Esempi di intraprendenza #13: i laureati CPO al lavoro

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fotoNon è una storia comune quella che vi andiamo a raccontare oggi. La nostra ex studentessa Valentina è riuscita a conciliare la sua passione per l’impegno sociale con il suo interesse per il marketing.

Valentina, partiamo dall’inizio: già solo la tua tesi ha una storia molto particolare, vuoi parlarcene?
Certo! Nel 2010, anno precedente quello di laurea, mi ero occupata – con il ruolo di educatrice – delle accoglienze estive regionali di ragazzi Saharawi affetti da disabilità fisiche e psichiche. Un’esperienza intensa e un’interessante case history, che si sono tradotte, nel 2011, in una tesi molto appagante sulla comunicazione sociale di solidarietà.
Subito dopo, ho attivato tramite l’Università uno stage in un’agenzia di Ancona dove il mio compito era occuparmi di marketing e progettazione dei piani di comunicazione per aziende e pubbliche amministrazioni.
Qui ho avuto la conferma che volevo lavorare nel settore e che la qualità del contatto con le persone può davvero fare la differenza.
Successivamente, ho vinto la borsa lavoro “Adotta un giovane” della Regione Marche per portare avanti un progetto di un anno insieme alla Cooperativa Sociale Astrea, una nuova cooperativa di tipo B (che da statuto deve impiegare almeno un 30% di lavoratori svantaggiati). Il progetto riguardava il recupero del marchio INMARE, un brand di prodotti per la nautica con forti legami sul territorio, appartenente ad una società prossima al fallimento. Nonostante le gravi difficoltà del settore, ad un’analisi preliminare permaneva un’alta qualità del prodotto e un eccellente contenuto innovativo. La brand equity del marchio era relativamente integra. Potevamo contare su svariate agevolazioni fiscali. Ci abbiamo creduto, e ci siamo buttati.

E ora che ti ritrovi tra barche e motori, puoi farci un bilancio?
Dopo poco più di un anno non grido vittoria ma le cose stanno andando veramente bene! Attualmente sono Responsabile Marketing di INMARE. Mi occupo a tuttotondo degli studi di mercato, delle relazioni verso i clienti e della comunicazione in qualsiasi forma (social network, sito web, rassegna stampa, newsletter, organizzazione fiere nautiche – dalla progettazione al montare fisicamente lo stand, ahimé!). E di altri lati gestionali – amministrativi. Come in tutte le start up, tutti devono sapere fare un po’ di tutto.

Insomma, un lavoro impegnativo!
Molto. Soprattutto perché le iniziative di comunicazione della precedente amministrazione erano state poche, e prive di coordinazione ed efficacia. Ma devo dire che è stato stimolante partire praticamente da zero per ricostruire la credibilità internazionale di un prodotto così particolare. E avere a disposizione un budget ristretto fa miracoli per incentivare la creatività!
Per partire, però, ho avuto bisogno di coinvolgere anche chi aveva studiato e fatto lo stage con me. Ho fatto riferimento a loro per tantissimi aspetti concreti dell’avviare una strategia di marketing. E quando le cose hanno in cooperativa hanno iniziato ad ingranare, alcuni di loro sono diventati collaboratori in staff a tutti gli effetti. E poi c’è Fabrizio, il mio compagno, ex Cpoino anche lui, eletto a revisore ufficiale di tutti i miei lavori finali.
Dirlo sembra banale, ma la tua rete di relazioni è spesso la tua rete di salvataggio. Tanto più se la tua rete include quelli che sono stati i tuoi (ex) docenti. Persone che stimo, e che ricordo con un po’ di sana nostalgia. E questo è uno dei migliori plus di Cpo.

La tua esperienza al Cpo è stata, dunque, nettamente positiva. Hai consigli da dare ai nostri nuovi studenti perché anche loro ne possano trarre il meglio, come hai fatto tu?

Il percorso di studi che ho trovato io era portato avanti da professori e professionisti di tutto rispetto, spesso giovani ben formati, attenti ai cambiamenti sociali e costantemente aggiornati. Capaci di trasmettere tanto, sia a livello culturale sia di metodologia di approccio.
E già questo è moltissimo. Quella del Cpo è, in generale, una buona scelta perché cerca di conciliare didattica e pratica (vedi i lavori della Colonia della Comunicazione). Il mio consiglio è di far fruttare al meglio le opportunità di lavorare con gli altri studenti – in workshop e lavori di gruppo – e di portare avanti lo studio parallelamente al lavoro. Perché a volte ci si ritrova ad avere 26 / 27 anni senza aver mai lavorato. E al giorno d’oggi questo è particolarmente pregiudicante nell’inserimento nel mercato del lavoro.

Un’ultima domanda: come ti vedi tra 5 anni?
Spero sempre nella stessa azienda ma alle prese con altri progetti.
Mi immagino impegnata a rilevare altri validi marchi locali in difficoltà e a riportarli in vita come cooperative di tipo B. Per creare un circolo economico virtuoso sul territorio e per contribuire ad uno sviluppo sociale sostenibile, con particolare attenzione alle persone svantaggiate. Impegnativo? Direi di si! Ma come si fa a resistere al fascino di una sfida continua?

Grazie a Valentina! Ci vediamo la prossima settimana con la storia di Ivan, freelance Social.COMunicator e Media Educator!

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