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Un Rossini “pop” a 200km/h

settembre 7, 2018

150 anni fa moriva un grande compositore, un uomo che già a ventuno anni aveva deciso di farsi ricordare. Sto parlando di Gioachino Rossini, stella polare di Pesaro e genio dell’Opera. Io mi chiamo Adelaide Baccanti e sono una studentessa di CPO. Quest’anno ho avuto la possibilità, insieme al mio gruppo di lavoro, formato da me, Francesca Cardone e Valentina Pinna, e al resto della classe, di conoscere meglio Rossini che, in qualche modo, è riuscito a lasciare un segno, più o meno forte, in ognuno di noi.

Era marzo ed avevamo appena cominciato le lezioni di Laboratorio di creatività pubblicitaria, tenuto dal prof. Marco Livi, il quale ci ha comunicato che avremmo dovuto lavorare per il Rossini Opera Festival. Il nostro obiettivo sarebbe stato quello di rappresentare l’idea di un Rossini “pop” e di trovare un modo per avvicinare i giovani al Festival.

Il lavoro è cominciato in aula con uno studio collettivo approfondito del cliente e del mondo dell’opera. In questa fase abbiamo tutti tentato di comprendere quali fossero i benefit promessi dal brand “ROF” e per quale motivo l’opera sia considerato un genere “alieno” dalla maggior parte di noi giovani. Abbiamo altresì ragionato sulle sensazioni e sulle immagini, sia positive che negative, che un teatro, ma ancor più un’opera lirica, suscitano in noi.

A questa fase di analisi del brand e del target di riferimento, è seguito un processo di reframing del pregiudizio nei confronti dell’opera. Ciò ci ha permesso di avere numerosi elementi su cui poi poter lavorare nella fase creativa. Abbiamo avuto modo di comprendere quanto sia importante, ancor prima di passare all’operativo, soffermarsi sull’anima del brand e su ciò che vorremmo effettivamente comunicare.

Ciò che è emerso dal re-inquadramento del problema, è che l’opera sia in realtà insita nel nostro stesso DNA, per questioni storiche e culturali e che, per questo motivo, necessiti soltanto di essere risvegliata.

Si è passati così dal lavoro collettivo in aula a quello di gruppo e, dopo vari brainstorming, dopo aver pensato a 200km all’ora e aver fatto nostre le tecniche di creatività pubblicitaria imparate durante il corso, siamo riuscite a dare un volto alla nostra idea “pop” di Rossini.

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Henri Poincaré è stato nostro amico in questo e il suo metodo ci ha permesso di scavare bene a fondo nei nostri emisferi destri, nonché di accumulare sul tavolo di lavoro fogli su fogli di parole, immagini e connessioni. È proprio da queste ultime che è nata la nostra idea per il ROF, un’immagine che fosse spiazzante ma al contempo semplice e facilmente identificabile come “pop”; una campagna seriale, il cui protagonista fosse un Rossini accompagnato da sfondi ed elementi tipici della pop art.

Con gioia abbiamo appreso che il ROF ha utilizzato una nostra immagine nell’ambito di una ricerca sul pubblico del Festival 2018 realizzata dal LaRiCA dell’Università di Urbino. In particolare, l’elaborato è stato utilizzato come call per le interviste agli spettatori, è stata affissa nei teatri come manifesto e pubblicata online sul sito e sui loro canali social.

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Questo progetto è stato molto importante dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto umano. Ci ha permesso di metterci in discussione, di rivalutare le nostre credenze pregresse sul mondo dell’opera e di immedesimarci in un pubblico di cui, in realtà, siamo parte integrante. L’Università con la U in maiuscolo è proprio questa: un percorso fatto di esperienze capaci di arricchire la nostra cassetta degli attrezzi professionale e personale, uno slancio verso mondi inesplorati o appena conosciuti, un invito alla curiosità, la capacità di essere emozione oltre che nozione.

 

Adelaide Baccanti

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