Archive for ottobre 2015

LAUREATI CPO AL LAVORO: Federico Lodolini, strategist a Londra

ottobre 29, 2015

lodolini

Cercare la connessione tra brand, cultura e persone per produrre comunicazione. E non, al contrario, “un’ulteriore interruzione fastidiosa”. È in questi termini che Federico Lodolini presenta sul profilo LinkedIn il proprio modo di intendere il lavoro da strategist. Federico ci spiega e ci racconta di più all’interno di questa intervista che raccoglie le tappe salienti della sua carriera: dalla laurea in Cpo nel 2006 al lavoro attuale a Londra per l’agenzia Portas ottenuto nel 2014.

– Cosa hai fatto subito dopo esserti laureato?

«Subito dopo la laurea ho proseguito la mia esperienza lavorativa come Creative Strategist in “ANDY. The Opensource Ideas Factory”, un’agenzia creativa indipendente con sede a San Marino e Londra. In Andy avevo svolto anche il mio stage universitario».

– Quali secondo te sono state le competenze apprese nel corso di laurea CPO che si sono rivelate più vicine alle reali dinamiche del mondo del lavoro?

«Lavorando come strategist in agenzie di comunicazione ho il compito di individuare il ruolo dei brand all’interno di un determinato contesto sociale. Il corso di laurea CPO mi ha dato gli strumenti per analizzare il rapporto Marca-Consumatore mantenendo una prospettiva umanistica, non “viziata” dalle approssimazioni e scorciatoie di pensiero tipiche delle agenzie di pubblicità. L’altra esperienza importante fatta durante il periodo CPO è quella legata ai contest ed ai laboratori in cui abbiamo messo mano sul Guerrilla marketing. Un ottimo modo per sperimentare di persona tutte le fasi legate alla creazione di una campagna di comunicazione, dalla progettazione alla pratica».

– Il tuo profilo principale è quello di strategist. Puoi parlarci invece della tua esperienza come trend hunter?

«Ho lavorato come Trend Hunter freelance per PSFK ed altre società vivendo in Italia e lavorando full time per altre agenzie. Il mio ruolo era quello di mappare alcune tendenze di consumo sul territorio italiano ed europeo».

– Qual è stato il tuo contributo per la campagna The Profiteers di Fiorucci? 

«Per la campagna “The Profiteers” ho lavorato come Communication Strategist. Ho supportato il team nella definizione della strategia di comunicazione integrata e multicanale. In parole povere: come sfruttare al meglio il potenziale di ogni canale di comunicazione (piattaforme social, Ambient media, TV commercial, Direct mailing) e come integrarli tra loro in un’unica campagna integrata.

La campagna nel 2013 ha vinto due bronzi a Cannes (categorie “Best Use of Special Events and Stunt/Live Advertising, DIRECT – Flat mailing), Una shortlist (Categoria MEDIA – Best use of social media) ed un bronzo al London International Advertising Award (Integration)».

– Perché hai deciso di lasciare McCann per Portas? 

«Volevo trasferirmi a Londra per fare un’esperienza in un’agenzia Inglese per cui ho dato le dimissioni da McCann e mi sono spostato. Dopo qualche mese mi hanno fatto una proposta in Portas ed ora sono qui».

– Parliamo di Real shit, start up marchigiana che si basa sulla raccolta di letame organico. Come è nata l’idea e quale approccio avete utilizzato per la comunicazione dell’azienda?

«L’idea di raccogliere letame di campagna e venderlo in città è nata da una semplice constatazione: esiste un prodotto con una storia antica che in città nessuno utilizza né conosce. Il nostro obiettivo è quello di raccontare proprio quella storia e spiegare perché coltivare il proprio orto rappresenta una scelta ideologica più che un semplice hobby».

LAUREATI CPO AL LAVORO: Consuelo Dionigi, Junior Account per JWT Italia

ottobre 22, 2015

Consuelo DionigiLa laurea. Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per affinare le proprie competenze attraverso stage, master o concorsi. La possibilità di dover fare un po’ di “gavetta” o di continuare a studiare non dovrebbe spaventare i “dottori” in corsi magistrali. Consuelo Dionigi, laureata in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni ci parla positivamente del suo percorso che l’ha portata oggi a ricoprire la figura di Junior Account per J. Walter Thompson Italy.

 

Dove hai svolto lo stage durante il corso di laurea CPO e quali competenze ti ha permesso di approfondire e mettere in pratica?

«Durante il corso di studi ho svolto uno stage di 6 mesi in una piccola agenzia di comunicazione di Pesaro, StudioMirò, che mi ha permesso di muovere i primi passi in questo ambiente. Sebbene lavorassi con piccoli clienti locali ho avuto un primo contatto conle attività di ufficio stampa e con la gestione del rapporto con il cliente, ho imparato che il rapporto umano sta sempre alla base di un buon rapporto professionale».

– Cosa hai fatto subito dopo esserti laureata?

«Uscita dall’università non avevo ben chiaro il mio futuro professionale, avevo molta teoria in testa e molta voglia di fare ma facevo ancora fatica ad incanalarle e a capire come trarne strumenti concreti che mi permettessero di trasformarle in un lavoro. Ho iniziato a mandare curriculum ad aziende e agenzie della zona e dopo circa un mese è arrivato il secondo stage».

Nel tuo curriculum si legge che hai lavorato per quattro mesi presso Confindustria Pesaro.  Che tipo di collaborazione hai avuto con loro?

«In Confindustria la mia esperienza è durata soltanto pochi mesi durante i quali mi sono occupata più che altro di ufficio stampa e organizzazione eventi. È stato quello il momento in cui ho sentito la necessità di dare un orientamento preciso al mio futuro professionale e avvicinarmi al mondo delle agenzie. Nel giro di qualche mese mi sono trasferita a Milano dove ho fatto un master in Marketing e Comunicazione d’Impresa in Accademia di Comunicazione. Milano ti offre sempre una possibilità, per questo sono rimasta. Qui ho avuto la possibilità di mettere in pratica i miei studi lavorando da subito sul campo. L’esperienza, la curiosità e la voglia di imparare da tutti sono indispensabili per crescere in fretta».

– In questo periodo hai collaborato per diverse campagne pubblicitarie. Puoi parlarci dettagliatamente delle campagne realizzate per Birra Moretti? In cosa differivano e su quali insight si basavano?

 «Durante il master in Accademia le aziende assegnavano brief agli studenti che formavano veri e propri team di lavoro composti da account, copywriter e art director per lo studio di campagne di comunicazione. Nello specifico di Birra Moretti abbiamo studiato una prima campagna in occasione dei Mondiali FIFA 2014 allo scopo di rafforzare il legame del brand con il mondo del calcio, legame che negli anni aveva perso un po’ la sua forza e che vedeva nei mondiali l’occasione per posizionarsi nuovamente come la birra dei tifosi italiani. Il progetto prevedeva attività above & below the line con particolare attenzione al digital. Il secondo brief è arrivato in previsione di EXPO 2015 per lo studio di un piano di comunicazione ad hoc che associasse il brand alle tematiche dell’esposizione universale con focus particolare sul food. Anche in questo caso il progetto ha coinvolto diversi canali: le attività in fiera, l’ATL classico e una strategia social».

Infine JWT. Quali sono nello specifico le tue mansioni da account e che tipo di contratto hai con loro?

«Sono entrata in J. Walter Thompson a giugno 2014. Ad oggi ho un contratto di apprendistato e sono account sul cliente Vodafone Italia. Il mio compito è quello di coordinare la comunicazione tra i reparti dell’agenzia e seguire la realizzazione di progetti dal brief all’on air. Mi occupo essenzialmente di gestire il rapporto con il cliente e il processo produttivo. E’ un lavoro piuttosto frenetico ma, se fatto con passione, da molte soddisfazioni e permette di crescere in fretta in un ambiente stimolante e sempre in fermento».

 

– Secondo te rispetto alla formazione offerta da altri atenei, CPO offre una preparazione adeguata al mondo del lavoro?

«CPO mi ha fatto conoscere e amare la pubblicità. E’sicuramente un corso alternativo rispetto ad altre lauree specialistiche in comunicazione, ha un approccio più pratico e permette il confronto con professionisti del settore. Non è da considerarsi peròun punto di arrivo ma,  piuttosto, una buona partenza da cui sviluppare i propri interessi. Il mondo della comunicazione cambia ed evolve ogni giorno, quello che impariamo oggi domani è già vecchio, per questo è importante non stare mai fermi, mettersi in discussione ed essere sempre curiosi».

LAUREATI CPO AL LAVORO: l’esperienza all’estero di Giulia Lodi

ottobre 15, 2015

12164842_10207924961224191_1587181429_oI percorsi lavorativi dei laureati in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni sono spesso molto differenti. C’è chi lavora in agenzia e chi come freelance, c’è chi decide di sfruttare le occasioni lavorative nella propria regione di provenienza e c’è chi si trasferisce all’estero. Tra questi si colloca la carriera lavorativa di Giulia Lodi: da più di un anno è a Bonn (Germania) all’interno della European Choral Association, un’organizzazione musicale che lavora a diversi progetti volti all’inclusione sociale e alla costruzione e al rafforzamento dell’identità europea. Alcuni progetti sono finanziati dall’Unione Europea, altri sono frutto di collaborazioni tra organizzazioni nazionali.

Puoi parlarci della tua prima esperienza lavorativa in YouCanGroup? 

«YouCanGroup è stata una breve esperienza lavorativa che mi ha dato modo di avere una prima infarinatura nel mondo del lavoro. L’ambiente, molto giovane e dinamico, è stato un’ottima palestra per mettermi alla prova e capire quali erano i miei punti di forza e di debolezza, dove potevo migliorare, cosa mi appassionava veramente e cosa non faceva proprio per me. La scelta è stata dettata dalla loro ambivalenza in cui mi riconosco molto: attivi e connessi alla rete locale, ma con una forte connotazione internazionale (il sito dell’agenzia bolognese è in inglese). In particolare ho fatto parte del team creativo che si è occupato di progetti innovativi nel settore food come “pastamadre” di Riccardo Astolfi teso a diffondere l´arte del pane fatto in casa e “la papilla brilla” un gruppo di ragazze di Reggio Emilia che creano format culinari ed hanno ideato il food immersion festival».

Prima di frequentare il corso CPO hai svolto un’esperienza all’estero. Quanto e come cambia il modo di pensare la propria carriera universitaria e lavorativa? C’è il rischio reale che dopo l’ltalia cominci a stare “un po’ troppo stretta”?

«L’esperienza in Australia mi ha cambiata, tanto, e tutte le mie scelte, universitarie e lavorative, ne sono state ovviamente influenzate. Viaggiando vieni in contatto con un’infinità di stimoli, ti si apre una gamma vastissima di possibilità che impari a filtrare e selezionare a seconda dei tuoi gusti e delle tue inclinazioni. Io ho capito che dopo la triennale volevo completare gli studi con una specialistica che unisse gli insegnamenti teorici ad una parte più pratica in cui vi fossero workshop e collaborazioni con le aziende: è per questo che poi mi sono iscritta a CPO.

Il rischio che ad un certo punto l´Italia possa stare stretta c’è, ma è anche vero che stando lontani da casa si riesce a rivalutare alcune cose che qui si danno per scontate. E che possono essere dei buoni “insight” per chi deve realizzare una campagna incentrata sui valori del territorio».

Qual è invece la tua attuale posizione all’interno della European Choral Association?

«Le mie mansioni consistono nel gestire le comunicazioni interne con membri ed iscritti e quelle esterne con partner e soggetti terzi. Mi occupo dell’organizzazione di eventi, conferenze e meeting e collaboro nella preparazione della newsletter e della rivista dell’associazione. Inoltre, mi occupo dell’analisi dei canali social e della strategia di comunicazione».

Quali sono le difficoltà e le cose da tenere sempre in mente nell’ organizzare eventi in posti molto diversi d’Europa come Spagna e Finlandia?

«Le difficoltà sono molteplici, culturali prima di tutto: molti fraintendimenti nascono da percezioni diverse dello stesso comportamento o concezioni differenti della stessa parola o frase. Nulla è scontato, tutto va specificato e in alcuni casi spiegato. L’aspetto logistico è fondamentale: avvalersi di un team di persone del luogo, studiare con loro la città, i percorsi che i partecipanti faranno, calcolarne le tempistiche, immaginare i possibili problemi che potrebbero avere.

Ultime, ma non per importanza, le difficoltà linguistiche: in molti conoscono l’inglese, ma ci si può ritrovare ad un festival in Ungheria a dover coordinare 30 volontari che parlano solo l’ungherese. Questo ti fa immaginare subito le difficoltà che si avranno con il pubblico. In questo caso per favorire la comunicazione si riscopre l’immenso potere delle illustrazioni e dei disegni!»

LAUREATI CPO AL LAVORO: Alberto Lo Rito, Digital Analyst per Mosaicoon

ottobre 8, 2015

tuttiDa Palermo a Pesaro, da Pesaro a Palermo. Andata e ritorno, ma con due importanti “deviazioni” che prendono il nome di J. Walter Thompson Italy e H-art. Questo è il percorso universitario e lavorativo intrapreso da Alberto Lo Rito, attualmente Chief Analyst per Moisacoon. Ripercorriamo insieme in questa intervista le tappe che lo hanno portato a far parte dell’agenzia “made in Sicily” ritenuta simbolo di creatività e innovazione.

– Iniziamo dallo stage compiuto all’interno del corso CPO. Come è arrivata la proposta di svolgerlo  alla JWT, una delle più grandi agenzie pubblicitarie presenti a Milano e in tutto il mondo?

«L’esperienza in JWT, come quasi tutte le altre del resto, è arrivata quasi per caso grazie al mio coinquilino che mi ha girato l’offerta di stage. Ho subito pensato che lavorare per una grande agenzia sarebbe stata una grande opportunità! Non ho avuto dubbi e ho provato. Il colloquio con Andrea Betti, Strategic Planning Director, è andato bene e così tutto è cominciato».

– Dopo lo stage come Strategic Planner hai lavorato per loro come Data analytics consultant. Di che tipo di collaborazione si trattava?

«Spesso di dice che nelle piccole agenzie fai un po’ di tutto e nelle grandi agenzie ti specializzi solo in un ambito. Non è stato così per me in JWT, poichè al mio progetto principale hanno via via affiancato un ruolo di analisi degli account social di clienti internazionali che seguivamo. Uno studio che partiva dal dato quantitativo e attingeva da molte discipline: dalla statistica alla sociologia».

– Tra JWT e Mosaicoon c’è una breve esperienza in H- Art. Puoi parlarcene?

«Rifiutate le offerte di JWT London e Saatchi&Saatchi Milano (non senza tonnellate di immancabili dubbi) è iniziata la mia avventura in H-Art. Si tratta di un’azienda che ha saputo creare un micro-universo parallelo: H-Art è nata insieme all’incubatore di start-up H-Farm ed è un luogo di lavoro dove avviene spesso l’incontro tra
giovani menti e grandi professionisti, in un ambiente stimolante e con forti ambizioni».

– Infine Mosaicoon. Puoi parlarci di come si è evoluta la tua posizione all’interno e qual è secondo te il punto di forza dell’azienda?

«Mosaicoon per me è stata l’occasione “che non si può rifiutare”. Non solo, banalmente, per il fatto di poter tornare a casa o vivere e lavorare vicino al pausamare; ma per poter dimostrare, per primo a me stesso, cosa avevo appreso dalla mia esperienze maturate.Ho avuto modo di partire da un “Punto Zero” e collaborare alla creazione dell’intera infrastruttura dei dati all’interno dell’azienda: dall’analisi dei social e del traffico web per i clienti fino alla creazione di metriche per valutare il successo dei video on line.

Proprio perché siamo partiti da “zero” il punto di forza è stato (ed è) il fattore umano: abbiamo sempre mostrato di essere professionisti ineccepibili senza nascondere le nostre peculiarità. Questa si è rivelata la nostra marcia in più per dimostrare al mondo che Milano, Londra e Palermo possono offrire le stesse potenzialità (sebbene gli stili di vita siano decisamente diversi)!».

– Secondo te è ancora oggi difficile far comprendere ai propri clienti l’importanza di insight ricavabili da un’analisi qualitativa (come potrebbe essere ad esempio un’analisi netnografica)?

«Secondo me tutto sta nel modo di impostare il rapporto tra l’agenzia e il cliente: se il cliente riesce a riporre fiducia nel lavoro dell’agenzia grazie al supporto e alla consulenza degli Account, allora il nostro lavoro sarà estremamente facilitato e ci permetterà di far comprendere l’importanza di un dato e le sue interpretazioni.
Se il cliente invece ragiona con la mentalità del marketer, con obiettivi di brevissimo periodo e senza provare a cambiare punto di vista… la missione sarà ardua!»

– Cosa consiglieresti agli studenti CPO che vorrebbero approfondire da sè le proprie conoscenze in analisi dei dati?

«Direi che il primo passo già lo hanno fatto iscrivendosi a CPO, perché ritengo che il corso sia assolutamente iniziare all’altezza per prepararsi ad affrontare il mercato del lavoro.Per quanto riguarda la mia professione in particolare ciò che mi sento di consigliare è di non avere remori a provare, a iniziare, a viaggiare, a rischiare, a chiedere.

Con un po’ di curiosità sarà facile trovare centinaia di articoli e ricerche su quanto i dati (Big data, data scientist, etc) siano il futuro di un mondo che produce sempre più informazioni e quanto sia necessario analizzarli per capire le tattiche e le strategie da adottare».

LAUREATI CPO AL LAVORO: Intervista al SEO Specialist Vincenzo Ricciardi

ottobre 1, 2015

Vincenzo RicciardiSEO e SEM sono sigle ormai familiari per tutti gli smanettoni del web. Ma quando si tratta di lavoro, può essere necessario affidare la Search Engine Optimization e il Search Engine Marketing a uno specialista. A tal proposito, abbiamo intervistato Vincenzo Ricciardi, laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni nell’ormai lontano 2011.

– Partiamo dalla tua attività parallela al percorso di studi in CPO. Puoi parlarci della tua esperienza come redattore per il Blog di Telecom Italia?

«Per 10 mesi ho fatto parte della redazione del progetto Avoicomunicare di Telecom Italia. Insieme ad altri colleghi dell’università abbiamo avuto la possibilità di collaborare con un’importante agenzia di Milano e con Telecom Italia con l’obiettivo di scrivere dei post sulla sostenibilità ambientale e mantenere attiva la community. L’esperienza è arrivata tramite l’università che mi ha messo in contatto con loro e mi ha permesso di addentrarmi nel mondo del web che poi sarebbe diventato la base delle mie esperienze lavorative successive».

– Quali sono stati i tuoi primi passi dopo esserti laureato?

«Pochi mesi dopo essermi laureato ho cominciato la mia esperienza in una web agency di Fano specializzata nel turismo. Tutto è cominciato nel più classico dei modi: ho letto in un annuncio che stavano cercando una persona che avesse delle buone conoscenze in comunicazione e una propensione al mondo digital e mi sono proposto».

– Una delle tendenze attuali per le piccole e medie imprese è quello di preferire Facebook a siti internet propri per veicolare i contenuti. Si tratta di una scelta vincente?

«Non sempre è un male decidere di gestire una pagina Facebook piuttosto che un sito internet. Il mio consiglio è di definire bene gli obiettivi da raggiungere prima di intraprendere un’attività di web marketing, la scelta degli strumenti da utilizzare verrà di conseguenza.

Ad esempio una piccola azienda di idraulica, un carrozziere o un impresa di giardinaggio avrebbe sicuramente più riscontro (in termini di contatti e chiamate) utilizzando strumenti di google per la promozione locale piuttosto che creando un sito web.

Per quanto riguarda la gestione dei social il discorso è semplice: per avere successo bisogna avere qualcosa da dire ed essere costanti nel tempo».

– Le tue esperienze nella progettazione di alcuni piccoli siti ti sono servite a livello operativo nel tuo lavoro da SEO specialist oppure sono servite esclusivamente a creare un buon portfolio?

«Questo tipo di esperienze mi hanno aiutato su entrambi i fronti. Avere un portfolio mi ha permesso durante i colloqui di lavoro di far capire immediatamente cosa sapessi fare realmente e mi ha aiutato a comprendere meglio i meccanismi della SEO. Il mio consiglio, per chi vuole intraprendere questa strada, è di “sporcarsi le mani”, testando nuove tecniche di posizionamento e creare un proprio sito web personale, come ho fatto io con il mio sito personale (www.ricciardivince.it

– Quali sono gli errori più comuni che un principiante commette nell’ambito del SEO e che consiglieresti di evitare agli studenti CPO?

«A mio avviso un errore da evitare è quello di non tenere traccia delle attività svolte e dei risultati raggiunti. In questo modo non sapremmo mai se le nostre attività SEO avranno prodotto dei risultati o meno.
Altro consiglio che mi sento di dare è di studiare molto e tenersi aggiornati costantemente, oggi fortunatamente esistono molte community online, seminari e libri da cui attingere».

– La tua carriera lavorativa da Sestante a Koobi. Hai ottenuto subito una buona offerta lavorativa o le tue mansioni e il tuo contratto sono cresciuti nel corso degli anni?

«All’inizio ho dovuto studiare e imparare molto, visto che le mie conoscenza erano limitate al mondo della comunicazione e avevo qualche esperienza da webmaster autodidatta. Con il tempo sono riuscito ad affermarmi, prendermi alcune soddisfazioni personali e sono riuscito a raggiungere dei buoni risultati».

– Le tue attività lavorative si sono svolte per lo più nel territorio marchigiano. Il tuo futuro lo vedi ancora in questa regione?

«Si , le Marche sono una regione ospitale con un buon tessuto produttivo che possono offrire buone possibilità di lavoro in diversi campi».


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