Archive for agosto 2020

STUDENTI A PROVA DI QUARANTENA

agosto 19, 2020

#URBINOCOMECASA

Vi siete chiesti come sarebbe stato se invece di tornare a casa foste rimasti a Urbino per tutta la quarantena?

Fra senso di responsabilità e nostalgia

È noto a tutti come i casi di Covid-19 nel nostro paese siano esplosi nel giro di poco, il 7 marzo 2020 la provincia di Pesaro e Urbino è diventata zona rossa con il divieto ufficiale di entrare e di uscire. Alcuni miei colleghi di fronte a questa notizia, nonostante le preoccupazioni, hanno coscientemente deciso di non lasciare Urbino. Come leggeremo dai racconti l’emergenza ha fatto emergere in loro un forte senso civico e di responsabilità, soprattutto nei confronti del proprio mondo vicino, famigliari in primis. Nessuno di loro immaginava che questa situazione sarebbe durata a lungo. L’opportunità di fermarsi a Urbino, mantenendo i ritmi della vita da studente e la concentrazione per studiare, è il movente principale per chi è restato. La lontananza da casa, però, si è fatta più dura durante le vacanze pasquali, momento in cui gli studenti sono soliti tornare a casa per ricongiungersi con le proprie famiglie. Questi sono stati sicuramente i giorni più difficili, dove la nostalgia è stato il sentimento prevalente ma affrontato grazie alla solidarietà fra colleghi e nel rapporto con i docenti, che non è mai venuto a mancare.

“Sono rimasta ad Urbino perché ho pensato fosse la scelta migliore, non tanto per me (che forse in questo caso mi sarei solo complicata la vita) quanto per i miei genitori. Devo dire che all’inizio la scelta è stata anche facile da un certo punto di vista, poiché notavo come almeno i miei amici più stretti avessero preso la mia stessa decisione quindi in quel caso non mi sono sentita sola. Certo che non pensavo che tutto questo potesse durare mesi. Sinceramente in un primo momento ero sempre più convinta di aver fatto la scelta giusta rimanendo a Urbino e proteggendo la mia famiglia dato che la provincia di Pesaro e Urbino era stata identificata come zona rossa. Le cose sono diventate sempre più difficili quando la maggior parte degli studenti erano tornati dalla propria famiglia e riuscivano a trascorrere un periodo come questo circondati dai proprio cari e soprattutto nella propria casa; ancora più difficile è stato trascorrere le vacanze pasquali ad Urbino, cosa mai successa prima d’ora. Ovviamente se da un lato dovevo cercare di mantenere tranquilla me per evitare di cadere nella nostalgia, dall’altra parte dovevo tranquillizzare i miei genitori che continuavano ad essere in pensiero per la mia situazione” (Marianna D.G., II anno CPO, Corleto Monforte).

Ho deciso di non tornare a casa mia a Salerno onde evitare spiacevoli problemi, sia di salute che economici ai miei genitori. La lontananza da loro è stata dura perché ormai sono 5 mesi che non ci vediamo anche se ci siamo videochiamati e/o chiamati quasi tutti i giorni specialmente durante il primo periodo dell’emergenza sanitaria” (Adolfo D.M., II anno CPO, Salerno).

“Sono rimasto ad Urbino perché il lockdown non mi ha permesso di spostarmi verso casa mia a Battipaglia (SA) dato che la Campania è stata una delle prime regioni a chiudere i confini per contenere il Covid. Anche se sarei potuto scappare come hanno fatto tanti altri prima della definitiva chiusura, cosciente della zona in cui mi trovavo ho preferito evitare per non mettere a rischio i miei familiari, perlopiù mia sorella lavora in ospedale in reparto Covid quindi è stato preferibile evitare di tornare a casa” (Antonio M., II anno CPO, Battipaglia).
Foto di Marianna

Fare/essere comunità

I miei colleghi che hanno trascorso la quarantena a Urbino hanno creato un forte senso di comunità tra loro, aiutandosi l’uno con l’altro e riuscendo in qualche modo a trasmettersi fiducia a vicenda e a sentirsi davvero uniti cercando di trascorrere il tempo nel miglior modo possibile. Attraverso la creazione di una routine di lavoro e studio è stato possibile organizzare il molto tempo a disposizione in modo proficuo. A volte anche con un po’ di spirito di adattamento…

Per spiegare meglio la mia situazione devo fare una piccola premessa. In quei mesi io stavo lavorando per un progetto con un’università americana e quindi vivevo con gli studenti in un hotel nel centro di Urbino. Nel momento in cui gli americani sono dovuti ripartire per tornare a casa a me e il mio collega ci è stato proposto di continuare a vivere nelle nostre stanze d’hotel dato che non avevamo una casa in cui stare. Per chi ascolta questa storia sicuramente sarà stato facile pensare a quanto potesse essere divertente e bello vivere in quel contesto. Ovviamente non è stato così poiché non era permesso utilizzare la cucina del ristorante e avevamo a disposizione solo il bar e un tosta pane prestatoci da un amico. All’inizio è stata una sfida avvincente riuscire a pranzare e cenare con toast, frutta e insalata ma poi il con il tempo, guardando gli altri che in casa davano maggiore sfogo alle loro doti culinarie, iniziavamo a soffrire quella situazione. Per il resto, tornando a casa solo i primi di luglio, devo dire che sono stata anche bene, con il tempo ho ritrovato e riscoperto una nuova routine giornaliera, sapendomi reinventare” (Marianna D.G., II anno CPO, Corleto Monforte).

“Per quanto riguarda la mia quarantena ad Urbino devo dire che tutto sommato è stata piacevole, anche se stare in pochi metri quadrati a volte è stata dura e per questo ogni tanto sono uscito per delle piccole passeggiate, spesso di notte per respirare un po’. Abbiamo creato un senso di solidarietà forte con i colleghi/amici rimasti ad Urbino, trovando in loro una seconda famiglia con la quale affrontare questo momento delicato” (Adolfo D.M., II anno CPO, Salerno).

“Tutto sommato la quarantena l’ho vissuta abbastanza bene poiché ad Urbino ho una casa grande e l’ho condivisa solo con uno dei miei cinque coinquilini, perlopiù amico fraterno” (Antonio M., II anno CPO, Battipaglia).

La didattica a distanza: fra opportunità e mancanza

Come abbiamo già visto, Internet è stato per tutti il pane quotidiano della quarantena, soprattutto per noi studenti, che grazie alla possibilità offerte della rete siamo riusciti a rimanere in contatto tra di noi e continuare a seguire i corsi. La didattica a distanza si è svolta regolarmente sulla piattaforma Moodle già utilizzata dall’Ateneo di Urbino per il blended learning ed è perciò stato possibile svolgere tutte le attività in programma per l’anno accademico. Naturalmente, pur riconoscendo l’importanza di proseguire le lezioni anche a distanza, dalle testimonianze degli studenti è emerso che, soprattutto per i lavori di gruppo, le lezioni in aula sono insostituibili. Il nostro corso di laurea CPO prevede parti laboratoriali basate su lavori di gruppo e questi sono momenti di apprendimento e di crescita importanti basati sulla condivisione e sulla vicinanza che durante l’emergenza sono necessariamente venuti meno. Nonostante l’impegno di docenti e studenti e di continua collaborazione si è sentita la mancanza di quella parte della vita universitaria che a Urbino è molto forte.

“Una scoperta, quella di riuscire a seguire lezioni comodamente dalla propria stanza e, con franchezza, in pigiama. Ma è stato entusiasmante solo per le prime due settimane. Secondo me oltre alla comodità, che non metto in dubbio in quel periodo così difficile, le lezioni online presentano diversi fattori negativi. In primo luogo, il non poter andare in facoltà e seguire la lezione in compagnia è molto meno stimolante, ti ritrovi con il tuo computer, da solo, a seguire lezioni che magari in sede avrebbero permesso lavori di gruppo e dibattiti. Inoltre, lo stare per ore davanti ad uno schermo, l’ennesimo durante il lockdown, è stancante e non sempre si è motivati nello stare attenti e concentrati. Devo dire che sono riuscita Sempre a rimanere in contatto con i colleghi, per fortuna noi del nostro gruppo siamo molto legati. Direi che questo periodo di lockdown ci ha permesso di apprezzare anche un semplice messaggio, una videochiamata. Abbiamo provato a reinventarci pur di non pensare che stavamo trascorrendo il nostro ultimo semestre di magistrale lontani.
Sono certa che se fossimo stati tutti ad Urbino forse non avremmo apprezzato più di tanto quel legame affettivo che abbiamo saputo riscoprire in piena emergenza” (Marianna D.G., II anno CPO, Corleto Monforte).

“Il rapporto con i colleghi è stato quotidiano poiché oggi la maggior parte di loro sono diventati miei amici. Mentre per quanto riguarda la didattica online invece devo dire che se all’inizio vi erano evidenti difficoltà man mano che passava il tempo queste sono andate sempre migliorando sino ad arrivare agli esami online che sono effettivamente una novità assoluta” (Adolfo D.M., II anno CPO, Salerno).

“Grazie a gruppi WhatsApp e videochiamate sulle varie piattaforme sono riuscito a mantenere regolarmente i contatti con i miei colleghi universitari cercando anche di confrontarci sulla didattica online, un mondo inesplorato sul quale ci siamo affacciati a causa della pandemia e che alla fine ha funzionato bene, anche se per una facoltà come CPO con numerosi lavori a progetto è sempre preferibile lavorare insieme allo stesso tavolo più che basarsi sullo smart working” (Antonio M., II anno CPO, Battipaglia).

Ri-pensarsi in lockdown

La quarantena ha dato spazio a idee, pensieri e riflessioni. Se da una parte i lunghi giorni in lockdown sono stati pieni di produttività, un’occasione per scoprire lati di se stessi nascosti o per aprirsi a nuovi interessi, per continuare a studiare e a svolgere le “normali” attività universitarie. Rimanere a Urbino ha significato per i miei colleghi mantenere l’autonomia che la vita universitaria fuori sede permette anche se, come racconta qualcuno, è necessariamente mancata la possibilità di vivere più intensamente e a pieno l’ultimo anno di università, con le sue aspettative, con i suoi rituali.

“D’altra parte, questo periodo ha generato per me entrambi i tipi di lockdown sia produttivo che emotivo, specialmente nelle prime settimane. Poi però qualcosa è cambiato e ho imparato a gestire e scoprire quei lati di me con cui difficilmente venivo contatto. Se c’è qualcosa che ho davvero capito in questo periodo lontana da casa e quasi sempre da sola è stato quello di voler, una volta tornata a casa, fare tesoro di ogni cosa, anche la più semplice. Sembra sicuramente una di quelle frasi retoriche, ma uscire, per una semplice passeggiata immersa nel verde è più di ispirazione rispetto a qualsiasi altra cosa” (Marianna D.G., II anno CPO, Corleto Monforte).

“Questo lockdown mi ha permesso di aprirmi a nuove esperienze digitali le quali devo dire mi hanno affascinato molto. Un aspetto in particolare che ho capito da questo periodo di quarantena e quanto noi siamo legati alle abitudini e molto spesso, quest’ultime, ci abbagliano gli occhi e non ci fanno vedere gli altri milioni di cose che abbiamo e che possiamo fare, conoscere o approfondire” (Adolfo D.M, II anno CPO, Salerno).

Il lockdown ha avuto i suoi risvolti produttivi per quanto riguarda il binge-watching, il gaming e la cucina poiché avendo molto tempo libero cercavo di impegnarlo al meglio. Probabilmente avrei voluto anche una maggior produttività per ciò che riguarda lo studio ma mi rendo conto che questa situazione inattesa mi ha un po’ scoraggiato e smontato la pianificazione di un anno intero, quindi nei primi tempi di lockdown mi sono limitato semplicemente a seguire i corsi e fare le attività assegnate dai docenti poiché la voglia di studiare era poca. In questo caso subentra anche il lato emotivo poiché per molti ragazzi come me questi sarebbero stati gli ultimi mesi di svago prima di affacciarsi sul mondo del lavoro e non abbiamo potuto viverli insieme e in maniera normale. A questo si aggiunge la distanza dalla famiglia che, per quanto sia legato, non ho vissuto malissimo anche perché siamo in un’età dove è bello avere la propria indipendenza e per quanto sia bella l’aria di casa bisogna ammettere che se fossi tornato a casa probabilmente avrei avuto spazi ridotti e abitudini diverse che mi avrebbero portato a implodere nel giro di un paio di settimane, come è successo ad alcuni amici”  (Antonio M., II anno CPO, Battipaglia).
Foto di Antonio

Nella serie di post dedicati alla vita delle studentesse e degli studenti di CPO in quarantena abbiamo potuto vedere come, fondamentalmente, i mesi scorsi siano stati affrontati e gestiti senza cadere nel lockdown emotivo che la situazione di emergenza avrebbe potuto facilmente provocare. Non che non ci siano stati momenti di difficoltà, preoccupazione e nostalgia ma la possibilità di mantenere il contatto con i colleghi e di proseguire le attività universitarie, corsi, laboratori, esami, ha permesso di colmare i vuoti e il senso di perdita di una fase così particolare per la vita di tutti.

STUDENTI A PROVA DI QUARANTENA 3

agosto 7, 2020

Nei post precedenti abbiamo visto come le colleghe e i colleghi di CPO che hanno deciso di tornare a casa per il lockdown hanno affrontato il periodo della quarantena con il rammarico di dover interrompere la vita universitaria, di lasciare Urbino e i compagni di corso. Il rientro forzato, come si legge dalle testimonianze, non ha comunque impedito di proseguire le lezioni in modalità online e di passare un po’ di tempo insieme alla propria famiglia. Ma, come sappiamo, la quarantena non è stata uguale per tutti. In questo post ci concentriamo sui racconti di chi si è diviso tra Urbino e casa propria, affrontando il viaggio per raggiungere la propria famiglia nel momento in cui è stato dichiarato lo stato d’emergenza e di chi invece ha deciso di affrontare il lockdown da Urbino. Come hanno vissuto il viaggio di rientro coloro che hanno lasciato Urbino? E, invece, cosa ha spinto gli altri a rimanere e come hanno passato le loro giornate?

#RITORNOACASA parte 3

I colleghi che hanno deciso di rientrare a casa hanno lasciato Urbino nel momento in cui si sono accorti che anche in Italia la situazione iniziava a farsi complessa. Venivano dichiarate le prime zone rosse, attivate le misure di distanziamento sociale e si cominciava a prendere consapevolezza del reale stato di emergenza.


Sono tornato a casa un giorno prima che la provincia di Pesaro-Urbino diventasse zona rossa, esattamente il 7 marzo. Ho deciso di rientrare usando il pullman per Fiumicino, ho pensato che in quel momento fosse l’opzione più sicura, proprio per evitare di partire da Bologna o Milano che erano già zone ad alto rischio contagio in quel momento e alcuni comuni di quelle zone erano già zona rossa” (Luca A. II anno CPO, Sassari).


“Sono tornata a casa il 5 marzo, ho preso un aereo Perugia-Catania, ho comprato il biglietto un giorno prima di partire perché sono stata indecisa fino alla fine, non riuscivo a capire quanto lo stato di emergenza fosse serio. Per fortuna un mio collega è riuscito ad accompagnarmi in macchina fino a Perugia in modo tale da evitare di prendere il minor numero di mezzi pubblici possibili” (Chiara C., II anno CPO, Caltanissetta).


“Le prime due settimane avevo molta molta paura di avere il Covid e di aver contagiato tutti. Sono rientrata il 2 marzo, poco tempo dopo che avevano proclamato la chiusura dell’Università a Urbino. Ho deciso di rientrare in aereo perché sono sarda. Quando sono tornata in Sardegna il 2 marzo, le frontiere erano ancora aperte e nessuno s’immaginava una situazione così grave ed epocale. Ero convinta di rientrare a Urbino, e a dirla tutta ero tornata giù solo per stare con il mio ragazzo, approfittando dello stop delle lezioni e del fatto che il ristorante dove lavoravo non mi stava chiamando al lavoro per la scarsa circolazione dei clienti. Pensavo di tornare ad Urbino il 5 marzo, ma il mio ragazzo mi ha convinta e posticipare il volo per il 7 marzo.
Ancora il lockdown non era stato annunciato per tutti. Così io, partita da Urbino, passata per Rimini e Bologna, e atterrata a Cagliari, per una settimana sono allegramente andata in giro normalmente, vedendo amici e parenti. Il 7 marzo ho deciso solo per puro caso, di non prendere quell’aereo per tornare a Urbino, e l’8 marzo ho ricevuto l’ordine di stare chiusa in casa per 14 giorni con assoluto rigore. Mi sono sentita una vera idiota per il rischio che ho fatto correre a tutti. Non ho dormito per giorni” (Veronica F., II anno CPO, Cagliari).

Studenti in isolamento (volontario)

I miei colleghi rientrati a casa dopo un primo periodo di permanenza a Urbino sono stati i primi a iniziare la quarantena. Arrivando da una regione diversa da quella di origine hanno rispettato le prime misure di distanziamento sociale passando le prime due settimane di isolamento cercando di avere pochi contatti anche con i propri familiari.


 
“Inizialmente ho passato quindici giorni da solo nella casa in campagna poiché mi sono autodenunciato in modo da attivare la quarantena (questo imponeva il decreto regionale per chiunque arrivasse in Sardegna dalle cosiddette “zone rosse”). In quel periodo sono stato abbastanza bene, il tempo era sereno e c’era molta pace in campagna, questo colmava, in parte, il fatto di essere da solo. Una volta terminata la quarantena sono tornato a casa con la mia famiglia, ovviamente ci sono stati momenti felici come momenti tristi a causa dei litigi con i miei genitori, dovuti quasi tutti dal totale isolamento obbligatorio all’interno della casa, però, in generale, devo dire che l’ho vissuta abbastanza bene” (Luca A. II anno CPO, Sassari).


“La quarantena è stata molto pesante, non sono più abituata a vivere con la mia famiglia da 5 anni, quindi mi è mancata la mia indipendenza e la mia privacy, però riflettendoci successivamente, sono contenta di aver vissuto questo periodo a casa con la mia famiglia. Ho sofferto maggiormente le prime due settimane, perché venendo da Urbino che era stata dichiarata zona rossa, ho dovuto dichiarare il mio rientro e sono dovuta stare due settimane in quarantena obbligata ancora prima che scattasse per tutti cercando di evitare troppi contatti con i miei familiari” (Chiara C., II anno CPO, Caltanissetta).


“Devo dire che la convivenza con la mia famiglia è stata molto altalenante, ho vissuto sia momenti pacifici che qualche litigata, ma nel complesso direi che non è andata male” (Veronica F., II anno CPO, Cagliari).
Foto di Luca

Ci troviamo su Zoom

Come sappiamo l’emergenza ha contribuito alla diffusione e all’uso delle piattaforme online come Zoom e Meet, sia per la didattica a distanza, sia per mantenere i contatti e affrontare il distanziamento sociale che grazie alla tecnologia è risultato essere più un distanziamento fisico che sociale. Tutto questo ha permesso di mantenere vivo il legame che si è creato tra i colleghi di CPO durante la vita universitaria ad Urbino.


“Gruppo Vacanze Urbino sempre presente , ci siamo sempre confrontati tramite il gruppo WhatsApp che abbiamo, sia per questione universitarie che per farci forza durante questo periodo di sospensione. Diciamo che all’inizio è stato un po’ strano svolgere le lezioni online, con il tempo ci ho fatto l’abitudine e ormai era la normalità accendere il computer per collegarsi con la lezione in streaming” (Luca A., II anno CPO, Sassari).


“Sì, fortunatamente abbiamo mantenuto un legame grazie alla tecnologia, però avrei preferito sicuramente stare con loro 24 ore su 24 tra biblioteche, cene, aule e andando in giro per Urbino. I miss you! La didattica online devo dire che tutto sommato è andata bene perché fortunatamente ho seguito solo due corsi. Anche se si è trattato di due laboratori, quindi è stato difficile perché ovviamente è indispensabile la compresenza quando si deve svolgere lavori di gruppo o in generale per avere feedback istantanei” (Chiara C., II anno CPO, Caltanissetta).


“Con i colleghi ci siamo sempre sentiti su WhatsApp, anche se talvolta (forse io) in modo un po’ scostante. Ma non ci siamo assolutamente persi. Ho assistito alle lezioni online di due soli corsi, e sono andate abbastanza bene. Certe lezioni sono state molto interessanti, altre meno e sono riuscita poco a prendere appunti, ma non è stato poi così stressante. Talvolta noioso. Per quanto riguarda tenere i contatti con i professori, ecco forse quello è stato un po’ difficile: ricevere i feedback dai professori non è stata una cosa veloce come forse ci saremmo aspettati. Ma in un periodo come questo è bene armarsi di pazienza e riuscire a mettersi nei panni di tutti, anche dei professori” (Veronica F., II anno CPO, Cagliari).
Foto di Chiara

Affrontare il lockdown emotivo

L’ultimo anno di università è da sempre un momento di transizione, una fase di passaggio importante. La quarantena ha sicuramente amplificato questa condizione e ha portato tutti noi studenti a riflettere molto, c’è stato chi ha reagito in maniera produttiva, cercando di riempire le proprie giornate e chi si è ritrovato in un lockdown non solo fisico, ma anche emotivo.


Ritengo che sia stato un lockdown produttivo, ho letto svariati libri e ho iniziato a guardare varie serie su Netflix (farà strano, ma non avevo mai usato Netflix per guardare serie TV prima dell’emergenza), quindi è stato un po’ come fare una nuova scoperta. Ho imparato anche a gestire meglio il mio tempo, soprattutto durante la quarantena in campagna dove non c’era molto da fare. Cercavo di crearmi degli impegni per occupare l’intera giornata senza lasciare che la noia o, peggio ancora, la solitudine prendessero il sopravvento. Una cosa che mi viene da dire è #celafaremo. Scherzi a parte vorrei dire che mi ha fatto davvero strano come abbia avuto inizio tutta questa situazione. È successo tutto davvero molto in fretta, dallo stare a Urbino con tutti i programmi in mente per il futuro, mi sono ritrovato da solo nella casa in campagna lontano da una realtà che fino a pochissimo tempo prima sembrava certa al 100%” (Luca A., II anno CPO, Sassari).


“Il mio lockdown è stato quasi totalmente emotivo: non sono riuscita ad applicarmi molto nello studio. Ho riflettuto molto sulla mia identità, sui miei stati d’animo: mi sono ritrovata catapultata nella mia realtà natale, dopo anni in giro per l’Italia e per l’Europa. Il coronavirus ha sconvolto i miei piani e quelli di chiunque, però penso sia stato un bene finalmente fermarsi e dedicarsi ad una introspezione profonda” (Chiara C., II anno CPO, Caltanissetta).


“Il lockdown è stato emotivo. Ora che possiamo uscire di casa forse ne sto risentendo di più, in realtà. Mi stanno scivolando di mano un bel po’ di certezze che ero convinta di avere e il mio morale è molto altalenante” (Veronica F., II anno CPO, Cagliari).

Dai racconti emerge la naturale ambivalenza fra il senso di responsabilità e il disagio emotivo provocato dal dover affrontare una situazione così nuova e inaspettata per tutti. Chi ha trascorso un primo periodo a Urbino, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza in Italia e l’individuazione delle zone rosse, ha affrontato il rientro in isolamento volontario per poi ricongiungersi alle famiglie. Sembra proprio che si sia sentita la mancanza della vita universitaria e dei colleghi. Ma il distanziamento fisico non si è tradotto in tutto e per tutto nel distanziamento sociale, diventato ormai parte del nostro lessico. Lezioni online, incontri e attività gestite dalle piattaforme hanno permesso di mantenere relazioni, di lavorare e studiare.


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