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Il Jazz a Fano: un festival nazionale, una comunicazione nazionale

aprile 26, 2019

Amerigo Marcelli, studente Cpo del secondo anno, racconta la sua esperienza come partecipante al contest Fano Jazz 2018 e componente del gruppo vincitore, insieme a Francesca Di Girolamo e Guido Landini.

Panoramica del Festival Fano Jazz By The Sea 2018 e obiettivo del contest:

Fano Jazz By The Sea 2018 è stata un’iniziativa fortemente sostenuta da tutte le entità pubbliche del luogo come ad esempio il Comune di Fano e la Regione Marche. Un festival di qualità culturale e musicale che ha visto esibirsi sul palco artisti del calibro di Dee Dee Bridgewater, John McLaughlin, Herbie Hancock, Bill Frisell, Art Ensemble of Chicago. Per la selezione degli spettacoli e la qualità di questi, il festival si è consolidato come uno dei principali appuntamenti musicali estivi italiani.

L’evento si è svolto in numerosi stage concentrati nel centro storico di Fano. Jazz Village o Young Stage, di particolare importanza per il cliente, è stata una novità che ha visto il succedersi di jam session, workshop musicali per ragazzi e bambini, aperitivi in jazz con prodotti del territorio e particolari concerti jazz. Il Main Stage ha visto come ambiente regio la Rocca Malatestiana, una perla storica di Fano, che ha ospitato artisti jazz di fama internazionale.

Particolare e attuale è stato l’Exodus Stage ambientato nella Pinacoteca San Domenico, che ha voluto dare voce alla musica jazz frutto della contaminazione tra culture diverse nel tempo e nello spazio: la migrazione è stato il tema che ne ha fatto da padrona. Numerosi altri spettacoli e incontri letterari si sono svolti in altrettanti stage, dall’Ex Chiesa San Leonardo alla Chiesa San Pietro In Valle fino al Lungomare di Fano.

Nell’ultima giornata il festival ha chiuso con un grande evento alla Golena del Furlo presso la Riserva Naturale Statale della Gola del Furlo.

In occasione dell’incontro di apertura del contest promosso dalla Colonia della Comunicazione, Adriano Pedini Art Director di Fano Jazz Network si è presentato ai comunicatori partecipanti al contest. Con professionalità e dati alla mano ha esposto la situazione che si andava prospettando per Fano Jazz By The Sea 2018 nonché la 26° Edizione del Festival.

Lo scopo consisteva nel pubblicizzare il festival che si sarebbe svolto tra il 21 e il 29 Luglio 2018 e gestire le attività comunicative correlate nei periodi antecedenti e successivi alla manifestazione.

Nel particolare l’obiettivo era far conoscere l’attività del festival in italia, considerando che il pubblico è multiculturale e proviene da diverse parti d’Europa. In questo senso è stata richiesta la progettazione di un piano editoriale al fine di informare e coinvolgere il pubblico, sviluppare conversazioni e interazioni online, che potessero anche trasformarsi in conversioni, intese come acquisto di biglietti del festival o partecipazione ad attività collaterali.

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Fano Jazz By The Sea invade la città

Il coraggio di mettersi in gioco: i punti salienti della progettazione della campagna di comunicazione

Scegliere di mettersi alla prova per contest simili non è mai una scelta semplice, perché significa impiegare tempo ed energie. È a tutti gli effetti un lavoro nel campo della comunicazione e pubblicità. Ma sono scelte che dobbiamo fare, perché un corso può darti le nozioni, ma senza pratica non è un settore dove si può essere concorrenziali.

Sicché, zaini in spalle, e con il mio team partiamo per questa avventura.

La fase di progettazione si è svolta lungo un periodo che per comodità suddividerò in tre parti.

Una prima parte preliminare che si è diramata nelle seguenti fasi:

  • Analisi delle piattaforme social e il loro utilizzo nelle due edizioni precedenti (analisi qualitativa e quantitativa delle interazioni con attenzione alla struttura dell’audience);
  • Analisi dei competitor;
  • Individuazione pro e contro delle campagne comunicative precedenti;
  • Reperimento informazioni più approfondite dal Social Media Manager, al fine di calibrare al meglio le strategie comunicative.

Una seconda parte fatta di pianificazione della campagna comunicativa e delle strategie connesse che si è diramata nelle seguenti fasi:

  • Ideazione del concept alla base della campagna chiamato “Humanized Jazz”. Il jazz è musica generalmente percepita come colta, per pochi. Ma il jazz è di più. È fatto prima di tutto da persone. Allora raccontiamo il volto umano del jazz, fatto di esperienze, di gente presente al Festival;
  • Ideazione conseguente di un tone of voice e un hashtag caratteristico e originale;
  • Produzione di un piano media partnership per l’aumento della notorietà basandosi sulle esigenze del cliente di tipo turistico, internazionale, agganciare i giovani, e non perdere lo zoccolo duro.
  • Decisione di procedere nella progettazione del piano editoriale sfruttando il visual content marketing in tutte le sue innovative forme mediatiche (come time lapse, slow motion, GIF, boomerang, superzoom, dirette live, stories…);
  • Decisione di produrre articoli che raccontassero il Festival ed in particolar modo il suo lato ecosostenibile e green al fine di posizionare meglio sui motori di ricerca il sito web, dove le persone trovavano i biglietti da acquistare;
  • Decisione di coinvolgere maggiormente il pubblico online con tecniche di audience engament: re-post, interviste…

Una terza parte dedicata nel particolare alla produzione di un piano editoriale di social media content basato sul piano di comunicazione e le strategie pensate in precedenza.

In questa fase abbiamo pensato di strutturare il piano editoriale in una fase PRE “fredda”, una fase PRE “calda”, una fase DURANTE e una fase POST. Ogni fase del piano editoriale si è caratterizzata di rubriche pensate in base all’oggetto, alla data, alla piattaforma e all’obiettivo.

Il progetto è pronto non resta che aspettare il verdetto..!

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La vittoria e l’esecuzione del piano di comunicazione raccontata per mezzo di dati:

Vincere un contest è sempre un’emozione.

Ma il tempo di riprendersi dall’entusiasmo è stato poco e in breve tempo è arrivato il momento di FARE tutto ciò che abbiamo progettato.

Quali sono stati i punti che probabilmente ci hanno permesso di vincere?

Senza ombra di dubbio direi la coerenza del nostro piano editoriale di social media content meticolosamente preparato nei minimi dettagli, e l’aver risposto a tutte le esigenze che il cliente aveva.

Credo personalmente che la cosa più importante che si deve fare quando si prepara un piano di comunicazione ad un cliente, sia proprio farlo plasmato sulle sue esigenze, con un tocco di originalità e creatività, ma ripeto: il cliente prima di tutto!

Dal 4 Giugno al 31 Luglio 2018 abbiamo lavorato duramente tutti i giorni per creare contenuti creativi ed adattati alle piattaforme, seguendo determinati obiettivi pianificati in precedenza.

In questo periodo il Social Network dove la nostra comunicazione si è concentrata maggiormente è stato Facebook che ha registrato un sensibile aumento di “Mi Piace” alla pagina (+2290) senza l’utilizzo di campagne promozionali specifiche ma come conseguenza alle interazioni ottenute (engagement) che risultano in totale 40439 tra reactions, commenti e share. La Pagina Facebook ha inoltre raggiunto le 5 stelle su 5 in merito alla media di gradimento sulla base delle recensioni di ben 120 persone. Le persone raggiunte (reach o copertura) sono state ben 1072438 in totale (più di 1 milione!) mentre il numero delle impressions o visualizzazioni è stato pari a 1683988 (quasi 2 milioni!) sulla base di 209 post.

Altri Social Network sono stati presi in causa nell’esecuzione del piano di comunicazione: Twitter e Instagram. Twitter ha ottenuto ben 28700 visualizzazioni. Instagram invece ha ottenuto in totale 3399 like su 80 post in totale. Le impressions sono state 44994 per una media di 563 impressions a post. La copertura è stata pari a 36374. Le Instagram Stories sono state ben 94 nei soli giorni del Festival.

Un lavoro, un’esperienza.

Beh infine che dire, personalmente l’esperienza è stata fantastica, ogni mia richiesta di aiuto, ogni perplessità, sono state affrontate dal team di Fano Jazz Network con grande professionalità.

Ho imparato tanto, e lavorare con loro è stato un onore.

Ho avuto modo di divertirmi lavorando, essere coccolato dai loro cibi biologici a kilometro zero e fiumi di birra. Ah e l’acqua veniva fuori da rubinetti posizionati nel Jazz Village, un vero e proprio villaggio che viveva fuori dalle mura della Rocca Malatestiana.

Ho anche avuto modo di entrare nel vivo della musica Jazz, mai prima ad ora avevo avuto il piacere di capirne la bontà. Ho imparato che non è musica per pochi bensì è una musica del popolo, frutto della contaminazione.

Lavorate giovani comunicatori, lavorate tanto e costantemente mentre studiate perché i nuovi MEDIA CAMBIANO E NON CI ASPETTANO.

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Un ringraziamento speciale alla simpatia che ci ha accompagnato in molti momenti di The Fun Indian Guy

 

 

Amerigo Marcelli

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Molto più di una sera all’opera

ottobre 31, 2018

Durante il Laboratorio di Creatività Pubblicitaria tenuto dal prof. Marco Livi, la classe CPO di cui faccio parte si è dovuta confrontare con il Rossini Opera Festival al fine di creare un paio di campagne multi-soggetto per l’edizione 2018 ed un progetto – ancora in cantiere – per il prossimo inverno (Festival Giovane – Opera Young). Il lavoro sul ROF si è svolto durante tutto il corso, fornendoci un soggetto concreto su cui fare pratica. L’obiettivo del nostro lavoro era cercare di avvicinare i nostri coetanei al genere e al festival, cercando di smentire due luoghi comuni fin troppo radicati: l’opera è noiosa ed è da vecchi. Questi sono stati in via sintetica i due assunti da “scardinare” da parte dei 14 gruppi di lavoro che si erano costituiti.

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Lavorare ed avere gli strumenti per potersi avvicinare ad un genere così estraneo alla maggior parte di noi – me compresa – è stato fondamentale: il professor Livi ci ha fornito diverso materiale e ha cercato di stimolare la nostra curiosità, affinché ne cercassimo anche a nostra volta. Inoltre, abbiamo potuto incontrare in un paio di occasioni alcune personalità̀ strettamente legate al ROF: sia i responsabili marketing e ufficio stampa, sia il sovrintendente e direttore artistico del Festival, Ernesto Palacio. Inoltre, ricorrendo quest’anno il 150° anniversario dalla morte di Rossini, a partire dall’inizio dell’anno ci sono stati molti spettacoli, conferenze ed eventi in provincia sui temi dell’Opera in generale, della figura del compositore e della rassegna pesarese.

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Una piccola premessa di natura personale: ad una prova generale o ad un’Opera non ero mai andata prima d’ora, ma in passato sono stata spesso a teatro, come spettatrice – da pièce di Molière a match-impro di attori amatoriali – sia come teatrante, o meglio danzatrice. L’ambiente del teatro o di un palazzetto allestito per una simile occasione è per me qualcosa di noto e di magico, carico di ricordi ed emozioni, senza alcuna connotazione d’età e giudizio di gusto a priori.

Per questo, quando è stata offerta l’opportunità a noi studenti di assistere alle prove ante-generali della scorsa edizione del ROF ho cercato di approfittarne. Anche perché alle prove si può vedere di più: lo spettacolo è più vero, nel bene e nel male: negli scambi di battute alla fine di un’aria qualora ci siano state delle imperfezioni, moderata recitazione degli artisti più timidi o affaticati, in netto contrasto con quella dei più carichi. Durante le prove, oltre allo spettacolo di Rossini, ho potuto assistere ad un altro spettacolo, quello umano. E ne è valsa la pena.

L’Opera è uno spettacolo complesso e articolato, difficile da spiegare, da capire, perché stratificato: sono le persone che danno voce, colore e calore ai personaggi che interpretano, a prescindere dalla loro origine e lingua. Si tratta infatti di uno spettacolo “sovra culturale”, che sfrutta la maestosità e la potenza della voce umana per comunicare ed emozionare. A tutto questo va aggiunta la messa in scena, che nel caso del ROF può davvero definirsi grandiosa.

Lo scorso agosto ho potuto assistere alle prove ante-generali del dramma in due atti Ricciardo e Zoraide. Si tratta di un’Opera dalla trama molto intricata: sullo sfondo un conflitto bellico non del tutto concluso, in primo piano le peripezie sentimentali e familiari di Zoraide, bellissima figlia di un Re destituito, e Agorante, il paladino che ne ha spodestato il padre rivendicando la mano della giovane, e il giovane Ricciardo, di cui Zoraide si è innamorata. Probabilmente le complessità e lo spiccato orientalismo della storia ne hanno limitato negli anni le rappresentazioni.

Ammetto che cercare di seguire il primo atto senza libretto mi ha impedito di cogliere i dettagli della trama, ma ho voluto soffermarmi sugli allestimenti, sulle dinamiche, sull’ensemble. Dal secondo atto in poi, però, è stato necessario seguire i dialoghi. Forse un elemento caratteristico dell’opera che oggi ne rende difficile la fruizione da parte della pubblico giovane è proprio la sua  complessità, una stratificazione sia di narrazione che di stimoli al pubblico che non richiede tanto un’interazione multimediale, bensì polisensoriale e prolungata. Insomma, pura materia umana, di cui il canto e la musica grandi protagonisti. E in un mondo dove la soglia dell’attenzione continua inesorabilmente a ridursi, sedersi per 3 ore ad assistere ad uno spettacolo del genere può sembrare quasi una tortura.

Nella sua rappresentazione ufficiale durante il Festival, l’Opera non ha riscosso pareri unanimi da parte di pubblico e critica: leggendo alcune recensioni, emerge che  abbastanza apprezzato è stato l’allestimento, come la performance dei cantanti – tra cui spicca il nome di Juan Diego Flores. Sono stati invece giudicati più deboli sia la regia che l’adattamento. Ritengo che una delle più esaustive sia quella del blog Connessi all’Opera.

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Personalmente, devo dire che mi è piaciuta molto, mi ha soprattutto emozionato più di quello che pensavo, e non solo per la nostalgia verso il mondo della danza e della recitazione che provo ogni giorno, ma proprio perché́ l’ho “sentita” e ho cominciato a capirla. Mi è molto dispiaciuto dover scappare alla fine dello spettacolo e non poter tornare poi a vedere l’opera in una delle recite ufficiali, ma penso che tornerò in futuro ad assistere al ROF. E, soprattutto, penso di aver scoperto qualcosa di bello che non conoscevo: il genere Opera, ed in particolare quello di Gioachino Rossini.

Run for Red Cross 2018 parla “pesarese”

ottobre 15, 2018

Il 22 aprile 2018 si è svolta a Pesaro la seconda edizione della Run for Red Cross organizzata dalla Croce Rossa – Comitato di Pesaro. L’evento ha lo scopo di far conoscere alla cittadinanza pesarese quali sono le attività svolte dalla Croce Rossa sul territorio e promuovere abitudini salutari. Run for Red Cross è una manifestazione sportiva a scopo sociale della durata di un giorno, che comprende al mattino la corsa podistica di 10 km e la camminata di 5 km su un tracciato cittadino, mentre nel pomeriggio in Piazza del Popolo si svolgono attività di prevenzione e soccorso, come per esempio la misurazione della pressione arteriosa, il controllo del livello della glicemia, il training  per imparare le manovre da compiere in caso di arresto cardiaco (bls) e la dimostrazione delle attività delle unità cinofile.

L’evento è rivolto a sportivi, appassionati di corsa ma anche a tutta la cittadinanza per trascorrere una giornata di sport e promuovere uno stile di vita sano, formando i cittadini sui comportamenti corretti da tenere in caso di pericolo.

Nell’anno accademico 2017/2018 la Colonia della  Comunicazione dell’Università di Urbino ha attivato una collaborazione con Croce Rossa Italiana – Comitato Pesaro e noi, studenti del corsi di laurea triennale IMP e di laurea magistrale CPO, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare al contest per la creazione di una campagna di comunicazione integrata dell’evento Run for Red Cross. L’obiettivo del contest era presentare l’ideazione di un concept creativo coerente con il briefing di CRI e la pianificazione di una campagna pubblicitaria per promuovere l’evento online e offline, realizzando una bozza delle applicazioni concrete delle nostre proposte e idee per incrementare la conoscenza al pubblico dell’evento. I vincitori di questa competizione siamo stati noi: Lorenzo Blasi e Giulia Giangolini.

Seguendo il briefing di CRI, abbiamo deciso di puntare sulla Pesaresità dell’evento, mettendo in risalto l’unione fra la cittadinanza pesarese e la manifestazione Run for Red Cross, in modo che possa divenire la “corsa dei pesaresi” secondo le indicazione dei responsabili di Croce Rossa.

La campagna di promozione si compone di una comunicazione integrata online e offline. Abbiamo curato un piano editoriale  per i contenuti della pagina Facebook,  secondo cui ogni mercoledì sarebbe stata pubblicata una serie di post strutturati da una fotografia della città di Pesaro e una parte testuale in dialetto pesarese che richiamava alla partecipazione in piazza il 22 aprile in modo ironico; invece il venerdì, per promuovere le attività che si sarebbero svolte nel pomeriggio, abbiamo realizzato un gioco online composto da quiz con protagonista La Crì, un personaggio da noi ideato e disegnato, il cui nome è l’acronimo di Croce Rossa Italiana, riprendendo la simpatica usanza pesarese di far precedere l’articolo al nome. Il quiz comprendeva tre risposte possibili: due scritte ironicamente in dialetto, mentre l’altra, scritta in italiano, rappresentava la risposta corretta.

Per l’offline abbiamo deciso di puntare su un’attività di guerrila marketing, progettando e realizzando dei bolli di carta plastificata, che abbiamo posizionato tramite delle fascette sulle aste dei tapis roullant presenti nelle palestre di Pesaro. Il messaggio è una call to action in dialetto pesarese di forte impatto. Inoltre abbiamo avuto la possibilità di partecipare e raccontare la nostra esperienza, al programma radiofonico L’invitato speciale di Radio Incontro, insieme a Stefano Palma e Valeria Travaglini, responsabili della comunicazione della Croce Rossa – Comitato di Pesaro.

Durante l’evento abbiamo curato i social ufficiali di Croce Rossa – Comitato di Pesaro, come Facebook e Instagram realizzando foto, video e stories e comunicando l’evento su internet in maniera immediata. Su Facebook abbiamo avuto una copertura soddisfacente con 26.091 persone raggiunte e i post pubblicati hanno ottenuto un totale di 18.932 interazioni. Il video della partenza della gara podistica ha ottenuto più visibilità rispetto agli altri con 864 visualizzazioni.  Tutti i video caricati in giornata hanno raggiunto un totale di 2.406 visualizzazioni. Su Instagram abbiamo conseguito il traguardo di 1.000 followers il giorno stesso dello svolgimento della Run for Red Cross, mentre le stories della giornata  hanno totalizzato 2.754 visualizzazioni. L’evento è stato un successo e ha registrato un importante adesione di partecipanti: 413 corridori alla corsa podistica  e più di 300 persone alla camminata, con un notevole aumento rispetto all’anno precedente.

L’esperienza svolta presso Croce Rossa è stata gratificante e formativa perché  ci ha permesso di collaborare insieme a professionisti, contribuendo alla realizzazione della campagna di comunicazione per l’evento Run for Red Cross. Poter vedere l’esecuzione concreta dei progetti proposti, la cui idea originale non è stata alterata ma migliorata, è stato motivo di grande soddisfazione. In questa esperienza ci sono state molte opportunità a cui abbiamo potuto partecipare come l’intervento nel programma radiofonico L’invitato speciale di Radio Incontro di Pesaro e la conferenza stampa che si è svolta nella Sala Rossa del Comune di Pesaro in presenza dell’Assessore al Benessere Mila Della Dora. Inoltre durante l’evento ci è stato affidato il compito di curare i social e la pubblicazione dei contenuti di Facebook (Lorenzo) e Instagram (Giulia).

Infine, ci sembra doveroso ringraziare Stefano Palma e Valeria Travaglini per il supporto costante ma anche la libertà che ci hanno concesso, aumentando in noi il senso di responsabilità verso la realizzazione di questa iniziativa.

Lorenzo Blasi e Giulia Giangolini

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Il mio Erasmus, un anno dopo

settembre 6, 2018

Oggi, di un anno fa, mi trovavo stipata nel sedile di un volo Ryanair, vicino una signora dell’Umbria che a metà tratta ha comperato un biglietto della lotteria. Senza vincere nulla. Quella speranza tradita aveva lo stesso profumo delle mie aspettative e gli stessi contorni delle mie paure.
Anche il mio era un gioco, per giunta.
L’amico di corso, futuro coinquilino, compagno di studio e di merende e una lunga lista di altre “diavolerie” che entrambi conosciamo bene, mi aveva detto qualcosa come “daje Martí, compila sto foglio che andiamo in Erasmus. Tocca che te smovi n’po”. Tutto con il tipico accento argentino, o jesino, che poi nel mio immaginario si somigliano.
Così, come da consiglio, mi sono smossa, e ho inserito dati, spuntato crocette varie, inventato motivazioni. Ho poi sperato di non vedere il mio nome in nessun elenco, di non dover affrontare comici colloqui in spagnolo e non dover pianificare esami interscambiabili.
Tutte cose che, in successione, sono avvenute una dietro l’altra.
Di lì a qualche mese ho fatto valigie, disfatto piani, ho guardato in tante direzioni, tutte sconosciute, scelto strade, tutte senza indicazioni. Mi sono sentita piccola quanto il ragno che ho ucciso nella stanza in cui ho dormito prima di trovare casa. Ho passato la notte sveglia con il terrore ce ne fossero altri.
Ho poi firmato un contratto senza avere la minima idea di cosa fosse scritto in minuscolo, alla fine di tutti quei fogli che parlavano di “gastos”, “dueño”, e “luz y gas”. Le cose di grande importanza hanno tutte una apparente misura minore e uno spazio riservato. L’ho imparato poi.
Nel mezzo ho infilato una piccola vacanza a Ibiza, con le amiche di sempre, perché non si dica che lo scambio non è formativo. Al ritorno ho camminato lungo sentieri impervi tracciati dal Rio Huecar, che tagliava di netto Cuenca, una piccola cittadina accovacciata nella terra autonoma di Castiglia-La Mancia. Qualche buon Dio ci ha regalato giornate di sole fino a metà novembre, maniche corte e caffè molto lontani dall’idea che noi italiani abbiamo, seduti a Calle Carreterìa. Quest’ultima era la via principale, teatro e sfondo della vita lenta e cadenzata di questi spagnoli, devoti alla siesta e amanti del tempo dilatato.

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Nel primo pomeriggio il silenzio era quello tipico delle scene dei film, che ti prepara ad un attacco da parte degli zombie. E qualcuno potrei giurare di averlo visto, probabile superstite di una serata imbevuta di chupitos.
La fortuna ha fatto sì che, con un viaggio della speranza e due ore di autobus e una di Blablacar con gente più disparata, io potessi raggiungere Madrid e la mia migliore amica contemporaneamente. Il che è tutto un dire. E l’ho fatto nei giorni più bui, in quelli di passaggio, o in quelli di semplice e pura condivisione. Così come nella vita, da quando ho ricordo.
Potrei parlare tanto ancora, di Sara per esempio, una bomba ad orologeria di diciannove anni, specchio di quella che non sono stata io alla sua età, ma che ho provato ad essere con un poco di ritardo. Tanto per cambiare. Con lei è stato amore a prima vista, e quando ci penso mi sento leggera. La stessa sensazione che ho avuto durante le colazioni da sola, alla Blonda, nelle sveglie rimandate, nelle lezioni in una lingua straniera e durante le notti insonni che mi seguirebbero fino in capo al mondo.
Ho passato pomeriggi in biblioteca e, per fortuna, ho passato anche gli esami. Ho conosciuto nuove culture, nuove persone e nuovi gusti, nuove abitudini e sapori. Ho superato la paura di stare da sola e abbracciato la gioia disarmante di accogliere il diverso. Mi sono persa, sia per vicoli sconosciuti, sia in quelli che abitano dentro di me e mi sono ritrovata, in entrambi i casi.
Al mio compleanno ho mangiato paella, spento una candelina su Skype, sentito la mancanza di casa giungermi fino alle terminazioni nervose.
Mi sono fatta disegnare sulla pelle, nell’unico posto (a probabile rischio tetano) che Cuenca aveva da offrirmi, quello che avevo trovato il giorno in cui mi sono “spulciata” dentro. Ha gli stessi bordi sbafati e sbilenchi, come radici piantate nel profondo. E quando  ho pianto, come una bimba, nell’unico modo che conosco, il mio amico prezioso ha barattato le lacrime con della birra: la soluzione ultima ad ogni male.
Quante parole nuove ho messo in valigia, dono prezioso, per poi scoprire che il linguaggio del cuore è universale. Per questo, spesso all’inizio, andavo a interpretazione. Come quella volta, che il professor Fernandez mi ha detto di fare un salto, qualche volta, al Potorro. Lo ha detto sottovoce, come si fa con le rivelazioni, con i segreti. E che fosse una confessione, lo avevo già capito, ma non avevo capito il perché.
Fino al momento in cui, passando davanti all’insegna mi è scattata una sorta di dubbio e curiosità insieme. Così ho chiesto spiegazioni al mio amico, madrelingua spagnolo.

Hai capito, il prof. Fernandez!

Martina Lanari

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La mia esperienza Erasmus a Bruxelles

luglio 23, 2018

Mi chiamo Giuia Crusco e sono al secondo anno di CPO, L’anno scorso, a fine del mio primo anno, sono stata selezionata per lo scambio Erasmus e a settembre 2017 sono partita per Bruxelles rimanendo nella capitale europea fino a gennaio 2018.  Quando sono stata selezionata per partire ho provato ad immaginare cosa aspettarmi da questa nuova avventura. Partire per un posto sconosciuto per 5 mesi significa mettere alla prova se stessi in un contesto lontano da quello solito in cui siamo abituati a vivere, parlare una lingua diversa dalla nostra e conoscere persone con culture e usanze distanti dalle nostre. Tutte le situazioni elencate però portano ad affrontare e a conoscere una parte di noi stessi ancora più importante. Infatti se pur l’ambientamento iniziale non è facile quello che ti aspetta dopo è impagabile. Appena arrivata nella capitale è stato difficile trovare una sistemazione adeguata, forse la paura di lasciare la mia “comfort zone” ha influito nella ricerca ma alla fine ho optato per il residence dell’università da me frequentata : Università di Saint-Louis Bruxelles. La struttura era un edificio di 10 piani in cui risiedevano sia ragazzi residenti in Belgio che frequentavano le lezioni dell’università, sia ragazzi erasmus provenienti da tutto il mondo, Spagna, Francia, USA, Russia, Cina, Brasile. Un’esperienza unica che mi ha permesso di mettermi in contatto con diverse culture e di farmi amici in tutto il mondo. Un altro punto da sottolineare è la struttura dei corsi all’università, infatti ho scelto un corso bilingue inglese-francese che fosse più affine al mio corso di studi. La maggior parte delle lezioni erano in inglese soprattutto quelle del mio ambito di studi quindi improntate sul marketing e sull’economia. Un’altra novità è stata la modalità di valutazione esame ben diversa da quella a cui siamo abituati noi In Italia. La maggior parte degli esami sono prevalentemente scritti, o comunque con una forma molto interattiva e di coinvolgimento tra professori e studenti. Utilizzano molto il “moodle” blog multimediale dove i professori possono comunicare direttamente con gli studenti e dove gli studenti possono pubblicare contenuti successivamente valutati dai professori.

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Parlando di Bruxelles come città, posso dire di consigliarla assolutamente come meta Erasmus per più punti di vista. Primo tra tutti è la multietnicità e l’internazionalità della città. Bruxelles è la capitale europea e sede del Parlamento Europea, attira quindi molti giovani che risiedono li per studio , intership o lavoro .

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Passeggiando per le vie di Bruxelles si può sentir parlare lingue di tutto il mondo. Nonostante la lingua officiale sia il francese  più della metà della popolazione usa l’inglese come prima lingua essendo un paese anche fiammingo. Dopo 5 mesi a Bruxelles ho migliorato notevolmente la mia conoscenza della lingua inglese e soprattutto di quella francese  ottenendo il riconoscimento di livello di lingua c1 dall’università di Saint Louis. Altro vantaggio nello scegliere Bruxelles come meta Erasmus è sanza dubbio la dimensione e la posizione della città. Infatti da un lato Bruxelles è una città di piccole dimensioni altamente innovativa dove i mezzi di trasporto pubblico sono perfettamente funzionanti ed  è ben collegata  sia al suo interno che verso le altre città.  Bruxelles è il cuore dell’Europa, ha una posizione centrale ed è infatti possibile raggiungere altre capitali o città europee in pochissimo tempo. Durante il mio soggiorno ho infatti visitato Parigi, Lussemburgo, Amsterdam e altre città del Belgio.

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Concludendo, posso dire che l’esperienza Erasmus sia una scelta coraggiosa, ma da fare. Oltre ad essere un’esperienza formativa importate è prima di ogni altra cosa un’esperienza di vita, sapersi mettere in gioco in diverse e nuove situazioni ma anche conoscere meglio noi stessi e le nostre capacità relazionali e di sopravvivenza. Consiglio quindi a tutti l’opportunità di svolgere un’esperienza di studio all’estero.

 

BRAND FESTIVAL: L’EVENTO DEDICATO ALL’IDENTITÀ DI MARCA

luglio 13, 2018

Dal 06 al 13 Aprile 2018 si è svolto con grande successo il Brand festival: 8 giornate di discussione, dibattiti e progettazione sull’ identità personale, aziendale e territoriale diffusi nel centro storico di Jesi. Per l’occasione sono stata selezionata per partecipare al festival in veste di Social media team insieme ad altri studenti sia della laurea triennale Informazione, Media e Pubblicità che del mio corso di laurea magistrale Comunicazione e Pubblicità per le organizzazioni. Il Brand Festival si è rivelato essere una grande occasione per incontrare i migliori esperti del settore della comunicazione, grandi brand mondiali e realtà locali. Un luogo e un’occasione, organizzato da un team giovane, competente e affiatato,  per confrontarsi con manager, imprenditori, designer, creativi, digital specialist e professionisti provenienti da tutta Italia. Paolo Iabichino, Riccardo Scandellari, Rudy Bandiera, sono solo alcuni dei grandi nomi tra i relatori che sono intervenuti attraverso workshop, laboratori e presentazioni, insieme ad altri autorevoli professionisti ed esperti per affrontare e confrontarsi sui principali temi dell’identità di marca, Personal Branding e Brand Territoriale.

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Durante la settimana dedicata al Brand Festival tutta la città di Jesi “ha parlato” di Identità di Marca e lo ha fatto in molte occasione come: gli “Aperitivi con i Guru”, momenti di confronti informali e divertenti con alcuni esperti di marketing e di brand  o con la “Notte dei Marchi Mannari”, ovvero un’intera serata, quella di sabato 7 Aprile, organizzata per  rivivere i Brandi storici che hanno segnato un’epoca in collaborazione con i locali del centro storico di Jesi  che hanno contribuito ognuno con una propria rivisitazione di una marca.

Ma il “cuore” pulsante del Brand Festival è stato segnato dal Main Event: un’intera giornata dedicata alla formazione e agli incontri con i grandi nomi del mondo della comunicazione e del Branding nazionali e locali e che si è svolto presso il teatro Pergolesi di Jesi.
In conclusione tanti grandi successi ottenuti durante i giorni del Festival soprattutto sui canali social (dei quali ci occupavamo) , per esempio la soddisfazione di arrivare in Trending Topic su Twitter in occasione del Main event,  oltre ad una grande partecipazione ed interesse del pubblico che rappresentano il segreto del buona riuscita di un festival che cresce, si rinnova e che vuole sorprendere sempre di più.

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Le valutazioni degli studenti Cpo

ottobre 31, 2017

Prima dell’iscrizione all’esame ogni studente dell’Università di Urbino è chiamato a compilare online un questionario di valutazione del singolo insegnamento. Le valutazioni degli studenti sono analizzate dai diversi organi della qualità dei corsi di laurea in modo da rilevare e gestire eventuali criticità. Vi riportiamo di seguito le principali osservazioni emerse dall’analisi dei questionari relativi al corso di laurea magistrale Cpo raccolti fino a gennaio 2017, relativi agli insegnamenti degli esami sostenuti nell’anno accademico 2015-16.

Le opinioni degli studenti sono state rilevate attraverso la compilazione di 638 questionari.
Poichè si considera come soddisfacente una valutazione pari o superiore al 7, si rileva un’unica criticità, in continuità con gli anni precedenti, relativamente alla percepita inadeguatezza delle conoscenze preliminarmente possedute ai fini della comprensione degli argomenti trattati”, che raggiunge un valore medio di 6,74, che per gli studenti frequentanti è pari a 6,75, solo leggermente superiore al valore rilevato nel 2014-15 (media 6,70, 6,69 per gli studenti frequentanti).
Llanalisi disaggregata per singolo insegnamento rileva come ci sia solo un insegnamento con un valore anomalo, e alcuni altri con valori inferiori alla media dell’indicatore ma che non risultano critici.
Gli indicatori che ricevono una valutazione inferiore degli studenti frequentanti, sebbene soddisfacente, sono la ritenuta onerosità del carico di lavoro in relazione ai cfu assegnati, pari a 7,5 (7.50 anche nell’anno precedente) e, in posizione ex aequo (7.59) l’adeguatezza del materiale didattico e lo stimolo ricevuto dal Docente (dati anch’essi invariati rispetto al 2014-15)
Diversi indicatori ricevono una valutazione superiore all’8, e confermano un quadro già rilevato nell’anno precedente complessivamente positivo. Per un’analisi più dettagliata si rimanda al report allegato.

La valutazione dello stage obbligatorio è deducibile dalle schede compilate dagli studenti a conclusione dell’esperienza (anno solare 2016, 52 questionari compilati su 57 stage): il 25% giudica molto utile il rapporto di stage con l’azienda/ente ospitante, il 59,6% positivo e costruttivo, il 7,7% soddisfacente, e solo il 5,8% poco soddisfacente e l’1,9% del tutto insoddisfacente.

Alleghiamo il report dettagliato, per chi volesse vedere i dati. Documento

ISEP: Un’esperienza di vita e di Studio

marzo 20, 2017

diego_prioretti_CPOMi chiamo Diego Prioretti e sono uno studente iscritto al secondo anno di CPO. Grazie al programma ISEP Exchange, ho avuto l’opportunità di studiare per un semestre negli Stati Uniti.

Tutto è nato dalla voglia che avevo di fare un’esperienza all’estero. Questo perché sentivo che completare gli studi senza aver colto questo tipo di opportunità sarebbe stato un rimpianto che mi sarei portato dietro per tutta la vita.

Quindi mi sono messo a spulciare tra i vari bandi sul sito universitario. Ero alla ricerca di una nazione in cui si parlasse inglese così da poter migliorare la conoscenza di una lingua che oggi è requisito fondamentale quando si cerca un’occupazione. Purtroppo (o per fortuna), durante l’ A.A. 2015/2016 non c’erano mete Erasmus in cui la lingua richiesta fosse l’inglese per la mia facoltà.

Cercando più approfonditamente ho trovato il bando ISEP: questo prevedeva 3 borse di studio totali, che consentivano di frequentare un semestre negli Stati Uniti, senza sostenere alcuna spesa universitaria al di fuori della retta dovuta all’Università di Urbino. Non ci ho pensato su troppo, anche perché c’erano solamente 3 posti per tutti gli studenti dell’università, e ho presentato la domanda. In questa ho dovuto scegliere 10 tra il centinaio di università disponibili e metterle in ordine di preferenza. Onestamente non ne conoscevo molte, quindi le scelte sono state dettate maggiormente dai corsi che venivano offerti lì.

Ad inizio 2016 ho saputo di essere selezionato per partire durante il primo semestre dell’ A.A. 2016/2017 e dopo un paio di mesi, verso Marzo, sono venuto a conoscenza della meta: l’Università del Tennessee a Knoxville, che conta circa 28.000 studenti iscritti, in una città di circa 160.000 abitanti nel sud degli Stati Uniti.

Sono arrivato lì il 9 di Agosto, dopo un estenuante viaggio durato circa 13 ore. Tutti si sono rivelati sin da subito accoglienti e ben organizzati, infatti durante la prima settimana ci sono state tantissime attività di orientamento al modello universitario e alla città stessa, nonché ad alcune delle norme più importanti del campus e degli stessi Stati Uniti.

Ho vissuto in un dormitorio dove c’erano sia studenti americani che internazionali e questo ha contribuito a rendere l’esperienza ancor più interessante. Devo dire infatti, che prima di partire ero spaventato all’idea di dovermi adattare ad una cultura completamente nuova, in particolar modo perché era la prima volta che andavo all’estero per così tanto tempo.

In realtà, a partire dal mio compagno di stanza australiano, ma anche con tutti gli altri ragazzi del 5° piano, abbiamo creato un gruppo forte e coeso che ha contribuito a creare un bell’ambiente.

Presso l’università ospitante, noi studenti ISEP Exchange eravamo iscritti come normali studenti, e pertanto ho dovuto frequentare le lezioni di 4 corsi, il numero minimo (che totalmente corrispondono a 24 dei nostri CFU) e sostenere altrettanti esami finali. Tra le materie più interessanti che ho frequentato c’erano senza dubbio Creative Advertising Strategy e Communication in an Information Age.

Le lezioni sono iniziate il 17 Agosto, e l’impatto è stato veramente duro in quanto la didattica funziona in maniera completamente differente dalla nostra. La prima cosa che salta all’occhio è un approccio molto più pratico, fatto di meno teoria e più esercitazioni e lavori. Ogni giorno ci sono “compiti per casa” che vanno svolti per la lezione successiva, pena la perdita di punti che poi determineranno la valutazione finale. Altra differenza sostanziale è quella relativa alle strutture. Mi riferisco alle immense biblioteche, ai punti di supporto allo studio dove ogni giorno si possono prenotare online sessioni di tutoring con personale qualificato. Le biblioteche, aperte 24h, sono dotate di una grande quantità di computer e Mac e punti di riparazione pc nel caso in cui qualcuno avesse problemi con i propri dispositivi, il tutto in forma gratuita.

L’università, che in realtà era una piccola città all’interno della città di Knoxville, dispone anche di innumerevoli campi da calcio, uno stadio da football, che per capienza è il settimo più grande al mondo, due piscine e moltissime palestre che consentono di avere sempre qualcosa da fare durante il tempo libero. Strumenti e luoghi che mi hanno impressionato, soprattutto se comparati con il modello universitario italiano. A questo proposito, ho potuto constatare come negli USA ci siano maggiori investimenti nell’educazione (e la mia università era pubblica), ma il livello di insegnamento teorico italiano è sicuramente migliore.

Devo dire che questa esperienza mi ha segnato in maniera positiva, un’esperienza che rifarei ancora perché non solo ti migliora a livello professionale e di competenze, ma anche come persona e in termini di indipendenza.

Mashable Social Media Day Italia visto con gli occhi di CPO

novembre 16, 2016

21 e 22 ottobre 2016, Milano, Mashable Social Media Day nella sua versione italiana, giunta ormai alla terza edizione. Ho avuto il piacere di essere selezionato, tra le oltre 120 candidature, nelle 20 persone che sono entrate a far parte del Social Media Team dell’evento, e quindi ho piacere nel raccontare la mia esperienza nell’evento in quanto studente di CPO – Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni all’università di Urbino.

In particolare però voglio focalizzarmi sugli speech anziché sulla qualità logistica e organizzativa di un evento che, negli stessi talk, posso tranquillamente definire come uno dei migliori d’Italia nel settore dei Social Media e del Digitale. Sono stati invitati e sono intervenuti alcuni degli esperti del settore più importanti del panorama nazionale e non solo, così come ci sono stati interventi di professionisti che lavorano in aziende di importanza globale (Carlo Rinaldi di Microsoft).

Perché il mio sguardo da studente di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni è particolare? Beh, perché il corso di studi dell’università di Urbino – insieme al mio curriculum e alle mie competenze professionalmente acquisite nel corso degli anni – mi ha dato modo di confrontarmi con argomenti e professionisti già conosciuti e pertinenti con il piano di studi, ma anche con quello del mio percorso di laurea triennale (IMP – Informazione, Media, Pubblicità) sempre avuto ad Urbino.

Certo è che non tutti i talk sono stati semplici o comprensibili allo stesso livello, ce ne sono stati di più dettagliati e di più romanzati: esposizione di tecniche e risultati ma anche racconti e storie personali di successo e difficoltà. Uno dei migliori talk è stato quello di Mirko Pallera, CEO di Ninja Marketing e Ninja Academy, due delle realtà di maggiore successo nel panorama italiano riguardanti il mondo digitale: qui ho potuto incontrare concetti già affrontati più volte a lezione e analizzati applicati però al mondo del digitale e del marketing. Un esempio di questo sono gli archetipi (delle figure di riferimento nell’immaginario collettivo), che possono essere utilizzate, come spiegato nel talk, anche nella costruzione di una campagna pubblicitaria come personaggi e tono di voce da utilizzare per la costruzione dei messaggi (immagini, testi, video, ecc).

Ancora Ninja ma stavolta solo Academy, con Luca La Mesa che ha raccontato come per le persone, attraverso i social media, sia fondamentale l’immediatezza e l’esclusività dei contenuti, che quindi non dovrebbero essere i medesimi di altri media. Ancora, la trasparenza delle aziende, che nel mondo dei social media (nel talk di Matteo G. P. Flora di The Fool) sono completamente esposte al pubblico, quindi è fondamentale essere pronti a tutti i peggiori scenari, perché questi potrebbero avvenire in qualunque momento. In sostanza, la riservatezza non esiste, non in rete, non oggi, perciò o si crea trasparenza o si subisce la stessa.

Un focus, con change.org, è stato fatto anche con quelli che sono i meccanismi partecipativi tramite il direttore della versione italiana di Change, Luca Francescangeli, che ha spiegato come nel mondo del digitale e della partecipazione del grande pubblico a volte un semplice click possa servire a cambiare veramente le cose nel mondo reale, anche andando contro aziende di grandi dimensioni e quindi riuscendo a combattere il potere.

Voglio chiudere il mio racconto con Marco Montemagno, imprenditore della rete e creativo che ha avuto un grande successo in Italia e ha ribadito come nel mondo digital la cosa più importante, al giorno d’oggi, sia la forza di volontà, la determinazione, la forza di insistere nel diventare qualcuno, nell’avere successo, anche quando si fallisce, anche quando sembra che tutto vada male o che i nostri sforzi non servano a niente.

Andrea Careddu

Il tirocinio? In Erasmus: l’esperienza di Gabriele Infosino

settembre 1, 2016

Infosino spagnaAttraverso il programma Erasmus+ traineeship è possibile svolgere  il tirocinio curriculare previsto nel piano di studi in giro per l’Europa. In attesa del bando ufficiale, che con ogni probabilità sarà pubblicato tra Settembre e Ottobre, riportiamo l’esperienza di un laureato CPO che ha svolto il proprio periodo di stage a Madrid.

– Gabriele, raccontaci perché hai scelto di svolgere lo stage lontano da casa.

«Avevo già svolto il mio primo Erasmus a Parigi alla triennale. Parigi e l’esperienza Erasmus sono diventati il trampolino di lancio verso nuove possibilità, nuove idee, nuove scoperte. Quello che prima avevo limitato ai confini nazionali adesso non ha più confini, mi sento cittadino del mondo e so di avere la possibilità di giocarmi carte nuove in giro per il mondo, mentre alcuni anni fa non riuscivo a vedere oltre la mia terra e la mia gente, oltre la mentalità italiana.

Madrid è stata una scoperta felicissima: l’avevo visitata da turista, ma viverla è tutta un’altra cosa! Una città frizzante, dinamica, calda e accogliente. Ogni angolo è una sorpresa, ogni quartiere vive di vita propria e il calore dei suoi abitanti e delle sue luci scalda il cuore fino a tarda notte. Madrid è insieme a Barcellona il motore economico e culturale di una Spagna in forte ripresa, tante imprese e start up (anche italiane) stanno investendo in questa metropoli, e bisogna saper cogliere al volo le opportunità di crescita di una città così dinamica e affascinante».

– In che tipo di azienda hai svolto lo stage e di che cosa ti occupavi?

«Ho lavorato per Spotahome, start up che si occupa di affitti online di stanze e appartamenti a medio/lungo termine, una delle 15 migliori start up spagnole del 2015. Mi occupavo delle strategie di Marketing e del Marketing operativo dell’impresa: in una start up le condizioni di lavoro e mercato cambiano repentinamente e stare al passo è complesso e stimolante. Nel corso del mio stage ho anche seguito l’evoluzione di alcuni progetti di implementazione dell’azienda e collaborato alla selezione del personale di lingua italiana».

– Hai notato delle differenze da parte dell’azienda ospitante nel modo di considerare gli stagisti come una risorsa?

spotahome«Assolutamente sì: gli stagisti non sono veri stagisti, sono delle risorse per l’impresa che li “ospita”. Formare il personale, inserirlo nelle dinamiche lavorative e produttive richiede risorse economiche e di tempo, ed è naturale che questo percorso porti all’assunzione dello stagista da parte dell’azienda ospitante: in Spagna questa mentalità è chiara, le persone valide vengono assunte e fatte crescere, gli italiani sono molto apprezzati per il loro ordine, la loro creatività e la loro capacità di adattarsi a culture e ambienti differenti.

Purtroppo non vedo ancora in Italia una coscienza simile: c’è molta diffidenza, chi ha le competenze tende a non condividerle con gli stagisti, ci si fida poco di chi ha poca esperienza lavorativa e tanto entusiasmo… e il rischio è che l’entusiasmo vada scemando e l’esperienza non si sviluppi mai!».

– Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato e come le hai risolte?

«Come detto una start up è un ambiente in continuo cambiamento: le difficoltà si incontrano ogni giorno e ogni giorno si è chiamati ad attingere alla creatività per realizzare gli obiettivi dell’azienda. Il rovescio della medaglia è il rischio di stravolgerli proprio per un eccesso di creatività, ma la bellezza di una sfida come questa sta proprio nel percorso di crescita che ti offre, nella quotidiana possibilità di confronto con mentalità, caratteri e culture diverse e provenienti da tutto il mondo. Mettersi in discussione e in gioco ogni giorno».

– Questo tipo di esperienza ti ha aiutato a velocizzare i tuoi tempi di studio?

«Sicuramente. Ho sviluppato metodo e rapidità, i piccoli dettagli fanno la differenza: è bastato continuare a mantenere la buona (e noiosa!) abitudine della sveglia la mattina presto e di sfruttare tutto il tempo a disposizione nel migliore modo possibile, soprattutto per lo studio, sebbene non abbia mai amato trascorrere il mio tempo fra i libri!

È ovvio che un’esperienza in cui puoi mettere a frutto tutto quello che hai imparato negli anni di studio è uno stimolo molto potente e questo ha sicuramente contribuito a mettermi fretta e concludere il mio percorso di studi alla prima occasione utile».


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