Archive for the ‘laureati Cpo nel mondo’ Category

LAUREATI CPO AL LAVORO: Federico Lodolini, strategist a Londra

ottobre 29, 2015

lodolini

Cercare la connessione tra brand, cultura e persone per produrre comunicazione. E non, al contrario, “un’ulteriore interruzione fastidiosa”. È in questi termini che Federico Lodolini presenta sul profilo LinkedIn il proprio modo di intendere il lavoro da strategist. Federico ci spiega e ci racconta di più all’interno di questa intervista che raccoglie le tappe salienti della sua carriera: dalla laurea in Cpo nel 2006 al lavoro attuale a Londra per l’agenzia Portas ottenuto nel 2014.

– Cosa hai fatto subito dopo esserti laureato?

«Subito dopo la laurea ho proseguito la mia esperienza lavorativa come Creative Strategist in “ANDY. The Opensource Ideas Factory”, un’agenzia creativa indipendente con sede a San Marino e Londra. In Andy avevo svolto anche il mio stage universitario».

– Quali secondo te sono state le competenze apprese nel corso di laurea CPO che si sono rivelate più vicine alle reali dinamiche del mondo del lavoro?

«Lavorando come strategist in agenzie di comunicazione ho il compito di individuare il ruolo dei brand all’interno di un determinato contesto sociale. Il corso di laurea CPO mi ha dato gli strumenti per analizzare il rapporto Marca-Consumatore mantenendo una prospettiva umanistica, non “viziata” dalle approssimazioni e scorciatoie di pensiero tipiche delle agenzie di pubblicità. L’altra esperienza importante fatta durante il periodo CPO è quella legata ai contest ed ai laboratori in cui abbiamo messo mano sul Guerrilla marketing. Un ottimo modo per sperimentare di persona tutte le fasi legate alla creazione di una campagna di comunicazione, dalla progettazione alla pratica».

– Il tuo profilo principale è quello di strategist. Puoi parlarci invece della tua esperienza come trend hunter?

«Ho lavorato come Trend Hunter freelance per PSFK ed altre società vivendo in Italia e lavorando full time per altre agenzie. Il mio ruolo era quello di mappare alcune tendenze di consumo sul territorio italiano ed europeo».

– Qual è stato il tuo contributo per la campagna The Profiteers di Fiorucci? 

«Per la campagna “The Profiteers” ho lavorato come Communication Strategist. Ho supportato il team nella definizione della strategia di comunicazione integrata e multicanale. In parole povere: come sfruttare al meglio il potenziale di ogni canale di comunicazione (piattaforme social, Ambient media, TV commercial, Direct mailing) e come integrarli tra loro in un’unica campagna integrata.

La campagna nel 2013 ha vinto due bronzi a Cannes (categorie “Best Use of Special Events and Stunt/Live Advertising, DIRECT – Flat mailing), Una shortlist (Categoria MEDIA – Best use of social media) ed un bronzo al London International Advertising Award (Integration)».

– Perché hai deciso di lasciare McCann per Portas? 

«Volevo trasferirmi a Londra per fare un’esperienza in un’agenzia Inglese per cui ho dato le dimissioni da McCann e mi sono spostato. Dopo qualche mese mi hanno fatto una proposta in Portas ed ora sono qui».

– Parliamo di Real shit, start up marchigiana che si basa sulla raccolta di letame organico. Come è nata l’idea e quale approccio avete utilizzato per la comunicazione dell’azienda?

«L’idea di raccogliere letame di campagna e venderlo in città è nata da una semplice constatazione: esiste un prodotto con una storia antica che in città nessuno utilizza né conosce. Il nostro obiettivo è quello di raccontare proprio quella storia e spiegare perché coltivare il proprio orto rappresenta una scelta ideologica più che un semplice hobby».

Annunci

LAUREATI CPO AL LAVORO: l’esperienza all’estero di Giulia Lodi

ottobre 15, 2015

12164842_10207924961224191_1587181429_oI percorsi lavorativi dei laureati in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni sono spesso molto differenti. C’è chi lavora in agenzia e chi come freelance, c’è chi decide di sfruttare le occasioni lavorative nella propria regione di provenienza e c’è chi si trasferisce all’estero. Tra questi si colloca la carriera lavorativa di Giulia Lodi: da più di un anno è a Bonn (Germania) all’interno della European Choral Association, un’organizzazione musicale che lavora a diversi progetti volti all’inclusione sociale e alla costruzione e al rafforzamento dell’identità europea. Alcuni progetti sono finanziati dall’Unione Europea, altri sono frutto di collaborazioni tra organizzazioni nazionali.

Puoi parlarci della tua prima esperienza lavorativa in YouCanGroup? 

«YouCanGroup è stata una breve esperienza lavorativa che mi ha dato modo di avere una prima infarinatura nel mondo del lavoro. L’ambiente, molto giovane e dinamico, è stato un’ottima palestra per mettermi alla prova e capire quali erano i miei punti di forza e di debolezza, dove potevo migliorare, cosa mi appassionava veramente e cosa non faceva proprio per me. La scelta è stata dettata dalla loro ambivalenza in cui mi riconosco molto: attivi e connessi alla rete locale, ma con una forte connotazione internazionale (il sito dell’agenzia bolognese è in inglese). In particolare ho fatto parte del team creativo che si è occupato di progetti innovativi nel settore food come “pastamadre” di Riccardo Astolfi teso a diffondere l´arte del pane fatto in casa e “la papilla brilla” un gruppo di ragazze di Reggio Emilia che creano format culinari ed hanno ideato il food immersion festival».

Prima di frequentare il corso CPO hai svolto un’esperienza all’estero. Quanto e come cambia il modo di pensare la propria carriera universitaria e lavorativa? C’è il rischio reale che dopo l’ltalia cominci a stare “un po’ troppo stretta”?

«L’esperienza in Australia mi ha cambiata, tanto, e tutte le mie scelte, universitarie e lavorative, ne sono state ovviamente influenzate. Viaggiando vieni in contatto con un’infinità di stimoli, ti si apre una gamma vastissima di possibilità che impari a filtrare e selezionare a seconda dei tuoi gusti e delle tue inclinazioni. Io ho capito che dopo la triennale volevo completare gli studi con una specialistica che unisse gli insegnamenti teorici ad una parte più pratica in cui vi fossero workshop e collaborazioni con le aziende: è per questo che poi mi sono iscritta a CPO.

Il rischio che ad un certo punto l´Italia possa stare stretta c’è, ma è anche vero che stando lontani da casa si riesce a rivalutare alcune cose che qui si danno per scontate. E che possono essere dei buoni “insight” per chi deve realizzare una campagna incentrata sui valori del territorio».

Qual è invece la tua attuale posizione all’interno della European Choral Association?

«Le mie mansioni consistono nel gestire le comunicazioni interne con membri ed iscritti e quelle esterne con partner e soggetti terzi. Mi occupo dell’organizzazione di eventi, conferenze e meeting e collaboro nella preparazione della newsletter e della rivista dell’associazione. Inoltre, mi occupo dell’analisi dei canali social e della strategia di comunicazione».

Quali sono le difficoltà e le cose da tenere sempre in mente nell’ organizzare eventi in posti molto diversi d’Europa come Spagna e Finlandia?

«Le difficoltà sono molteplici, culturali prima di tutto: molti fraintendimenti nascono da percezioni diverse dello stesso comportamento o concezioni differenti della stessa parola o frase. Nulla è scontato, tutto va specificato e in alcuni casi spiegato. L’aspetto logistico è fondamentale: avvalersi di un team di persone del luogo, studiare con loro la città, i percorsi che i partecipanti faranno, calcolarne le tempistiche, immaginare i possibili problemi che potrebbero avere.

Ultime, ma non per importanza, le difficoltà linguistiche: in molti conoscono l’inglese, ma ci si può ritrovare ad un festival in Ungheria a dover coordinare 30 volontari che parlano solo l’ungherese. Questo ti fa immaginare subito le difficoltà che si avranno con il pubblico. In questo caso per favorire la comunicazione si riscopre l’immenso potere delle illustrazioni e dei disegni!»

LAUREATI CPO AL LAVORO: Alberto Lo Rito, Digital Analyst per Mosaicoon

ottobre 8, 2015

tuttiDa Palermo a Pesaro, da Pesaro a Palermo. Andata e ritorno, ma con due importanti “deviazioni” che prendono il nome di J. Walter Thompson Italy e H-art. Questo è il percorso universitario e lavorativo intrapreso da Alberto Lo Rito, attualmente Chief Analyst per Moisacoon. Ripercorriamo insieme in questa intervista le tappe che lo hanno portato a far parte dell’agenzia “made in Sicily” ritenuta simbolo di creatività e innovazione.

– Iniziamo dallo stage compiuto all’interno del corso CPO. Come è arrivata la proposta di svolgerlo  alla JWT, una delle più grandi agenzie pubblicitarie presenti a Milano e in tutto il mondo?

«L’esperienza in JWT, come quasi tutte le altre del resto, è arrivata quasi per caso grazie al mio coinquilino che mi ha girato l’offerta di stage. Ho subito pensato che lavorare per una grande agenzia sarebbe stata una grande opportunità! Non ho avuto dubbi e ho provato. Il colloquio con Andrea Betti, Strategic Planning Director, è andato bene e così tutto è cominciato».

– Dopo lo stage come Strategic Planner hai lavorato per loro come Data analytics consultant. Di che tipo di collaborazione si trattava?

«Spesso di dice che nelle piccole agenzie fai un po’ di tutto e nelle grandi agenzie ti specializzi solo in un ambito. Non è stato così per me in JWT, poichè al mio progetto principale hanno via via affiancato un ruolo di analisi degli account social di clienti internazionali che seguivamo. Uno studio che partiva dal dato quantitativo e attingeva da molte discipline: dalla statistica alla sociologia».

– Tra JWT e Mosaicoon c’è una breve esperienza in H- Art. Puoi parlarcene?

«Rifiutate le offerte di JWT London e Saatchi&Saatchi Milano (non senza tonnellate di immancabili dubbi) è iniziata la mia avventura in H-Art. Si tratta di un’azienda che ha saputo creare un micro-universo parallelo: H-Art è nata insieme all’incubatore di start-up H-Farm ed è un luogo di lavoro dove avviene spesso l’incontro tra
giovani menti e grandi professionisti, in un ambiente stimolante e con forti ambizioni».

– Infine Mosaicoon. Puoi parlarci di come si è evoluta la tua posizione all’interno e qual è secondo te il punto di forza dell’azienda?

«Mosaicoon per me è stata l’occasione “che non si può rifiutare”. Non solo, banalmente, per il fatto di poter tornare a casa o vivere e lavorare vicino al pausamare; ma per poter dimostrare, per primo a me stesso, cosa avevo appreso dalla mia esperienze maturate.Ho avuto modo di partire da un “Punto Zero” e collaborare alla creazione dell’intera infrastruttura dei dati all’interno dell’azienda: dall’analisi dei social e del traffico web per i clienti fino alla creazione di metriche per valutare il successo dei video on line.

Proprio perché siamo partiti da “zero” il punto di forza è stato (ed è) il fattore umano: abbiamo sempre mostrato di essere professionisti ineccepibili senza nascondere le nostre peculiarità. Questa si è rivelata la nostra marcia in più per dimostrare al mondo che Milano, Londra e Palermo possono offrire le stesse potenzialità (sebbene gli stili di vita siano decisamente diversi)!».

– Secondo te è ancora oggi difficile far comprendere ai propri clienti l’importanza di insight ricavabili da un’analisi qualitativa (come potrebbe essere ad esempio un’analisi netnografica)?

«Secondo me tutto sta nel modo di impostare il rapporto tra l’agenzia e il cliente: se il cliente riesce a riporre fiducia nel lavoro dell’agenzia grazie al supporto e alla consulenza degli Account, allora il nostro lavoro sarà estremamente facilitato e ci permetterà di far comprendere l’importanza di un dato e le sue interpretazioni.
Se il cliente invece ragiona con la mentalità del marketer, con obiettivi di brevissimo periodo e senza provare a cambiare punto di vista… la missione sarà ardua!»

– Cosa consiglieresti agli studenti CPO che vorrebbero approfondire da sè le proprie conoscenze in analisi dei dati?

«Direi che il primo passo già lo hanno fatto iscrivendosi a CPO, perché ritengo che il corso sia assolutamente iniziare all’altezza per prepararsi ad affrontare il mercato del lavoro.Per quanto riguarda la mia professione in particolare ciò che mi sento di consigliare è di non avere remori a provare, a iniziare, a viaggiare, a rischiare, a chiedere.

Con un po’ di curiosità sarà facile trovare centinaia di articoli e ricerche su quanto i dati (Big data, data scientist, etc) siano il futuro di un mondo che produce sempre più informazioni e quanto sia necessario analizzarli per capire le tattiche e le strategie da adottare».

LAUREATI CPO AL LAVORO: Intervista al SEO Specialist Vincenzo Ricciardi

ottobre 1, 2015

Vincenzo RicciardiSEO e SEM sono sigle ormai familiari per tutti gli smanettoni del web. Ma quando si tratta di lavoro, può essere necessario affidare la Search Engine Optimization e il Search Engine Marketing a uno specialista. A tal proposito, abbiamo intervistato Vincenzo Ricciardi, laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni nell’ormai lontano 2011.

– Partiamo dalla tua attività parallela al percorso di studi in CPO. Puoi parlarci della tua esperienza come redattore per il Blog di Telecom Italia?

«Per 10 mesi ho fatto parte della redazione del progetto Avoicomunicare di Telecom Italia. Insieme ad altri colleghi dell’università abbiamo avuto la possibilità di collaborare con un’importante agenzia di Milano e con Telecom Italia con l’obiettivo di scrivere dei post sulla sostenibilità ambientale e mantenere attiva la community. L’esperienza è arrivata tramite l’università che mi ha messo in contatto con loro e mi ha permesso di addentrarmi nel mondo del web che poi sarebbe diventato la base delle mie esperienze lavorative successive».

– Quali sono stati i tuoi primi passi dopo esserti laureato?

«Pochi mesi dopo essermi laureato ho cominciato la mia esperienza in una web agency di Fano specializzata nel turismo. Tutto è cominciato nel più classico dei modi: ho letto in un annuncio che stavano cercando una persona che avesse delle buone conoscenze in comunicazione e una propensione al mondo digital e mi sono proposto».

– Una delle tendenze attuali per le piccole e medie imprese è quello di preferire Facebook a siti internet propri per veicolare i contenuti. Si tratta di una scelta vincente?

«Non sempre è un male decidere di gestire una pagina Facebook piuttosto che un sito internet. Il mio consiglio è di definire bene gli obiettivi da raggiungere prima di intraprendere un’attività di web marketing, la scelta degli strumenti da utilizzare verrà di conseguenza.

Ad esempio una piccola azienda di idraulica, un carrozziere o un impresa di giardinaggio avrebbe sicuramente più riscontro (in termini di contatti e chiamate) utilizzando strumenti di google per la promozione locale piuttosto che creando un sito web.

Per quanto riguarda la gestione dei social il discorso è semplice: per avere successo bisogna avere qualcosa da dire ed essere costanti nel tempo».

– Le tue esperienze nella progettazione di alcuni piccoli siti ti sono servite a livello operativo nel tuo lavoro da SEO specialist oppure sono servite esclusivamente a creare un buon portfolio?

«Questo tipo di esperienze mi hanno aiutato su entrambi i fronti. Avere un portfolio mi ha permesso durante i colloqui di lavoro di far capire immediatamente cosa sapessi fare realmente e mi ha aiutato a comprendere meglio i meccanismi della SEO. Il mio consiglio, per chi vuole intraprendere questa strada, è di “sporcarsi le mani”, testando nuove tecniche di posizionamento e creare un proprio sito web personale, come ho fatto io con il mio sito personale (www.ricciardivince.it

– Quali sono gli errori più comuni che un principiante commette nell’ambito del SEO e che consiglieresti di evitare agli studenti CPO?

«A mio avviso un errore da evitare è quello di non tenere traccia delle attività svolte e dei risultati raggiunti. In questo modo non sapremmo mai se le nostre attività SEO avranno prodotto dei risultati o meno.
Altro consiglio che mi sento di dare è di studiare molto e tenersi aggiornati costantemente, oggi fortunatamente esistono molte community online, seminari e libri da cui attingere».

– La tua carriera lavorativa da Sestante a Koobi. Hai ottenuto subito una buona offerta lavorativa o le tue mansioni e il tuo contratto sono cresciuti nel corso degli anni?

«All’inizio ho dovuto studiare e imparare molto, visto che le mie conoscenza erano limitate al mondo della comunicazione e avevo qualche esperienza da webmaster autodidatta. Con il tempo sono riuscito ad affermarmi, prendermi alcune soddisfazioni personali e sono riuscito a raggiungere dei buoni risultati».

– Le tue attività lavorative si sono svolte per lo più nel territorio marchigiano. Il tuo futuro lo vedi ancora in questa regione?

«Si , le Marche sono una regione ospitale con un buon tessuto produttivo che possono offrire buone possibilità di lavoro in diversi campi».

LAUREATI CPO AL LAVORO: Valentina Pucci, tra consulenza, formazione e social media

settembre 24, 2015

valentina pucci Dopo le tante ore di lezione e di studio, gli esami da preparare e una lunga tesi da scrivere, spesso l’unico legame che rimane con la propria carriera universitaria è il famoso “pezzo di carta” da appendere alla parete. Ma nel caso di Valentina Pucci non è così: oltre a essere consulente per Spazio Vetrina, è ancora oggi autrice e social media strategist per AgendaGeek, blog di cultura digitale nato proprio all’interno di CPO.

«Dal primo anno di specialistica nella mia classe si è creato un bel gruppo di persone appassionate di digitale e di nuovi media. Due miei compagni di corso ebbero l’idea di mettere su un blog, qualche mese dopo si aggiunsero altri colleghi di università ed entrai anche io a far parte di AgendaGeek come blogger. Il mio ruolo all’interno in questi tre anni si è evoluto insieme al blog. Abbiamo capito che occorreva creare un equilibrio tra offline e online per mantenere vivo l’interesse dei nostro pubblico. Così abbiamo deciso di “metterci la faccia” partecipando e organizzando eventi, spesso insieme ad altre associazioni del territorio marchigiano. Ora abbiamo in ballo diverse collaborazioni, tra cui enti pubblici come il Comune di Pesaro».

– Nella tua carriera universitaria spicca l’esperienza in Erasmus a Tarragona, che è ancora una delle mete disponibili per gli studenti CPO. Credi che sia utile sceglierla come destinazione?

«A prescindere dalle mete, l’esperienza dell’Erasmus la consiglierei a tutti perché si tratta di un momento di arricchimento personale e di confronto con le realtà al di fuori dei confini nazionali. Tarragona in particolare la consiglio a chi vuole mettere le mani in pasta nelle cose, perché i corsi universitari sono di impostazione molto pratica e si collabora spesso con i compagni di corso. Ho approfittato di quell’esperienza per cominciare a viaggiare, ho preso più aerei quel periodo che tutto il resto della mia vita. Tarragona è una città ricca di tradizioni, dove la lingua madre non è il castigliano ma il catalano, quindi se andate lì preparatevi ad imparare non una ma due lingue!»


– Cosa hai fatto invece subito dopo esserti laureata?

«Mi sono trasferita a Torino, una città in fermento e piena di opportunità. Mi interessava il settore del sociale, così mi sono iscritta al progetto “World of Difference“promosso dalla Fondazione Vodafone Italia e sono stata selezionata. Ho lavorato per 6 mesi ad Area Onlus, un’esperienza formativa unica che mi ha permesso anche di iniziare a comprendere meglio quali erano i miei interessi legati alla comunicazione e quali competenze dover rafforzare. unnamedProprio per questo ho seguito un corso molto pratico in “Tecnico di comunicazione e marketing”. Il corso prevedeva uno stage formativo di 3 mesi e ho scelto di svolgerlo al Gruppo Abele Onlus. Ho sposato la loro causa e questo mi ha permesso di seguire da vicino giornate di formazione e conferenze, ma anche eventi più strutturati come il Salone del Libro di Torino. Al Gruppo Abele insieme a un team di giovani esperti di web e social network, mi occupavo di rassegna stampa, redazione, interviste, newsletter e gestione dei profili Facebook e Pinterest».

– Dal tuo profilo LinkedIn si nota che hai collaborato a molte iniziative di associazioni onlus. Quali sono gli obiettivi principali di una campagna di comunicazione per un’associazione senza scopro di lucro?

«Quando si parla di onlus bisogna ricordarsi che esistono realtà molto diverse. Ci sono comunque delle attività tipiche come quelle di crowdfunding, fondamentali per la vita di quasi tutte le associazioni. Molte campagne di comunicazione hanno l’obiettivo di trovare sostenitori dal basso e questo presuppone una comunicazione mirata per far comprendere il valore del lavoro che si fa all’interno di un’associazione senza scopo di lucro. L’obiettivo principale è la sensibilizzazione del pubblico perché spesso si toccano temi delicati o qualche volta addirittura scomodi».

– Il tuo ritorno nelle Marche. Come consulente per i corsi di formazione di web marketing e social media, quali sono secondo te le frizioni più significative tra il mondo del digitale e quello dell’impresa?

«Per la mia esperienza posso dire che noto una carenza di sapere digitale, soprattutto perché molte piccole e medie imprese non comprendono a pieno le vere potenzialità del web. Il mio compito è cercare di colmare le loro lacune spiegando loro che investire sulla comunicazione social e sul web è un’opportunità da sfruttare. Per due motivi: perché molti dei loro clienti passano molto tempo su internet e perché rispetto ad una pubblicità tradizionale, quella on line è molto più economica e efficace. A patto, ovviamente, di strutturarla con criterio!»

LAUREATI CPO AL LAVORO: Giacomo Ghezzo, Social media & Content

settembre 10, 2015

giacomo ghezzo Per Giacomo Ghezzo, ex studente CPO che attualmente si occupa di Social Media e Content per The Big Now non ci sono dubbi: «Per tutti quelli che sono alla ricerca del primo impiego, la creatività può rivelarsi la carta vincente per far emergere il proprio curriculum». Abbiamo approfondito con lui l’argomento ripercorrendo i suoi passi nel mondo del lavoro a partire dalla sua laurea in CPO.

«Subito dopo essermi laureato mi sono trasferito a Milano, dove sono stato ingaggiato da Now Available (oggi The Big Now), la stessa agenzia dove avevo svolto uno stage mentre aspettavo la prima data utile per discutere la mia tesi a CPO – ci racconta Giacomo – «Sono stato inoltre felice di scoprire, una volta arrivato, che in agenzia avrebbero lavorato con me altre due laureate CPO, Chiara Cini (Digital Planner) e Michela Ballardini (copywriter)! Ho conosciuto la mia attuale agenzia proprio grazie alla specialistica a Pesaro e al primo “Futuri Creativi”. Tra i professionisti presenti c’era Emanuele Nenna, il CEO di The Big Now. Mi coinvolse molto il suo modo di intendere l’agenzia e fare pubblicità, e iniziai a seguire l’allora agenzia Now Available sui social. Dopo alcuni mesi vidi che cercavano un Community Manager: mi candidai, e dopo un paio di colloqui entrai a far parte del team digital».

– Nel tuo profilo LinkedIn si trova una versione del tuo curriculum a fumetti . Quanto secondo te questi espedienti sono tenuti in considerazione dalle aziende?

« Farsi notare è la prima cosa, ma bisogna sempre tenere a mente che è meglio puntare su qualcosa di estroso solo se l’ambiente al quale ci si va a proporre lo permette. Uno dei primi problemi che riscontra uno studente secondo me è quello di creare un cv degno di nota senza avere (per forza di cose) nella maggior parte dei casi un’esperienza consolidata nel mondo del lavoro. Diventa quindi essenziale trovare una via visiva per fare in modo che il curriculum risalti e colpisca il responsabile di HR che lo legge. Per quanto riguarda la mia esperienza, ho fatto vari colloqui in questi anni, e tutti coloro che mi hanno contattato mi hanno detto che la versione superhero del cv è stato un ottimo gancio per fare due chiacchiere con me! I consigli quindi che nel mio piccolo mi sento di dare, per quanto riguarda l’invio di CV ad agenzie creative è: essere brevi e chiari, evitare il classico standard europeo e trovare il modo per farsi notare in maniera creativa sia col cv che con l’eventuale portfolio».

– Facciamo un passo indietro. Puoi parlarci dei workshop all’interno di CPO? In particolare puoi descriverci il workshop di Ninjamarketing e “Marche e strategie di marca”?

«I workshop all’interno di CPO secondo me sono essenziali perché ti permettono di sporcarti le mani e avere a che fare con il lavoro in team, le scadenze, le presentazioni di proposte e altre dinamiche che nell’esperienza di agenzia ho ritrovato, seppur con modi e tempi ovviamente diversi. Un’altra cosa importante dei workshop CPO è il fatto che hanno tutti modalità e dinamiche diverse: dalla ricerca netnografica alla gara creativa al montaggio video , si toccano quasi tutte le attività lavorative pubblicitarie. Questo serve per farti rendere conto del ruolo più adatto a te! Durante il mio anno, il Workshop dei Ninja Marketing ci ha fatto conoscere una realtà che ci ha proposto una visione sul mondo del marketing molto stimolante. Come Workshop abbiamo portato avanti una ricerca sulla realtà di YouTube e un progetto di marketing nell’ambito food che ha permesso ad alcuni di noi di approfondire l’esperienza con uno stage».

giacomo ghezzo– Di cosa ti occupi adesso all’interno di The Big Now e con che tipologia di contratto?

«Attualmente nella mia agenzia sono un dipendente con contratto a tempo determinato. Al lavoro mi occupo del community management e della creazione dei contenuti per più clienti (Nestlè e Fox Italia). Questo mi permette di mettere in gioco competenze e modalità di lavoro differenti, sfruttando più canali e metodi di comunicazione. L’importante a mio avviso per il tipo di lavoro che faccio è quello di stare sempre attento ai trend, alle novità e alle sperimentazioni nell’utilizzo dei diversi media. È importante rimanere sempre curiosi e trovando il modo di appassionarsi e credere davvero nel prodotto o nel brand sul quale si lavora».

LAUREATI CPO AL LAVORO: tra concorsi e stage, l’esperienza di Thaila Vesnaver

settembre 3, 2015

vesnaver thaila«Il Cpo mi ha aiutata a ingranare la marcia e farmi trovare sempre pronta e preparata per cogliere al volo nuovi stimoli e opportunità, grazie alla buona preparazione teorica e pratica offerta dal corso». Thaila Vesnaver, attualmente addetta alla comunicazione aziendale per Harpo SPA, ci racconta in maniera entusiasta il suo passaggio dalla sua carriera universitaria a quella lavorativa.

– Partiamo della vittoria nel contest “On the Move 2013”. Come sei venuta a conoscenza del concorso? Quale, secondo te, si è rivelata la carta vincente?

«Al CPO ricordo che eravamo quasi tutti molto attivi sul fronte dei contest, pieni di entusiasmo e con tanta voglia di imparare. Per quanto riguarda On The Move, è stata la nostra insegnante di Comunicazione Pubblica Gea Ducci a comunicarci dell’esistenza del concorso. Indetto da Pubblicità Progresso, il tema di On The Move riguarda ogni anno una questione sociale diversa. Due anni fa l’argomento era la sensibilizzazione a favore della donazione di organi. Veniva offerta la possibilità di partecipare in team o individualmente. In quel momento al CPO eravamo tutti molto occupati, perciò mi sono ritrovata da sola. Nonostante stessi partecipando a un altro contest, mi sono detta: perché non provare lo stesso? Ho partecipato scrivendo un comunicato stampa su una notizia di fantasia. Per questo lavoro è stato fondamentale il corso di Teorie e Tecniche della Narrazione tenuto dal prof. Giovanni Cattabriga che ci ha introdotto nel mondo della narrazione. Così, ho recuperato quello che avevo imparato durante le lezioni e ho provato a metterlo in pratica per il protagonista della mia storia, un fegato: personificandolo, ho favorito l’immedesimazione del lettore nella storia. La tecnica ha funzionato, e tutto ciò che ne è seguito è stato fantastico. Ho partecipato alla conferenza annuale di Pubblicità Progresso e ho parlato per la prima volta su un palco in veste professionale. Come premio ho avuto l’occasione di visitare il Parlamento Europeo insieme ai ragazzi ideatori degli altri quattro lavori vincitori e di entrare al Quirinale, dove ho conosciuto di persona l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano».

– Lo stage: parlaci della tua esperienza in Exea Web.

«In Exea ho svolto un tirocinio curriculare di quattro mesi in cui ho lavorato come Project Manager Online: mi occupavo del coordinamento delle varie figure interne, dei rapporti con il cliente e della gestione operativa dei servizi di web marketing. Penso che sia stata l’esperienza più impegnativa della mia vita ma volevo apprendere realmente un mestiere ed è quello che effettivamente mi ha dato Exea. Non è stato facile, ma ho imparato a conoscere i miei punti di forza e quelli di debolezza. Ho davvero scoperto i meandri del web marketing e credo che chiunque voglia lavorare in qualsiasi ambito nella comunicazione nel 2015, secondo me, non può non conoscerli».

– Sul tuo profilo LinkedIn citi numerose attività: puoi parlarci in particolare di Copywriting, Web Analysis e Benchmarking Research?

«Durante il mio stage in Exea dovevo tenere conto del fatto che ogni cliente aveva esigenze differenti, perciò non svolgevo le stesse attività per tutti. Per quanto riguarda il copywriting mi occupavo della stesura di articoli per blog, siti e magazine online, spaziando tra settori come la nautica, il make up, il marketing e la comunicazione, il no profit, l’arredamento. La web analysis invece è un’attività che viene svolta quasi sempre dalle agenzie di comunicazione: si tratta di leggere e interpretare i dati in modo da prendere consapevolezza non solo dei risultati, ma anche dei “bug” da risolvere. Il web marketing è un’attività che non offre garanzie, perciò è bene monitorare sempre i suoi andamenti attraverso strumenti di analisi dati. Io lavoravo principalmente con Facebook Insights per le analisi di Facebook e Google Analytics per gli accessi al sito. I report che si elaborano generalmente ogni mese, ma dipende dal tipo di attività, dalla specializzazione dell’agenzia e dalle esigenze del cliente. Infine l’attività di benchmarking riguarda l’analisi e il monitoraggio dei movimenti dei competitor: tenere sempre sott’occhio la concorrenza è essenziale per prendere spunti, per imparare dagli errori e dai successi degli altri. Maggiore è la consapevolezza del mercato, maggiore sia la probabilità di agire in maniera corretta».

– La tua carriera in Harpo. Di cosa ti occupi esattamente? All’interno di una società di questo tipo, quale strategia di comunicazione è più adatta?

«Harpo è una realtà profondamente complessa. La sede di lavoro è curiosa perché accanto agli uffici sono presenti i laboratori, la fabbrica, il magazzino e il punto vendita. Penso che questa sia una soluzione ottima per favorire la comunicazione interna che spesso in realtà così grandi e articolate rischia di essere compromessa. Harpo è una società sotto il cui nome sono raggruppate cinque divisioni che operano in quattro mercati scollegati tra loro. La nostra rete comunicativa, oltre a viaggiare tra i funzionari interni, gli agenti e i rivenditori, si sviluppa tramite l’agenzia di stampa, l’agenzia di comunicazione, lo studio grafico e lo studio di programmazione. Io gestisco la comunicazione online e in particolare mantengo i rapporti tra tutti coloro che ne sono coinvolti: strategia, pianificazione e coordinamento sono le mie mansioni principali, ma in alcuni casi sono attiva anche sul piano operativo.

 

harpo triesteCiò che maggiormente trovo stimolante – ci spiega Thaila –  è la responsabilità e l’autonomia di azione, ma ho trovato anche molto formativo il rapporto che si è instaurato con i nostri fornitori che ci aiutano a definire le strategie per le diverse divisioni. Per esempio quello della geotecnica è un mercato di nicchia che si rivolge a un target molto specializzato: parliamo di professionisti da una parte ed enti pubblici dall’altra. In seguito a un’analisi di benchmarking, abbiamo deciso di aprire il canale LinkedIn. Abbiamo appurato che avevamo a che fare con un’utenza ristretta ma di altissima qualità: in questo caso le analisi dei dati ci hanno permesso di vedere come alcuni profili siano giunti al nostro sito tramite i profili sui social network e li abbiano navigati per più di 40 minuti, visualizzando una quantità considerevole di contenuti. Non sempre un alto tempo di permanenza sul sito e un alto numero di pagine visualizzate rappresenta un dato positivo ma nel nostro caso è stato interessante vedere come i nostri messaggi siano recepiti in maniera attiva. Per sandtex pitture e verdepensile, miriamo invece a sviluppare awareness nel pubblico. Per sandtex per esempio abbiamo già cominciato a coinvolgere attivamente gli agenti, e a breve lavoreremo insieme ad alcune rivendite. Per sandtex cementi e seic invece, ambiti più settoriali, siamo partiti subito con una strategia più mirata».

Laureati CPO al lavoro: Andrea Biolcatti, da McDonald’s a We Are Social

agosto 20, 2015

wearesocialUn concorso della COLONIA di Comunicazione può rivelarsi un trampolino di lancio. Specialmente quando la campagna è commissionata da una grande azienda come McDonald’s Italia. Lo sa bene Andrea Biolcatti, neolaureato CPO che oggi lavora come writer a Milano per l’agenzia We Are Social. Ed è proprio a lui che chiediamo di raccontarci l’esperienza che gli ha permesso di “mettere la freccia” nella propria carriera.

«Il punto di svolta all’interno di CPO è stato senza dubbio il concorso per realizzare una campagna di comunicazione interna per McDonald’s, il cui premio era uno stage in azienda. Come tutti gli altri contest, ho partecipato in team e devo ringraziare i miei colleghi Giovanna Bottino, Alessandro Pedini e Giulia Fabbri per avere contribuito alla vittoria – sottolinea Andrea – Negli uffici di Mc Donald’s ad Assiago(MI) ho effettuato tre mesi di stage nell’Ufficio delle Risorse Umane e tre mesi nel dipartimento di Marketing».

Subito dopo è arrivata la laurea. Trovare un impiego è stato più difficile del previsto?

«Durante il tirocinio in molti mi avevano scoraggiato un sacco sulle opportunità di lavorare in agenzia. Fortunatamente queste voci non si sono rivelate vere, ma ciò non vuol dire che la strada sia stata in discesa. A Febbraio, quando mi sono laureato, avevo già inviato molti curriculum ma avevo ricevuto solo un’offerta da un’agenzia di Ferrara che si occupava di video pubblicitari. A dire la verità, l’idea di tornare nella mia città dopo aver fatto uno stage a Milano, capitale italiana della comunicazione, mi sembrava quasi un passo indietro. Per questo ho deciso di insistere e mi sono presentato di persona all’agenzia We Are Social. Alla fine, la perseveranza è stata premiata».

Di cosa ti occupi esattamente?

«In We Are Social ho trovato il mio ambiente ideale. L’età media di chi lavora è intorno ai 28 anni e lo trovo parecchio stimolante. Ho cominciato come community manager e writer: uno dei miei compiti consisteva nel curare gli eventi live offerti da uno dei nostri clienti. Una figura che mi piacerebbe ricoprire in futuro è quella dell’account executive: qui, a differenza di altre agenzie, la figura dell’account è meno rigida e partecipa anche alla fase creativa e di scrittura. I ritmi sono piuttosto pesanti, capita spesso di fare tardi ma è il prezzo da pagare se vuoi fare un lavoro con il quale non rischi di annoiarti».

Cosa consiglieresti agli studenti che stanno per iniziare o terminare il corso CPO?

«Secondo me la differenza in un corso di Scienze della Comunicazione la fanno la curiosità di imparare e l’impegno personale. Il mondo del lavoro è un po’ diverso ma CPO con i corsi teorici e i progetti ti prepara un po’ a tutto e questo è importante per chi come me non fa un classico lavoro da copy. Per chi si laureerà tra qualche mese, l’unico consiglio che posso dare è quello di non arrendersi mai: anche dopo tante porte in faccia o senza ottenere alcuna risposta ai curriculum inviati si può riuscire a trovare il proprio posto ideale».

CoccardiAMO l’Italia

marzo 3, 2011

Vi segnaliamo un’iniziativa lanciata da alcuni nostri laureati Cpo, in vista del prossimo 150enario dell’Unità di Italia. Un modo per festeggiare, per ricordare e sopratutto per guardare al futuro, usando la comunicazione.
Se avete un profilo Fb trovate tutte le istruzioni e gli strumenti qui.
Riprendiamo il testo di presentazione da Ivan Turatti.

Cari italiani, Il 17 marzo 2011 per chi si sente italiano è un traguardo importante, e sono tanti che vorranno festeggiarlo nel migliore dei modi.

Cosa è?

Il nostro è un paese fantastico, in cui le persone cominciano a perdere fiducia nel futuro e nelle potenzialità di questa nazione. Urge decisamente una dose d’ispirazione. Molti personaggi famosi provano singolarmente a dare il proprio contributo.

Ma, per chi come me, crede che siano le reti ad ispirare la società, non ci può essere che un unica strada, quella di una iniziativa collettiva che ci ricordi che siamo una unico grande paese dalle Alpi a Lampedusa.
Festeggiare la nostra nazione con la coccarda non è un’azione a favore di un partito politico o al servizio di una qualche ideologia nazionalista, è solo un pò di quel “sano amore per la patria in cui viviamo”.
Riccordo che non serve essere italiani per amare l’Italia, e neanche per coccardarsi serve solo l’autentica passione per questa terra e la voglia d’ispirare i suoi cittadini a fare di più.

Cosa devo fare?

Se sei iscritto a FaceBook:

1. vai su http://on.fb.me/epDYO6
2. clicca “mi piace”
3. scarica la coccarda e creala
4. indossala e regalala

Se sei iscritto a Twitter:

1. vai su http://on.fb.me/epDYO6
2. copia l’immagine nel tuo profilo Twitter
3. scarica la coccarda e creala
4. indossala e regalala
5. difondila con l’Hashtag #coccarda

Se non sei iscritto a questi social network:

1. vai su http://on.fb.me/epDYO6
2. scarica la coccarda e creala
3. indossala e regalala
4. difondila sul web

da Cpo a Sevilla (passando per Copenhagen)

aprile 14, 2008

Inauguriamo con Daniele lo spazio dedicato ai laureati Cpo, alle loro esperienze e alla strada che faranno nel mondo.

Mi chiamo Daniele Montemale, ho 24 anni e sono di Roma. Da poco più di un mese mi sono laureato al Cpo e in questo momento mi trovo all’aeroporto di Fiumicino. Sto per andare a vivere a Sevilla.. Tutto quello che mi è successo negli ultimi due anni lo rifarei ad occhi chiusi.
Ma partiamo con ordine.

Nel febbraio 2006 mi sono laureato in Scienze della comunicazione a Roma; a marzo mi sono trasferito a Pesaro dove avevo già una camera trovata in una trasferta di due giorni fatta a Gennaio. Camera pagata 260 euro al mese.. Pensavo fosse un affare ma mi sbagliavo.. a Roma i prezzi sono veramente esagerati in confronto con quelli di Pesaro.

Fin dai primi giorni il modo e la capacità di lezione sviluppata al CPO e in generale all’università di Urbino mi hanno colpito. Essere in una classe con trenta persone rispetto a 600 (la facoltà di Scienze della Comunicazione alla “Sapienza” è la più popolosa al mondo: 13500 studenti per 110 professori..) o interagire con i professori in un rapporto one to one, ha sicuramente giovato alla qualità dello studio.

Passare invece da una città di quattro milioni di persone ad una con qualche decina di migliaia ha avuto i suoi pro ma anche i suoi tanti contro. La bella stagione però non si è fatta attendere. Avere per facoltà un ex stabilimento balneare ed essere nelle vicinanze di Rimini e Riccione, hanno reso il mio soggiorno e quello dei miei colleghi veramente piacevole.

Mentre la stagione si faceva bella e gli esami stavano per arrivare, arrivò anche la grandiosa notizia di essere uno dei vincitori della borsa di studio Erasmus per Copenhagen. Allora non sapevo che un esperienza Erasmus ti cambia la vita facendotela vedere con occhi diversi, anche nel mondo lavorativo..

Negli ultimi giorni di luglio 2006 sono partito per Aarhus, seconda città danese e da lì sono poi arrivato ad Horsens per fare uno studio di lingua danese per tre settimane. Questo corso è una borsa di studio organizzata dall’UE che, non solo vi permette di studiare una lingua gratuitamente ma, in alcuni casi, è anche una borsa remunerativa (la mia era di 500 euro..). In queste tre settimana ho conosciuto anche alcuni dei miei migliori amici del mio soggiorno danese.

A fine settembre arrivo a Copenhagen dove con qualche difficoltà trovo casa. I corsi sarebbero iniziati a breve. Nel frattempo il mio inglese si perfezionava. Corsi in inglese e amicizie provenienti da ogni parte del globo hanno sviluppato e accresciuto la mia conoscenza della lingua, fondamentale per vivere oggi nel mondo. Nell’Ottobre 2006 ho poi trovato uno stage lavorativo a Goviral***, un’agenzia leader in Europa nel viral marketing. Questa esperienza, prolungata poi per un anno, ha di fatto costruito la mia esperienza lavorativa e mi ha incalanato in un settore nuovissimo, specie in Italia, dove tutto è ancora da scoprire e da costruire e con moltissimi sbocchi lavorativi.

Lavorare nel viral marketing mi ha permesso di conoscere un nuovo modo di lavorare. Per quel che mi riguarda significava anche gestirsi il proprio tempo. Si hanno delle deadline e ci si gestisce il tempo. Lavorando, volendo, anche da casa… Ciò significa che mi facevo la mia bellissima esperienza Erasmus con feste e divertimento full optional senza dimenticare lo studio ed i viaggi..

Il mio anno Erasmus è fondamentalmente volato ma mi ha caricato di una spinta emotiva su ogni campo. Dalla visione del mondo, al rapporto con le persone e le altre culture, alla professionalità lavorativa. Per quest’ultimo punto sono sicuro che uno studente, per maturare questa professionalità, debba necessariamente fare un’esperienza all’estero. E questo non solo gli studenti italiani, che spesso pensano all’estero solo come uno sbocco per scappare da un paese in stallo, ma anche per studenti di tutto il mondo. Per farvi un esempio, la maggior parte dei miei amici stranieri di 23 anni avevano già vissuto almeno in un altro paese..

Nel luglio 2007 sono tornato in Italia. Dopo una breve vacanza nel sud Italia ho terminato tutti gli esami a Settembre e sono poi partito a scrivere la mia tesi che già da circa un anno progettavo insieme al professor Giovanni Boccia Artieri.

La tesi si intitola “La rete virale: Viral marketing, buzz e word of mouth. Prospettive del social advertisement” ed è uno studio approfondito sul marketing non convenzionale e sulle sue potenzialità quantitative ma soprattutto qualitative. Perchè la comunicazione oggi è sinonimo di relazione..

Con questa tesi mi sono laureato con il massimo dei voti lo scorso febbraio. Nel frattempo ho lasciato Goviral e mi sono messo in proprio come Viralavatar (il nome viene dal mio blog). Sto iniziando ad avere i primi clienti nazionali ed internazionali. Sto aprendo, inoltre, una società di social media 2.0 con altre persone esperte nel settore: Socialware.

Torniamo da dove ero partito. Dall’aeroporto di Fiumicino. Bè allora perchè sono qui? Perchè posso vivere ovunque. E quindi me ne vado a Sevilla dove fra qualche giorno c’è la feria e poi Marocco e Portogallo. E poi ci sono due sevillani amici conosciuti durante l’Erasmus.
Mi basta il mio portatile (ma presto neanche quello quando il cloud computing sarà una realtà…) e una connessione wireless (aspettando il wi-max) e sono praticamente ovunque..
..ma tutto ciò lo faccio perchè quello che mi interessa veramente è semplicemente esplorare il mondo.

Daniele Montemale aka Viralavatar


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: