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L’occupazione dei laureati Cpo, a 3 e 5 anni dalla laurea.

settembre 16, 2016

Abbiamo già commentato qui la condizione occupazionale dei laureati Cpo a un anno dalla laurea, un periodo relativamente breve ma già significativo visto che la ricerca di lavoro in media dà i primi risultati dopo 4,4 mesi dalla laurea.

Per la prima volta siamo in grado di osservare cosa stanno facendo i laureati Cpo non solo dopo tre anni, ma anche a 5 anni dalla laurea.

L’indagine AlmaLaurea pubblicata nel 2016 offre dati anche relativamente ai laureati a tre anni dalla laurea (37 intervistati su 42 laureati del 2012) e a cinque anni dalla laurea (15 intervistati su 24 laureati del 2010).

A tre anni dalla laurea il tasso di occupazione dei laureati CPO del 2012 è dell’83,8%, superiore alla media nazionale (81,7%). Il tasso di disoccupazione è l’11,4%, contro la media nazionale del 14,8% (definizione Istat – forze di lavoro). Si conferma un relativo vantaggio nelle performance occupazionali a tre anni dalla laurea, rilevato già nelle due precedenti indagini AlmaLaurea.

Il 46,4% degli occupati Cpo ha un lavoro stabile (21,4% autonomo e 25% dipendente a tempo indeterminato), lievemente inferiore alla media nazionale di 50,8%. Il guadagno mensile netto medio degli occupati Cpo si attesta poco al di sopra dei 1.200 euro, tendenzialmente allineato con la media nazionale, con guadagni inferiori delle donne rispetto agli uomini (che meriterebbero una indagine sociologica sulle discriminazioni di genere). A tre anni dalla laurea lavorano nei servizi di “trasporto, pubblicità, comunicazioni” il 42,9% degli occupati Cpo, in misura notevolmente superiore alla media nazionale del 18,4% (vantaggio che non si rileva a un anno dalla laurea, ma che si consolida nel tempo).

La laurea magistrale è ritenuta utile o fondamentale per il tipo di lavoro svolto dai laureati CPO nel 71,5% dei casi (contro la media nazionale del 56,4%).

La laurea Cpo è ritenuta efficace nel lavoro svolto dal 75% dei laureati 2012 (molto efficace/efficace 57,1%, abbastanza efficace dal 17,9%), analogamente a quanto rilevato già nell’indagine precedente, in linea con la media nazionale (75,3%). La soddisfazione per il lavoro svolto dai laureati Cpo è di 7,5, in una scala da 1 a 10, a fronte di una media nazionale leggermente inferiore (7,2), come già rilevato l’anno precedente.

A cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione dei laureati CPO del 2010 è dell’86,7%, superiore alla media nazionale (84,4%). Il tasso di disoccupazione è nullo a fronte di una media nazionale del 10,6% (definizione Istat – Forze di lavoro). Si conferma un relativo vantaggio nelle performance occupazionali anche a 5 anni dalla laurea, come già riscontrato per la condizione occupazionale dei laureati Cpo a tre anni dalla laurea.

Il 69,2% degli occupati Cpo ha un lavoro stabile (15,4% autonomo e 55,8% dipendente a tempo indeterminato), lievemente superiore alla media nazionale di 67,1%, recuperando uno svantaggio rilevato a tre anni dalla laurea. Il guadagno mensile netto medio degli occupati Cpo si attesta su 1.337 euro, tendenzialmente allineato con la media nazionale (1.316 euro) e per la prima volta leggermente superiore, con guadagni delle laureate, che continuano a essere inferiori rispetto ai colleghi maschi ma per uno scarto che sembra potersi ridurre al crescere dell’anzianità di occupazione per i soli laureati Cpo.

A cinque anni dalla laurea lavorano nei servizi di “trasporto, pubblicità, comunicazioni” il 30,8% degli occupati Cpo, percentuale non elevata ma decisamente superiore al basso dato nazionale del 17,3% (vantaggio che si rileva anche a tre anni dalla laurea).

La laurea magistrale è ritenuta utile o fondamentale per il tipo di lavoro svolto dai laureati CPO nel 92,3% dei casi (contro la media nazionale del 57,7%). I laureati Cpo a 5 anni dalla laurea sembrano aver trovato un lavoro molto pertinente a una formazione universitaria avanzata, a differenza di quanto avviene mediamente in Italia.

In particolare la laurea Cpo è ritenuta efficace nel lavoro svolto dal 91,7% dei laureati 2010 (molto efficace/efficace 41,7%, abbastanza efficace dal 50%), attestandosi decisamente sopra la media nazionale (79,6%). La soddisfazione per il lavoro svolto dai laureati Cpo è di 7,7, in una scala da 1 a 10, a fronte di una media nazionale leggermente inferiore (7,3), come già rilevato per la indagine a tre anni dalla laurea.

L’occupazione dei laureati Cpo a un anno dalla laurea

settembre 12, 2016

L’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati nel 2014, intervistati a un anno dal conseguimento del titolo (XVIII Indagine (2016) AlmaLaurea, relativa a 28 intervistati su 40 laureati) rileva che il 60,7% lavora, il 25% è in cerca di occupazione, mentre il 14,3% non lavora e non cerca (di cui il 50% per motivi di studio, il 25% in attesa di chiamata del datore di lavoro e il 25% per motivi personali).

Il dato sugli occupati a un anno dalla laurea è quindi nettamente migliorato rispetto a un anomalo 39% rilevato nel 2014, quando il campione complessivo era relativamente poco numeroso (13 intervistati su 16 laureati). Il dato dell’occupazione dei laureati Cpo è inoltre lievemente superiore alla media nazionale (+ 1,6%): il 59,1% dei laureati magistrali in classi similari in Italia è occupato a un anno dalla laurea, mentre il 30,7% cerca lavoro e il 10,2% non lavora e non cerca lavoro. Inoltre, tra chi non lavora al momento dell’indagine solo il 14,3% non ha mai lavorato dopo la laurea (contro il dato medio nazionale del 25,4%). Il tasso di occupazione nella definizione Istat dei laureati Cpo è del 71,4%, contro un tasso di disoccupazione del 23,1%, tendenzialmente in linea con la media nazionale dei laureati nella stessa classe magistrale o in classi affini (LM 59, 59/S, 67/S).

Il tempo di ingresso nel mercato del lavoro degli occupati CPO a un anno della laurea è stato mediamente di 4,4 mesi, e tutti hanno iniziato immediatamente la ricerca di lavoro dopo la laurea magistrale.

L’88,2% dei laureati Cpo occupati lavora nel settore privato e il restante 11,8% nel settore pubblico (mentre il 79,5% dei laureati in classi affini occupati lavora nel settore privato, il 16,7% nel settore pubblico e il 3,8% nel non profit). Il 76,5% lavora nel settore dei servizi e il 23,5% nell’industria (quest’ultimo dato superiore alla media nazionale del 15,4%). Il 47,1% degli occupati Cpo ha un lavoro stabile (5,9% autonomo e 41,2% dipendente a tempo indeterminato), contro la media nazionale di 42,3% (8,5% autonomo e 33,8% dipendente a TI).

Il guadagno mensile netto medio degli occupati Cpo si attesta poco al di sopra dei 1000 euro, ampiamente superiore a quanto rilevato nell’Indagine 2014 (630 euro) e tendenzialmente allineato con la media nazionale, ma con guadagni superiori delle donne rispetto agli uomini (in controtendenza con quanto si rileva a livello nazionale).

Per quanto riguarda l’utilizzo e la richiesta della laurea nell’attuale lavoro, il 42,9% degli occupati Cpo ha notato un miglioramento nel proprio lavoro dovuto alla laurea (contro una media nazionale del 32,5%), per il 67% nelle competenze professionali e per il 33% dal punto di vista economico. Nel complesso il 35,3% ritiene che la laurea Cpo sia molto efficace/efficace per il lavoro svolto, il 58,8% abbastanza efficace, solo il 5,9% poco/per nulla efficace, giudizi decisamente migliori ripetto alla media nazionale (rispettivamente 35,3%, 43,5% e 21,2%).

Di seguito le tabelle dei dati relativi all’Indagine 2015 di AlmaLaurea, sulla magistrale Cpo e sull’intero universo delle lauree magistrali affini in Italia.

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L’indagine AlmaLaurea pubblicata nel 2016 offre dati anche relativamente ai laureati a tre e, per la prima volta per Cpo, a cinque anni dalla laurea. Di questi dati sui laureati del 2012 e del 2010, in corso di analisi da parte del corso di studi, vi parleremo in un prossimo post.

Occupabilità laureati Cpo

novembre 30, 2015

Riportiamo i dati sull’occupazione dei nostri laureati relativi al monitoraggio realizzato annualmente da AlmaLaurea – in questo caso sui laureati 2013 a un anno dalla laurea (Indagine pubblicata nel 2015).

L’analisi della coorte dei laureati a un anno dal conseguimento del titolo (rapporto Alma Laurea 2014, 13 rispondenti su 16 laureati, come riportato nella Scheda Sua del corso di laurea), mostra come il 39% lavora, e tra i soggetti occupati l’80% ha iniziato a lavorare dopo la laurea, senza concedersi tempo d’attesa prima di iniziare la ricerca di lavoro giunto mediamente dopo 3.5 – 4 mesi. Tutti gli occupati sono impiegati in aziende private nel settore dei servizi, il 60%, nel comparto trasporti, pubblicità e comunicazioni almeno teoricamente in linea con il titolo di studio acquisito.

L’occupabilità a un anno dalla laurea rileva un peggioramento rispetto al passato e rispetto alla media nazionale: questo dato che dovrà essere monitorato nel prossimo anno per valutare se si tratta di un dato contingente o di una inversione di tendenza di performance che solitamente erano migliori della media nazionale.

Le performance a tre anni dalla laurea continuano invece ad essere migliori della media nazionale dei laureati della stessa classe: a tre anni dalla laurea è occupato l’81% dei laureati CPO, in percentuale leggermente superiore alla media nazionale (79,1%). La laurea è ritenuta utile o essenziale per il tipo di lavoro svolto dai laureati CPO nel 76,4% dei casi (contro la media nazionale del 58,1%), e la laurea CPO è ritenuta efficace per il lavoro svolto nell’88,3% dei casi (mentre è solo il 75,3% a livello nazionale)

Il grado di soddisfazione per il lavoro svolto dai laureati CPO è di 7,6, maggiore della media nazionale di 7,2 (totale dei laureati italiani nella stessa classe di laurea).

 

LAUREATI CPO AL LAVORO: Consuelo Dionigi, Junior Account per JWT Italia

ottobre 22, 2015

Consuelo DionigiLa laurea. Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per affinare le proprie competenze attraverso stage, master o concorsi. La possibilità di dover fare un po’ di “gavetta” o di continuare a studiare non dovrebbe spaventare i “dottori” in corsi magistrali. Consuelo Dionigi, laureata in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni ci parla positivamente del suo percorso che l’ha portata oggi a ricoprire la figura di Junior Account per J. Walter Thompson Italy.

 

Dove hai svolto lo stage durante il corso di laurea CPO e quali competenze ti ha permesso di approfondire e mettere in pratica?

«Durante il corso di studi ho svolto uno stage di 6 mesi in una piccola agenzia di comunicazione di Pesaro, StudioMirò, che mi ha permesso di muovere i primi passi in questo ambiente. Sebbene lavorassi con piccoli clienti locali ho avuto un primo contatto conle attività di ufficio stampa e con la gestione del rapporto con il cliente, ho imparato che il rapporto umano sta sempre alla base di un buon rapporto professionale».

– Cosa hai fatto subito dopo esserti laureata?

«Uscita dall’università non avevo ben chiaro il mio futuro professionale, avevo molta teoria in testa e molta voglia di fare ma facevo ancora fatica ad incanalarle e a capire come trarne strumenti concreti che mi permettessero di trasformarle in un lavoro. Ho iniziato a mandare curriculum ad aziende e agenzie della zona e dopo circa un mese è arrivato il secondo stage».

Nel tuo curriculum si legge che hai lavorato per quattro mesi presso Confindustria Pesaro.  Che tipo di collaborazione hai avuto con loro?

«In Confindustria la mia esperienza è durata soltanto pochi mesi durante i quali mi sono occupata più che altro di ufficio stampa e organizzazione eventi. È stato quello il momento in cui ho sentito la necessità di dare un orientamento preciso al mio futuro professionale e avvicinarmi al mondo delle agenzie. Nel giro di qualche mese mi sono trasferita a Milano dove ho fatto un master in Marketing e Comunicazione d’Impresa in Accademia di Comunicazione. Milano ti offre sempre una possibilità, per questo sono rimasta. Qui ho avuto la possibilità di mettere in pratica i miei studi lavorando da subito sul campo. L’esperienza, la curiosità e la voglia di imparare da tutti sono indispensabili per crescere in fretta».

– In questo periodo hai collaborato per diverse campagne pubblicitarie. Puoi parlarci dettagliatamente delle campagne realizzate per Birra Moretti? In cosa differivano e su quali insight si basavano?

 «Durante il master in Accademia le aziende assegnavano brief agli studenti che formavano veri e propri team di lavoro composti da account, copywriter e art director per lo studio di campagne di comunicazione. Nello specifico di Birra Moretti abbiamo studiato una prima campagna in occasione dei Mondiali FIFA 2014 allo scopo di rafforzare il legame del brand con il mondo del calcio, legame che negli anni aveva perso un po’ la sua forza e che vedeva nei mondiali l’occasione per posizionarsi nuovamente come la birra dei tifosi italiani. Il progetto prevedeva attività above & below the line con particolare attenzione al digital. Il secondo brief è arrivato in previsione di EXPO 2015 per lo studio di un piano di comunicazione ad hoc che associasse il brand alle tematiche dell’esposizione universale con focus particolare sul food. Anche in questo caso il progetto ha coinvolto diversi canali: le attività in fiera, l’ATL classico e una strategia social».

Infine JWT. Quali sono nello specifico le tue mansioni da account e che tipo di contratto hai con loro?

«Sono entrata in J. Walter Thompson a giugno 2014. Ad oggi ho un contratto di apprendistato e sono account sul cliente Vodafone Italia. Il mio compito è quello di coordinare la comunicazione tra i reparti dell’agenzia e seguire la realizzazione di progetti dal brief all’on air. Mi occupo essenzialmente di gestire il rapporto con il cliente e il processo produttivo. E’ un lavoro piuttosto frenetico ma, se fatto con passione, da molte soddisfazioni e permette di crescere in fretta in un ambiente stimolante e sempre in fermento».

 

– Secondo te rispetto alla formazione offerta da altri atenei, CPO offre una preparazione adeguata al mondo del lavoro?

«CPO mi ha fatto conoscere e amare la pubblicità. E’sicuramente un corso alternativo rispetto ad altre lauree specialistiche in comunicazione, ha un approccio più pratico e permette il confronto con professionisti del settore. Non è da considerarsi peròun punto di arrivo ma,  piuttosto, una buona partenza da cui sviluppare i propri interessi. Il mondo della comunicazione cambia ed evolve ogni giorno, quello che impariamo oggi domani è già vecchio, per questo è importante non stare mai fermi, mettersi in discussione ed essere sempre curiosi».

LAUREATI CPO AL LAVORO: l’esperienza all’estero di Giulia Lodi

ottobre 15, 2015

12164842_10207924961224191_1587181429_oI percorsi lavorativi dei laureati in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni sono spesso molto differenti. C’è chi lavora in agenzia e chi come freelance, c’è chi decide di sfruttare le occasioni lavorative nella propria regione di provenienza e c’è chi si trasferisce all’estero. Tra questi si colloca la carriera lavorativa di Giulia Lodi: da più di un anno è a Bonn (Germania) all’interno della European Choral Association, un’organizzazione musicale che lavora a diversi progetti volti all’inclusione sociale e alla costruzione e al rafforzamento dell’identità europea. Alcuni progetti sono finanziati dall’Unione Europea, altri sono frutto di collaborazioni tra organizzazioni nazionali.

Puoi parlarci della tua prima esperienza lavorativa in YouCanGroup? 

«YouCanGroup è stata una breve esperienza lavorativa che mi ha dato modo di avere una prima infarinatura nel mondo del lavoro. L’ambiente, molto giovane e dinamico, è stato un’ottima palestra per mettermi alla prova e capire quali erano i miei punti di forza e di debolezza, dove potevo migliorare, cosa mi appassionava veramente e cosa non faceva proprio per me. La scelta è stata dettata dalla loro ambivalenza in cui mi riconosco molto: attivi e connessi alla rete locale, ma con una forte connotazione internazionale (il sito dell’agenzia bolognese è in inglese). In particolare ho fatto parte del team creativo che si è occupato di progetti innovativi nel settore food come “pastamadre” di Riccardo Astolfi teso a diffondere l´arte del pane fatto in casa e “la papilla brilla” un gruppo di ragazze di Reggio Emilia che creano format culinari ed hanno ideato il food immersion festival».

Prima di frequentare il corso CPO hai svolto un’esperienza all’estero. Quanto e come cambia il modo di pensare la propria carriera universitaria e lavorativa? C’è il rischio reale che dopo l’ltalia cominci a stare “un po’ troppo stretta”?

«L’esperienza in Australia mi ha cambiata, tanto, e tutte le mie scelte, universitarie e lavorative, ne sono state ovviamente influenzate. Viaggiando vieni in contatto con un’infinità di stimoli, ti si apre una gamma vastissima di possibilità che impari a filtrare e selezionare a seconda dei tuoi gusti e delle tue inclinazioni. Io ho capito che dopo la triennale volevo completare gli studi con una specialistica che unisse gli insegnamenti teorici ad una parte più pratica in cui vi fossero workshop e collaborazioni con le aziende: è per questo che poi mi sono iscritta a CPO.

Il rischio che ad un certo punto l´Italia possa stare stretta c’è, ma è anche vero che stando lontani da casa si riesce a rivalutare alcune cose che qui si danno per scontate. E che possono essere dei buoni “insight” per chi deve realizzare una campagna incentrata sui valori del territorio».

Qual è invece la tua attuale posizione all’interno della European Choral Association?

«Le mie mansioni consistono nel gestire le comunicazioni interne con membri ed iscritti e quelle esterne con partner e soggetti terzi. Mi occupo dell’organizzazione di eventi, conferenze e meeting e collaboro nella preparazione della newsletter e della rivista dell’associazione. Inoltre, mi occupo dell’analisi dei canali social e della strategia di comunicazione».

Quali sono le difficoltà e le cose da tenere sempre in mente nell’ organizzare eventi in posti molto diversi d’Europa come Spagna e Finlandia?

«Le difficoltà sono molteplici, culturali prima di tutto: molti fraintendimenti nascono da percezioni diverse dello stesso comportamento o concezioni differenti della stessa parola o frase. Nulla è scontato, tutto va specificato e in alcuni casi spiegato. L’aspetto logistico è fondamentale: avvalersi di un team di persone del luogo, studiare con loro la città, i percorsi che i partecipanti faranno, calcolarne le tempistiche, immaginare i possibili problemi che potrebbero avere.

Ultime, ma non per importanza, le difficoltà linguistiche: in molti conoscono l’inglese, ma ci si può ritrovare ad un festival in Ungheria a dover coordinare 30 volontari che parlano solo l’ungherese. Questo ti fa immaginare subito le difficoltà che si avranno con il pubblico. In questo caso per favorire la comunicazione si riscopre l’immenso potere delle illustrazioni e dei disegni!»

LAUREATI CPO AL LAVORO: Alberto Lo Rito, Digital Analyst per Mosaicoon

ottobre 8, 2015

tuttiDa Palermo a Pesaro, da Pesaro a Palermo. Andata e ritorno, ma con due importanti “deviazioni” che prendono il nome di J. Walter Thompson Italy e H-art. Questo è il percorso universitario e lavorativo intrapreso da Alberto Lo Rito, attualmente Chief Analyst per Moisacoon. Ripercorriamo insieme in questa intervista le tappe che lo hanno portato a far parte dell’agenzia “made in Sicily” ritenuta simbolo di creatività e innovazione.

– Iniziamo dallo stage compiuto all’interno del corso CPO. Come è arrivata la proposta di svolgerlo  alla JWT, una delle più grandi agenzie pubblicitarie presenti a Milano e in tutto il mondo?

«L’esperienza in JWT, come quasi tutte le altre del resto, è arrivata quasi per caso grazie al mio coinquilino che mi ha girato l’offerta di stage. Ho subito pensato che lavorare per una grande agenzia sarebbe stata una grande opportunità! Non ho avuto dubbi e ho provato. Il colloquio con Andrea Betti, Strategic Planning Director, è andato bene e così tutto è cominciato».

– Dopo lo stage come Strategic Planner hai lavorato per loro come Data analytics consultant. Di che tipo di collaborazione si trattava?

«Spesso di dice che nelle piccole agenzie fai un po’ di tutto e nelle grandi agenzie ti specializzi solo in un ambito. Non è stato così per me in JWT, poichè al mio progetto principale hanno via via affiancato un ruolo di analisi degli account social di clienti internazionali che seguivamo. Uno studio che partiva dal dato quantitativo e attingeva da molte discipline: dalla statistica alla sociologia».

– Tra JWT e Mosaicoon c’è una breve esperienza in H- Art. Puoi parlarcene?

«Rifiutate le offerte di JWT London e Saatchi&Saatchi Milano (non senza tonnellate di immancabili dubbi) è iniziata la mia avventura in H-Art. Si tratta di un’azienda che ha saputo creare un micro-universo parallelo: H-Art è nata insieme all’incubatore di start-up H-Farm ed è un luogo di lavoro dove avviene spesso l’incontro tra
giovani menti e grandi professionisti, in un ambiente stimolante e con forti ambizioni».

– Infine Mosaicoon. Puoi parlarci di come si è evoluta la tua posizione all’interno e qual è secondo te il punto di forza dell’azienda?

«Mosaicoon per me è stata l’occasione “che non si può rifiutare”. Non solo, banalmente, per il fatto di poter tornare a casa o vivere e lavorare vicino al pausamare; ma per poter dimostrare, per primo a me stesso, cosa avevo appreso dalla mia esperienze maturate.Ho avuto modo di partire da un “Punto Zero” e collaborare alla creazione dell’intera infrastruttura dei dati all’interno dell’azienda: dall’analisi dei social e del traffico web per i clienti fino alla creazione di metriche per valutare il successo dei video on line.

Proprio perché siamo partiti da “zero” il punto di forza è stato (ed è) il fattore umano: abbiamo sempre mostrato di essere professionisti ineccepibili senza nascondere le nostre peculiarità. Questa si è rivelata la nostra marcia in più per dimostrare al mondo che Milano, Londra e Palermo possono offrire le stesse potenzialità (sebbene gli stili di vita siano decisamente diversi)!».

– Secondo te è ancora oggi difficile far comprendere ai propri clienti l’importanza di insight ricavabili da un’analisi qualitativa (come potrebbe essere ad esempio un’analisi netnografica)?

«Secondo me tutto sta nel modo di impostare il rapporto tra l’agenzia e il cliente: se il cliente riesce a riporre fiducia nel lavoro dell’agenzia grazie al supporto e alla consulenza degli Account, allora il nostro lavoro sarà estremamente facilitato e ci permetterà di far comprendere l’importanza di un dato e le sue interpretazioni.
Se il cliente invece ragiona con la mentalità del marketer, con obiettivi di brevissimo periodo e senza provare a cambiare punto di vista… la missione sarà ardua!»

– Cosa consiglieresti agli studenti CPO che vorrebbero approfondire da sè le proprie conoscenze in analisi dei dati?

«Direi che il primo passo già lo hanno fatto iscrivendosi a CPO, perché ritengo che il corso sia assolutamente iniziare all’altezza per prepararsi ad affrontare il mercato del lavoro.Per quanto riguarda la mia professione in particolare ciò che mi sento di consigliare è di non avere remori a provare, a iniziare, a viaggiare, a rischiare, a chiedere.

Con un po’ di curiosità sarà facile trovare centinaia di articoli e ricerche su quanto i dati (Big data, data scientist, etc) siano il futuro di un mondo che produce sempre più informazioni e quanto sia necessario analizzarli per capire le tattiche e le strategie da adottare».

Laureati CPO al lavoro: Andrea Biolcatti, da McDonald’s a We Are Social

agosto 20, 2015

wearesocialUn concorso della COLONIA di Comunicazione può rivelarsi un trampolino di lancio. Specialmente quando la campagna è commissionata da una grande azienda come McDonald’s Italia. Lo sa bene Andrea Biolcatti, neolaureato CPO che oggi lavora come writer a Milano per l’agenzia We Are Social. Ed è proprio a lui che chiediamo di raccontarci l’esperienza che gli ha permesso di “mettere la freccia” nella propria carriera.

«Il punto di svolta all’interno di CPO è stato senza dubbio il concorso per realizzare una campagna di comunicazione interna per McDonald’s, il cui premio era uno stage in azienda. Come tutti gli altri contest, ho partecipato in team e devo ringraziare i miei colleghi Giovanna Bottino, Alessandro Pedini e Giulia Fabbri per avere contribuito alla vittoria – sottolinea Andrea – Negli uffici di Mc Donald’s ad Assiago(MI) ho effettuato tre mesi di stage nell’Ufficio delle Risorse Umane e tre mesi nel dipartimento di Marketing».

Subito dopo è arrivata la laurea. Trovare un impiego è stato più difficile del previsto?

«Durante il tirocinio in molti mi avevano scoraggiato un sacco sulle opportunità di lavorare in agenzia. Fortunatamente queste voci non si sono rivelate vere, ma ciò non vuol dire che la strada sia stata in discesa. A Febbraio, quando mi sono laureato, avevo già inviato molti curriculum ma avevo ricevuto solo un’offerta da un’agenzia di Ferrara che si occupava di video pubblicitari. A dire la verità, l’idea di tornare nella mia città dopo aver fatto uno stage a Milano, capitale italiana della comunicazione, mi sembrava quasi un passo indietro. Per questo ho deciso di insistere e mi sono presentato di persona all’agenzia We Are Social. Alla fine, la perseveranza è stata premiata».

Di cosa ti occupi esattamente?

«In We Are Social ho trovato il mio ambiente ideale. L’età media di chi lavora è intorno ai 28 anni e lo trovo parecchio stimolante. Ho cominciato come community manager e writer: uno dei miei compiti consisteva nel curare gli eventi live offerti da uno dei nostri clienti. Una figura che mi piacerebbe ricoprire in futuro è quella dell’account executive: qui, a differenza di altre agenzie, la figura dell’account è meno rigida e partecipa anche alla fase creativa e di scrittura. I ritmi sono piuttosto pesanti, capita spesso di fare tardi ma è il prezzo da pagare se vuoi fare un lavoro con il quale non rischi di annoiarti».

Cosa consiglieresti agli studenti che stanno per iniziare o terminare il corso CPO?

«Secondo me la differenza in un corso di Scienze della Comunicazione la fanno la curiosità di imparare e l’impegno personale. Il mondo del lavoro è un po’ diverso ma CPO con i corsi teorici e i progetti ti prepara un po’ a tutto e questo è importante per chi come me non fa un classico lavoro da copy. Per chi si laureerà tra qualche mese, l’unico consiglio che posso dare è quello di non arrendersi mai: anche dopo tante porte in faccia o senza ottenere alcuna risposta ai curriculum inviati si può riuscire a trovare il proprio posto ideale».

Laureati CPO al lavoro: consulenza per le piccole e le medie imprese, l’esperienza di Lisa Di Bello

luglio 30, 2015

lisa di belloAnche le pmi italiane hanno (e avranno) sempre più bisogno di ritagliarsi il proprio spazio all’interno degli ambienti digitali. Al di là di facili stereotipi, è difficile immaginare artigiani, coltivatori e piccoli produttori occuparsi direttamente di web marketing, social media, brand awareness e advertising online. È proprio per questo motivo che la nostra laureata Lisa Di Bello ha raccolto le sfide di “Eccellenze in digitale” e “Solidi Talenti”, due progetti di matching tra giovani laureati e piccole e medie imprese italiane.

Partiamo proprio da Eccellenze in digitale. Raccontaci della tua partecipazione al programma lanciato da Google.

«Sono venuta a conoscenza di questa opportunità leggendo un annuncio sul sito CPO. Dopo vari colloqui sono stata selezionata insieme a un’altra persona e ho ricevuto una borsa di studio di 6 mesi per collaborare con la Camera di Commercio di Chieti, la mia città – ci spiega Lisa- «Abbiamo tenuto diversi corsi di formazione per imprenditori e titolari di azienda: l’obiettivo consisteva nell’aiutare ad avvicinarli alle tecnologie e alle piattaforme digitali.  passa_il_testimoneQuesto progetto è diventato l’argomento della mia tesi di laurea in marketing discussa a Febbraio 2015 e mi ha aiutato a essere pronta per la mia nuova avventura».

– Dal punto di vista lavorativo, dove ti ha portato invece “Solidi Talenti”?

«Questa seconda esperienza era mirata a offrire un’attività di consulenza per una singola azienda. Ho ricevuto una borsa di lavoro di 10.000€ per collaborare con la Ursini Srl, un’azienda agroalimentare abruzzese. Ho realizzato per loro un totale di 600 ore di lavoro: mi sono occupata della creazione dei contenuti del sito internet e dei piani editoriali per i diversi profili. All’azienda è piaciuto il mio modo di lavorare e mi hanno proposto di rinnovare il mio rapporto di collaborazione con loro».

Facciamo un passo indietro e torniamo allo stage previsto dal piano di studi. Dove lo hai svolto e di cosa ti sei occupata?

«A Marzo dell’anno scorso ho risposto all’annuncio dell’agenzia di comunicazione Artistiko di Pesaro. Per 4 mesi ho aiutato lo staff nella gestione dei profili dei loro clienti: si trattava della creazione di contenuti per i siti web e per i profili social. I settori delle loro aziende erano diversi, dall’agriturismo fino all’artigianato locale. È stato uno step importante per capire cosa volevo fare dopo la laurea».

Quali saranno allora i tuoi prossimi passi?

«Penso proprio che presto affiancherò al mio rapporto lavorativo con Ursini una nuova attività: un impiego nel ruolo di social strategist per un’agenzia di comunicazione che presto si formerà a Chieti».


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