Archive for the ‘student’s experience’ Category

ISEP: Un’esperienza di vita e di Studio

marzo 20, 2017

diego_prioretti_CPOMi chiamo Diego Prioretti e sono uno studente iscritto al secondo anno di CPO. Grazie al programma ISEP Exchange, ho avuto l’opportunità di studiare per un semestre negli Stati Uniti.

Tutto è nato dalla voglia che avevo di fare un’esperienza all’estero. Questo perché sentivo che completare gli studi senza aver colto questo tipo di opportunità sarebbe stato un rimpianto che mi sarei portato dietro per tutta la vita.

Quindi mi sono messo a spulciare tra i vari bandi sul sito universitario. Ero alla ricerca di una nazione in cui si parlasse inglese così da poter migliorare la conoscenza di una lingua che oggi è requisito fondamentale quando si cerca un’occupazione. Purtroppo (o per fortuna), durante l’ A.A. 2015/2016 non c’erano mete Erasmus in cui la lingua richiesta fosse l’inglese per la mia facoltà.

Cercando più approfonditamente ho trovato il bando ISEP: questo prevedeva 3 borse di studio totali, che consentivano di frequentare un semestre negli Stati Uniti, senza sostenere alcuna spesa universitaria al di fuori della retta dovuta all’Università di Urbino. Non ci ho pensato su troppo, anche perché c’erano solamente 3 posti per tutti gli studenti dell’università, e ho presentato la domanda. In questa ho dovuto scegliere 10 tra il centinaio di università disponibili e metterle in ordine di preferenza. Onestamente non ne conoscevo molte, quindi le scelte sono state dettate maggiormente dai corsi che venivano offerti lì.

Ad inizio 2016 ho saputo di essere selezionato per partire durante il primo semestre dell’ A.A. 2016/2017 e dopo un paio di mesi, verso Marzo, sono venuto a conoscenza della meta: l’Università del Tennessee a Knoxville, che conta circa 28.000 studenti iscritti, in una città di circa 160.000 abitanti nel sud degli Stati Uniti.

Sono arrivato lì il 9 di Agosto, dopo un estenuante viaggio durato circa 13 ore. Tutti si sono rivelati sin da subito accoglienti e ben organizzati, infatti durante la prima settimana ci sono state tantissime attività di orientamento al modello universitario e alla città stessa, nonché ad alcune delle norme più importanti del campus e degli stessi Stati Uniti.

Ho vissuto in un dormitorio dove c’erano sia studenti americani che internazionali e questo ha contribuito a rendere l’esperienza ancor più interessante. Devo dire infatti, che prima di partire ero spaventato all’idea di dovermi adattare ad una cultura completamente nuova, in particolar modo perché era la prima volta che andavo all’estero per così tanto tempo.

In realtà, a partire dal mio compagno di stanza australiano, ma anche con tutti gli altri ragazzi del 5° piano, abbiamo creato un gruppo forte e coeso che ha contribuito a creare un bell’ambiente.

Presso l’università ospitante, noi studenti ISEP Exchange eravamo iscritti come normali studenti, e pertanto ho dovuto frequentare le lezioni di 4 corsi, il numero minimo (che totalmente corrispondono a 24 dei nostri CFU) e sostenere altrettanti esami finali. Tra le materie più interessanti che ho frequentato c’erano senza dubbio Creative Advertising Strategy e Communication in an Information Age.

Le lezioni sono iniziate il 17 Agosto, e l’impatto è stato veramente duro in quanto la didattica funziona in maniera completamente differente dalla nostra. La prima cosa che salta all’occhio è un approccio molto più pratico, fatto di meno teoria e più esercitazioni e lavori. Ogni giorno ci sono “compiti per casa” che vanno svolti per la lezione successiva, pena la perdita di punti che poi determineranno la valutazione finale. Altra differenza sostanziale è quella relativa alle strutture. Mi riferisco alle immense biblioteche, ai punti di supporto allo studio dove ogni giorno si possono prenotare online sessioni di tutoring con personale qualificato. Le biblioteche, aperte 24h, sono dotate di una grande quantità di computer e Mac e punti di riparazione pc nel caso in cui qualcuno avesse problemi con i propri dispositivi, il tutto in forma gratuita.

L’università, che in realtà era una piccola città all’interno della città di Knoxville, dispone anche di innumerevoli campi da calcio, uno stadio da football, che per capienza è il settimo più grande al mondo, due piscine e moltissime palestre che consentono di avere sempre qualcosa da fare durante il tempo libero. Strumenti e luoghi che mi hanno impressionato, soprattutto se comparati con il modello universitario italiano. A questo proposito, ho potuto constatare come negli USA ci siano maggiori investimenti nell’educazione (e la mia università era pubblica), ma il livello di insegnamento teorico italiano è sicuramente migliore.

Devo dire che questa esperienza mi ha segnato in maniera positiva, un’esperienza che rifarei ancora perché non solo ti migliora a livello professionale e di competenze, ma anche come persona e in termini di indipendenza.

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Mashable Social Media Day Italia visto con gli occhi di CPO

novembre 16, 2016

21 e 22 ottobre 2016, Milano, Mashable Social Media Day nella sua versione italiana, giunta ormai alla terza edizione. Ho avuto il piacere di essere selezionato, tra le oltre 120 candidature, nelle 20 persone che sono entrate a far parte del Social Media Team dell’evento, e quindi ho piacere nel raccontare la mia esperienza nell’evento in quanto studente di CPO – Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni all’università di Urbino.

In particolare però voglio focalizzarmi sugli speech anziché sulla qualità logistica e organizzativa di un evento che, negli stessi talk, posso tranquillamente definire come uno dei migliori d’Italia nel settore dei Social Media e del Digitale. Sono stati invitati e sono intervenuti alcuni degli esperti del settore più importanti del panorama nazionale e non solo, così come ci sono stati interventi di professionisti che lavorano in aziende di importanza globale (Carlo Rinaldi di Microsoft).

Perché il mio sguardo da studente di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni è particolare? Beh, perché il corso di studi dell’università di Urbino – insieme al mio curriculum e alle mie competenze professionalmente acquisite nel corso degli anni – mi ha dato modo di confrontarmi con argomenti e professionisti già conosciuti e pertinenti con il piano di studi, ma anche con quello del mio percorso di laurea triennale (IMP – Informazione, Media, Pubblicità) sempre avuto ad Urbino.

Certo è che non tutti i talk sono stati semplici o comprensibili allo stesso livello, ce ne sono stati di più dettagliati e di più romanzati: esposizione di tecniche e risultati ma anche racconti e storie personali di successo e difficoltà. Uno dei migliori talk è stato quello di Mirko Pallera, CEO di Ninja Marketing e Ninja Academy, due delle realtà di maggiore successo nel panorama italiano riguardanti il mondo digitale: qui ho potuto incontrare concetti già affrontati più volte a lezione e analizzati applicati però al mondo del digitale e del marketing. Un esempio di questo sono gli archetipi (delle figure di riferimento nell’immaginario collettivo), che possono essere utilizzate, come spiegato nel talk, anche nella costruzione di una campagna pubblicitaria come personaggi e tono di voce da utilizzare per la costruzione dei messaggi (immagini, testi, video, ecc).

Ancora Ninja ma stavolta solo Academy, con Luca La Mesa che ha raccontato come per le persone, attraverso i social media, sia fondamentale l’immediatezza e l’esclusività dei contenuti, che quindi non dovrebbero essere i medesimi di altri media. Ancora, la trasparenza delle aziende, che nel mondo dei social media (nel talk di Matteo G. P. Flora di The Fool) sono completamente esposte al pubblico, quindi è fondamentale essere pronti a tutti i peggiori scenari, perché questi potrebbero avvenire in qualunque momento. In sostanza, la riservatezza non esiste, non in rete, non oggi, perciò o si crea trasparenza o si subisce la stessa.

Un focus, con change.org, è stato fatto anche con quelli che sono i meccanismi partecipativi tramite il direttore della versione italiana di Change, Luca Francescangeli, che ha spiegato come nel mondo del digitale e della partecipazione del grande pubblico a volte un semplice click possa servire a cambiare veramente le cose nel mondo reale, anche andando contro aziende di grandi dimensioni e quindi riuscendo a combattere il potere.

Voglio chiudere il mio racconto con Marco Montemagno, imprenditore della rete e creativo che ha avuto un grande successo in Italia e ha ribadito come nel mondo digital la cosa più importante, al giorno d’oggi, sia la forza di volontà, la determinazione, la forza di insistere nel diventare qualcuno, nell’avere successo, anche quando si fallisce, anche quando sembra che tutto vada male o che i nostri sforzi non servano a niente.

Andrea Careddu

Il tirocinio? In Erasmus: l’esperienza di Gabriele Infosino

settembre 1, 2016

Infosino spagnaAttraverso il programma Erasmus+ traineeship è possibile svolgere  il tirocinio curriculare previsto nel piano di studi in giro per l’Europa. In attesa del bando ufficiale, che con ogni probabilità sarà pubblicato tra Settembre e Ottobre, riportiamo l’esperienza di un laureato CPO che ha svolto il proprio periodo di stage a Madrid.

– Gabriele, raccontaci perché hai scelto di svolgere lo stage lontano da casa.

«Avevo già svolto il mio primo Erasmus a Parigi alla triennale. Parigi e l’esperienza Erasmus sono diventati il trampolino di lancio verso nuove possibilità, nuove idee, nuove scoperte. Quello che prima avevo limitato ai confini nazionali adesso non ha più confini, mi sento cittadino del mondo e so di avere la possibilità di giocarmi carte nuove in giro per il mondo, mentre alcuni anni fa non riuscivo a vedere oltre la mia terra e la mia gente, oltre la mentalità italiana.

Madrid è stata una scoperta felicissima: l’avevo visitata da turista, ma viverla è tutta un’altra cosa! Una città frizzante, dinamica, calda e accogliente. Ogni angolo è una sorpresa, ogni quartiere vive di vita propria e il calore dei suoi abitanti e delle sue luci scalda il cuore fino a tarda notte. Madrid è insieme a Barcellona il motore economico e culturale di una Spagna in forte ripresa, tante imprese e start up (anche italiane) stanno investendo in questa metropoli, e bisogna saper cogliere al volo le opportunità di crescita di una città così dinamica e affascinante».

– In che tipo di azienda hai svolto lo stage e di che cosa ti occupavi?

«Ho lavorato per Spotahome, start up che si occupa di affitti online di stanze e appartamenti a medio/lungo termine, una delle 15 migliori start up spagnole del 2015. Mi occupavo delle strategie di Marketing e del Marketing operativo dell’impresa: in una start up le condizioni di lavoro e mercato cambiano repentinamente e stare al passo è complesso e stimolante. Nel corso del mio stage ho anche seguito l’evoluzione di alcuni progetti di implementazione dell’azienda e collaborato alla selezione del personale di lingua italiana».

– Hai notato delle differenze da parte dell’azienda ospitante nel modo di considerare gli stagisti come una risorsa?

spotahome«Assolutamente sì: gli stagisti non sono veri stagisti, sono delle risorse per l’impresa che li “ospita”. Formare il personale, inserirlo nelle dinamiche lavorative e produttive richiede risorse economiche e di tempo, ed è naturale che questo percorso porti all’assunzione dello stagista da parte dell’azienda ospitante: in Spagna questa mentalità è chiara, le persone valide vengono assunte e fatte crescere, gli italiani sono molto apprezzati per il loro ordine, la loro creatività e la loro capacità di adattarsi a culture e ambienti differenti.

Purtroppo non vedo ancora in Italia una coscienza simile: c’è molta diffidenza, chi ha le competenze tende a non condividerle con gli stagisti, ci si fida poco di chi ha poca esperienza lavorativa e tanto entusiasmo… e il rischio è che l’entusiasmo vada scemando e l’esperienza non si sviluppi mai!».

– Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato e come le hai risolte?

«Come detto una start up è un ambiente in continuo cambiamento: le difficoltà si incontrano ogni giorno e ogni giorno si è chiamati ad attingere alla creatività per realizzare gli obiettivi dell’azienda. Il rovescio della medaglia è il rischio di stravolgerli proprio per un eccesso di creatività, ma la bellezza di una sfida come questa sta proprio nel percorso di crescita che ti offre, nella quotidiana possibilità di confronto con mentalità, caratteri e culture diverse e provenienti da tutto il mondo. Mettersi in discussione e in gioco ogni giorno».

– Questo tipo di esperienza ti ha aiutato a velocizzare i tuoi tempi di studio?

«Sicuramente. Ho sviluppato metodo e rapidità, i piccoli dettagli fanno la differenza: è bastato continuare a mantenere la buona (e noiosa!) abitudine della sveglia la mattina presto e di sfruttare tutto il tempo a disposizione nel migliore modo possibile, soprattutto per lo studio, sebbene non abbia mai amato trascorrere il mio tempo fra i libri!

È ovvio che un’esperienza in cui puoi mettere a frutto tutto quello che hai imparato negli anni di studio è uno stimolo molto potente e questo ha sicuramente contribuito a mettermi fretta e concludere il mio percorso di studi alla prima occasione utile».

CPO in Erasmus a Tarragona: l’esperienza di Giacomo Giorgi

agosto 11, 2016

14001817_10210392204427857_2063780450_oLa meta Erasmus più ambita per gli universitari italiani? La Spagna: secondo fonte Eurostat, nel 2014-15 è stata scelta da ben 9000 studenti. Ma nella penisola iberica non ci sono solo Madrid, Granada, Valencia e Salamanca. Giacomo Giorgi, studente CPO al secondo anno di corso, ha scelto di frequentare per oltre sei mesi l’Università “Roviri e Virgili”di Tarragona, città catalana a circa 100 chilometri da Barcellona.

– Giacomo, avevi già provato a partecipare un bando Erasmus o hai provato per la prima volta durante il nostro corso di laurea in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni?

«Per me è stata la prima volta che provavo a partecipare. A dire la verità ritenevo proprio l’ultimo anno come quello più adatto: ritenevo utile e interessante avere la possibilità di vedere da una prospettiva diversa come si studiano le cose che ho fatto in 5 anni in Italia. Certo, ho anche pensato che l’Erasmus mi avrebbe rubato del tempo, ma poi proprio andando lì mi sono reso conto quanto e come questa fosse una opportunità imperdibile».

-Come era organizzata l’università a Tarragona?

«L’università si divide in un campus umanistico e uno scientifico: io nello specifico ho frequentato il dipartimento “Tecnologie della comunicazione” e ho passato tantissimo tempo nel laboratorio di produzione audiovisiva, un’aula a disposizione per i lavori di studio e per le ricerche individuali. L’università in questo senso è molto attraente e coinvolgente: si impara molto sia in termini teorici che professionali. I prof ti aiutano molto ma si aspettano tanto in cambio: assegnano delle consegne settimanali e si aspettano di vedere esempi pratici in classe».

-Quali corsi hai seguito in particolare?

«Ho inserito nel mio programma alcuni insegnamenti del master in comunicazione avanzata e crisis management, per il resto ho attinto da insegnamenti come creatività pubblicitaria e comunicazione di impresa. Crisis management è stata una materia molto interessante: a Tarragona si insiste molto su come gestire una crisi aziendale con la comunicazione, come realizzare una strategia, come monitorare la crisi e come intervenire sui social. Credo che a Tarragona lo facciano perché la città è famosa per le industrie chimiche, quindi i rischi, soprattutto quelli ambientali, sono elevatissimi».

-Tarragona ti ha fatto rimpiangere molto di non aver fatto l’Erasmus in una città più grande come Barcellona?

«Tarragona è una città molto più piccola, molto più chiusa e molto meno divertente rispetto a Barcellona. Mancano anche alcuni servizi, ma Tarragona è una città in cui cui si respira la vera cultura catalana. La cosa che più mi ha colpito è la festa Maior di Santa Tecla, dove le persone costruiscono dei castelli umani alti anche 20 metri. All’università è una festa molto sentita: c’è un gruppo di studenti che ogni giovedì si allena per realizzare questi castelli».

-Quali aspetti reputi come i più rilevanti di questa esperienza?

«Sicuramente la possibilità di aprire gli occhi verso orizzonti nuovi, la possibilità di star fuori e di incontrare persone di altre culture di cui prima non conoscevo nulla: ho incontrato molti sudamericani che fanno progetti di scambio, soprattutto brasiliani e messicani. Mi ha colpito molto il fatto che qui non si sentiva molto la sensazione di essere dentro una crisi economica al contrario di quello che avvertiamo invece ogni giorno nel nostro paese».

 

CPO in Erasmus a Madrid: l’esperienza di due studenti

luglio 28, 2016

madridcpoDa colleghi di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni a colleghi in Erasmus a Madrid alla Universidad Europea de Madrid. Fausto Scaglioni e Elena Battistini, studenti del secondo anno di corso, ci raccontano in questa “intervista doppia” la loro recente esperienza Erasmus nella capitale spagnola.

Perché scegliere di partire in Erasmus? E perché Madrid?

«La motivazione principale che mi ha spinto a partecipare al bando Erasmus è stata la mia inquieta voglia di sperimentare una esperienza nuova, forte e autonoma che mi avrebbe regalato il privilegio d’immergermi in un processo di formazione, sia accademica che extra-accademica. Ho scelto Madrid tra il ventaglio di mete disponibili (Madrid, Bruxelles, Albacete, Tarragona) per la fama di cui gode la città, la possibilità di frequentare gli insegnamenti presso la rinomata Università Europea e l’opportunità e di apprendere una lingua, quella spagnola, che mi ha sempre affascinato»  ci spiega Fausto.

«Quando ho raccontato ai miei amici di aver vinto questa occasione, in molti mi hanno detto che stavo facendo una scelta coraggiosa» – ci racconta invece Elena – «La scelta di partire proprio l’ultimo anno della specialistica è giustificata dal fatto che durante la triennale non ho avuto modo di fare questa esperienza: la voglia di fare l’Erasmus l’ho sempre avuta fin dal primo giorno in cui sono entrata in un’aula universitaria e non avrei perso per nulla al mondo questa opportunità. E poi a Madrid non potevo dire di no».

faustoscaglioniUna volta giunti all’università però avete scelto percorsi diversi.

«Io sono partito da qui con tanta voglia di imparare e ho approfittato della vasta disponibilità di strumenti e attrezzature per apprendere le teorie e le tecniche audiovisuali di comunicazione negli ambiti professionali di riferimento – ci confida Fausto. «Nella fattispecie, ho frequentato diversi insegnamenti in lingua spagnola:  Tecniche Audiovisuali, Direzione Cinematografica, Suono, e Disegno Del Suono e Ambientazione Musicale».

Diametralmente opposto l’approccio di Elena: «Mi sono lasciata consigliare dal mio coordinatore didattico spagnolo, il quale ha scelto per me materie utili per il mio piano di studi e semplici per chi non conosce bene la lingua. Durante i sei mesi ho seguito due corsi in inglese, Marketing di prodotto e di marca e Opinione Pubblica e altri due corsi in spagnolo: laboratorio creativo e strumenti creativi».

Ma l’Erasmus non è solo studio. Come avete vissuto questi sei mesi?

elenabattistini«La Spagna è un paese che amo da sempre e non ho fatto fatica a sentirmi presto a casa. Il modo in cui erano strutturate le lezioni mi hanno permesso di conoscere tanti colleghi che mi hanno guidato negli angoli più nascosti di Madrid. La comunicazione si può apprendere dai libri, ma la cultura spagnola la si può conoscere solo andando in giro per le strade delle città» – ci racconta Elena senza risparmiare il proprio entusiasmo. Mentre Fausto risponde così: «Se dovessi riassumere la mia esperienza in due righe, direi che il mio erasmus si è strutturato nella consapevolezza di sentirmi piccolo in una grande città ma con l’appetito di conoscere sempre qualcosa di nuovo: le persone, le loro abitudini, le discoteche, le tavole imbandite di cibi tipici dal mondo…».

Perché secondo voi quindi l’Erasmus è una esperienza unica?

«Secondo me – esordisce Fausto – l’Erasmus è una esperienza che non porti con te. È una esperienza che porti dentro di te. L’erasmus è come un albero che cresce, le cui radici sono gli ambienti relazionali che crei con le persone che incontri a volte con impegno, a volte con un po’ di fantasia, a volte per caso. E io credo di essere un po’ cambiato rispetto a come sono partito, incorporando dentro di me tanti pezzetti di esperienze molto diverse».

Anche Elena considera l’erasmus un importante momento di crescita personale:  «Per me l’erasmus è una delle poche esperienze che ti permettono davvero di cambiare prospettiva, diventare indipendenti e affrontare i problemi quotidiani in  maniera differente e da persona più matura. Questo non avviene solo tramite la scoperta di un differente sistema universitario, di un diverso stile di vita, ma anche di un diverso paese e di una diversa cultura. L’erasmus è stato per me un arricchimento, una sfida e un’avventura che sempre porterò nel mio cuore».

Come valutano il percorso di studi Cpo gli studenti?

maggio 27, 2016

Prima dell’iscrizione all’esame ogni studente dell’Università di Urbino è chiamato a compilare online un questionario di valutazione del singolo insegnamento. Le valutazioni degli studenti sono analizzate dai diversi organi della qualità dei corsi di laurea in modo da rilevare e gestire eventuali criticità. Vi riportiamo di seguito le principali osservazioni emerse dall’analisi dei questionari relativi al corso di laurea magistrale Cpo raccolti nell’autunno 2015, quindi relativi agli insegnamenti erogati nell’anno accademico 2014-15.

Ricordiamo che gli studenti frequentanti rappresentano la quasi totalità degli studenti Cpo (541 questionari), ma consideriamo anche i dati emersi dai questionari compilati dagli studenti non frequentanti, prevalentemente studenti lavoratori (32 questionari).

Nel complesso le valutazioni sono tutte soddisfacenti, visto che per le 11 variabili proposte la media supera sempre, o si attesta su un valore di 7, non mostrando scostamenti notevoli con le medie di ateneo.

Gli aspetti del corso che sono stati meglio giudicati dagli studenti frequentanti sono, in ordine di soddisfazione, il rispetto del calendario ufficiale e degli orari in esso indicati (8.99) seguito dalla reperibilità dei docenti per ottenere chiarimenti e spiegazioni (8.16) e l’aderenza dei programmi a quanto dichiarato nei siti WEB a supporto degli insegnamenti (8.27). Questi valori di Cpo sono superiori alla media di Ateneo, così come il valore relativo all’utilità delle attività didattiche integrative (7,87 contro la media di Ateneo di 7,66).

Poiché l’obiettivo dei questionari è quello di rilevare eventuali criticità, i docenti che si occupano della qualità del corso hanno individuato le tre variabili rispetto alle quali gli studenti frequentanti esprimono una soddisfazione relativamente inferiore.

In ordine decrescente di criticità si tratta di:

  • l’adeguatezza delle conoscenze preliminarmente possedute ai fini della comprensione degli argomenti trattati (6.99),
  • la percepita onerosità del carico di lavoro in relazione ai CFU assegnati (7.57)
  • l’adeguatezza del materiale didattico (7.64).

Questi tre valori sono inferiori alla media di Ateneo, a conferma di una potenziale criticità. La prima e terza variabile possono essere considerate come collegate tra loro, e possono essere gestite insieme.

L’analisi dei commenti che gli studenti frequentanti potevano fare in forma libera conferma quanto già osservato visto che la categoria più ricorrente è la sentita necessità di ricevere conoscenze di base (24.9% dei commenti).

Cosa ci dicono questi dati, e come possiamo gestirli?

Da almeno due anni monitoriamo in particolare la prima variabile: la maggior parte degli studenti della magistrale proviene da corsi di laurea di altri Atenei, e spesso da percorsi di studio che non sono quelli di filiera (ossia, da una laurea triennale in Scienze della comunicazione). Da sempre questa varietà di competenze e profili in ingresso rappresenta per noi una ricchezza, coerente con la molteplicità di competenze e di prospettive che sono necessarie per un buon lavoro nel campo della comunicazione – che è sempre un lavoro di squadra e multidisciplinare.

Allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere, questa diversità di provenienze e di percorsi in ingresso può rappresentare una criticità da gestire: occorre infatti fare attenzione che tutti riescano a beneficiare dei contenuti e delle potenzialità offerte dai singoli insegnamenti della magistrale, pur a fronte di diversi punti di partenza.

Per questo motivo dall’autunno 2015 abbiamo deciso di chiedere ai nostri studenti maggiori informazioni sulla loro percezione di una mancanza di conoscenze di base, sulla cui base valutare se e come riaggiustare i programmi degli insegnamenti esistenti, o inserire contenuti integrativi. Per questo chiediamo agli studenti Cpo che hanno appena completato il primo e il secondo anno di aiutarci in questa seconda rilevazione, a maggio-giugno 2015.

Concludiamo con l’analisi relativa ai dati forniti dagli studenti non frequentanti per i quali si rilevano valutazioni tendenzialmente migliori di quelle dei frequentati, e si conferma l’insufficienza delle conoscenze preliminari quale principale emergenza (7.66) in un quadro di punteggi confrontabili con quelli dei frequentanti e in controtendenza rispetto ai relativi punteggi d’ateneo rispetto ai quali risultano apprezzabilmente superiori. Anche qui i commenti richiamano la sentita necessità di ricevere conoscenze di base (18.4% dei commenti) che condivide il primato con la richiesta di inserimento di prove di valutazione intermedie.

In allegato i dati disaggregati sulla valutazione complessiva degli insegnamenti Cpo da parte degli studenti (elaborazioni autunno 2015).

Report opinioni studenti Cpo 2015

Report opinioni studenti Cpo 2015.2

Report opinioni studenti Cpo 2015.3

Passaggi festival: CPO e IMP nel social media team dell’edizione 2015

aprile 14, 2016

passaggifestival

 

Raccontare un festival di saggistica attraverso le parole di un blog, le dichiarazioni e i commenti in diretta su Twitter, i post di Facebook e le immagini di Instagram. Raggiungendo non solo gli appassionati di libri, ma anche i fan dei tanti ospiti presenti alla manifestazione. Per gli studenti della scuola di Comunicazione dell’Università di Urbino Carlo Bo la collaborazione con il festival della saggistica “Passaggi” di Fano si è rivelata un’ottima opportunità per scoprire come si lavora all’interno di un social media team. Al gruppo di lavoro, guidato dalla ricercatrice Elisabetta Zurovac e l’ex studentessa Raffaella Negrini, hanno preso parte cinque studenti di laurea specialistica CPO (Katia Minnenna, Antonio Percolla, Elisa Peruzzi, Fausto Scaglioni, Alice Torcellini) e due studenti di triennale IMP (Alessio De Colle e Mariachiara Montebello). Ma scendiamo più nel dettaglio chiedendo loro quali sono state le attività svolte, i lati positivi del lavoro in team e le difficoltà affrontrate.

passaggi fano«Per prima cosa, dobbiamo raccontare la nostra giornata-tipo» – interviene Fausto Scaglioni – «Alle 15 ci radunavamo per il briefing: ci occupavamo dell’analisi degli eventi e degli ospiti del giorno in modo tale da garantire una visibilità ottimale agli incontri in programma. A rotazione ci prendevamo carico dei compiti da fare: chi prendeva posto per la diretta online su Twitter o per scrivere gli articoli sul blog, chi in giro a raccogliere scatti per Instagram e Facebook e chi svolgeva il ruolo di “regia” per gestire i profili social della manifestazione. Alle 20 facevamo una pausa per la cena e poi subito dopo al lavoro per gli eventi serali e il debriefing, in cui discutevamo dei risultati ottenuti e della giornata successiva».

faustoLa produzione e la gestione di contenuti per i profili social e per il web richiede un buon lavoro di coesione. Ma all’interno del team i ruoli non sono stati definiti in maniera rigida: «Le nostre esperienze precedenti e le nostre competenze erano molto diverse – ci racconta Mariachiara Montebello – ma questo è stato un fattore positivo per tutti». Il perché ce lo spiega Alessio De Colle: «All’inizio le attività da svolgere venivano assegnate in base alle competenze personali: chi dimostrava di essere più sicuro sul livetweeting si occupava delle dirette e così anche per le foto o gli articoli. Man mano però ci scambiavamo di ruolo e ci affiancavamo per apprendere le altre tecniche». Con una sola preoccupazione: «Non dovevamo dimenticare di non mettere in discussione la qualità dei contenuti, dal momento che rappresentavamo la credibilità del festival» – sottolinea Elisa Peruzzi.

katiaMa è stato così difficile lavorare sui social network per un pubblico di nicchia come quello di un festival culturale? «In realtà, il festival Passaggi offriva un programma piuttosto aperto anche per chi non è un grande lettore – ci spiega Katia Minnenna – Durante gli incontri venivano affrontate tematiche che sono spesso argomento di discussione sulla rete». E Alice Torcellini ricorda l’importanza della presenza di ospiti importanti: «Al festival hanno partecipato politici come Fausto Bertinotti e Graziano Delrio, giornalisti come Peter Gomez e Marco Damilano, critici d’arte come Vittorio Sgarbi e perfino uomini famosi del calcio e della cucina come Arrigo Sacchi e Stefano Callegaro. Ciò ci ha permesso di lavorare facendo leva sulla loro visibilità e sulla loro base di fan e follower».

Antonio Percolla

LAUREATI CPO AL LAVORO: Federico Lodolini, strategist a Londra

ottobre 29, 2015

lodolini

Cercare la connessione tra brand, cultura e persone per produrre comunicazione. E non, al contrario, “un’ulteriore interruzione fastidiosa”. È in questi termini che Federico Lodolini presenta sul profilo LinkedIn il proprio modo di intendere il lavoro da strategist. Federico ci spiega e ci racconta di più all’interno di questa intervista che raccoglie le tappe salienti della sua carriera: dalla laurea in Cpo nel 2006 al lavoro attuale a Londra per l’agenzia Portas ottenuto nel 2014.

– Cosa hai fatto subito dopo esserti laureato?

«Subito dopo la laurea ho proseguito la mia esperienza lavorativa come Creative Strategist in “ANDY. The Opensource Ideas Factory”, un’agenzia creativa indipendente con sede a San Marino e Londra. In Andy avevo svolto anche il mio stage universitario».

– Quali secondo te sono state le competenze apprese nel corso di laurea CPO che si sono rivelate più vicine alle reali dinamiche del mondo del lavoro?

«Lavorando come strategist in agenzie di comunicazione ho il compito di individuare il ruolo dei brand all’interno di un determinato contesto sociale. Il corso di laurea CPO mi ha dato gli strumenti per analizzare il rapporto Marca-Consumatore mantenendo una prospettiva umanistica, non “viziata” dalle approssimazioni e scorciatoie di pensiero tipiche delle agenzie di pubblicità. L’altra esperienza importante fatta durante il periodo CPO è quella legata ai contest ed ai laboratori in cui abbiamo messo mano sul Guerrilla marketing. Un ottimo modo per sperimentare di persona tutte le fasi legate alla creazione di una campagna di comunicazione, dalla progettazione alla pratica».

– Il tuo profilo principale è quello di strategist. Puoi parlarci invece della tua esperienza come trend hunter?

«Ho lavorato come Trend Hunter freelance per PSFK ed altre società vivendo in Italia e lavorando full time per altre agenzie. Il mio ruolo era quello di mappare alcune tendenze di consumo sul territorio italiano ed europeo».

– Qual è stato il tuo contributo per la campagna The Profiteers di Fiorucci? 

«Per la campagna “The Profiteers” ho lavorato come Communication Strategist. Ho supportato il team nella definizione della strategia di comunicazione integrata e multicanale. In parole povere: come sfruttare al meglio il potenziale di ogni canale di comunicazione (piattaforme social, Ambient media, TV commercial, Direct mailing) e come integrarli tra loro in un’unica campagna integrata.

La campagna nel 2013 ha vinto due bronzi a Cannes (categorie “Best Use of Special Events and Stunt/Live Advertising, DIRECT – Flat mailing), Una shortlist (Categoria MEDIA – Best use of social media) ed un bronzo al London International Advertising Award (Integration)».

– Perché hai deciso di lasciare McCann per Portas? 

«Volevo trasferirmi a Londra per fare un’esperienza in un’agenzia Inglese per cui ho dato le dimissioni da McCann e mi sono spostato. Dopo qualche mese mi hanno fatto una proposta in Portas ed ora sono qui».

– Parliamo di Real shit, start up marchigiana che si basa sulla raccolta di letame organico. Come è nata l’idea e quale approccio avete utilizzato per la comunicazione dell’azienda?

«L’idea di raccogliere letame di campagna e venderlo in città è nata da una semplice constatazione: esiste un prodotto con una storia antica che in città nessuno utilizza né conosce. Il nostro obiettivo è quello di raccontare proprio quella storia e spiegare perché coltivare il proprio orto rappresenta una scelta ideologica più che un semplice hobby».

LAUREATI CPO AL LAVORO: l’esperienza all’estero di Giulia Lodi

ottobre 15, 2015

12164842_10207924961224191_1587181429_oI percorsi lavorativi dei laureati in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni sono spesso molto differenti. C’è chi lavora in agenzia e chi come freelance, c’è chi decide di sfruttare le occasioni lavorative nella propria regione di provenienza e c’è chi si trasferisce all’estero. Tra questi si colloca la carriera lavorativa di Giulia Lodi: da più di un anno è a Bonn (Germania) all’interno della European Choral Association, un’organizzazione musicale che lavora a diversi progetti volti all’inclusione sociale e alla costruzione e al rafforzamento dell’identità europea. Alcuni progetti sono finanziati dall’Unione Europea, altri sono frutto di collaborazioni tra organizzazioni nazionali.

Puoi parlarci della tua prima esperienza lavorativa in YouCanGroup? 

«YouCanGroup è stata una breve esperienza lavorativa che mi ha dato modo di avere una prima infarinatura nel mondo del lavoro. L’ambiente, molto giovane e dinamico, è stato un’ottima palestra per mettermi alla prova e capire quali erano i miei punti di forza e di debolezza, dove potevo migliorare, cosa mi appassionava veramente e cosa non faceva proprio per me. La scelta è stata dettata dalla loro ambivalenza in cui mi riconosco molto: attivi e connessi alla rete locale, ma con una forte connotazione internazionale (il sito dell’agenzia bolognese è in inglese). In particolare ho fatto parte del team creativo che si è occupato di progetti innovativi nel settore food come “pastamadre” di Riccardo Astolfi teso a diffondere l´arte del pane fatto in casa e “la papilla brilla” un gruppo di ragazze di Reggio Emilia che creano format culinari ed hanno ideato il food immersion festival».

Prima di frequentare il corso CPO hai svolto un’esperienza all’estero. Quanto e come cambia il modo di pensare la propria carriera universitaria e lavorativa? C’è il rischio reale che dopo l’ltalia cominci a stare “un po’ troppo stretta”?

«L’esperienza in Australia mi ha cambiata, tanto, e tutte le mie scelte, universitarie e lavorative, ne sono state ovviamente influenzate. Viaggiando vieni in contatto con un’infinità di stimoli, ti si apre una gamma vastissima di possibilità che impari a filtrare e selezionare a seconda dei tuoi gusti e delle tue inclinazioni. Io ho capito che dopo la triennale volevo completare gli studi con una specialistica che unisse gli insegnamenti teorici ad una parte più pratica in cui vi fossero workshop e collaborazioni con le aziende: è per questo che poi mi sono iscritta a CPO.

Il rischio che ad un certo punto l´Italia possa stare stretta c’è, ma è anche vero che stando lontani da casa si riesce a rivalutare alcune cose che qui si danno per scontate. E che possono essere dei buoni “insight” per chi deve realizzare una campagna incentrata sui valori del territorio».

Qual è invece la tua attuale posizione all’interno della European Choral Association?

«Le mie mansioni consistono nel gestire le comunicazioni interne con membri ed iscritti e quelle esterne con partner e soggetti terzi. Mi occupo dell’organizzazione di eventi, conferenze e meeting e collaboro nella preparazione della newsletter e della rivista dell’associazione. Inoltre, mi occupo dell’analisi dei canali social e della strategia di comunicazione».

Quali sono le difficoltà e le cose da tenere sempre in mente nell’ organizzare eventi in posti molto diversi d’Europa come Spagna e Finlandia?

«Le difficoltà sono molteplici, culturali prima di tutto: molti fraintendimenti nascono da percezioni diverse dello stesso comportamento o concezioni differenti della stessa parola o frase. Nulla è scontato, tutto va specificato e in alcuni casi spiegato. L’aspetto logistico è fondamentale: avvalersi di un team di persone del luogo, studiare con loro la città, i percorsi che i partecipanti faranno, calcolarne le tempistiche, immaginare i possibili problemi che potrebbero avere.

Ultime, ma non per importanza, le difficoltà linguistiche: in molti conoscono l’inglese, ma ci si può ritrovare ad un festival in Ungheria a dover coordinare 30 volontari che parlano solo l’ungherese. Questo ti fa immaginare subito le difficoltà che si avranno con il pubblico. In questo caso per favorire la comunicazione si riscopre l’immenso potere delle illustrazioni e dei disegni!»

L’esperienza del Placement alla Dante Alighieri di Norimberga di Doris Pesce

settembre 24, 2015

Sono Doris, ho 25 anni e sono una laureanda del Cpo. Quando ho deciso di iscrivermi a questo corso di laurea, le prime informazioni che ho cercato di ottenere riguardavano l’erasmus.
Ancora non sapevo bene come funzionavano le cose, ma appena ho letto il piano di studi, ho subito sostituito il sogno dell’Erasmus con quello del Placement. Dato che sono previsti dei crediti per lo stage, mi son chiesta, perché non farlo all’estero? Devo ammettere che inizialmente le pratiche e le burocrazie varie mi spaventavano ma attraverso il bando pubblicato e le responsabili dell’Ufficio Relazioni Internazionali di Urbino sono riuscita almeno a capirne il funzionamento. Il primo passo da compiere prevedeva la ricerca di un’agenzia, un ufficio marketing o anche un’impresa e mi sono imbattuta in alcune agenzie di organizzazione eventi in Inghilterra, le ho cercate in rete, ho preso i contatti e dopo aver inviato il mio Europass, curriculum in versione europea, sono riuscita ad ottenere dei colloqui telefonici con un paio di queste. Purtroppo il periodo che io avevo previsto di lavoro era problematico per entrambe le agenzie, in quanto d’estate è difficile che si accetti più di uno stagista ed erano tutte già piene.
A quel punto non sapevo come procedere, ne avevo contattate molte e il tempo stava per scadere, così sono andata sul sito Uniurb tra le possibilità di tirocinio all’estero proposte dall’università di Urbino e con essa già convenzionate ( che potete trovare a questo link http://www.uniurb.it/it/portale/index.php?mist_id=3160&lang=IT&tipo=ZND&page=0965 ), e ho trovato la Dante Alighieri, un istituto di cultura a Norimberga che cercava una laureanda di comunicazione e marketing che parlasse italiano e inglese.Così dopo aver preso i contatti, ho inviato l’Europass e la direttrice, dopo un breve scambio per conoscermi, ha accettato la mia candidatura. Al livello burocratico poi non ci son state troppe cose da fare, in quanto bastava avere un conto in banca per ricevere i versamenti della borsa di studio e compilare qualche foglio che la Dottoressa Bartolucci con pazienza mi ha spiegato; e infine prenotare un biglietto aereo.

Dante alighieriCosì a fine giugno sono partita per Norimberga e il primo luglio mi attendeva il primo meeting di lavoro alla Dante Alighieri, che ha questa meravigliosa sede vicino alle rive del Pegnitz. Purtroppo durante il meeting la direttrice mi ha informato che il sito dell’istituto per cui avrei dovuto preparare gli articoli durante il mio stage, era stato hackerato per sconosciuti motivi commerciali ed essendo estate non avrebbero risolto il problema prima di settembre. A quel punto le opzioni erano due, stare a Norimberga senza lavorare o farsi venire un’idea. E, in me ha vinto la seconda ipotesi così mi sono proposta di iniziare a lavorare sul sito e di farne una bozza per quando l’avrebbero rimesso in sesto a settembre e, grazie ai progetti con il Cpo dei due anni precedenti, nello specifico la formazione del sito per McDonald’s e per l’azienda multilevel Ampikmate, sono riuscita a dare una forma al tutto. Eccolo, http://www.dante-alighieri.de/ Ci abbiamo lavorato per tre settimane, dopo le quali abbiamo iniziato a lavorare su altri due siti riguardanti il turismo sempre dipendenti dalla Dante; è stato molto soddisfacente mettersi alla prova e mettere in pratica per la prima volta da sola le tecniche imparate attraverso i progetti nei team durante le lezioni all’università. Poi quando finalmente ho iniziato a scrivere gli articoli per la Dante, nonostante non fosse possibile vederli posizionati nei siti, ho iniziato ad imparare alcune delle cose che speravo tanto di poter sperimentare in questo stage. Principalmente mi sono occupata di curare e rinnovare gli spazi della home, di correggere gli spazi scritti in italiano delle altre categorie del sito, ma soprattutto dargli una forma interessante e accattivante e infine di preparare articoli per i siti turistici su alcune regioni italiane in italiano e in inglese.

PegnizzoPer quanto riguarda la parte lavorativa a parte le prime difficoltà iniziali, ho imparato che serve molta forza di volontà nell’affrontare le cose negative che inevitabilmente possono accadere anche fuori dall’Italia e questo è stato possibile grazie ai due anni di esperienze qui al Cpo in cui quasi tutti i corsi che abbiamo seguito prevedevano un progetto di lavoro in un team che ci ha permesso di imparare molto non solo dalla teoria ma anche dalla pratica, in quanto avevamo uno scontro diretto con le avversità e con le soddisfazioni, avevamo la possibilità di venir corretti dai nostri professori durante i lavori e di imparare gli uni dagli altri. E, questo è quanto di più ricco possa offrire un corso di studi.
Per quanto riguarda il resto, il lavoro mi impegnava per circa cinque ore al giorno, quindi dopo il primo mese in cui mi sono ambientata ho fatto conoscenze fuori dall’ambito lavorativo e ho visitato questa splendida città in lungo e in largo, ve ne mostro uno scorcio, agli inizi di agosto ho iniziato a prendere lezioni di tedesco e nel giro di poco tempo ho potuto iscrivermi ad una scuola di lingua dove insegnano tedesco agli stranieri. Qui sono stata a contatto con persone provenienti da tutto il mondo, venuti in Germania per i motivi più disparati, con cui ho trascorso gli ultimi due mesi del placement. E’ stato emozionante, divertente, provante e non nego che a volte è stato davvero difficile rapportarsi con persone che parlavano solo la propria lingua, ma è stata una delle esperienze più belle della mia vita sia al livello lavorativo, che personale, di istruzione e di crescita e la auguro davvero a tutti.
Auf Wiedersehen, Doris Pesce.


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