Archive for settembre 2016

Il Google Online Marketing Challenge: la sfida di web marketing per gli studenti CPO

settembre 29, 2016

gomc_vertical_icon_g250 dollari di budget per tre settimane di campagne pubblicitarie sulla piattaforma Google AdWords. Il Google Online Marketing Challenge non è solo una piccola opportunità per testare le proprie capacità nel campo del web marketing ma una grande occasione per provare ad aggiudicarsi uno dei viaggi premio nelle diverse sedi Google nel mondo. Il concorso è aperto per team di universitari composti da 3 a 6 persone: in Italia sono circa dieci gli atenei che partecipano alla sfida e tra questi c’è proprio l’Università di Urbino Carlo Bo. A partecipare sono gli studenti di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni all’interno del corso di Social Media Marketing tenuto dal professore Fabio Giglietto. Abbiamo intervistato Luca Olivari, uno degli studenti che ha fatto parte del team che negli ultimi anni ha fatto registrare i risultati migliori.

– Luca, raccontaci innanzitutto come avete trovato il partner commerciale per partecipare al progetto.

«All’inizio io, Fabiola Bastianini, Corrado Bertini, Alfredo Mennelli, Silvia Sordi e Jacopo Verdini abbiamo valutato più partner e alla fine abbiamo scelto Mani di Forbici, un salone di bellezza che gestisce anche un servizio di e-commerce di prodotti per la cura dei capelli e del viso. Dall’analisi delle probabili keywords da acquistare e dalla presenza dello shop online abbiamo capito che questo partner ci avrebbe permesso di portare a termine una campagna completa, con risultati che probabilmente sarebbero stati molto soddisfacenti».

-Come vi siete preparati prima di portare avanti le tre settimane di campagna online?

«L’unica vera preparazione che abbiamo svolto si è incentrata sulla ricerca e sullo studio dei costi delle keywords dal quale abbiamo elaborato un piano di gestione delle risorse. Ci siamo resi conto a posteriori che sarebbe stato molto utile avere fin da subito i dati di Google Analytics. Per questo consiglierei a chi si appresta a partecipare a questo progetto di richiedere fin da subito la collaborazione del webmaster in modo tale da collegare l’account Analytics del partner a quello nostro di AdWords».

-Quali sono state le azioni intraprese durante la campagna e come avete affrontato le difficoltà?

«Durante il monitoraggio della campagna sono stati effettuati tre cambiamenti: il primo, compiuto alla fine della prima settimana, è stato quello di passare da un settaggio di offerta automatica del costo delle keywords a uno manuale con scadenza a ogni ora. La seconda modifica è stata una revisione delle keywords troppo generiche e poco performanti con altre più adatte agli obiettivi. Il terzo cambiamento invece, sotto consiglio del prof Giglietto, è consistito nell’implementazione delle estensioni sitelink: queste ci hanno permesso di raggiungere performance molto buone ma purtroppo le abbiamo utilizzate solamente dall’ultima settimana. Una difficoltà con cui abbiamo dovuto convivere è stata quella di non riuscire ad avere un dialogo costante con il partner commerciale che ci avrebbe permesso di prendere cambiamenti più repentini sulle campagne minori».

campagna-mani-di-forbici-Quali sono stati i risultati raggiunti?

«La campagna nel suo complesso ha ottenuto un CTR (Click-Through Rate) del 6.9% attraverso 1122 clic e 16258 impressions con un CPC medio (Cost Per Click) di 0,22$. Ciò di cui andiamo particolarmente fieri è il Return on Investements: con una spesa di 244 dollari abbiamo fatto registrare delle entrare pari a 1490 dollari (circa 1355 euro): stiamo parlando di un ROAS del 609,2% attraverso 22 conversioni che hanno rappresentato quasi un terzo delle vendite totali del portale nel periodo della campagna».

-Che consigli daresti agli studenti che parteciperanno alla nuova edizione del progetto?

«Partire con largo anticipo rispetto all’inizio del corso di Social Media Marketing con la ricerca del partner e arrivare preparati avendo già imparato a maneggiare tutti gli strumenti, soprattutto Google Analytics e l’analisi delle keywords da utilizzare. Può essere inoltre molto utile trarre esempio dai progetti vincitori degli anni precedenti che sono messi a disposizione nel sito del progetto. Questo non vi assicurerà la vittoria ma sicuramente vi permetterà di fare un buon lavoro».

 

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L’occupazione dei laureati Cpo, a 3 e 5 anni dalla laurea.

settembre 16, 2016

Abbiamo già commentato qui la condizione occupazionale dei laureati Cpo a un anno dalla laurea, un periodo relativamente breve ma già significativo visto che la ricerca di lavoro in media dà i primi risultati dopo 4,4 mesi dalla laurea.

Per la prima volta siamo in grado di osservare cosa stanno facendo i laureati Cpo non solo dopo tre anni, ma anche a 5 anni dalla laurea.

L’indagine AlmaLaurea pubblicata nel 2016 offre dati anche relativamente ai laureati a tre anni dalla laurea (37 intervistati su 42 laureati del 2012) e a cinque anni dalla laurea (15 intervistati su 24 laureati del 2010).

A tre anni dalla laurea il tasso di occupazione dei laureati CPO del 2012 è dell’83,8%, superiore alla media nazionale (81,7%). Il tasso di disoccupazione è l’11,4%, contro la media nazionale del 14,8% (definizione Istat – forze di lavoro). Si conferma un relativo vantaggio nelle performance occupazionali a tre anni dalla laurea, rilevato già nelle due precedenti indagini AlmaLaurea.

Il 46,4% degli occupati Cpo ha un lavoro stabile (21,4% autonomo e 25% dipendente a tempo indeterminato), lievemente inferiore alla media nazionale di 50,8%. Il guadagno mensile netto medio degli occupati Cpo si attesta poco al di sopra dei 1.200 euro, tendenzialmente allineato con la media nazionale, con guadagni inferiori delle donne rispetto agli uomini (che meriterebbero una indagine sociologica sulle discriminazioni di genere). A tre anni dalla laurea lavorano nei servizi di “trasporto, pubblicità, comunicazioni” il 42,9% degli occupati Cpo, in misura notevolmente superiore alla media nazionale del 18,4% (vantaggio che non si rileva a un anno dalla laurea, ma che si consolida nel tempo).

La laurea magistrale è ritenuta utile o fondamentale per il tipo di lavoro svolto dai laureati CPO nel 71,5% dei casi (contro la media nazionale del 56,4%).

La laurea Cpo è ritenuta efficace nel lavoro svolto dal 75% dei laureati 2012 (molto efficace/efficace 57,1%, abbastanza efficace dal 17,9%), analogamente a quanto rilevato già nell’indagine precedente, in linea con la media nazionale (75,3%). La soddisfazione per il lavoro svolto dai laureati Cpo è di 7,5, in una scala da 1 a 10, a fronte di una media nazionale leggermente inferiore (7,2), come già rilevato l’anno precedente.

A cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione dei laureati CPO del 2010 è dell’86,7%, superiore alla media nazionale (84,4%). Il tasso di disoccupazione è nullo a fronte di una media nazionale del 10,6% (definizione Istat – Forze di lavoro). Si conferma un relativo vantaggio nelle performance occupazionali anche a 5 anni dalla laurea, come già riscontrato per la condizione occupazionale dei laureati Cpo a tre anni dalla laurea.

Il 69,2% degli occupati Cpo ha un lavoro stabile (15,4% autonomo e 55,8% dipendente a tempo indeterminato), lievemente superiore alla media nazionale di 67,1%, recuperando uno svantaggio rilevato a tre anni dalla laurea. Il guadagno mensile netto medio degli occupati Cpo si attesta su 1.337 euro, tendenzialmente allineato con la media nazionale (1.316 euro) e per la prima volta leggermente superiore, con guadagni delle laureate, che continuano a essere inferiori rispetto ai colleghi maschi ma per uno scarto che sembra potersi ridurre al crescere dell’anzianità di occupazione per i soli laureati Cpo.

A cinque anni dalla laurea lavorano nei servizi di “trasporto, pubblicità, comunicazioni” il 30,8% degli occupati Cpo, percentuale non elevata ma decisamente superiore al basso dato nazionale del 17,3% (vantaggio che si rileva anche a tre anni dalla laurea).

La laurea magistrale è ritenuta utile o fondamentale per il tipo di lavoro svolto dai laureati CPO nel 92,3% dei casi (contro la media nazionale del 57,7%). I laureati Cpo a 5 anni dalla laurea sembrano aver trovato un lavoro molto pertinente a una formazione universitaria avanzata, a differenza di quanto avviene mediamente in Italia.

In particolare la laurea Cpo è ritenuta efficace nel lavoro svolto dal 91,7% dei laureati 2010 (molto efficace/efficace 41,7%, abbastanza efficace dal 50%), attestandosi decisamente sopra la media nazionale (79,6%). La soddisfazione per il lavoro svolto dai laureati Cpo è di 7,7, in una scala da 1 a 10, a fronte di una media nazionale leggermente inferiore (7,3), come già rilevato per la indagine a tre anni dalla laurea.

L’occupazione dei laureati Cpo a un anno dalla laurea

settembre 12, 2016

L’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati nel 2014, intervistati a un anno dal conseguimento del titolo (XVIII Indagine (2016) AlmaLaurea, relativa a 28 intervistati su 40 laureati) rileva che il 60,7% lavora, il 25% è in cerca di occupazione, mentre il 14,3% non lavora e non cerca (di cui il 50% per motivi di studio, il 25% in attesa di chiamata del datore di lavoro e il 25% per motivi personali).

Il dato sugli occupati a un anno dalla laurea è quindi nettamente migliorato rispetto a un anomalo 39% rilevato nel 2014, quando il campione complessivo era relativamente poco numeroso (13 intervistati su 16 laureati). Il dato dell’occupazione dei laureati Cpo è inoltre lievemente superiore alla media nazionale (+ 1,6%): il 59,1% dei laureati magistrali in classi similari in Italia è occupato a un anno dalla laurea, mentre il 30,7% cerca lavoro e il 10,2% non lavora e non cerca lavoro. Inoltre, tra chi non lavora al momento dell’indagine solo il 14,3% non ha mai lavorato dopo la laurea (contro il dato medio nazionale del 25,4%). Il tasso di occupazione nella definizione Istat dei laureati Cpo è del 71,4%, contro un tasso di disoccupazione del 23,1%, tendenzialmente in linea con la media nazionale dei laureati nella stessa classe magistrale o in classi affini (LM 59, 59/S, 67/S).

Il tempo di ingresso nel mercato del lavoro degli occupati CPO a un anno della laurea è stato mediamente di 4,4 mesi, e tutti hanno iniziato immediatamente la ricerca di lavoro dopo la laurea magistrale.

L’88,2% dei laureati Cpo occupati lavora nel settore privato e il restante 11,8% nel settore pubblico (mentre il 79,5% dei laureati in classi affini occupati lavora nel settore privato, il 16,7% nel settore pubblico e il 3,8% nel non profit). Il 76,5% lavora nel settore dei servizi e il 23,5% nell’industria (quest’ultimo dato superiore alla media nazionale del 15,4%). Il 47,1% degli occupati Cpo ha un lavoro stabile (5,9% autonomo e 41,2% dipendente a tempo indeterminato), contro la media nazionale di 42,3% (8,5% autonomo e 33,8% dipendente a TI).

Il guadagno mensile netto medio degli occupati Cpo si attesta poco al di sopra dei 1000 euro, ampiamente superiore a quanto rilevato nell’Indagine 2014 (630 euro) e tendenzialmente allineato con la media nazionale, ma con guadagni superiori delle donne rispetto agli uomini (in controtendenza con quanto si rileva a livello nazionale).

Per quanto riguarda l’utilizzo e la richiesta della laurea nell’attuale lavoro, il 42,9% degli occupati Cpo ha notato un miglioramento nel proprio lavoro dovuto alla laurea (contro una media nazionale del 32,5%), per il 67% nelle competenze professionali e per il 33% dal punto di vista economico. Nel complesso il 35,3% ritiene che la laurea Cpo sia molto efficace/efficace per il lavoro svolto, il 58,8% abbastanza efficace, solo il 5,9% poco/per nulla efficace, giudizi decisamente migliori ripetto alla media nazionale (rispettivamente 35,3%, 43,5% e 21,2%).

Di seguito le tabelle dei dati relativi all’Indagine 2015 di AlmaLaurea, sulla magistrale Cpo e sull’intero universo delle lauree magistrali affini in Italia.

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L’indagine AlmaLaurea pubblicata nel 2016 offre dati anche relativamente ai laureati a tre e, per la prima volta per Cpo, a cinque anni dalla laurea. Di questi dati sui laureati del 2012 e del 2010, in corso di analisi da parte del corso di studi, vi parleremo in un prossimo post.

CPO e i progetti di gruppo: il Business game Benelli

settembre 9, 2016

benelliarmi-schizzoDalla prima materia fino all’ultimo laboratorio, il corso di laurea CPO offre molte occasioni per sviluppare quell’attitudine al teamworking tanto richiesta in curriculum. Di fronte a un brief creativo o di comunicazione, gli studenti lavorano in squadra allestendo in maniera informale una “piccola agenzia di comunicazione”. E quando il lavoro contiene delle buone idee rimanendo attinente alle richieste del brief, un buon risultato è quasi sempre assicurato. In attesa di una intervista a Fabrizio Perra, futuro stagista selezionato per Benelli Armi, il gruppo vincitore del business game proposto dall’azienda urbinate si racconta in questa intervista.

-Come è nato il gruppo di lavoro? Sulla base delle idee comuni o cercando di creare un team completo in base alle competenze di ognuno?
«Il nostro team, formato da me, Fabiola Bastianini, Luca Olivari, Benjamin Osukulubo, Antonio Percolla e Jacopo Verdini si è costituito attorno alle competenze e alle propensioni di ciascun membro. Subito dopo la presentazione del progetto all’interno di una lezione di Comunicazione d’impresa erano emerse delle idee interessanti e abbiamo deciso di lavorare insieme per svilupparle» – ci racconta Francesco Ghiotti.

-In cosa è consistito il lavoro di ricerca? Quali strumenti sono stati utilizzati?
«Dopo il brainstorming iniziale abbiamo pensato di sfruttare diverse analisi per strutturare una strategia di comunicazione efficace, tra cui la SWOT, la PEST, l’analisi della concorrenza, l’analisi netnografica e l’analisi valoriale» – ci spiega Jacopo Verdini – «Per individuare i punti di forza e di debolezza dell’azienda abbiamo sfruttato l’analisi SWOT, mentre l’analisi PEST ci ha dato la possibilità di orientarci all’interno del contesto politico-economico-sociale e tecnologico del settore sportivo-venatorio italiano. L’analisi della concorrenza ci ha consentito di confrontare Benelli con altre aziende (di cui due americane). L’analisi netnografica è stata utile per rintracciare alcuni insight interessanti dalle discussioni dei fan online. Infine, attraverso l’analisi valoriale abbiamo individuato tre filoni comunicativi che ci hanno permesso di rispondere al meglio alle domande del brief».

-La gestione del lavoro di squadra: la divisione è stata rigida o tutti hanno partecipato alle diverse fasi del progetto? 

«Quando si lavora in gruppo è quasi naturale che ognuno, soprattutto nella fase di realizzazione e presentazione del progetto, tenda a ritagliarsi il ruolo in cui si vede più portato: c’è chi si occupa del copywriting, chi della grafica e chi si propone per presentare il lavoro ai docenti e all’azienda. Ciò nonostante, nella fase strategica, non c’è stata una rigida una divisione dei ruoli, tutti abbiamo collaborato attivamente alla realizzazione di proposte comunicative che fossero estremamente rispondenti alle necessità dell’azienda» – risponde Francesco Ghiotti.

-Quali sono stati gli aspetti più apprezzati del progetto?
A quest’ultima domanda, come membro del gruppo di lavoro rispondo proprio io:

«Sicuramente l’attinenza con il brief è stata apprezzata. L’azienda aveva richiesto un’idea che riuscisse a collegare e comunicare i valori dell’innovazione tecnologica, del design e dello sport. Anche gli altri progetti presentati dai nostri colleghi li contenevano, per cui siamo molto contenti che la nostra proposta sia stata valutata come la migliore: questo testimonia che oltre alla “sostanza” è stata apprezzata “la forma” con cui il nostro progetto è stato presentato».

Il tirocinio? In Erasmus: l’esperienza di Gabriele Infosino

settembre 1, 2016

Infosino spagnaAttraverso il programma Erasmus+ traineeship è possibile svolgere  il tirocinio curriculare previsto nel piano di studi in giro per l’Europa. In attesa del bando ufficiale, che con ogni probabilità sarà pubblicato tra Settembre e Ottobre, riportiamo l’esperienza di un laureato CPO che ha svolto il proprio periodo di stage a Madrid.

– Gabriele, raccontaci perché hai scelto di svolgere lo stage lontano da casa.

«Avevo già svolto il mio primo Erasmus a Parigi alla triennale. Parigi e l’esperienza Erasmus sono diventati il trampolino di lancio verso nuove possibilità, nuove idee, nuove scoperte. Quello che prima avevo limitato ai confini nazionali adesso non ha più confini, mi sento cittadino del mondo e so di avere la possibilità di giocarmi carte nuove in giro per il mondo, mentre alcuni anni fa non riuscivo a vedere oltre la mia terra e la mia gente, oltre la mentalità italiana.

Madrid è stata una scoperta felicissima: l’avevo visitata da turista, ma viverla è tutta un’altra cosa! Una città frizzante, dinamica, calda e accogliente. Ogni angolo è una sorpresa, ogni quartiere vive di vita propria e il calore dei suoi abitanti e delle sue luci scalda il cuore fino a tarda notte. Madrid è insieme a Barcellona il motore economico e culturale di una Spagna in forte ripresa, tante imprese e start up (anche italiane) stanno investendo in questa metropoli, e bisogna saper cogliere al volo le opportunità di crescita di una città così dinamica e affascinante».

– In che tipo di azienda hai svolto lo stage e di che cosa ti occupavi?

«Ho lavorato per Spotahome, start up che si occupa di affitti online di stanze e appartamenti a medio/lungo termine, una delle 15 migliori start up spagnole del 2015. Mi occupavo delle strategie di Marketing e del Marketing operativo dell’impresa: in una start up le condizioni di lavoro e mercato cambiano repentinamente e stare al passo è complesso e stimolante. Nel corso del mio stage ho anche seguito l’evoluzione di alcuni progetti di implementazione dell’azienda e collaborato alla selezione del personale di lingua italiana».

– Hai notato delle differenze da parte dell’azienda ospitante nel modo di considerare gli stagisti come una risorsa?

spotahome«Assolutamente sì: gli stagisti non sono veri stagisti, sono delle risorse per l’impresa che li “ospita”. Formare il personale, inserirlo nelle dinamiche lavorative e produttive richiede risorse economiche e di tempo, ed è naturale che questo percorso porti all’assunzione dello stagista da parte dell’azienda ospitante: in Spagna questa mentalità è chiara, le persone valide vengono assunte e fatte crescere, gli italiani sono molto apprezzati per il loro ordine, la loro creatività e la loro capacità di adattarsi a culture e ambienti differenti.

Purtroppo non vedo ancora in Italia una coscienza simile: c’è molta diffidenza, chi ha le competenze tende a non condividerle con gli stagisti, ci si fida poco di chi ha poca esperienza lavorativa e tanto entusiasmo… e il rischio è che l’entusiasmo vada scemando e l’esperienza non si sviluppi mai!».

– Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato e come le hai risolte?

«Come detto una start up è un ambiente in continuo cambiamento: le difficoltà si incontrano ogni giorno e ogni giorno si è chiamati ad attingere alla creatività per realizzare gli obiettivi dell’azienda. Il rovescio della medaglia è il rischio di stravolgerli proprio per un eccesso di creatività, ma la bellezza di una sfida come questa sta proprio nel percorso di crescita che ti offre, nella quotidiana possibilità di confronto con mentalità, caratteri e culture diverse e provenienti da tutto il mondo. Mettersi in discussione e in gioco ogni giorno».

– Questo tipo di esperienza ti ha aiutato a velocizzare i tuoi tempi di studio?

«Sicuramente. Ho sviluppato metodo e rapidità, i piccoli dettagli fanno la differenza: è bastato continuare a mantenere la buona (e noiosa!) abitudine della sveglia la mattina presto e di sfruttare tutto il tempo a disposizione nel migliore modo possibile, soprattutto per lo studio, sebbene non abbia mai amato trascorrere il mio tempo fra i libri!

È ovvio che un’esperienza in cui puoi mettere a frutto tutto quello che hai imparato negli anni di studio è uno stimolo molto potente e questo ha sicuramente contribuito a mettermi fretta e concludere il mio percorso di studi alla prima occasione utile».


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