una volta,di richiamare al contempo l’immaginario legato ai social network e l’invito a visitare di persona ai musei. Tale headline ha tappezzato le strade di Pesaro nei dieci giorni precedenti all’evento promosso. Non ci siamo però accontentati di una semplice richiesta scritta; abbiamo preferito optare per un rischioso ma intrigante messaggio criptico: una mappa antica del centro della città con un velato indizio circa l’ubicazione dei musei.

R aggiungimi

Per sapere com’è andata il 14 luglio, abbiamo posto alcune domande direttamente a Vittoria Mosca, lieta di inserirsi tra le interviste dei laureati Cpo di successo (loro sì in carne e ossa).

 

Signora marchesa, allora in quella calda domenica di luglio non c’è stato nessun intoppo? Ogni persona l’ha seguita senza esitazioni?

Sarei disonesta se le rispondessi affermativamente, caro mio. Quel vestito era indubbiamente di grande bellezza ma in egual misura pesante! E’ stata una bella faticaccia. E non creda che ogni singolo mio concittadino mi abbia riconosciuto immediatamente… Alcuni sono persino fuggiti spaventati o mi hanno scansato credendo che volessi vendergli uno dei rigogliosi fiori del mio bouquet!

 

Addirittura?! Però solo su Facebook è riuscita a postare sul suo profilo un centinaio di foto con sorridenti persone di ogni età.

Le ho elencato i pochi inconvenienti di quella indimenticabile giornata, ma potrei parlarle per ore dei lati positivi e dei bei momenti. Mi limito a rammentare i moltissimi bambini affascinati dalla mia eleganza e dal mio portamento, i simpatici ragazzi che mi hanno aggiunto immediatamente sul loro Smarfon e le persone più anziane che conoscevano la mia vita quasi meglio di me!

 

Insomma un’esperienza che rifarebbe volentieri qualora i musei avessero ancora bisogno della loro supereroina? Ci può anticipare se ha qualche progetto in cantiere, magari un film Marvel tutto per lei?

Un cosa, scusi? Ebbene, farei qualsiasi cosa per i musei civici di Pesaro e sono orgogliosa dei tanti complimenti ricevuti per il mio ritorno in città e per la grande affluenza nelle visite alle opere d’arte. D’altra parte credo sia giusto che ad assaporare nuovamente il calore della gente sia uno dei miei cari amici legati per vari motivi a Pesaro. Gioachino Rossini, ad esempio. Sono certa che sarebbe entusiasta di aiutare l’ambiente artistico della città.

 

Andrea Biolcatti – Giovanna Bottino – Alessandro Pedini

Esempi d’intraprendenza #8: i laureati Cpo al lavoro

settembre 10, 2013

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Un inizio comune. Gli studi triennali, la magistrale e poi in giro a spedire cv. La differenza sta nel non arrendersi e nel provare ogni giorno, perchè la grinta sarà ripagata.

Barbara, in che anno ti sei laureata in Cpo e con quale tesi?
Ci sono date che non si dimenticano: la Prima Guerra Mondiale, la scoperta dell’America… il giorno della Laurea. Il mio è stato un mercoledì di dicembre nel 2009.
La scelta della tesi è stata dettata un po’ dall’istinto, sicuramente dalla passione e, oggi aggiungo, dalla voglia di sperimentare. Ho voluto far scontrare due mondi che apparivano così diversi e in realtà talmente connessi l’uno all’altra: la comunicazione pubblica e il marketing non convenzionale.
ll fatto che si parlasse di “cosa pubblica” credo che spingesse a pensare a un modo di comunicarla tra il “sacro” e la televisione, secondo quello standard che aveva prodotto assuefazione. Invece, come raccontano le migliori best practice, il modo migliore per renderla rilevante è considerala un prodotto.
La tesi era in particolare su un progetto di comunicazione per il lavoro sommerso, presentato e premiato al Salone Internazionale della Comunicazione Pubblica (COMPA) dello stesso anno.

Un successo! E dopo, cosa è accaduto?
Subito dopo la laurea, come fan tutti, ho iniziato a inviare il mio curriculum e a chiedere colloqui. Dopo alcuni incontri e tentativi ho cominciato uno stage in una piccola web agency milanese, Mikamai per la quale ho seguito il mio primo progetto sui social media: da allora i giorni, le occasioni e le persone che ho conosciuto si sono succeduti spesso senza che me ne accorgessi portandomi a fare tantissima esperienza e a imparare ogni giorno di più. (more…)

Esempi d’intraprendenza #7: i laureati Cpo al lavoro

settembre 2, 2013

fotoEleQuota sette. Come i giorni della pienissima settimana di Eleonora. Brillante, eclettica, forte. Una voce speciale, un ottimo esempio, e  tanta voglia di fare. Proprio bene.

Eleonora, in che anno ti sei laureata in Cpo e con quale tesi?
Mi sono laureata nel 2009 discutendo una tesi particolare, per la quale mi sono improvvisata ricercatrice sociale per sei mesi: CONSUMI EMERGENTI –L’Aquila, l’emergenza terremoto nel consumo–. Un lavoro che è nato in modo naturale, purtroppo, all’indomani del sisma che ha devastato la mia città, con l’obiettivo di scandagliare la trasformazione dei consumi dopo una calamità di tali dimensioni. Sembrerà strano, ma tra me e la prof.ssa Bartoletti è bastato quasi uno sguardo, e pian piano si è delineato il percorso che mi ha permesso non solo di condurre una ricerca etnografica sul campo –con il supporto di strumenti attinti alla sociologia visuale-, e quindi di comporre una tesi, ma anche e soprattutto di elaborare il trauma. Estraniarmi dalla realtà che mi circondava, e al tempo stesso immergermi totalmente in essa, mi ha dato la possibilità di analizzare e razionalizzare, non senza qualche problemino di crisi d’identità! 🙂
Con mia grande sorpresa, la tesi ha vinto il Concorso in memoria di Gabriele Pavolini, indetto dall’Università di Urbino, per l’originalità e la rilevanza scientifica della ricerca effettuata, ricerca che è stata anche accettata e da me esposta alla 2010 Conference dell’International Visual Sociology Association, insieme ad un video di presentazione della ricerca, selezionato e proiettato nella “video session”.
E non è finita qui… Perché la cara prof.ssa Bartoletti mi suggerì di provare a far parte di un progetto più ampio, che due ricercatrici stavano mettendo in piedi un paio di anni fa, per indagare il ruolo della rete e delle connessioni sociali nel terremoto aquilano. Da qualche mail è perciò nata una collaborazione molto intensa e costruttiva, che mi ha portato a riprendere la mia ricerca e a proseguire dando vita ad una parte ulteriore incentrata sul web. Ma non vi annoio ulteriormente, se sarete curiosi (e lo spero!) di leggere la collettanea di ricerche, basterà aspettare settembre, quando nelle librerie uscirà Netquake. Media digitali e disastri naturali .

Complimenti! Un percorso di grande soddisfazione. E dopo cosa è accaduto?
Dopo la laurea non mi sono specializzata ulteriormente, ho solo seguito un corso di formazione professionale in Marketing dei Servizi Sociali e poi un corso in web 2.0 e fundraising (eh sì, il “sociale” e il volontariato sono la mia seconda passione dopo la comunicazione!). Intanto, due giorni dopo la laurea, nella disperazione invernale del “E ADESSO COSA FACCIO?!?!”, ho iniziato a mandare cv a gogò e ho fatto dei colloqui già dai primi di gennaio. E a marzo 2010 ho iniziato a lavorare come responsabile comunicazione per un’azienda pesarese di allestimenti e progettazione eventi, una bella esperienza che però è finita a settembre, quando ho accettato un tirocinio formativo in R.T.I. (meglio conosciuta come Mediaset), presso l’ufficio trade marketing di Mediaset Premium. Un mondo a parte, in un certo senso un’isola felice per i servizi che offre ai dipendenti, in un momento storico in cui persino lo stipendio sembra essere un privilegio. Lì mi occupavo dello sviluppo delle campagne promozionali, soprattutto lato contenuti testuali.

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