Passaggi festival: CPO e IMP nel social media team dell’edizione 2015

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Raccontare un festival di saggistica attraverso le parole di un blog, le dichiarazioni e i commenti in diretta su Twitter, i post di Facebook e le immagini di Instagram. Raggiungendo non solo gli appassionati di libri, ma anche i fan dei tanti ospiti presenti alla manifestazione. Per gli studenti della scuola di Comunicazione dell’Università di Urbino Carlo Bo la collaborazione con il festival della saggistica “Passaggi” di Fano si è rivelata un’ottima opportunità per scoprire come si lavora all’interno di un social media team. Al gruppo di lavoro, guidato dalla ricercatrice Elisabetta Zurovac e l’ex studentessa Raffaella Negrini, hanno preso parte cinque studenti di laurea specialistica CPO (Katia Minnenna, Antonio Percolla, Elisa Peruzzi, Fausto Scaglioni, Alice Torcellini) e due studenti di triennale IMP (Alessio De Colle e Mariachiara Montebello). Ma scendiamo più nel dettaglio chiedendo loro quali sono state le attività svolte, i lati positivi del lavoro in team e le difficoltà affrontrate.

passaggi fano«Per prima cosa, dobbiamo raccontare la nostra giornata-tipo» – interviene Fausto Scaglioni – «Alle 15 ci radunavamo per il briefing: ci occupavamo dell’analisi degli eventi e degli ospiti del giorno in modo tale da garantire una visibilità ottimale agli incontri in programma. A rotazione ci prendevamo carico dei compiti da fare: chi prendeva posto per la diretta online su Twitter o per scrivere gli articoli sul blog, chi in giro a raccogliere scatti per Instagram e Facebook e chi svolgeva il ruolo di “regia” per gestire i profili social della manifestazione. Alle 20 facevamo una pausa per la cena e poi subito dopo al lavoro per gli eventi serali e il debriefing, in cui discutevamo dei risultati ottenuti e della giornata successiva».

faustoLa produzione e la gestione di contenuti per i profili social e per il web richiede un buon lavoro di coesione. Ma all’interno del team i ruoli non sono stati definiti in maniera rigida: «Le nostre esperienze precedenti e le nostre competenze erano molto diverse – ci racconta Mariachiara Montebello – ma questo è stato un fattore positivo per tutti». Il perché ce lo spiega Alessio De Colle: «All’inizio le attività da svolgere venivano assegnate in base alle competenze personali: chi dimostrava di essere più sicuro sul livetweeting si occupava delle dirette e così anche per le foto o gli articoli. Man mano però ci scambiavamo di ruolo e ci affiancavamo per apprendere le altre tecniche». Con una sola preoccupazione: «Non dovevamo dimenticare di non mettere in discussione la qualità dei contenuti, dal momento che rappresentavamo la credibilità del festival» – sottolinea Elisa Peruzzi.

katiaMa è stato così difficile lavorare sui social network per un pubblico di nicchia come quello di un festival culturale? «In realtà, il festival Passaggi offriva un programma piuttosto aperto anche per chi non è un grande lettore – ci spiega Katia Minnenna – Durante gli incontri venivano affrontate tematiche che sono spesso argomento di discussione sulla rete». E Alice Torcellini ricorda l’importanza della presenza di ospiti importanti: «Al festival hanno partecipato politici come Fausto Bertinotti e Graziano Delrio, giornalisti come Peter Gomez e Marco Damilano, critici d’arte come Vittorio Sgarbi e perfino uomini famosi del calcio e della cucina come Arrigo Sacchi e Stefano Callegaro. Ciò ci ha permesso di lavorare facendo leva sulla loro visibilità e sulla loro base di fan e follower».

Antonio Percolla

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