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STUDENTI A PROVA DI QUARANTENA

giugno 22, 2020

Era il 25 febbraio ed era da poco iniziato il secondo semestre, tutti gli studenti di CPO si preparavano ad affrontare e godersi l’ultimo semestre ad Urbino, quando all’improvviso è stata annunciata la chiusura dell’Ateneo a causa del diffondersi dell’epidemia da “Coronavirus” ancora troppo sconosciuta e lontana per immaginarsi quello che sarebbe successo qualche settimana dopo.
Inizialmente la durata della chiusura annunciata era talmente breve che per alcuni studenti non valeva la pena tornare al paese di origine per poi tornare nuovamente ad Urbino, altri invece hanno subito approfittato della chiusura per fare un weekend lungo a casa che si è trasformato in tre mesi, altri ancora hanno deciso di tornare a casa nel momento in cui le chiusure non avevano più una data di riapertura prevista.

Il corso di laurea CPO, come abbiamo visto, ha reagito fin da subito al lockdown fornendo tutti gli strumenti necessari ai suoi studenti.
Le lezioni del secondo semestre si sono svolte tutte online sulla nostra piattaforma Blackboard collaborate, la quale ci ha permesso di rispettare tutti i programmi del semestre senza troppe variazioni. Adesso ci troviamo nel pieno della sessione estiva d’esami, la quale è stata estesa a tre appelli per andare ulteriormente incontro agi studenti, e anche in questo caso la modalità online sta avendo un riscontro positivo.
Mentre aspettiamo di sapere come sarà il prossimo anno ci chiediamo come le studentesse e gli studenti del primo e del secondo anno stiano affrontando questo periodo di “sospensione” a cominciare dalla quarantena. C’é chi è rimasto a Urbino, chi è subito tornato a casa, ma anche chi ha vissuto i giorni della pandemia fra Urbino e casa propria.

Nei prossimi post raccontiamo attraverso le testimonianze delle ragazze e dei ragazzi di CPO com’é andata e come hanno vissuto un inedito essere “studente a distanza”. Nel post di oggi ci concentriamo su coloro che alla notizia della chiusura sono subito tornati a casa. Perché hanno scelto di rientrare subito? Come hanno passato le giornate? Come hanno affrontato la didattica online?

#RITORNOACASA parte 1

Tornare a casa

Non appena il nostro Rettore Vilberto Stocchi ha comunicato ufficialmente la chiusura dell’Ateneo, gli studenti di CPO hanno appreso a malincuore che le lezioni in presenza non avrebbero potuto riprendere nel giro di poco tempo. Alcuni di loro hanno dunque pensato che tornare a casa fosse la cosa migliore da fare per affrontare la nuova e imprevista condizione di emergenza. 

 

Sono andata via da Urbino quando ho capito che sarebbe stata di lì a poco dichiarata zona rossa dati i numerosi casi di Covid nella zona. Ho pensato fosse la cosa migliore da fare appunto perché non sarebbe stato sicuro rimanere e perché non era necessario rimanere per le lezioni, che si sarebbero svolte online” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 


Sono andato via da Urbino i primi di marzo, incredulo che questo periodo sarebbe durato più di qualche settimana, ma dopo la prima settimana di quarantena ho realizzato che saremmo rimasti distanti da Urbino per almeno due mesi” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio)

 

“Ricordo di essere andata via da Urbino in una giornata di pioggia, si percepivano le prime tensioni generali a causa del nuovo virus, l’Università aveva deciso di chiudere le sedi per motivi di sicurezza, e tra lo spiazzamento di colleghi e coinquilini, decisi di mettere in valigia alcune delle mie cose, e tornare a Perugia dalla mia famiglia” (Giulia A. I anno CPO, Perugia)

 

“Sono andata via da Urbino esattamente quando sono state chiuse lì le scuole (mercoledì 26 febbraio). Mi sono resa conto da subito che le scuole e le università lì non avrebbero ripreso a stretto giro, pensavo che per un paio di settimane sarebbe stato tutto fermo quindi ho deciso di tornare a casa (essendo di Ascoli Piceno mi è stato facile tornare a casa).
Ho temuto che chiudessero la provincia e che non potessi più spostarmi da Urbino, motivo per cui sono partita subito da lì” (Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 

“Sono partita da Urbino due giorni dopo la chiusura dell’università. La partenza non è stata “costretta” dalla situazione emergenziale in quanto avevo già pianificato di rientrare in Trentino per alcuni impegni. Devo ammettere, però, che decidere se usare o meno quel biglietto del treno già acquistato non è stato facile, soprattutto perché per tornare a casa avrei dovuto affrontare un lungo viaggio senza sapere esattamente quale fosse la gravità della situazione. Nonostante i dubbi, sono tornata, dato che la città stava iniziando a svuotarsi e avrei rischiato di rimanere da sola” (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).

Lockdown in famiglia: convivenze forzate ma non troppo…

Per gli studenti la quarantena inizialmente è stata dura, specialmente perché risultava difficile anche solo immaginare una situazione in cui si sono visti costretti a rinunciare alle proprie libertà. La convivenza a casa con la propria famiglia, all’inizio impensabile per uno studente fuorisede, si è poi rivelata essere una piacevole opportunità.

 

“Nonostante ci siano stati momenti di sconforto, ho cercato di rinunciare alle lamentele e alla negatività, e ho voluto annotare le mie sensazioni e lo scandire del tempo in un diario in cui ho scritto per ricordarmi il valore anche delle azioni più semplici che facevo e delle cose belle che leggevo o vedevo. La convivenza con la mia famiglia è stata sorprendentemente positiva, all’inizio pensavo sarebbe stato molto pesante e ho sofferto all’idea di non aver potuto scegliere con chi passare la quarantena, pensavo che avrei preferito stare da qualche altra parte, invece col passare del tempo ho capito che casa era il posto migliore dove stare in un momento così delicato e complicato” (Martina P. II anno CPO, Fermo).
Foto di Martina

 

“Ho vissuto un’ottima quarantena in quanto ho avuto la fortuna di stare in compagnia della mia ragazza e della sua famiglia visto che la mia si trovava in Germania” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 

“La quarantena non è stata facile da vivere, come per tutti immagino, ma tutto sommato non mi lamento troppo perché, abitando in campagna, ho avuto la possibilità di non vedere sempre e soltanto il muro del mio salotto. Ho trascorso il lockdown tra studio, lezioni online, qualche grigliata con la mia famiglia, cucina, workout (è servita la quarantena affinché mi allenassi!), serie tv e videochiamate. Per quanto riguarda la convivenza in quarantena con la mia famiglia, pensavo andasse peggio: ognuno di noi si è tenuto occupato con le proprie attività, e quotidianamente ci svegliavamo con degli “obiettivi” da raggiungere entro la giornata, in modo tale da tenerci impegnati e non renderci la situazione più pesante di quello che già fosse”
(Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 

“Tutto sommato la mia quarantena non è stata male. Ho avuto la possibilità di condividere del tempo con i miei genitori, cosa che, da quando frequento l’università, è diventata sempre più rara” (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).
Foto di Maria Chiara

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