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Mashable Social Media Day Italia visto con gli occhi di CPO

novembre 16, 2016

21 e 22 ottobre 2016, Milano, Mashable Social Media Day nella sua versione italiana, giunta ormai alla terza edizione. Ho avuto il piacere di essere selezionato, tra le oltre 120 candidature, nelle 20 persone che sono entrate a far parte del Social Media Team dell’evento, e quindi ho piacere nel raccontare la mia esperienza nell’evento in quanto studente di CPO – Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni all’università di Urbino.

In particolare però voglio focalizzarmi sugli speech anziché sulla qualità logistica e organizzativa di un evento che, negli stessi talk, posso tranquillamente definire come uno dei migliori d’Italia nel settore dei Social Media e del Digitale. Sono stati invitati e sono intervenuti alcuni degli esperti del settore più importanti del panorama nazionale e non solo, così come ci sono stati interventi di professionisti che lavorano in aziende di importanza globale (Carlo Rinaldi di Microsoft).

Perché il mio sguardo da studente di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni è particolare? Beh, perché il corso di studi dell’università di Urbino – insieme al mio curriculum e alle mie competenze professionalmente acquisite nel corso degli anni – mi ha dato modo di confrontarmi con argomenti e professionisti già conosciuti e pertinenti con il piano di studi, ma anche con quello del mio percorso di laurea triennale (IMP – Informazione, Media, Pubblicità) sempre avuto ad Urbino.

Certo è che non tutti i talk sono stati semplici o comprensibili allo stesso livello, ce ne sono stati di più dettagliati e di più romanzati: esposizione di tecniche e risultati ma anche racconti e storie personali di successo e difficoltà. Uno dei migliori talk è stato quello di Mirko Pallera, CEO di Ninja Marketing e Ninja Academy, due delle realtà di maggiore successo nel panorama italiano riguardanti il mondo digitale: qui ho potuto incontrare concetti già affrontati più volte a lezione e analizzati applicati però al mondo del digitale e del marketing. Un esempio di questo sono gli archetipi (delle figure di riferimento nell’immaginario collettivo), che possono essere utilizzate, come spiegato nel talk, anche nella costruzione di una campagna pubblicitaria come personaggi e tono di voce da utilizzare per la costruzione dei messaggi (immagini, testi, video, ecc).

Ancora Ninja ma stavolta solo Academy, con Luca La Mesa che ha raccontato come per le persone, attraverso i social media, sia fondamentale l’immediatezza e l’esclusività dei contenuti, che quindi non dovrebbero essere i medesimi di altri media. Ancora, la trasparenza delle aziende, che nel mondo dei social media (nel talk di Matteo G. P. Flora di The Fool) sono completamente esposte al pubblico, quindi è fondamentale essere pronti a tutti i peggiori scenari, perché questi potrebbero avvenire in qualunque momento. In sostanza, la riservatezza non esiste, non in rete, non oggi, perciò o si crea trasparenza o si subisce la stessa.

Un focus, con change.org, è stato fatto anche con quelli che sono i meccanismi partecipativi tramite il direttore della versione italiana di Change, Luca Francescangeli, che ha spiegato come nel mondo del digitale e della partecipazione del grande pubblico a volte un semplice click possa servire a cambiare veramente le cose nel mondo reale, anche andando contro aziende di grandi dimensioni e quindi riuscendo a combattere il potere.

Voglio chiudere il mio racconto con Marco Montemagno, imprenditore della rete e creativo che ha avuto un grande successo in Italia e ha ribadito come nel mondo digital la cosa più importante, al giorno d’oggi, sia la forza di volontà, la determinazione, la forza di insistere nel diventare qualcuno, nell’avere successo, anche quando si fallisce, anche quando sembra che tutto vada male o che i nostri sforzi non servano a niente.

Andrea Careddu

DATA di Urbino: quando la comunicazione non convenzionale è firmata CPO

ottobre 6, 2016

data-foto-presentazioneNon solo uno spazio per ospitare mostre, concerti e conferenze. La Data di Urbino è soprattutto uno spazio di aggregazione e sperimentazione aperto ai cittadini urbinati e a tutti gli studenti dell’Università di Urbino Carlo Bo. Per promuovere la riapertura del centro e l’inaugurazione della lunga serie di eventi che ha avuto luogo tra il 23 Maggio e il 28 Maggio, agli studenti del corso CPO è stata richiesta l’elaborazione di una campagna di comunicazione non convenzionale. Abbiamo intervistato il gruppo di lavoro formato da Michela Faedda, Marc Fàbregas, Miranda Riva, Maria Elena Sardina e Stefano Usai per parlarci del loro progetto.

– Partiamo proprio dalla Data: che cos’è e che tipo di eventi erano presenti in programma?
«Ciò che oggi viene chiamato DATA, un tempo erano delle antiche stalle ducali del Duca da Montefeltro a Urbino. Prima di procedere con l’ideazione della campagna, abbiamo incontrato l’architetto che si è occupato della ristrutturazione dell’edificio e ci ha illustrato come l’edificio fosse stato riqualificato. Gli eventi presenti in programma durante la settimana di riapertura sono stati tanti e diversi: tavole rotonde con imprenditori, professori e innovatori, concerti di musica jazz, workshop e conferenze» – risponde Michela Faedda.

– Qual è stata la vostra idea per promuovere la Data?

data-proposta«La campagna non convenzionale era basata sulla distribuzione di un origami a forma di aquilone, simbolo e oggetto ricorrente nella storia di Urbino». – ci spiega Maria Elena Sardina –  «L’origami rappresenta sia un piccolo dono simbolico, sia i concetti di arte e design che sono argomenti strettamente connessi con  lo spazio Data. Aprendo l’origami ci si trovava di fronte ad un bigliettino che informava della riapertura di questo centro».

– Il vostro gruppo aveva una composizione molto eterogenea, comprendendo studenti del primo anno, un laureando e uno studente Erasmus. Questo si è rivelato un punto di forza o un aspetto problematico?
«
Avere nel nostro team Stefano che aveva già partecipato ad altri progetti ci ha permesso di superare i nostri limiti dovuti all’inesperienza e a capire come procedere per trovare  una soluzione efficace nella stesura del progetto» – ci racconta Miranda Riva – «Tra noi del primo c’erano comunque persone che erano dotate di competenze specifiche come Maria Elena che è ben preparata in grafica mentre altri erano più esperti nella organizzazione di eventi.. Alla fine questo si è rivelato senza dubbio un dubbio di forza perché siamo riusciti a lavorare sinergicamente amalgamando le diverse competenze. Il risultato è stato un lavoro semplice ma originale».

– Quali sono stati i risultati raggiunti dalla vostra campagna?

«Essendoci occupati di tutte le fasi della campagna, dalla progettazione alla distribuzione degli origami, abbiamo riscontrato reazioni molto positive in chi ha ricevuto il particolare invito.origami-aquilone Durante  gli eventi presenti alla Data abbiamo riscontrato un’alta presenza sia di studenti che di urbinati, il nostro principale obiettivo. Siamo stati inoltre molto contenti nel vedere che anche la stampa e le televisioni hanno parlato di noi, tra cui “Il messaggero” e il tg regionale di Rai3. E’ stata una esperienza molto utile e credo di parlare a nome di tutti nel ringraziare la professoressa Mazzoli per averci concesso questa opportunità» – conclude Michela Faedda.


Il tirocinio? In Erasmus: l’esperienza di Gabriele Infosino

settembre 1, 2016

Infosino spagnaAttraverso il programma Erasmus+ traineeship è possibile svolgere  il tirocinio curriculare previsto nel piano di studi in giro per l’Europa. In attesa del bando ufficiale, che con ogni probabilità sarà pubblicato tra Settembre e Ottobre, riportiamo l’esperienza di un laureato CPO che ha svolto il proprio periodo di stage a Madrid.

– Gabriele, raccontaci perché hai scelto di svolgere lo stage lontano da casa.

«Avevo già svolto il mio primo Erasmus a Parigi alla triennale. Parigi e l’esperienza Erasmus sono diventati il trampolino di lancio verso nuove possibilità, nuove idee, nuove scoperte. Quello che prima avevo limitato ai confini nazionali adesso non ha più confini, mi sento cittadino del mondo e so di avere la possibilità di giocarmi carte nuove in giro per il mondo, mentre alcuni anni fa non riuscivo a vedere oltre la mia terra e la mia gente, oltre la mentalità italiana.

Madrid è stata una scoperta felicissima: l’avevo visitata da turista, ma viverla è tutta un’altra cosa! Una città frizzante, dinamica, calda e accogliente. Ogni angolo è una sorpresa, ogni quartiere vive di vita propria e il calore dei suoi abitanti e delle sue luci scalda il cuore fino a tarda notte. Madrid è insieme a Barcellona il motore economico e culturale di una Spagna in forte ripresa, tante imprese e start up (anche italiane) stanno investendo in questa metropoli, e bisogna saper cogliere al volo le opportunità di crescita di una città così dinamica e affascinante».

– In che tipo di azienda hai svolto lo stage e di che cosa ti occupavi?

«Ho lavorato per Spotahome, start up che si occupa di affitti online di stanze e appartamenti a medio/lungo termine, una delle 15 migliori start up spagnole del 2015. Mi occupavo delle strategie di Marketing e del Marketing operativo dell’impresa: in una start up le condizioni di lavoro e mercato cambiano repentinamente e stare al passo è complesso e stimolante. Nel corso del mio stage ho anche seguito l’evoluzione di alcuni progetti di implementazione dell’azienda e collaborato alla selezione del personale di lingua italiana».

– Hai notato delle differenze da parte dell’azienda ospitante nel modo di considerare gli stagisti come una risorsa?

spotahome«Assolutamente sì: gli stagisti non sono veri stagisti, sono delle risorse per l’impresa che li “ospita”. Formare il personale, inserirlo nelle dinamiche lavorative e produttive richiede risorse economiche e di tempo, ed è naturale che questo percorso porti all’assunzione dello stagista da parte dell’azienda ospitante: in Spagna questa mentalità è chiara, le persone valide vengono assunte e fatte crescere, gli italiani sono molto apprezzati per il loro ordine, la loro creatività e la loro capacità di adattarsi a culture e ambienti differenti.

Purtroppo non vedo ancora in Italia una coscienza simile: c’è molta diffidenza, chi ha le competenze tende a non condividerle con gli stagisti, ci si fida poco di chi ha poca esperienza lavorativa e tanto entusiasmo… e il rischio è che l’entusiasmo vada scemando e l’esperienza non si sviluppi mai!».

– Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato e come le hai risolte?

«Come detto una start up è un ambiente in continuo cambiamento: le difficoltà si incontrano ogni giorno e ogni giorno si è chiamati ad attingere alla creatività per realizzare gli obiettivi dell’azienda. Il rovescio della medaglia è il rischio di stravolgerli proprio per un eccesso di creatività, ma la bellezza di una sfida come questa sta proprio nel percorso di crescita che ti offre, nella quotidiana possibilità di confronto con mentalità, caratteri e culture diverse e provenienti da tutto il mondo. Mettersi in discussione e in gioco ogni giorno».

– Questo tipo di esperienza ti ha aiutato a velocizzare i tuoi tempi di studio?

«Sicuramente. Ho sviluppato metodo e rapidità, i piccoli dettagli fanno la differenza: è bastato continuare a mantenere la buona (e noiosa!) abitudine della sveglia la mattina presto e di sfruttare tutto il tempo a disposizione nel migliore modo possibile, soprattutto per lo studio, sebbene non abbia mai amato trascorrere il mio tempo fra i libri!

È ovvio che un’esperienza in cui puoi mettere a frutto tutto quello che hai imparato negli anni di studio è uno stimolo molto potente e questo ha sicuramente contribuito a mettermi fretta e concludere il mio percorso di studi alla prima occasione utile».

Le opportunità CPO: Marco Tartaglini, stagista presso FIAM Italia

agosto 25, 2016

marco tartagliniCome comunicare “la cultura del bello” attraverso la comunicazione e il digital marketing? Questa la sfida proposta da FIAM Italia agli studenti CPO all’interno del corso di Comunicazione d’Impresa.  A parlarcene è Marco Tartaglini, studente del secondo anno che insieme al suo gruppo ha presentato il progetto migliore ed è stato selezionato per uno stage.

-Marco, presentaci brevemente l’azienda e di cosa si occupa.
«FIAM Italia è un’azienda che da oltre 40 anni rappresenta il Made in Italy nel mondo attraverso la sua produzione di complementi d’arredo disegnati dai più prestigiosi designer di fama internazionale. Il prestigio dell’azienda non risiede solo nella collaborazione con questi ultimi, ma nell’aver rivoluzionato la lavorazione del vetro. Il suo prodotto di punta è la poltrona Ghost disegnata da Cini Boeri, una poltrona che ha confermato il successo dell’azienda e che nel 2017 compirà 30 anni».

– Chi erano i tuoi compagni di team? Come ti sei unito a loro? Vi siete scelti reciprocamente in base alle vostre competenze?
«Io e i membri del mio team (Martina Battazzi, Giulia Pellizzer, Fabrizio Perra e Chiara Tampieri) ci siamo scelti reciprocamente decidendo di unire le nostre diverse competenze in modo da completare il lavoro nel miglior modo possibile. Non c’è stata una vera e propria divisione dei compiti, ma abbiamo collaborato strettamente su qualsiasi aspetto del progetto».

– Quali erano gli obiettivi del contest? E qual è stato l’elemento che vi ha fatto vincere sugli altri gruppi?
«L’obiettivo del contest era principalmente quello di aumentare la brand awareness di FIAM attraverso la comunicazione online e offline e promuovendo la sua produzione interamente Made in Italy. L’attenzione alle richieste dell’azienda, l’effettiva realizzabilità del progetto e una buona dose di creatività nell’elaborazione della strategia sono stati i punti di forza del nostro lavoro. Credo proprio che sia questo ciò che ci ha consentito di prevalere sugli altri due team, perché anche loro hanno comunque portato a termine dei lavori qualitativamente elevati. Successivamente c’è stata una selezione tramite colloquio e sono stato scelto io per svolgere il tirocinio all’interno dell’azienda».

– Di cosa ti occupi all’interno del tirocinio?
«Mi occupo principalmente di marketing con particolare attenzione al mondo digital. Ho elaborato il mio primo vero social media plan, effettuato analisi sulla comunicazione e sulle politiche di pricing attuate dalla concorrenza, studiato come il brand FIAM viene comunicato dai rivenditori e svolto ricerche di mercato».

– Cosa vuol dire lavorare per un luxury brand?
«Doversi confrontare con una realtà tanto piccola quanto grande e importante richiede uno studio cosciente dell’intero settore in quanto le dinamiche del mercato del lusso sono molto diverse rispetto a quelle degli altri mercati».

– Il prossimo lavoro o stage? Rimarresti nello stesso ruolo, nello stesso settore oppure vorresti fare una cosa completamente diversa?
«Sono sempre stato appassionato di marketing e il mio obiettivo è proprio quello di specializzarmi nel marketing strategico. Ad ora mi è stato proposto di continuare il mio tirocinio all’interno di FIAM e sono entusiasta di questa opportunità. Ringrazio il corso CPO e in particolar modo la professoressa Lella Mazzoli per aver reso possibile questa mia fantastica esperienza da cui posso ritenermi cresciuto sia professionalmente che personalmente».

Le opportunità CPO: il business game e stage con McDonald’s Italia

agosto 18, 2016

barbara bezziPesaro, 2 Novembre 2015: all’interno del corso di Comunicazione d’Impresa della professoressa Mazzoli c’è una lezione un po’ speciale. Alla cattedra la dottoressa Elisa Gennari, Consumer Insight Manager di McDonald’s Italia, presenta l’azienda e sottopone agli studenti il brief per un business game. Il premio per il vincitore? Uno stage retribuito negli uffici marketing di Mc Donald’s ad Assago (MI). Dopo tre mesi di studio e progettazione, la presentazione dei lavori e la vittoria a pari merito di due gruppi, a essere selezionata come stagista è Barbara Bezzi, studentessa al secondo anno di corso di CPO.

-Barbara, parliamo innanzitutto del business game. Come hai vissuto questa sfida e cosa era richiesto da brief? 

«Non appena è stato presentato il progetto, ho subito deciso che avrei partecipato con tutte le mie forze: tra i tre progetti con le aziende all’interno del corso di Comunicazione d’Impresa, questo mi è sembrato subito il più interessante e stimolante. Tutto era incentrato sulla comunicazione del nuovo Servizio al Tavolo, una vera sfida per McDonald’s da sempre considerato leader nel settore dei fast food. L’obiettivo era duplice: da una parte sensibilizzare ed energizzare i dipendenti McDonald’s ad offrire il miglior servizio, dall’ altra comunicare ai clienti l’avvenuto cambiamento.

Il nostro lavoro di ricerca è durato circa 3 mesi nei quali abbiamo affiancato le nostre conoscenze teoriche all’osservazione partecipata in alcuni ristoranti McDonald’s. Abbiamo poi restituito il brief alla presenza della dott.ssa Elisa Gennari e della dott.ssa Valentina Fossa (Corporate & Staff HR Manager)».

-Come è avvenuta successivamente la selezione dei vincitori?

«Le responsabili di McDonald’s insieme con la prof.ssa Mazzoli e la prof.ssa Antonioni hanno selezionato il gruppo che a loro avviso aveva svolto il lavoro migliore. In realtà i gruppi vincitori sono stati due, dai quali sono stati selezionati 4 candidati per svolgere un colloquio individuale con le responsabili McDonald’s . Ci tengo a precisare che non si è trattato di un vero e proprio colloquio di lavoro, ma piuttosto di una chiacchierata informale sul nostro percorso accademico, sulle nostre ambizioni, ma soprattutto riguardante il lavoro svolto per il progetto e sulle dinamiche all’interno del gruppo. Dopo circa 2 settimane abbiamo ricevuto il verdetto tramite mail».

-Qual è stato il tuo primo impatto all’interno dello stage?

«Devo dire che l’emozione di essere stata scelta per questo tirocinio è stata enorme, è subito subentrata la paura di non essere all’altezza. Ma questa mia incertezza è stata cancellata nel momento in cui ho varcato le porte degli uffici di Assago. Sono stata accolta in un’ambiente dinamico, energico e estremamente accogliente. Con mia grande sorpresa tutti si sono dimostrati pronti a spiegarmi le dinamiche aziendali, a rispondere alle mie costanti domande, ad aiutarmi qualora avessi bisogno. Devo ringraziare in particolare la mia tutor Layla che mi ha subito fatta sentire parte della squadra e che non smette mai di mettermi davanti a nuove sfide».

-Di cosa ti occupi precisamente?

«Il mio tirocinio si svolge nell’area food & marketing, in particolare sto affiancando la tutor aziendale nello sviluppo delle attività di marketing legate al mondo McCafé e Colazione: dall’analisi del contesto allo sviluppo dei materiali di comunicazione. Ho modo di interfacciarmi quotidianamente con l’agenzia che segue McDonald’s  e di valutare con loro le strategie di comunicazione migliori per il lancio dei nuovi prodotti. Nello specifico mi occupo dello sviluppo dei brief sui nuovi materiali di comunicazione in lancio da sottoporre all’agenzia, supporto agli scatti dei nuovi prodotti, dello sviluppo del packaging, dell’aggiornamento delle sezioni del sito internet e dell’app istituzionale, del supporto allo sviluppo di alcune attività promozionali. Inoltre mi occupo anche della reportistica riguardante le vendita dei prodotti; questa parte invece è quella che mi ha messo più alla prova dato che non faceva parte del mio bagaglio di competenze pregresse».

-Il prossimo lavoro o stage? Rimarresti nello stesso ruolo, nello stesso settore oppure vorresti provare una esperienza completamente diversa?

«Diciamo che ancora non ho le idee ben chiare, questi 6 mesi di stage stanno volando e ci sono ancora tante cose che voglio imparare e sperimentare in azienda. Mi sono sempre vista a lavorare in un’agenzia di comunicazione questa esperienza mi sta pian piano aprendo gli occhi su un mondo che non conoscevo e che sto scoprendo giorno per giorno, mettendomi in gioco e impegnandomi al massimo. Il settore marketing mi affascina molto e il dinamismo di un’azienda come McDonald’s è davvero stimolante, quindi questo è sicuramente un percorso che non mi sento di scartare. Non so cosa mi riserverà il futuro, per ora mi godo questo bel presente».

 

CPO in Erasmus a Tarragona: l’esperienza di Giacomo Giorgi

agosto 11, 2016

14001817_10210392204427857_2063780450_oLa meta Erasmus più ambita per gli universitari italiani? La Spagna: secondo fonte Eurostat, nel 2014-15 è stata scelta da ben 9000 studenti. Ma nella penisola iberica non ci sono solo Madrid, Granada, Valencia e Salamanca. Giacomo Giorgi, studente CPO al secondo anno di corso, ha scelto di frequentare per oltre sei mesi l’Università “Roviri e Virgili”di Tarragona, città catalana a circa 100 chilometri da Barcellona.

– Giacomo, avevi già provato a partecipare un bando Erasmus o hai provato per la prima volta durante il nostro corso di laurea in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni?

«Per me è stata la prima volta che provavo a partecipare. A dire la verità ritenevo proprio l’ultimo anno come quello più adatto: ritenevo utile e interessante avere la possibilità di vedere da una prospettiva diversa come si studiano le cose che ho fatto in 5 anni in Italia. Certo, ho anche pensato che l’Erasmus mi avrebbe rubato del tempo, ma poi proprio andando lì mi sono reso conto quanto e come questa fosse una opportunità imperdibile».

-Come era organizzata l’università a Tarragona?

«L’università si divide in un campus umanistico e uno scientifico: io nello specifico ho frequentato il dipartimento “Tecnologie della comunicazione” e ho passato tantissimo tempo nel laboratorio di produzione audiovisiva, un’aula a disposizione per i lavori di studio e per le ricerche individuali. L’università in questo senso è molto attraente e coinvolgente: si impara molto sia in termini teorici che professionali. I prof ti aiutano molto ma si aspettano tanto in cambio: assegnano delle consegne settimanali e si aspettano di vedere esempi pratici in classe».

-Quali corsi hai seguito in particolare?

«Ho inserito nel mio programma alcuni insegnamenti del master in comunicazione avanzata e crisis management, per il resto ho attinto da insegnamenti come creatività pubblicitaria e comunicazione di impresa. Crisis management è stata una materia molto interessante: a Tarragona si insiste molto su come gestire una crisi aziendale con la comunicazione, come realizzare una strategia, come monitorare la crisi e come intervenire sui social. Credo che a Tarragona lo facciano perché la città è famosa per le industrie chimiche, quindi i rischi, soprattutto quelli ambientali, sono elevatissimi».

-Tarragona ti ha fatto rimpiangere molto di non aver fatto l’Erasmus in una città più grande come Barcellona?

«Tarragona è una città molto più piccola, molto più chiusa e molto meno divertente rispetto a Barcellona. Mancano anche alcuni servizi, ma Tarragona è una città in cui cui si respira la vera cultura catalana. La cosa che più mi ha colpito è la festa Maior di Santa Tecla, dove le persone costruiscono dei castelli umani alti anche 20 metri. All’università è una festa molto sentita: c’è un gruppo di studenti che ogni giovedì si allena per realizzare questi castelli».

-Quali aspetti reputi come i più rilevanti di questa esperienza?

«Sicuramente la possibilità di aprire gli occhi verso orizzonti nuovi, la possibilità di star fuori e di incontrare persone di altre culture di cui prima non conoscevo nulla: ho incontrato molti sudamericani che fanno progetti di scambio, soprattutto brasiliani e messicani. Mi ha colpito molto il fatto che qui non si sentiva molto la sensazione di essere dentro una crisi economica al contrario di quello che avvertiamo invece ogni giorno nel nostro paese».

 

Rossini Opera Festival: il contributo di IMP e CPO

agosto 4, 2016

rofQuattro opere, quattro teatri, sette concerti. Questi i numeri del Rossini Opera Festival, manifestazione teatrale e musicale dedicata al celebre compositore che si svolgerà a Pesaro dall’8 al 20 Agosto 2016. “Dietro le quinte”, ad occuparsi della comunicazione e della promozione del festival c’è anche il lavoro del Prof. Marco Livi e dei suoi studenti di Costruzione del Messaggio Pubblicitario: non solo studenti di magistrale CPO, ma anche universitari della triennale IMP a indirizzo pubblicitario.

In particolare, un gruppo di studenti è stato selezionato per supportare il prof. Livi, direttore creativo, nella comunicazione di un’opera in programma, “Il viaggio a Reims”. Anna Egidio, Giulia Gattuso, Giulia Pellizzer  e Fabrizio Perra ci raccontano cosa si prova nel contribuire alla comunicazione del ROF: «Il nostro progetto nasce dalla proposta di comunicazione realizzata per superare l’esame di Costruzione Messaggio Pubblicitario. Il professore Marco Livi era rimasto molto soddisfatto del lavoro svolto, ma non pensavamo di finire a curare parte della comunicazione online di un’istituzione così importante come il Rossini Opera Festival. 1024px-Teatro_Rossini_01La sfida di questo progetto è sicuramente il periodo in cui si svolge, sia per noi che per il pubblico che tentiamo di raggiungere attraverso la sponsorizzazione Facebook. Per noi perché i tempi sono stretti ed essendo, da buoni fuori sede, tornati a casa, lavoriamo in questa fase a centinaia di chilometri l’uno dall’altro. Per il pubblico perché dobbiamo convincerlo che, il 12 Agosto alle 11.00, il suo unico desiderio sarà quello di collegarsi alla diretta streaming de Il Viaggio a Reims. Quest’opera è molto importante all’interno del festival perché segna la fine del percorso dei giovani cantanti all’interno dell’Accademia Rossiniana ed è stata già negli anni precedenti il trampolino di lancio verso la fama internazionale dei suoi interpreti. Un fatto come questo non è passato inosservato al gruppo che, con l’aiuto del professor Livi, l’ha usato come insight e come chiave di lettura di una campagna che al momento sta dando buoni risultati».13686761_1104047362966325_8319343025582151553_n

Durante l’intera durata della rassegna, nella pagina Facebook ufficialedell’organizzazione saranno pubblicati in rotazione i contenuti migliori realizzati dagli altri studenti di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni e di Informazione, Media e Pubblicità. Per un Opera Festival di qualità.

Open Day CPO: il 21 Settembre a Urbino l’Università incontra gli studenti

luglio 12, 2016

logo_cpoMercoledì 21 settembre 2016 dalle ore 11 alle 12,30 nell’aula B1 del Polo Didattico Volponi in via Saffi 15 ad Urbino è previsto un incontro di orientamento e informazione rivolto ai futuri iscritti della laurea magistrale in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni. Per iscriversi è sufficiente registrarsi indicando nome, cognome e indirizzo e-mail in questo form.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il tutor degli studenti all’indirizzoantonio.percolla@uniurb.it.

LAUREATI CPO AL LAVORO: Federico Lodolini, strategist a Londra

ottobre 29, 2015

lodolini

Cercare la connessione tra brand, cultura e persone per produrre comunicazione. E non, al contrario, “un’ulteriore interruzione fastidiosa”. È in questi termini che Federico Lodolini presenta sul profilo LinkedIn il proprio modo di intendere il lavoro da strategist. Federico ci spiega e ci racconta di più all’interno di questa intervista che raccoglie le tappe salienti della sua carriera: dalla laurea in Cpo nel 2006 al lavoro attuale a Londra per l’agenzia Portas ottenuto nel 2014.

– Cosa hai fatto subito dopo esserti laureato?

«Subito dopo la laurea ho proseguito la mia esperienza lavorativa come Creative Strategist in “ANDY. The Opensource Ideas Factory”, un’agenzia creativa indipendente con sede a San Marino e Londra. In Andy avevo svolto anche il mio stage universitario».

– Quali secondo te sono state le competenze apprese nel corso di laurea CPO che si sono rivelate più vicine alle reali dinamiche del mondo del lavoro?

«Lavorando come strategist in agenzie di comunicazione ho il compito di individuare il ruolo dei brand all’interno di un determinato contesto sociale. Il corso di laurea CPO mi ha dato gli strumenti per analizzare il rapporto Marca-Consumatore mantenendo una prospettiva umanistica, non “viziata” dalle approssimazioni e scorciatoie di pensiero tipiche delle agenzie di pubblicità. L’altra esperienza importante fatta durante il periodo CPO è quella legata ai contest ed ai laboratori in cui abbiamo messo mano sul Guerrilla marketing. Un ottimo modo per sperimentare di persona tutte le fasi legate alla creazione di una campagna di comunicazione, dalla progettazione alla pratica».

– Il tuo profilo principale è quello di strategist. Puoi parlarci invece della tua esperienza come trend hunter?

«Ho lavorato come Trend Hunter freelance per PSFK ed altre società vivendo in Italia e lavorando full time per altre agenzie. Il mio ruolo era quello di mappare alcune tendenze di consumo sul territorio italiano ed europeo».

– Qual è stato il tuo contributo per la campagna The Profiteers di Fiorucci? 

«Per la campagna “The Profiteers” ho lavorato come Communication Strategist. Ho supportato il team nella definizione della strategia di comunicazione integrata e multicanale. In parole povere: come sfruttare al meglio il potenziale di ogni canale di comunicazione (piattaforme social, Ambient media, TV commercial, Direct mailing) e come integrarli tra loro in un’unica campagna integrata.

La campagna nel 2013 ha vinto due bronzi a Cannes (categorie “Best Use of Special Events and Stunt/Live Advertising, DIRECT – Flat mailing), Una shortlist (Categoria MEDIA – Best use of social media) ed un bronzo al London International Advertising Award (Integration)».

– Perché hai deciso di lasciare McCann per Portas? 

«Volevo trasferirmi a Londra per fare un’esperienza in un’agenzia Inglese per cui ho dato le dimissioni da McCann e mi sono spostato. Dopo qualche mese mi hanno fatto una proposta in Portas ed ora sono qui».

– Parliamo di Real shit, start up marchigiana che si basa sulla raccolta di letame organico. Come è nata l’idea e quale approccio avete utilizzato per la comunicazione dell’azienda?

«L’idea di raccogliere letame di campagna e venderlo in città è nata da una semplice constatazione: esiste un prodotto con una storia antica che in città nessuno utilizza né conosce. Il nostro obiettivo è quello di raccontare proprio quella storia e spiegare perché coltivare il proprio orto rappresenta una scelta ideologica più che un semplice hobby».

LAUREATI CPO AL LAVORO: Consuelo Dionigi, Junior Account per JWT Italia

ottobre 22, 2015

Consuelo DionigiLa laurea. Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per affinare le proprie competenze attraverso stage, master o concorsi. La possibilità di dover fare un po’ di “gavetta” o di continuare a studiare non dovrebbe spaventare i “dottori” in corsi magistrali. Consuelo Dionigi, laureata in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni ci parla positivamente del suo percorso che l’ha portata oggi a ricoprire la figura di Junior Account per J. Walter Thompson Italy.

 

Dove hai svolto lo stage durante il corso di laurea CPO e quali competenze ti ha permesso di approfondire e mettere in pratica?

«Durante il corso di studi ho svolto uno stage di 6 mesi in una piccola agenzia di comunicazione di Pesaro, StudioMirò, che mi ha permesso di muovere i primi passi in questo ambiente. Sebbene lavorassi con piccoli clienti locali ho avuto un primo contatto conle attività di ufficio stampa e con la gestione del rapporto con il cliente, ho imparato che il rapporto umano sta sempre alla base di un buon rapporto professionale».

– Cosa hai fatto subito dopo esserti laureata?

«Uscita dall’università non avevo ben chiaro il mio futuro professionale, avevo molta teoria in testa e molta voglia di fare ma facevo ancora fatica ad incanalarle e a capire come trarne strumenti concreti che mi permettessero di trasformarle in un lavoro. Ho iniziato a mandare curriculum ad aziende e agenzie della zona e dopo circa un mese è arrivato il secondo stage».

Nel tuo curriculum si legge che hai lavorato per quattro mesi presso Confindustria Pesaro.  Che tipo di collaborazione hai avuto con loro?

«In Confindustria la mia esperienza è durata soltanto pochi mesi durante i quali mi sono occupata più che altro di ufficio stampa e organizzazione eventi. È stato quello il momento in cui ho sentito la necessità di dare un orientamento preciso al mio futuro professionale e avvicinarmi al mondo delle agenzie. Nel giro di qualche mese mi sono trasferita a Milano dove ho fatto un master in Marketing e Comunicazione d’Impresa in Accademia di Comunicazione. Milano ti offre sempre una possibilità, per questo sono rimasta. Qui ho avuto la possibilità di mettere in pratica i miei studi lavorando da subito sul campo. L’esperienza, la curiosità e la voglia di imparare da tutti sono indispensabili per crescere in fretta».

– In questo periodo hai collaborato per diverse campagne pubblicitarie. Puoi parlarci dettagliatamente delle campagne realizzate per Birra Moretti? In cosa differivano e su quali insight si basavano?

 «Durante il master in Accademia le aziende assegnavano brief agli studenti che formavano veri e propri team di lavoro composti da account, copywriter e art director per lo studio di campagne di comunicazione. Nello specifico di Birra Moretti abbiamo studiato una prima campagna in occasione dei Mondiali FIFA 2014 allo scopo di rafforzare il legame del brand con il mondo del calcio, legame che negli anni aveva perso un po’ la sua forza e che vedeva nei mondiali l’occasione per posizionarsi nuovamente come la birra dei tifosi italiani. Il progetto prevedeva attività above & below the line con particolare attenzione al digital. Il secondo brief è arrivato in previsione di EXPO 2015 per lo studio di un piano di comunicazione ad hoc che associasse il brand alle tematiche dell’esposizione universale con focus particolare sul food. Anche in questo caso il progetto ha coinvolto diversi canali: le attività in fiera, l’ATL classico e una strategia social».

Infine JWT. Quali sono nello specifico le tue mansioni da account e che tipo di contratto hai con loro?

«Sono entrata in J. Walter Thompson a giugno 2014. Ad oggi ho un contratto di apprendistato e sono account sul cliente Vodafone Italia. Il mio compito è quello di coordinare la comunicazione tra i reparti dell’agenzia e seguire la realizzazione di progetti dal brief all’on air. Mi occupo essenzialmente di gestire il rapporto con il cliente e il processo produttivo. E’ un lavoro piuttosto frenetico ma, se fatto con passione, da molte soddisfazioni e permette di crescere in fretta in un ambiente stimolante e sempre in fermento».

 

– Secondo te rispetto alla formazione offerta da altri atenei, CPO offre una preparazione adeguata al mondo del lavoro?

«CPO mi ha fatto conoscere e amare la pubblicità. E’sicuramente un corso alternativo rispetto ad altre lauree specialistiche in comunicazione, ha un approccio più pratico e permette il confronto con professionisti del settore. Non è da considerarsi peròun punto di arrivo ma,  piuttosto, una buona partenza da cui sviluppare i propri interessi. Il mondo della comunicazione cambia ed evolve ogni giorno, quello che impariamo oggi domani è già vecchio, per questo è importante non stare mai fermi, mettersi in discussione ed essere sempre curiosi».


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