Archive for luglio 2020

STUDENTI A PROVA DI QUARANTENA 2

luglio 16, 2020

#RITORNOACASA parte 2

In questa seconda parte del racconto della vita universitaria Cpo durante il Covid vediamo come gli studenti tornati a casa abbiano organizzato la loro vita universitaria. Come hanno mantenuto il rapporto con i docenti e con i colleghi?

 

Relazioni a distanza

Nonostante il distanziamento sociale forzato, grazie alla possibilità di connettersi online gli studenti sono riusciti a mantenere un rapporto constante con i propri colleghi, sia per confrontarsi su questioni riguardanti la didattica online in corso sia per continuare a lavorare sui singoli progetti di gruppo che non si sono mai fermati.

 

Ho mantenuto regolarmente i contatti con i miei colleghi, in particolare ovviamente quelli a cui sono più legata, sono amici prima che colleghi e quindi ho voluto sentirli vicini nonostante la distanza. La didattica online è stata una buona soluzione provvisoria al problema, ma ha avuto i suoi difetti. È stato più difficile mantenere l’attenzione per ore, e in generale credo si perda molto di quello che è l’entusiasmo dell’apprendimento e del confronto. Mi è mancato anche solo chiedere ai miei compagni di tenermi il posto a sedere quando faccio tardi. La Didattica a distanza uno strumento che ha senza dubbio delle potenzialità ma secondo me non potrà mai davvero sostituire la didattica in presenza” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 

Con i colleghi più stretti ho cercato di mantenere i rapporti quotidianamente e sicuramente anche l’esperienza della didattica online è stata un’esperienza che non dimenticherò, ma che ancora difficilmente immagino come perfetta sostituta delle lezioni face to face” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 


“Sono rimasta sempre in contatto con i miei colleghi, in particolare con i più cari, ho portato avanti tanti progetti di gruppo e ciò è stato possibile non solo grazie all’entusiasmo e alle tante video call, ma anche attraverso una piattaforma Blended Learning universitaria molto versatile, comoda e responsiva. L’Università di Urbino ha saputo portare avanti un approccio digitale di grande valore, assicurandoci una didattica online valida, anche grazie ad un team docenti che si è adattato bene alle difficoltà del momento (Giulia A. I anno CPO, Perugia).
Foto di Giulia

 


“ Con i miei colleghi ho mantenuto dei contatti regolari, quotidiani, sia tramite app di messaggistica come Whatsapp (inclusi i vari gruppi tra colleghi che abbiamo creato già molto tempo fa) sia attraverso le chiamate e le videochiamate (singole e di gruppo).
Personalmente sono rimasta molto soddisfatta dalla didattica online. Ho trovato che i professori abbiano fatto dei grandi sforzi per trovare i modi migliori per tenere le lezioni: ciò di cui mi sono meravigliata è stato il fatto che loro non abbiano spiegato esponendo gli argomenti solo tramite le slide, ma abbiano aperto anche discussioni e momenti di confronto ponendoci delle domande a cui noi rispondevamo in chat per iscritto, e che poi abbiano letto ogni singola risposta data (la modalità della telecamera+audio non è stata utilizzata perché essendo in 50-60 si sarebbe creata molta confusione). Addirittura, durante una spiegazione è stato possibile fare un sondaggio grazie a una delle affordance della piattaforma. Insomma, a mio parere i professori hanno cercato di renderci il più partecipi possibile, cercando in questo modo di ricreare la tradizionale lezione in aula mediante l’utilizzo del computer. É stata una bella sfida vinta con successo” (Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 


I contatti con i colleghi sono stati mantenuti pressoché in maniera costante, tant’è che c’è stato un periodo in cui ci sentivamo ogni giorno per scambiarci informazioni in merito ai corsi e ai progetti che abbiamo svolto. Ho sempre sognato di poter frequentare le lezioni comodamente da casa. In realtà, però, non è poi così facile… O meglio, non avevo messo in conto tutte le ore che avrei passato davanti ad uno schermo e a quanto questo alla lunga potesse essere stancante. Apprezzo come l’università abbia prontamente risposto alla situazione, sfruttando al meglio le potenzialità del blended. Certo, alti e bassi ci sono stati, ma in ogni momento di difficoltà si è cercato di trovare una soluzione” (Maria Chiara B. I anno CPO).

 

Io penso positivo. Il lockdown fra opportunità e produttività.

Nonostante il fatto che la situazione che abbiamo vissuto durante i 54 giorni di quarantena sia stata pesante e inaspettata, per i nostri intervistati questo lockdown si è rivelato essere un lockdown positivo. Visto il tempo a disposizione, tutti hanno avuto la possibilità di concentrarsi su diverse attività, affrontando questo momento in piena produttività.   

 


“Il lockdown mentre lo vivevo mi è sembrato molto produttivo, sentivo stimoli da ogni parte, ho letto molto, guardato molte interviste, scritto, parlato con persone” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 


“Devo dire che per me è stato un lockdown molto produttivo in quanto ho cercato di apprendere nozioni nuove e fare cose a cui prima non avevo tempo di pensare” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 


“Lasciando da parte lo sconforto, devo dire che sono stata sorprendentemente produttiva” (Giulia A. I anno CPO, Perugia).
Foto di Giulia

 


Per me questo lockdown è stato produttivo: tenendomi impegnata tra film, libri, allenamento in casa e cucina, devo dire che non mi sono annoiata. Ma devo ammettere che ci sono stati anche i momenti “di vuoto” in cui mi sono messa a pensare. A pensare tipo quando saremmo tornati alla situazione normale, come sarebbero cambiate le prospettive lavorative, quando avrei potuto rivedere i miei amici. Penso che la socialità sia stata la cosa che mi sia mancata più di tutte; se dovessi ricordare la cosa che di più questa quarantena mi ha fatto soffrire, direi il fatto di non aver potuto vedere i miei amici per quasi 3 mesi. Sono dell’idea che l’essere umano nasca per stare in società e fare società, ma nel momento in cui gli viene negato si sente morire dentro, come se fosse contro natura il fatto di non stare con altre persone” (Sara V. II anno C, Ascoli Piceno).

 


Sono riuscita a dedicarmi anche ad altre attività al di là dell’università. Attività che magari avevo accantonato a causa della mancanza di tempo e che sono riuscita così a recuperare” (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).

 

Occasioni di riflessività

Infine, possiamo sicuramente dire che l’esperienza appena trascorsa abbia portato anche a momenti di riflessione importanti.

 


“Oggi vedo però le ripercussioni nel distanziamento ora, nei rapporti sociali e nell'”incontro” con la collettività. Non so però se questa strana forma di blocco mentale ed emotivo sia dovuto al periodo del lockdown stesso, o al fatto che l’incontro abbia assunto delle modalità diverse in cui non mi riconosco e che non bastano alla mia fame di confronto e di dialogo. È un po’ come se sentissi di non aver molto da raccontare oltre a come mi sento e a quelle che sono le mie sensazioni, e mi fa un po’ paura il fatto di vedere negli altri invece la voglia sfrenata di ripartire come se niente fosse accaduto” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 


“Infine, credo che un fattore importante di questo lockdown è stato il saper apprezzare tante piccole cose come per esempio quella di uscire per una semplice passeggiata, che forse avevamo perso” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 


“Non è stato un periodo semplice, lo ammetto, ma ho acquisito nuove skills e affinato le mie tecniche di resilienza, vincendo con il mio gruppo anche il Contest FJN 2020 in collaborazione con la Colonia della Comunicazione! Ora inizia la sessione estiva, dalla mia scrivania, e aspetto trepidante di rivedere la mia amata Urbino in estate” (Giulia A. I anno CPO, Perugia).

 


“In generale, penso che questa quarantena ci abbia fatto male e ci abbia fatto bene: ci ha fatto male per ovvie ragioni, a partire dal lato psicologico a quello economico; ci ha fatto bene perché tutti noi ora (spero) abbiamo capito l’importanza di ogni singola cosa e istante. Diamo sempre tutto per scontato, ma non è così. Chi lo avrebbe mai pensato che nel 2020 non si potesse uscire di casa per quasi 3 mesi a causa di una pandemia? E che non si potesse uscire fuori a correre? E che non si potessero vedere le persone? Io penso nessuno, eppure è successo, e a ricordarlo mentre scrivo mi viene la pelle d’oca perché mi chiedo “ma come abbiamo fatto??”. Sono sicura che da adesso in poi daremo un valore diverso a tutto quanto. Voglio riassumere quanto appena accaduto con “ciò che non strozza ingrassa”, probabilmente perché cerco di consolarmi considerando che da una situazione tanto brutta può nascere qualcosa di positivo” (Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 


“Nonostante io riconosca di essere stata fortunata, perché sono potuta tornare a casa, ammetto che quest’esperienza mi ha spinta a ragionare a lungo su come niente vada dato per scontato. Mi ha confermato, inoltre, che dalle situazioni più complicate si può sempre imparare qualcosa di significativo per il futuro.”  (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).
Foto di Martina

Ma come sappiamo non tutti i lockdown sono stati uguali.

Com’è stata vissuta questa esperienza da chi ha lasciato Urbino durante l’emergenza? Lo scopriremo insieme ai nostri studenti che saranno protagonisti del prossimo post #fugaametà.

Stay tuned

La didattica della Scuola di scienze della comunicazione per il 2020-2021

luglio 14, 2020

Dopo l’emergenza e la sperimentazione della didattica a distanza, l’Ateneo di Urbino e la Scuola di Scienze della comunicazione hanno deciso di tornare in aula da settembre 2020.

Torniamo in aula perché crediamo che il rapporto diretto tra docenti e studenti sia irrinunciabile e insostituibile per la crescita consapevole di una comunità di apprendimento e di relazioni.

Torneremo in aula in sicurezza, adottando misure di tutela della salute, a vantaggio di tutti gli studenti e della comunità allargata di docenti e lavoratori dell’Università. Sperimenteremo nuove modalità di uso degli spazi e nuove modalità di frequenza delle attività formative, nell’ambito di un modello blended, misto, di combinazioni variabili di presenza e distanza. Torniamo in aula a settembre cambiati perché abbiamo acquisito una maggiore conoscenza e consapevolezza degli strumenti digitali grazie alla sperimentazione fatta da marzo ad oggi, nell’ambito della piattaforma Moodle di Ateneo.

IMP

  • corsi blended: con possibilità di frequenza in presenza e online.
  • per classi numerose la frequenza in presenza sarà gestita con sistemi di turnazione
  • i laboratori verranno gestiti in presenza per sottogruppi di classe, alternati con supporto a distanza per lo svolgimento dei progetti

Il ritorno in aula a settembre è motivato in modo particolare dalla volontà di consentire alle matricole di vivere pienamente la loro prima esperienza di studenti universitari, e di compiere adeguatamente un rito di passaggio dalla scuola superiore all’Università che è un importante passo verso l’età adulta.

Per garantire la salute e la sicurezza degli studenti e dei docenti gli insegnamenti saranno offerti contemporaneamente in presenza e online, in aula e sulla piattaforma della didattica a distanza di Ateneo. Ove la elevata numerosità degli studenti iscritti lo renda necessario, saranno previste turnazioni che garantiranno a tutti gli studenti che vogliono frequentare di partecipare a una quota rilevante delle lezioni in presenza, mentre sarà garantita comunque e sempre l’accessibilità delle lezioni a distanza. Questo sarà consentito anche grazie a un’estensione dell’orario delle lezioni, nell’arco della giornata e della settimana, per offrire maggiori possibilità di frequenza in presenza a tutti.

Per i laboratori, offerti in piano di studi fin dal primo anno di corso, in caso di classi numerose l’attività formativa interattiva sarà realizzata in presenza per sottogruppi di classe, alternati, con supporto a distanza per lo svolgimento dei progetti.

CPO

  • corsi blended: frequenza in presenza e supporto online
  • per classi numerose la frequenza in presenza sarà gestita con sistemi di turnazione
  • laboratori e percorsi laboratoriali degli insegnamenti teorici: in presenza per sottogruppi di classe, alternati con supporto a distanza per lo svolgimento dei progett

Il ritorno in aula a settembre è motivato in modo particolare dalla volontà di consentire agli iscritti al primo anno delle lauree magistrali di essere socializzati a un nuovo ambiente universitario e a un percorso formativo avanzato che li prepari al mondo del lavoro e delle professioni, e di dare un’offerta coerente con il forte carattere professionalizzante del corso di laurea, che prevede non per caso l’obbligo di frequenza.

Per garantire la salute e la sicurezza, di tutti gli studenti e docenti, gli insegnamenti saranno offerti contemporaneamente in presenza e online, in aula e sulla piattaforma della didattica a distanza di Ateneo. Ove la elevata numerosità degli studenti iscritti lo renda necessario, saranno previste turnazioni che garantiranno a tutti gli studenti per cui è previsto l’obbligo di frequenza di partecipare a una quota rilevante delle lezioni in presenza, mentre sarà garantita comunque l’accessiblità delle lezioni e un supporto a distanza. Questo sarà garantito anche grazie a un’estensione dell’orario delle lezioni, nell’arco della giornata e della settimana, per offrire maggiori possibilità di frequenza a tutti.

Per i corsi laboratoriali e le parti laboratoriali degli insegnamenti teorici l’attività formativa interattiva sarà realizzata in presenza per sottogruppi di classe, alternati, con supporto a distanza per lo svolgimento dei progetti.

Non è la solita campagna di comunicazione: gli studenti CPO costruiscono la nuova narrativa dell’Università di Urbino

luglio 8, 2020

La campagna di comunicazione dell’Ateneo di quest’anno, presentata il 6 luglio in conferenza stampa, segna senza dubbio un “cambio di passo”, sia per i suoi contenuti, sia per le modalità con le quali si è arrivati alla sua ideazione e realizzazione.

Il concept, infatti, è il frutto di un lungo di lavoro di collaborazione tra uno dei creativi italiani che tutti gli studenti dei corsi di pubblicità conoscono (o dovrebbero conoscere), Paolo Iabichino, e un gruppo di studenti del corso di laurea magistrale in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni dell’Università di Urbino.

Il percorso è iniziato a ottobre 2019 con un workshop tenuto da Paolo Iabichino con alcuni studenti, organizzato dalla professoressa Lella Mazzoli all’interno del Festival del Giornalismo Culturale, ed è proseguito nel corso dell’inverno coinvolgendo 3 gruppi di studenti che hanno deciso di mettersi in gioco, frequentanti il corso di Comunicazione d’Impresa della professoressa Lella Mazzoli e coordinati dalla professoressa Stefania Antonioni.

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Paolo Iabichino al lavoro con i 3 gruppi di studenti CPO

L’emergenza Covid-19 non ha interrotto questo processo perché i 3 gruppi hanno continuato a lavorare da remoto coordinandosi con i loro supervisor. All’inizio della primavera le idee creative erano ormai diventate progetti comunicativi concreti e ben definiti e ciascun team ha presentato il proprio concept nel corso di una riunione in streaming con il Magnifico Rettore e con lo staff della comunicazione d’Ateneo.

Questa riunione ha decretato il progetto vincitore, scelto per diventare la prima campagna di comunicazione di un’università italiana interamente ideata dagli studenti per gli studenti.

Il gruppo vincitore, composto da Sabrina Banci, Diletta Carbonari, Fabiola Fenili, Elisa Invernizzi, Letizia Kalombo e Massimo Terenzi, ha lavorato sul bisogno di un “Nuovo Umanesimo” e sulla sfida di dare forma attraverso parole e immagini a questo concept così profondo.

Elisa Invernizzi ci racconta come sono riusciti in quest’impresa e qual è stato il valore di quest’esperienza.

“Ragazzi, la campagna di Comunicazione 2020 per l’Università di Urbino sarà la vostra, complimenti!”, leggere queste parole dalla sedia di casa, in solitaria, a chilometri di distanza dai nostri compagni di corso è stata un’esperienza particolarmente emozionante e indimenticabile. A seguire, un fiume di notifiche e messaggi sui nostri smartphone e una chiamata Skype dove i sorrisi prendevano il posto delle parole, che sarebbero stati abbracci se solo non fossimo stati in lockdown. Così, via email, abbiamo saputo che il Rettore e il Team di Ateneo avevano scelto la proposta del nostro “Team Umanesimo”, presentata da Elisa Invernizzi insieme ai colleghi Sabrina Banci, Diletta Carbonari, Fabiola Fenili, Letizia Kalombo e Massimo Terenzi.

Era il 9 aprile 2020 e si concludevano in questo modo i lavori di un workshop iniziato in aula diversi mesi prima. Per noi studenti questa è stata un’esperienza speciale per tanti motivi, primo fra tutti quello di poter incontrare ed essere guidati dalla direzione creativa di Paolo Iabichino, nella realizzazione di “una campagna fatta dagli studenti per gli studenti”, come lui stesso l’ha definita. Insieme abbiamo studiato il brief e subito abbiamo capito che era il momento giusto per innovare la comunicazione istituzionale e posizionare l’Ateneo, per la prima volta, in una nicchia non ancora presidiata da nessun competitor nazionale e valorizzare così l’offerta formativa.

Siamo partiti da un’approfondita benchmark analysis, poi allargata al contesto internazionale, grazie alla quale abbiamo raccolto idee e trend molto interessanti che ci hanno contaminato e ispirato.

Abbiamo sempre tenuto in conto le radici di Urbino, “Città Ideale” per studiare, culla dell’Umanesimo, che si basa su valori chiave che non passano mai di moda, anzi diventano ogni giorno più attuali.

Operativamente, Paolo Iabichino ci ha insegnato un metodo rigoroso per ispirare la scrittura pubblicitaria, dove non si lascia spazio ai cliché, agli stereotipi e alla sterilità estetica ma si dichiara la presa di posizione con un “credo” di asserzioni incisive e oneste, che costruisce il cosiddetto Brand Manifesto.

Superando il concetto di consumer insight, abbiamo quindi individuato una tensione culturale: un tema ampio che appartiene alla collettività, una problematica di tipo culturale che l’Università di Urbino si preoccupa di risolvere.

La nostra campagna tratta dell’urgenza di un Nuovo Umanesimo, legata alla mancanza di valori e all’incertezza, che permeano come mai prima d’ora ogni ambito, passando dal sistema educativo ai singoli cittadini. Una tensione pertinente, credibile e rilevante per consentire all’Università di rivendicare il suo legittimo posto di guida nella società.  Infatti, trattiamo di Umanesimo digitale in un momento di iper-tecnologizzazione imperante e di atrofia culturale. E ancora, parliamo di come i bisogni della persona si esprimano online, dell’equilibrio tra conoscenze specialistiche e trasversali e dell’esigenza di un sapere condiviso in grado di far fronte alla complessità e alla mutazione continua.

Dai nostri brainstorming vorticosi, dalle reference e dalle numerose evidenze abbiamo fatto nascere una campagna che mette in scena la conoscenza e lo studio in un modo inaspettato e disruptive, con un linguaggio conciso e franco. Una campagna tipografica lapidaria, fatta di statement multisoggetto per raccontare come l’obiettivo di questo Ateneo non sia solo quello di formare laureati ma cittadini responsabili.

Per settimane ci siamo impegnati a giocare letteralmente con le parole, per partorire alla fine un lavoro di copywriting di cui andiamo orgogliosi, fatto da headline incisive che catturano l’attenzione chiamando in causa esplicitamente il lettore e di bodycopy che ribaltano inaspettatamente il segno e la convenzione. Infatti, tutto quello che è consuetudine, luogo comune legato all’immaginario universitario e parentale, viene messo in scena, teatralizzato e scardinato grazie a “parole-killer” provocatorie.

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Uno dei soggetti della campagna d’Ateneo di quest’anno

Siamo felici che proprio questa campagna figurerà nel nostro portfolio da neo-pubblicitari, come il primo lavoro che abbiamo davvero pubblicato, perché è stata un’esperienza speciale, conclusa in una situazione emergenziale e che parlava profeticamente, in qualche modo, anche di rinascita.

Cogliamo l’occasione per ringraziare il corpo docenti, in particolare le professoresse Mazzoli e Antonioni, che ci hanno coinvolto nella proposta di questo workshop, il Magnifico Rettore e il Team di Ateneo, che ci hanno premiati e un grazie particolare al direttore creativo Paolo Iabichino per i preziosi insegnamenti che ci accompagneranno in tanti altri progetti.

Il nostro è stato un lavoro di gruppo per mantenere continuità e coerenza con l’identità di Ateneo, per arricchire di senso il payoff “Crescere nella conoscenza”, pronunciato durante il discorso di apertura dell’anno accademico e comunicare l’urgente esigenza di un Nuovo Umanesimo. Una campagna per i futuri studenti che pone l’accento sul fatto che la laurea sia un mattone nella costruzione collettiva, uno strumento da cui l’intera società può trarre beneficio per trovare soluzioni che possano generare un successo sostenibile.

Elisa Invernizzi

La COLONIA della comunicazione al lavoro anche durante la quarantena.

luglio 3, 2020

Il “concorso” Discoplex

Le recenti restrizioni non hanno fermato la verve creativa degli studenti di CPO. All’interno del corso di Computer Grafica, svoltosi a distanza come tutti gli altri corsi dell’ateneo, è stata organizzata una challenge per la creazione di un logo e per la realizzazione di un manifesto promozionale per un gruppo musicale. Le attività sono state svolte su base volontaria e al di fuori delle ore di lezione. La particolarità di questo progetto parte dal committente, perché egli stesso è uno studente CPOMatteo Mussoni, che, insieme con Gabriele Nizzoli, compone il duo Discoplex. Nonostante la giovane età, Matteo e Gabriele sono già affermati producer nel mondo della House Music, e vantano già collaborazioni importanti con importanti nomi del settore come Robbie Rivera.

Nella fase preparatoria alle lezioni e durante le pause, si animava l’aula digitale con un intrattenimento musicale, e durante una di quelle pause è venuta fuori la passione per la musica da parte di Matteo, che non è passata inosservata agli occhi del docente del corso (Guido Capanna Piscè) – che ha deciso di integrare la realizzazione e la consegna degli esercizi necessari al completamento del corso con una simulazione delle fasi di lavoro tipico delle agenzie di comunicazione.

Gli studenti sono stati organizzati in gruppi di lavoro, a ciascuno dei quali è stato assegnato il compito di consegnare degli elaborati collettivi (in questo caso il nuovo logo del duo Discoplex) e degli elaborati individuali (l’ideazione di un manifesto relativo a un’ipotetica serata fatta dal gruppo presso una discoteca).

Parallelamente si sono tenuti lezioni e seminari preparatori per il lavoro, grazie alla collaborazione dall’ex alumno Francesco Li Petri, e revisioni dei lavori per gruppi utilizzando le tecnologie messe a disposizione dall’Ateneo.

La partecipazione è stata quasi totale da parte degli studenti e la produzione ha sorpreso positivamente il duo che non si aspettava così tante idee e qualità.

Dopo una preselezione da parte di Matteo e Gabriele, i migliori quattro manifesti sono stati messi al voto sulla piattaforma blended. Il manifesto più votato è stato quello di Assunta La Rocca. Gli altri finalisti sono Edoardo MorandiMattia Tabanelli e Michael Tosi. Per questo riguarda il logo, quelli che hanno colpito maggiormente il duo sono quelli del gruppo Oasis (Michela MarcucciniGioele Fiorini, capogruppo Moreno Pasotti), Pink Floyd (Valerio ParissiLeonardo TortaEdoardo CocoPasquale Vitobello, capogruppo Arianna Anastasia Scaduto) e il gruppo Doors (Semmy Eline StormSofia MarcheggianiGinevra Orazi, capogruppo Assunta La Rocca). I loghi sono stati votati anche grazie ad una challenge pubblicata sui canali social ufficiali del duo.

Probabilmente un progetto nato dal corso CPO potrà rappresentare Discoplex nei futuri festival europei. Un’ulteriore testimonianza della qualità del lavoro svolto dalla COLONIA della comunicazione.


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