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STUDENTI A PROVA DI QUARANTENA 2

luglio 16, 2020

#RITORNOACASA parte 2

In questa seconda parte del racconto della vita universitaria Cpo durante il Covid vediamo come gli studenti tornati a casa abbiano organizzato la loro vita universitaria. Come hanno mantenuto il rapporto con i docenti e con i colleghi?

 

Relazioni a distanza

Nonostante il distanziamento sociale forzato, grazie alla possibilità di connettersi online gli studenti sono riusciti a mantenere un rapporto constante con i propri colleghi, sia per confrontarsi su questioni riguardanti la didattica online in corso sia per continuare a lavorare sui singoli progetti di gruppo che non si sono mai fermati.

 

Ho mantenuto regolarmente i contatti con i miei colleghi, in particolare ovviamente quelli a cui sono più legata, sono amici prima che colleghi e quindi ho voluto sentirli vicini nonostante la distanza. La didattica online è stata una buona soluzione provvisoria al problema, ma ha avuto i suoi difetti. È stato più difficile mantenere l’attenzione per ore, e in generale credo si perda molto di quello che è l’entusiasmo dell’apprendimento e del confronto. Mi è mancato anche solo chiedere ai miei compagni di tenermi il posto a sedere quando faccio tardi. La Didattica a distanza uno strumento che ha senza dubbio delle potenzialità ma secondo me non potrà mai davvero sostituire la didattica in presenza” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 

Con i colleghi più stretti ho cercato di mantenere i rapporti quotidianamente e sicuramente anche l’esperienza della didattica online è stata un’esperienza che non dimenticherò, ma che ancora difficilmente immagino come perfetta sostituta delle lezioni face to face” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 


“Sono rimasta sempre in contatto con i miei colleghi, in particolare con i più cari, ho portato avanti tanti progetti di gruppo e ciò è stato possibile non solo grazie all’entusiasmo e alle tante video call, ma anche attraverso una piattaforma Blended Learning universitaria molto versatile, comoda e responsiva. L’Università di Urbino ha saputo portare avanti un approccio digitale di grande valore, assicurandoci una didattica online valida, anche grazie ad un team docenti che si è adattato bene alle difficoltà del momento (Giulia A. I anno CPO, Perugia).
Foto di Giulia

 


“ Con i miei colleghi ho mantenuto dei contatti regolari, quotidiani, sia tramite app di messaggistica come Whatsapp (inclusi i vari gruppi tra colleghi che abbiamo creato già molto tempo fa) sia attraverso le chiamate e le videochiamate (singole e di gruppo).
Personalmente sono rimasta molto soddisfatta dalla didattica online. Ho trovato che i professori abbiano fatto dei grandi sforzi per trovare i modi migliori per tenere le lezioni: ciò di cui mi sono meravigliata è stato il fatto che loro non abbiano spiegato esponendo gli argomenti solo tramite le slide, ma abbiano aperto anche discussioni e momenti di confronto ponendoci delle domande a cui noi rispondevamo in chat per iscritto, e che poi abbiano letto ogni singola risposta data (la modalità della telecamera+audio non è stata utilizzata perché essendo in 50-60 si sarebbe creata molta confusione). Addirittura, durante una spiegazione è stato possibile fare un sondaggio grazie a una delle affordance della piattaforma. Insomma, a mio parere i professori hanno cercato di renderci il più partecipi possibile, cercando in questo modo di ricreare la tradizionale lezione in aula mediante l’utilizzo del computer. É stata una bella sfida vinta con successo” (Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 


I contatti con i colleghi sono stati mantenuti pressoché in maniera costante, tant’è che c’è stato un periodo in cui ci sentivamo ogni giorno per scambiarci informazioni in merito ai corsi e ai progetti che abbiamo svolto. Ho sempre sognato di poter frequentare le lezioni comodamente da casa. In realtà, però, non è poi così facile… O meglio, non avevo messo in conto tutte le ore che avrei passato davanti ad uno schermo e a quanto questo alla lunga potesse essere stancante. Apprezzo come l’università abbia prontamente risposto alla situazione, sfruttando al meglio le potenzialità del blended. Certo, alti e bassi ci sono stati, ma in ogni momento di difficoltà si è cercato di trovare una soluzione” (Maria Chiara B. I anno CPO).

 

Io penso positivo. Il lockdown fra opportunità e produttività.

Nonostante il fatto che la situazione che abbiamo vissuto durante i 54 giorni di quarantena sia stata pesante e inaspettata, per i nostri intervistati questo lockdown si è rivelato essere un lockdown positivo. Visto il tempo a disposizione, tutti hanno avuto la possibilità di concentrarsi su diverse attività, affrontando questo momento in piena produttività.   

 


“Il lockdown mentre lo vivevo mi è sembrato molto produttivo, sentivo stimoli da ogni parte, ho letto molto, guardato molte interviste, scritto, parlato con persone” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 


“Devo dire che per me è stato un lockdown molto produttivo in quanto ho cercato di apprendere nozioni nuove e fare cose a cui prima non avevo tempo di pensare” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 


“Lasciando da parte lo sconforto, devo dire che sono stata sorprendentemente produttiva” (Giulia A. I anno CPO, Perugia).
Foto di Giulia

 


Per me questo lockdown è stato produttivo: tenendomi impegnata tra film, libri, allenamento in casa e cucina, devo dire che non mi sono annoiata. Ma devo ammettere che ci sono stati anche i momenti “di vuoto” in cui mi sono messa a pensare. A pensare tipo quando saremmo tornati alla situazione normale, come sarebbero cambiate le prospettive lavorative, quando avrei potuto rivedere i miei amici. Penso che la socialità sia stata la cosa che mi sia mancata più di tutte; se dovessi ricordare la cosa che di più questa quarantena mi ha fatto soffrire, direi il fatto di non aver potuto vedere i miei amici per quasi 3 mesi. Sono dell’idea che l’essere umano nasca per stare in società e fare società, ma nel momento in cui gli viene negato si sente morire dentro, come se fosse contro natura il fatto di non stare con altre persone” (Sara V. II anno C, Ascoli Piceno).

 


Sono riuscita a dedicarmi anche ad altre attività al di là dell’università. Attività che magari avevo accantonato a causa della mancanza di tempo e che sono riuscita così a recuperare” (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).

 

Occasioni di riflessività

Infine, possiamo sicuramente dire che l’esperienza appena trascorsa abbia portato anche a momenti di riflessione importanti.

 


“Oggi vedo però le ripercussioni nel distanziamento ora, nei rapporti sociali e nell'”incontro” con la collettività. Non so però se questa strana forma di blocco mentale ed emotivo sia dovuto al periodo del lockdown stesso, o al fatto che l’incontro abbia assunto delle modalità diverse in cui non mi riconosco e che non bastano alla mia fame di confronto e di dialogo. È un po’ come se sentissi di non aver molto da raccontare oltre a come mi sento e a quelle che sono le mie sensazioni, e mi fa un po’ paura il fatto di vedere negli altri invece la voglia sfrenata di ripartire come se niente fosse accaduto” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 


“Infine, credo che un fattore importante di questo lockdown è stato il saper apprezzare tante piccole cose come per esempio quella di uscire per una semplice passeggiata, che forse avevamo perso” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 


“Non è stato un periodo semplice, lo ammetto, ma ho acquisito nuove skills e affinato le mie tecniche di resilienza, vincendo con il mio gruppo anche il Contest FJN 2020 in collaborazione con la Colonia della Comunicazione! Ora inizia la sessione estiva, dalla mia scrivania, e aspetto trepidante di rivedere la mia amata Urbino in estate” (Giulia A. I anno CPO, Perugia).

 


“In generale, penso che questa quarantena ci abbia fatto male e ci abbia fatto bene: ci ha fatto male per ovvie ragioni, a partire dal lato psicologico a quello economico; ci ha fatto bene perché tutti noi ora (spero) abbiamo capito l’importanza di ogni singola cosa e istante. Diamo sempre tutto per scontato, ma non è così. Chi lo avrebbe mai pensato che nel 2020 non si potesse uscire di casa per quasi 3 mesi a causa di una pandemia? E che non si potesse uscire fuori a correre? E che non si potessero vedere le persone? Io penso nessuno, eppure è successo, e a ricordarlo mentre scrivo mi viene la pelle d’oca perché mi chiedo “ma come abbiamo fatto??”. Sono sicura che da adesso in poi daremo un valore diverso a tutto quanto. Voglio riassumere quanto appena accaduto con “ciò che non strozza ingrassa”, probabilmente perché cerco di consolarmi considerando che da una situazione tanto brutta può nascere qualcosa di positivo” (Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 


“Nonostante io riconosca di essere stata fortunata, perché sono potuta tornare a casa, ammetto che quest’esperienza mi ha spinta a ragionare a lungo su come niente vada dato per scontato. Mi ha confermato, inoltre, che dalle situazioni più complicate si può sempre imparare qualcosa di significativo per il futuro.”  (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).
Foto di Martina

Ma come sappiamo non tutti i lockdown sono stati uguali.

Com’è stata vissuta questa esperienza da chi ha lasciato Urbino durante l’emergenza? Lo scopriremo insieme ai nostri studenti che saranno protagonisti del prossimo post #fugaametà.

Stay tuned

STUDENTI A PROVA DI QUARANTENA

giugno 22, 2020

Era il 25 febbraio ed era da poco iniziato il secondo semestre, tutti gli studenti di CPO si preparavano ad affrontare e godersi l’ultimo semestre ad Urbino, quando all’improvviso è stata annunciata la chiusura dell’Ateneo a causa del diffondersi dell’epidemia da “Coronavirus” ancora troppo sconosciuta e lontana per immaginarsi quello che sarebbe successo qualche settimana dopo.
Inizialmente la durata della chiusura annunciata era talmente breve che per alcuni studenti non valeva la pena tornare al paese di origine per poi tornare nuovamente ad Urbino, altri invece hanno subito approfittato della chiusura per fare un weekend lungo a casa che si è trasformato in tre mesi, altri ancora hanno deciso di tornare a casa nel momento in cui le chiusure non avevano più una data di riapertura prevista.

Il corso di laurea CPO, come abbiamo visto, ha reagito fin da subito al lockdown fornendo tutti gli strumenti necessari ai suoi studenti.
Le lezioni del secondo semestre si sono svolte tutte online sulla nostra piattaforma Blackboard collaborate, la quale ci ha permesso di rispettare tutti i programmi del semestre senza troppe variazioni. Adesso ci troviamo nel pieno della sessione estiva d’esami, la quale è stata estesa a tre appelli per andare ulteriormente incontro agi studenti, e anche in questo caso la modalità online sta avendo un riscontro positivo.
Mentre aspettiamo di sapere come sarà il prossimo anno ci chiediamo come le studentesse e gli studenti del primo e del secondo anno stiano affrontando questo periodo di “sospensione” a cominciare dalla quarantena. C’é chi è rimasto a Urbino, chi è subito tornato a casa, ma anche chi ha vissuto i giorni della pandemia fra Urbino e casa propria.

Nei prossimi post raccontiamo attraverso le testimonianze delle ragazze e dei ragazzi di CPO com’é andata e come hanno vissuto un inedito essere “studente a distanza”. Nel post di oggi ci concentriamo su coloro che alla notizia della chiusura sono subito tornati a casa. Perché hanno scelto di rientrare subito? Come hanno passato le giornate? Come hanno affrontato la didattica online?

#RITORNOACASA parte 1

Tornare a casa

Non appena il nostro Rettore Vilberto Stocchi ha comunicato ufficialmente la chiusura dell’Ateneo, gli studenti di CPO hanno appreso a malincuore che le lezioni in presenza non avrebbero potuto riprendere nel giro di poco tempo. Alcuni di loro hanno dunque pensato che tornare a casa fosse la cosa migliore da fare per affrontare la nuova e imprevista condizione di emergenza. 

 

Sono andata via da Urbino quando ho capito che sarebbe stata di lì a poco dichiarata zona rossa dati i numerosi casi di Covid nella zona. Ho pensato fosse la cosa migliore da fare appunto perché non sarebbe stato sicuro rimanere e perché non era necessario rimanere per le lezioni, che si sarebbero svolte online” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 


Sono andato via da Urbino i primi di marzo, incredulo che questo periodo sarebbe durato più di qualche settimana, ma dopo la prima settimana di quarantena ho realizzato che saremmo rimasti distanti da Urbino per almeno due mesi” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio)

 

“Ricordo di essere andata via da Urbino in una giornata di pioggia, si percepivano le prime tensioni generali a causa del nuovo virus, l’Università aveva deciso di chiudere le sedi per motivi di sicurezza, e tra lo spiazzamento di colleghi e coinquilini, decisi di mettere in valigia alcune delle mie cose, e tornare a Perugia dalla mia famiglia” (Giulia A. I anno CPO, Perugia)

 

“Sono andata via da Urbino esattamente quando sono state chiuse lì le scuole (mercoledì 26 febbraio). Mi sono resa conto da subito che le scuole e le università lì non avrebbero ripreso a stretto giro, pensavo che per un paio di settimane sarebbe stato tutto fermo quindi ho deciso di tornare a casa (essendo di Ascoli Piceno mi è stato facile tornare a casa).
Ho temuto che chiudessero la provincia e che non potessi più spostarmi da Urbino, motivo per cui sono partita subito da lì” (Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 

“Sono partita da Urbino due giorni dopo la chiusura dell’università. La partenza non è stata “costretta” dalla situazione emergenziale in quanto avevo già pianificato di rientrare in Trentino per alcuni impegni. Devo ammettere, però, che decidere se usare o meno quel biglietto del treno già acquistato non è stato facile, soprattutto perché per tornare a casa avrei dovuto affrontare un lungo viaggio senza sapere esattamente quale fosse la gravità della situazione. Nonostante i dubbi, sono tornata, dato che la città stava iniziando a svuotarsi e avrei rischiato di rimanere da sola” (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).

Lockdown in famiglia: convivenze forzate ma non troppo…

Per gli studenti la quarantena inizialmente è stata dura, specialmente perché risultava difficile anche solo immaginare una situazione in cui si sono visti costretti a rinunciare alle proprie libertà. La convivenza a casa con la propria famiglia, all’inizio impensabile per uno studente fuorisede, si è poi rivelata essere una piacevole opportunità.

 

“Nonostante ci siano stati momenti di sconforto, ho cercato di rinunciare alle lamentele e alla negatività, e ho voluto annotare le mie sensazioni e lo scandire del tempo in un diario in cui ho scritto per ricordarmi il valore anche delle azioni più semplici che facevo e delle cose belle che leggevo o vedevo. La convivenza con la mia famiglia è stata sorprendentemente positiva, all’inizio pensavo sarebbe stato molto pesante e ho sofferto all’idea di non aver potuto scegliere con chi passare la quarantena, pensavo che avrei preferito stare da qualche altra parte, invece col passare del tempo ho capito che casa era il posto migliore dove stare in un momento così delicato e complicato” (Martina P. II anno CPO, Fermo).
Foto di Martina

 

“Ho vissuto un’ottima quarantena in quanto ho avuto la fortuna di stare in compagnia della mia ragazza e della sua famiglia visto che la mia si trovava in Germania” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 

“La quarantena non è stata facile da vivere, come per tutti immagino, ma tutto sommato non mi lamento troppo perché, abitando in campagna, ho avuto la possibilità di non vedere sempre e soltanto il muro del mio salotto. Ho trascorso il lockdown tra studio, lezioni online, qualche grigliata con la mia famiglia, cucina, workout (è servita la quarantena affinché mi allenassi!), serie tv e videochiamate. Per quanto riguarda la convivenza in quarantena con la mia famiglia, pensavo andasse peggio: ognuno di noi si è tenuto occupato con le proprie attività, e quotidianamente ci svegliavamo con degli “obiettivi” da raggiungere entro la giornata, in modo tale da tenerci impegnati e non renderci la situazione più pesante di quello che già fosse”
(Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 

“Tutto sommato la mia quarantena non è stata male. Ho avuto la possibilità di condividere del tempo con i miei genitori, cosa che, da quando frequento l’università, è diventata sempre più rara” (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).
Foto di Maria Chiara

Le opinioni degli studenti

ottobre 1, 2019

Riportiamo di seguito quanto è emerso dalla valutazione che hanno fatto gli studenti Cpo degli insegnamenti erogati nel 2017-2018, attraverso la compilazione del questionario online che è disponibile a circa 2/3 delle lezioni e che deve essere in ogni caso compilato dai singoli prima di potersi iscrivere all’esame. Riportiamo quanto è stato rendicontato nella Scheda Unica del Corso:

Le opinioni degli studenti relative all’efficacia dei singoli insegnamenti e del percorso di studi nel suo complesso relativamente all’Anno Accademico 2017/2018 (estrazione delle informazioni al 31/01/2019) sono state rilevate attraverso la compilazione di 611 unità, di cui il 8.5% classificato come non frequentante.
Poiché si considera come soddisfacente una valutazione pari o superiore al 7, non si presenta nessuna criticità rispetto al dato aggregato. L’analisi disaggregata per singolo insegnamento rileva come ci sia un insegnamento con un valore anomalo unicamente rispetto alle conoscenze preliminarmente possedute, un insegnamento con valori anomali relativi al carico didattico e alla disponibilità del docente per chiarimenti e spiegazioni e un insegnamento con valori inferiori a 7 rispetto a varie voci, ma non in modo grave (si tratta di valori comunque vicini o superiori a 6).
Scendendo nello specifico delle voci, quella maggiormente apprezzata riguarda il rispetto degli orari programmati per le attività didattiche (voce DOC. 05, punteggio 8.35) laddove l’aspetto meno premiato riguarda il possesso delle conoscenze preliminari funzionali alla comprensione del corso (voce INS. 01, punteggio 7.24). Tra le voci collocate internamente segnaliamo, in ordine ascendente di punteggio, la valutazione del carico di studio (voce INS. 02, punteggio 7.47) e lo stimolo fornito dal Docente (voce DOC. 06, punteggio 7.84). Laddove possibile, il confronto tra frequentanti e non mostra, per questi ultimi, un livello di soddisfazione sostanzialmente equivalente o addirittura più alto.
La valutazione dello stage obbligatorio è tratta dalle schede compilate dagli studenti a conclusione dell’esperienza (anno solare 2018, n. 56 questionari compilati su 56 stage). Nessuno degli studenti giudica insoddisfacente il rapporto di stage con l’azienda/ente ospitante, e nel complesso le valutazioni sono molto positive: il 23,2% lo giudica molto utile il 64,3% positivo e costruttivo, il 8,9% soddisfacente.

In allegato il Report con i grafici sui dati aggregati per Corso di Studi.

Per quanto riguarda l’analisi disaggregata per singoli insegnamenti, dei 16 insegnamenti rilevati, per 6 corsi su 16 ci sono alcuni singoli indicatori che presentano valori significativamente inferiori alla media, seppur non necessariamente insufficienti, per i quali sono state concordate azioni con i docenti.

Se si considera l’indicatore “Sei complessivamente soddisfatto di questo insegnamento?” (INS5), il valore medio del corso di studi Cpo è 8,1, mentre i valori dei singoli insegnamenti sono compresi tra un minimo di 6,38 e un massimo di 9,5, e solo due insegnamenti su 16 non raggiungono il valore soglia di 7.

Il Jazz a Fano: un festival nazionale, una comunicazione nazionale

aprile 26, 2019

Amerigo Marcelli, studente Cpo del secondo anno, racconta la sua esperienza come partecipante al contest Fano Jazz 2018 e componente del gruppo vincitore, insieme a Francesca Di Girolamo e Guido Landini.

Panoramica del Festival Fano Jazz By The Sea 2018 e obiettivo del contest:

Fano Jazz By The Sea 2018 è stata un’iniziativa fortemente sostenuta da tutte le entità pubbliche del luogo come ad esempio il Comune di Fano e la Regione Marche. Un festival di qualità culturale e musicale che ha visto esibirsi sul palco artisti del calibro di Dee Dee Bridgewater, John McLaughlin, Herbie Hancock, Bill Frisell, Art Ensemble of Chicago. Per la selezione degli spettacoli e la qualità di questi, il festival si è consolidato come uno dei principali appuntamenti musicali estivi italiani.

L’evento si è svolto in numerosi stage concentrati nel centro storico di Fano. Jazz Village o Young Stage, di particolare importanza per il cliente, è stata una novità che ha visto il succedersi di jam session, workshop musicali per ragazzi e bambini, aperitivi in jazz con prodotti del territorio e particolari concerti jazz. Il Main Stage ha visto come ambiente regio la Rocca Malatestiana, una perla storica di Fano, che ha ospitato artisti jazz di fama internazionale.

Particolare e attuale è stato l’Exodus Stage ambientato nella Pinacoteca San Domenico, che ha voluto dare voce alla musica jazz frutto della contaminazione tra culture diverse nel tempo e nello spazio: la migrazione è stato il tema che ne ha fatto da padrona. Numerosi altri spettacoli e incontri letterari si sono svolti in altrettanti stage, dall’Ex Chiesa San Leonardo alla Chiesa San Pietro In Valle fino al Lungomare di Fano.

Nell’ultima giornata il festival ha chiuso con un grande evento alla Golena del Furlo presso la Riserva Naturale Statale della Gola del Furlo.

In occasione dell’incontro di apertura del contest promosso dalla Colonia della Comunicazione, Adriano Pedini Art Director di Fano Jazz Network si è presentato ai comunicatori partecipanti al contest. Con professionalità e dati alla mano ha esposto la situazione che si andava prospettando per Fano Jazz By The Sea 2018 nonché la 26° Edizione del Festival.

Lo scopo consisteva nel pubblicizzare il festival che si sarebbe svolto tra il 21 e il 29 Luglio 2018 e gestire le attività comunicative correlate nei periodi antecedenti e successivi alla manifestazione.

Nel particolare l’obiettivo era far conoscere l’attività del festival in italia, considerando che il pubblico è multiculturale e proviene da diverse parti d’Europa. In questo senso è stata richiesta la progettazione di un piano editoriale al fine di informare e coinvolgere il pubblico, sviluppare conversazioni e interazioni online, che potessero anche trasformarsi in conversioni, intese come acquisto di biglietti del festival o partecipazione ad attività collaterali.

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Fano Jazz By The Sea invade la città

Il coraggio di mettersi in gioco: i punti salienti della progettazione della campagna di comunicazione

Scegliere di mettersi alla prova per contest simili non è mai una scelta semplice, perché significa impiegare tempo ed energie. È a tutti gli effetti un lavoro nel campo della comunicazione e pubblicità. Ma sono scelte che dobbiamo fare, perché un corso può darti le nozioni, ma senza pratica non è un settore dove si può essere concorrenziali.

Sicché, zaini in spalle, e con il mio team partiamo per questa avventura.

La fase di progettazione si è svolta lungo un periodo che per comodità suddividerò in tre parti.

Una prima parte preliminare che si è diramata nelle seguenti fasi:

  • Analisi delle piattaforme social e il loro utilizzo nelle due edizioni precedenti (analisi qualitativa e quantitativa delle interazioni con attenzione alla struttura dell’audience);
  • Analisi dei competitor;
  • Individuazione pro e contro delle campagne comunicative precedenti;
  • Reperimento informazioni più approfondite dal Social Media Manager, al fine di calibrare al meglio le strategie comunicative.

Una seconda parte fatta di pianificazione della campagna comunicativa e delle strategie connesse che si è diramata nelle seguenti fasi:

  • Ideazione del concept alla base della campagna chiamato “Humanized Jazz”. Il jazz è musica generalmente percepita come colta, per pochi. Ma il jazz è di più. È fatto prima di tutto da persone. Allora raccontiamo il volto umano del jazz, fatto di esperienze, di gente presente al Festival;
  • Ideazione conseguente di un tone of voice e un hashtag caratteristico e originale;
  • Produzione di un piano media partnership per l’aumento della notorietà basandosi sulle esigenze del cliente di tipo turistico, internazionale, agganciare i giovani, e non perdere lo zoccolo duro.
  • Decisione di procedere nella progettazione del piano editoriale sfruttando il visual content marketing in tutte le sue innovative forme mediatiche (come time lapse, slow motion, GIF, boomerang, superzoom, dirette live, stories…);
  • Decisione di produrre articoli che raccontassero il Festival ed in particolar modo il suo lato ecosostenibile e green al fine di posizionare meglio sui motori di ricerca il sito web, dove le persone trovavano i biglietti da acquistare;
  • Decisione di coinvolgere maggiormente il pubblico online con tecniche di audience engament: re-post, interviste…

Una terza parte dedicata nel particolare alla produzione di un piano editoriale di social media content basato sul piano di comunicazione e le strategie pensate in precedenza.

In questa fase abbiamo pensato di strutturare il piano editoriale in una fase PRE “fredda”, una fase PRE “calda”, una fase DURANTE e una fase POST. Ogni fase del piano editoriale si è caratterizzata di rubriche pensate in base all’oggetto, alla data, alla piattaforma e all’obiettivo.

Il progetto è pronto non resta che aspettare il verdetto..!

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La vittoria e l’esecuzione del piano di comunicazione raccontata per mezzo di dati:

Vincere un contest è sempre un’emozione.

Ma il tempo di riprendersi dall’entusiasmo è stato poco e in breve tempo è arrivato il momento di FARE tutto ciò che abbiamo progettato.

Quali sono stati i punti che probabilmente ci hanno permesso di vincere?

Senza ombra di dubbio direi la coerenza del nostro piano editoriale di social media content meticolosamente preparato nei minimi dettagli, e l’aver risposto a tutte le esigenze che il cliente aveva.

Credo personalmente che la cosa più importante che si deve fare quando si prepara un piano di comunicazione ad un cliente, sia proprio farlo plasmato sulle sue esigenze, con un tocco di originalità e creatività, ma ripeto: il cliente prima di tutto!

Dal 4 Giugno al 31 Luglio 2018 abbiamo lavorato duramente tutti i giorni per creare contenuti creativi ed adattati alle piattaforme, seguendo determinati obiettivi pianificati in precedenza.

In questo periodo il Social Network dove la nostra comunicazione si è concentrata maggiormente è stato Facebook che ha registrato un sensibile aumento di “Mi Piace” alla pagina (+2290) senza l’utilizzo di campagne promozionali specifiche ma come conseguenza alle interazioni ottenute (engagement) che risultano in totale 40439 tra reactions, commenti e share. La Pagina Facebook ha inoltre raggiunto le 5 stelle su 5 in merito alla media di gradimento sulla base delle recensioni di ben 120 persone. Le persone raggiunte (reach o copertura) sono state ben 1072438 in totale (più di 1 milione!) mentre il numero delle impressions o visualizzazioni è stato pari a 1683988 (quasi 2 milioni!) sulla base di 209 post.

Altri Social Network sono stati presi in causa nell’esecuzione del piano di comunicazione: Twitter e Instagram. Twitter ha ottenuto ben 28700 visualizzazioni. Instagram invece ha ottenuto in totale 3399 like su 80 post in totale. Le impressions sono state 44994 per una media di 563 impressions a post. La copertura è stata pari a 36374. Le Instagram Stories sono state ben 94 nei soli giorni del Festival.

Un lavoro, un’esperienza.

Beh infine che dire, personalmente l’esperienza è stata fantastica, ogni mia richiesta di aiuto, ogni perplessità, sono state affrontate dal team di Fano Jazz Network con grande professionalità.

Ho imparato tanto, e lavorare con loro è stato un onore.

Ho avuto modo di divertirmi lavorando, essere coccolato dai loro cibi biologici a kilometro zero e fiumi di birra. Ah e l’acqua veniva fuori da rubinetti posizionati nel Jazz Village, un vero e proprio villaggio che viveva fuori dalle mura della Rocca Malatestiana.

Ho anche avuto modo di entrare nel vivo della musica Jazz, mai prima ad ora avevo avuto il piacere di capirne la bontà. Ho imparato che non è musica per pochi bensì è una musica del popolo, frutto della contaminazione.

Lavorate giovani comunicatori, lavorate tanto e costantemente mentre studiate perché i nuovi MEDIA CAMBIANO E NON CI ASPETTANO.

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Un ringraziamento speciale alla simpatia che ci ha accompagnato in molti momenti di The Fun Indian Guy

 

 

Amerigo Marcelli

Molto più di una sera all’opera

ottobre 31, 2018

Durante il Laboratorio di Creatività Pubblicitaria tenuto dal prof. Marco Livi, la classe CPO di cui faccio parte si è dovuta confrontare con il Rossini Opera Festival al fine di creare un paio di campagne multi-soggetto per l’edizione 2018 ed un progetto – ancora in cantiere – per il prossimo inverno (Festival Giovane – Opera Young). Il lavoro sul ROF si è svolto durante tutto il corso, fornendoci un soggetto concreto su cui fare pratica. L’obiettivo del nostro lavoro era cercare di avvicinare i nostri coetanei al genere e al festival, cercando di smentire due luoghi comuni fin troppo radicati: l’opera è noiosa ed è da vecchi. Questi sono stati in via sintetica i due assunti da “scardinare” da parte dei 14 gruppi di lavoro che si erano costituiti.

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Lavorare ed avere gli strumenti per potersi avvicinare ad un genere così estraneo alla maggior parte di noi – me compresa – è stato fondamentale: il professor Livi ci ha fornito diverso materiale e ha cercato di stimolare la nostra curiosità, affinché ne cercassimo anche a nostra volta. Inoltre, abbiamo potuto incontrare in un paio di occasioni alcune personalità̀ strettamente legate al ROF: sia i responsabili marketing e ufficio stampa, sia il sovrintendente e direttore artistico del Festival, Ernesto Palacio. Inoltre, ricorrendo quest’anno il 150° anniversario dalla morte di Rossini, a partire dall’inizio dell’anno ci sono stati molti spettacoli, conferenze ed eventi in provincia sui temi dell’Opera in generale, della figura del compositore e della rassegna pesarese.

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Una piccola premessa di natura personale: ad una prova generale o ad un’Opera non ero mai andata prima d’ora, ma in passato sono stata spesso a teatro, come spettatrice – da pièce di Molière a match-impro di attori amatoriali – sia come teatrante, o meglio danzatrice. L’ambiente del teatro o di un palazzetto allestito per una simile occasione è per me qualcosa di noto e di magico, carico di ricordi ed emozioni, senza alcuna connotazione d’età e giudizio di gusto a priori.

Per questo, quando è stata offerta l’opportunità a noi studenti di assistere alle prove ante-generali della scorsa edizione del ROF ho cercato di approfittarne. Anche perché alle prove si può vedere di più: lo spettacolo è più vero, nel bene e nel male: negli scambi di battute alla fine di un’aria qualora ci siano state delle imperfezioni, moderata recitazione degli artisti più timidi o affaticati, in netto contrasto con quella dei più carichi. Durante le prove, oltre allo spettacolo di Rossini, ho potuto assistere ad un altro spettacolo, quello umano. E ne è valsa la pena.

L’Opera è uno spettacolo complesso e articolato, difficile da spiegare, da capire, perché stratificato: sono le persone che danno voce, colore e calore ai personaggi che interpretano, a prescindere dalla loro origine e lingua. Si tratta infatti di uno spettacolo “sovra culturale”, che sfrutta la maestosità e la potenza della voce umana per comunicare ed emozionare. A tutto questo va aggiunta la messa in scena, che nel caso del ROF può davvero definirsi grandiosa.

Lo scorso agosto ho potuto assistere alle prove ante-generali del dramma in due atti Ricciardo e Zoraide. Si tratta di un’Opera dalla trama molto intricata: sullo sfondo un conflitto bellico non del tutto concluso, in primo piano le peripezie sentimentali e familiari di Zoraide, bellissima figlia di un Re destituito, e Agorante, il paladino che ne ha spodestato il padre rivendicando la mano della giovane, e il giovane Ricciardo, di cui Zoraide si è innamorata. Probabilmente le complessità e lo spiccato orientalismo della storia ne hanno limitato negli anni le rappresentazioni.

Ammetto che cercare di seguire il primo atto senza libretto mi ha impedito di cogliere i dettagli della trama, ma ho voluto soffermarmi sugli allestimenti, sulle dinamiche, sull’ensemble. Dal secondo atto in poi, però, è stato necessario seguire i dialoghi. Forse un elemento caratteristico dell’opera che oggi ne rende difficile la fruizione da parte della pubblico giovane è proprio la sua  complessità, una stratificazione sia di narrazione che di stimoli al pubblico che non richiede tanto un’interazione multimediale, bensì polisensoriale e prolungata. Insomma, pura materia umana, di cui il canto e la musica grandi protagonisti. E in un mondo dove la soglia dell’attenzione continua inesorabilmente a ridursi, sedersi per 3 ore ad assistere ad uno spettacolo del genere può sembrare quasi una tortura.

Nella sua rappresentazione ufficiale durante il Festival, l’Opera non ha riscosso pareri unanimi da parte di pubblico e critica: leggendo alcune recensioni, emerge che  abbastanza apprezzato è stato l’allestimento, come la performance dei cantanti – tra cui spicca il nome di Juan Diego Flores. Sono stati invece giudicati più deboli sia la regia che l’adattamento. Ritengo che una delle più esaustive sia quella del blog Connessi all’Opera.

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Personalmente, devo dire che mi è piaciuta molto, mi ha soprattutto emozionato più di quello che pensavo, e non solo per la nostalgia verso il mondo della danza e della recitazione che provo ogni giorno, ma proprio perché́ l’ho “sentita” e ho cominciato a capirla. Mi è molto dispiaciuto dover scappare alla fine dello spettacolo e non poter tornare poi a vedere l’opera in una delle recite ufficiali, ma penso che tornerò in futuro ad assistere al ROF. E, soprattutto, penso di aver scoperto qualcosa di bello che non conoscevo: il genere Opera, ed in particolare quello di Gioachino Rossini.

Le valutazioni degli studenti

ottobre 16, 2018

Riportiamo di seguito i principali risultati della rilevazione annuale delle opinioni degli studenti sugli insegnamenti della Laurea magistrale Cpo relativamente all’a.a. 2016-17, disponibili pubblicamente sulla Sua Cds 2018.

Le opinioni degli studenti relative all’efficacia dei singoli insegnamenti e del percorso di studi  relativamente all’Anno Accademico 2016/2017 sono state rilevate attraverso la compilazione di 648 questionari, di cui il 20.2% classificato compllati da studenti che si autodichiarano non frequentanti.
Poichè si considera come soddisfacente una valutazione pari o superiore al 7, non si presenta nessuna criticità rispetto al dato aggregato, superando la storica criticità rappresentata negli anni precedenti dall’adeguatezza delle conoscenze preliminarmente possedute ai fini della comprensione degli argomenti trattati .

L’analisi disaggregata per singolo insegnamento rileva come ci sia solo un insegnamento con un valore anomalo e unicamente rispetto alle conoscenze preliminarmente possedute, e alcuni altri con valori inferiori alla media dell’indicatore ma che non risultano critici.
Scendendo nello specifico delle voci, quella maggiormente apprezzata riguarda il rispetto degli orari programmati per le attività didattiche (voce DOC. 05, punteggio 8.58) laddove l’aspetto meno premiato riguarda il possesso delle conoscenze preliminari funzionali alla comprensione del corso (voce INS. 01, punteggio 7.25). Tra le voci collocate internamente segnaliamo, in ordine ascendente di punteggio, la valutazione del carico di studio (voce INS. 02, punteggio 7.57) e lo stimolo fornito dal Docente (voce DOC. 06, punteggio 7.58). Laddove possibile, il confronto tra frequentanti e non mostra, per questi ultimi, un livello di soddisfazione sostanzialmente equivalente o addirittura più alto,

La valutazione dello stage obbligatorio è tratta dalle schede compilate dagli studenti a conclusione dell’esperienza (anno solare 2017, 43 questionari compilati su 46 stage), Nessuno degli studenti giudica insoddisfacente il rapporto di stage con l’azienda/ente ospitante, e nel complesso le valutazioni sono molto positive: il 26,8% lo giudica molto utile il 70% positivo e costruttivo, il 12,2% soddisfacente.

 

Run for Red Cross 2018 parla “pesarese”

ottobre 15, 2018

Il 22 aprile 2018 si è svolta a Pesaro la seconda edizione della Run for Red Cross organizzata dalla Croce Rossa – Comitato di Pesaro. L’evento ha lo scopo di far conoscere alla cittadinanza pesarese quali sono le attività svolte dalla Croce Rossa sul territorio e promuovere abitudini salutari. Run for Red Cross è una manifestazione sportiva a scopo sociale della durata di un giorno, che comprende al mattino la corsa podistica di 10 km e la camminata di 5 km su un tracciato cittadino, mentre nel pomeriggio in Piazza del Popolo si svolgono attività di prevenzione e soccorso, come per esempio la misurazione della pressione arteriosa, il controllo del livello della glicemia, il training  per imparare le manovre da compiere in caso di arresto cardiaco (bls) e la dimostrazione delle attività delle unità cinofile.

L’evento è rivolto a sportivi, appassionati di corsa ma anche a tutta la cittadinanza per trascorrere una giornata di sport e promuovere uno stile di vita sano, formando i cittadini sui comportamenti corretti da tenere in caso di pericolo.

Nell’anno accademico 2017/2018 la Colonia della  Comunicazione dell’Università di Urbino ha attivato una collaborazione con Croce Rossa Italiana – Comitato Pesaro e noi, studenti del corsi di laurea triennale IMP e di laurea magistrale CPO, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare al contest per la creazione di una campagna di comunicazione integrata dell’evento Run for Red Cross. L’obiettivo del contest era presentare l’ideazione di un concept creativo coerente con il briefing di CRI e la pianificazione di una campagna pubblicitaria per promuovere l’evento online e offline, realizzando una bozza delle applicazioni concrete delle nostre proposte e idee per incrementare la conoscenza al pubblico dell’evento. I vincitori di questa competizione siamo stati noi: Lorenzo Blasi e Giulia Giangolini.

Seguendo il briefing di CRI, abbiamo deciso di puntare sulla Pesaresità dell’evento, mettendo in risalto l’unione fra la cittadinanza pesarese e la manifestazione Run for Red Cross, in modo che possa divenire la “corsa dei pesaresi” secondo le indicazione dei responsabili di Croce Rossa.

La campagna di promozione si compone di una comunicazione integrata online e offline. Abbiamo curato un piano editoriale  per i contenuti della pagina Facebook,  secondo cui ogni mercoledì sarebbe stata pubblicata una serie di post strutturati da una fotografia della città di Pesaro e una parte testuale in dialetto pesarese che richiamava alla partecipazione in piazza il 22 aprile in modo ironico; invece il venerdì, per promuovere le attività che si sarebbero svolte nel pomeriggio, abbiamo realizzato un gioco online composto da quiz con protagonista La Crì, un personaggio da noi ideato e disegnato, il cui nome è l’acronimo di Croce Rossa Italiana, riprendendo la simpatica usanza pesarese di far precedere l’articolo al nome. Il quiz comprendeva tre risposte possibili: due scritte ironicamente in dialetto, mentre l’altra, scritta in italiano, rappresentava la risposta corretta.

Per l’offline abbiamo deciso di puntare su un’attività di guerrila marketing, progettando e realizzando dei bolli di carta plastificata, che abbiamo posizionato tramite delle fascette sulle aste dei tapis roullant presenti nelle palestre di Pesaro. Il messaggio è una call to action in dialetto pesarese di forte impatto. Inoltre abbiamo avuto la possibilità di partecipare e raccontare la nostra esperienza, al programma radiofonico L’invitato speciale di Radio Incontro, insieme a Stefano Palma e Valeria Travaglini, responsabili della comunicazione della Croce Rossa – Comitato di Pesaro.

Durante l’evento abbiamo curato i social ufficiali di Croce Rossa – Comitato di Pesaro, come Facebook e Instagram realizzando foto, video e stories e comunicando l’evento su internet in maniera immediata. Su Facebook abbiamo avuto una copertura soddisfacente con 26.091 persone raggiunte e i post pubblicati hanno ottenuto un totale di 18.932 interazioni. Il video della partenza della gara podistica ha ottenuto più visibilità rispetto agli altri con 864 visualizzazioni.  Tutti i video caricati in giornata hanno raggiunto un totale di 2.406 visualizzazioni. Su Instagram abbiamo conseguito il traguardo di 1.000 followers il giorno stesso dello svolgimento della Run for Red Cross, mentre le stories della giornata  hanno totalizzato 2.754 visualizzazioni. L’evento è stato un successo e ha registrato un importante adesione di partecipanti: 413 corridori alla corsa podistica  e più di 300 persone alla camminata, con un notevole aumento rispetto all’anno precedente.

L’esperienza svolta presso Croce Rossa è stata gratificante e formativa perché  ci ha permesso di collaborare insieme a professionisti, contribuendo alla realizzazione della campagna di comunicazione per l’evento Run for Red Cross. Poter vedere l’esecuzione concreta dei progetti proposti, la cui idea originale non è stata alterata ma migliorata, è stato motivo di grande soddisfazione. In questa esperienza ci sono state molte opportunità a cui abbiamo potuto partecipare come l’intervento nel programma radiofonico L’invitato speciale di Radio Incontro di Pesaro e la conferenza stampa che si è svolta nella Sala Rossa del Comune di Pesaro in presenza dell’Assessore al Benessere Mila Della Dora. Inoltre durante l’evento ci è stato affidato il compito di curare i social e la pubblicazione dei contenuti di Facebook (Lorenzo) e Instagram (Giulia).

Infine, ci sembra doveroso ringraziare Stefano Palma e Valeria Travaglini per il supporto costante ma anche la libertà che ci hanno concesso, aumentando in noi il senso di responsabilità verso la realizzazione di questa iniziativa.

Lorenzo Blasi e Giulia Giangolini

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Il mio Erasmus, un anno dopo

settembre 6, 2018

Oggi, di un anno fa, mi trovavo stipata nel sedile di un volo Ryanair, vicino una signora dell’Umbria che a metà tratta ha comperato un biglietto della lotteria. Senza vincere nulla. Quella speranza tradita aveva lo stesso profumo delle mie aspettative e gli stessi contorni delle mie paure.
Anche il mio era un gioco, per giunta.
L’amico di corso, futuro coinquilino, compagno di studio e di merende e una lunga lista di altre “diavolerie” che entrambi conosciamo bene, mi aveva detto qualcosa come “daje Martí, compila sto foglio che andiamo in Erasmus. Tocca che te smovi n’po”. Tutto con il tipico accento argentino, o jesino, che poi nel mio immaginario si somigliano.
Così, come da consiglio, mi sono smossa, e ho inserito dati, spuntato crocette varie, inventato motivazioni. Ho poi sperato di non vedere il mio nome in nessun elenco, di non dover affrontare comici colloqui in spagnolo e non dover pianificare esami interscambiabili.
Tutte cose che, in successione, sono avvenute una dietro l’altra.
Di lì a qualche mese ho fatto valigie, disfatto piani, ho guardato in tante direzioni, tutte sconosciute, scelto strade, tutte senza indicazioni. Mi sono sentita piccola quanto il ragno che ho ucciso nella stanza in cui ho dormito prima di trovare casa. Ho passato la notte sveglia con il terrore ce ne fossero altri.
Ho poi firmato un contratto senza avere la minima idea di cosa fosse scritto in minuscolo, alla fine di tutti quei fogli che parlavano di “gastos”, “dueño”, e “luz y gas”. Le cose di grande importanza hanno tutte una apparente misura minore e uno spazio riservato. L’ho imparato poi.
Nel mezzo ho infilato una piccola vacanza a Ibiza, con le amiche di sempre, perché non si dica che lo scambio non è formativo. Al ritorno ho camminato lungo sentieri impervi tracciati dal Rio Huecar, che tagliava di netto Cuenca, una piccola cittadina accovacciata nella terra autonoma di Castiglia-La Mancia. Qualche buon Dio ci ha regalato giornate di sole fino a metà novembre, maniche corte e caffè molto lontani dall’idea che noi italiani abbiamo, seduti a Calle Carreterìa. Quest’ultima era la via principale, teatro e sfondo della vita lenta e cadenzata di questi spagnoli, devoti alla siesta e amanti del tempo dilatato.

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Nel primo pomeriggio il silenzio era quello tipico delle scene dei film, che ti prepara ad un attacco da parte degli zombie. E qualcuno potrei giurare di averlo visto, probabile superstite di una serata imbevuta di chupitos.
La fortuna ha fatto sì che, con un viaggio della speranza e due ore di autobus e una di Blablacar con gente più disparata, io potessi raggiungere Madrid e la mia migliore amica contemporaneamente. Il che è tutto un dire. E l’ho fatto nei giorni più bui, in quelli di passaggio, o in quelli di semplice e pura condivisione. Così come nella vita, da quando ho ricordo.
Potrei parlare tanto ancora, di Sara per esempio, una bomba ad orologeria di diciannove anni, specchio di quella che non sono stata io alla sua età, ma che ho provato ad essere con un poco di ritardo. Tanto per cambiare. Con lei è stato amore a prima vista, e quando ci penso mi sento leggera. La stessa sensazione che ho avuto durante le colazioni da sola, alla Blonda, nelle sveglie rimandate, nelle lezioni in una lingua straniera e durante le notti insonni che mi seguirebbero fino in capo al mondo.
Ho passato pomeriggi in biblioteca e, per fortuna, ho passato anche gli esami. Ho conosciuto nuove culture, nuove persone e nuovi gusti, nuove abitudini e sapori. Ho superato la paura di stare da sola e abbracciato la gioia disarmante di accogliere il diverso. Mi sono persa, sia per vicoli sconosciuti, sia in quelli che abitano dentro di me e mi sono ritrovata, in entrambi i casi.
Al mio compleanno ho mangiato paella, spento una candelina su Skype, sentito la mancanza di casa giungermi fino alle terminazioni nervose.
Mi sono fatta disegnare sulla pelle, nell’unico posto (a probabile rischio tetano) che Cuenca aveva da offrirmi, quello che avevo trovato il giorno in cui mi sono “spulciata” dentro. Ha gli stessi bordi sbafati e sbilenchi, come radici piantate nel profondo. E quando  ho pianto, come una bimba, nell’unico modo che conosco, il mio amico prezioso ha barattato le lacrime con della birra: la soluzione ultima ad ogni male.
Quante parole nuove ho messo in valigia, dono prezioso, per poi scoprire che il linguaggio del cuore è universale. Per questo, spesso all’inizio, andavo a interpretazione. Come quella volta, che il professor Fernandez mi ha detto di fare un salto, qualche volta, al Potorro. Lo ha detto sottovoce, come si fa con le rivelazioni, con i segreti. E che fosse una confessione, lo avevo già capito, ma non avevo capito il perché.
Fino al momento in cui, passando davanti all’insegna mi è scattata una sorta di dubbio e curiosità insieme. Così ho chiesto spiegazioni al mio amico, madrelingua spagnolo.

Hai capito, il prof. Fernandez!

Martina Lanari

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La mia esperienza Erasmus a Bruxelles

luglio 23, 2018

Mi chiamo Giuia Crusco e sono al secondo anno di CPO, L’anno scorso, a fine del mio primo anno, sono stata selezionata per lo scambio Erasmus e a settembre 2017 sono partita per Bruxelles rimanendo nella capitale europea fino a gennaio 2018.  Quando sono stata selezionata per partire ho provato ad immaginare cosa aspettarmi da questa nuova avventura. Partire per un posto sconosciuto per 5 mesi significa mettere alla prova se stessi in un contesto lontano da quello solito in cui siamo abituati a vivere, parlare una lingua diversa dalla nostra e conoscere persone con culture e usanze distanti dalle nostre. Tutte le situazioni elencate però portano ad affrontare e a conoscere una parte di noi stessi ancora più importante. Infatti se pur l’ambientamento iniziale non è facile quello che ti aspetta dopo è impagabile. Appena arrivata nella capitale è stato difficile trovare una sistemazione adeguata, forse la paura di lasciare la mia “comfort zone” ha influito nella ricerca ma alla fine ho optato per il residence dell’università da me frequentata : Università di Saint-Louis Bruxelles. La struttura era un edificio di 10 piani in cui risiedevano sia ragazzi residenti in Belgio che frequentavano le lezioni dell’università, sia ragazzi erasmus provenienti da tutto il mondo, Spagna, Francia, USA, Russia, Cina, Brasile. Un’esperienza unica che mi ha permesso di mettermi in contatto con diverse culture e di farmi amici in tutto il mondo. Un altro punto da sottolineare è la struttura dei corsi all’università, infatti ho scelto un corso bilingue inglese-francese che fosse più affine al mio corso di studi. La maggior parte delle lezioni erano in inglese soprattutto quelle del mio ambito di studi quindi improntate sul marketing e sull’economia. Un’altra novità è stata la modalità di valutazione esame ben diversa da quella a cui siamo abituati noi In Italia. La maggior parte degli esami sono prevalentemente scritti, o comunque con una forma molto interattiva e di coinvolgimento tra professori e studenti. Utilizzano molto il “moodle” blog multimediale dove i professori possono comunicare direttamente con gli studenti e dove gli studenti possono pubblicare contenuti successivamente valutati dai professori.

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Parlando di Bruxelles come città, posso dire di consigliarla assolutamente come meta Erasmus per più punti di vista. Primo tra tutti è la multietnicità e l’internazionalità della città. Bruxelles è la capitale europea e sede del Parlamento Europea, attira quindi molti giovani che risiedono li per studio , intership o lavoro .

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Passeggiando per le vie di Bruxelles si può sentir parlare lingue di tutto il mondo. Nonostante la lingua officiale sia il francese  più della metà della popolazione usa l’inglese come prima lingua essendo un paese anche fiammingo. Dopo 5 mesi a Bruxelles ho migliorato notevolmente la mia conoscenza della lingua inglese e soprattutto di quella francese  ottenendo il riconoscimento di livello di lingua c1 dall’università di Saint Louis. Altro vantaggio nello scegliere Bruxelles come meta Erasmus è sanza dubbio la dimensione e la posizione della città. Infatti da un lato Bruxelles è una città di piccole dimensioni altamente innovativa dove i mezzi di trasporto pubblico sono perfettamente funzionanti ed  è ben collegata  sia al suo interno che verso le altre città.  Bruxelles è il cuore dell’Europa, ha una posizione centrale ed è infatti possibile raggiungere altre capitali o città europee in pochissimo tempo. Durante il mio soggiorno ho infatti visitato Parigi, Lussemburgo, Amsterdam e altre città del Belgio.

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Concludendo, posso dire che l’esperienza Erasmus sia una scelta coraggiosa, ma da fare. Oltre ad essere un’esperienza formativa importate è prima di ogni altra cosa un’esperienza di vita, sapersi mettere in gioco in diverse e nuove situazioni ma anche conoscere meglio noi stessi e le nostre capacità relazionali e di sopravvivenza. Consiglio quindi a tutti l’opportunità di svolgere un’esperienza di studio all’estero.

 

BRAND FESTIVAL: L’EVENTO DEDICATO ALL’IDENTITÀ DI MARCA

luglio 13, 2018

Dal 06 al 13 Aprile 2018 si è svolto con grande successo il Brand festival: 8 giornate di discussione, dibattiti e progettazione sull’ identità personale, aziendale e territoriale diffusi nel centro storico di Jesi. Per l’occasione sono stata selezionata per partecipare al festival in veste di Social media team insieme ad altri studenti sia della laurea triennale Informazione, Media e Pubblicità che del mio corso di laurea magistrale Comunicazione e Pubblicità per le organizzazioni. Il Brand Festival si è rivelato essere una grande occasione per incontrare i migliori esperti del settore della comunicazione, grandi brand mondiali e realtà locali. Un luogo e un’occasione, organizzato da un team giovane, competente e affiatato,  per confrontarsi con manager, imprenditori, designer, creativi, digital specialist e professionisti provenienti da tutta Italia. Paolo Iabichino, Riccardo Scandellari, Rudy Bandiera, sono solo alcuni dei grandi nomi tra i relatori che sono intervenuti attraverso workshop, laboratori e presentazioni, insieme ad altri autorevoli professionisti ed esperti per affrontare e confrontarsi sui principali temi dell’identità di marca, Personal Branding e Brand Territoriale.

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Durante la settimana dedicata al Brand Festival tutta la città di Jesi “ha parlato” di Identità di Marca e lo ha fatto in molte occasione come: gli “Aperitivi con i Guru”, momenti di confronti informali e divertenti con alcuni esperti di marketing e di brand  o con la “Notte dei Marchi Mannari”, ovvero un’intera serata, quella di sabato 7 Aprile, organizzata per  rivivere i Brandi storici che hanno segnato un’epoca in collaborazione con i locali del centro storico di Jesi  che hanno contribuito ognuno con una propria rivisitazione di una marca.

Ma il “cuore” pulsante del Brand Festival è stato segnato dal Main Event: un’intera giornata dedicata alla formazione e agli incontri con i grandi nomi del mondo della comunicazione e del Branding nazionali e locali e che si è svolto presso il teatro Pergolesi di Jesi.
In conclusione tanti grandi successi ottenuti durante i giorni del Festival soprattutto sui canali social (dei quali ci occupavamo) , per esempio la soddisfazione di arrivare in Trending Topic su Twitter in occasione del Main event,  oltre ad una grande partecipazione ed interesse del pubblico che rappresentano il segreto del buona riuscita di un festival che cresce, si rinnova e che vuole sorprendere sempre di più.

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