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PREMIO SOCIALLY CORRECT – IL FRUTTO DI CREDERE IN SÉ STESSI

luglio 15, 2019

“Ragazzi non ci crederete, ma avete vinto!”
Certe notizie arrivano quando meno te lo aspetti.
E in quell’istante ci scorrevano davanti agli occhi tutte le pagine dei libri studiati, le ore di lezione, le 3 di notte a disegnare bozze per lo storyboard pur non avendo mai fatto illustrazioni, l’adrenalina e l’ansia di consegnare il pacco alle poste prima della scadenza, i brain storming e gli uragani di idee in cui ci siamo immersi a capofitto negli ultimi mesi.

Ebbene, in occasione del Festival dei 2mondi di Spoleto, il 12 Luglio abbiamo dato onore ai nostri sacrifici e reso dignità alla nostra passione.
La soddisfazione nei nostri occhi, quel giorno, raccontava tutto questo, con la voce che tremava come l’incertezza se quello fosse o meno un sogno.

Tutto questo grazie all’associazione Paolo Ettorre – Socially Correct, che da anni porta avanti la vocazione di un uomo che si è distinto nel mondo della pubblicità per il suo spessore culturale, la sua infinita curiosità e il forte interesse per i problemi che riguardano la società.

Alessandro Bongermino (Art Director) e Chiara Fasolino (Copywriter) insieme al Prof. Marco Livi il giorno della premiazione a Spoleto

L’ASSOCIAZIONE PAOLO ETTORRE – SOCIALLY CORRECT

Ad oggi, la famiglia Ettorre e l’agenzia Saatchi & Saatchi in Italia si fanno portavoce di questa empatia, che è la virtù, il valore-garanzia per instaurare un contatto con il pubblico e creare una relazione fondata sulle emozioni, il coinvolgimento della mente e dell’animo. Per essere ricordati oltre il tempo di uno spot e i confini di una campagna.
È importante riconoscere come un’agenzia-icona dell’Advertising, riconosciuta tra le più importanti a livello mondiale, si faccia patrocinatrice di un’iniziativa meritocratica, che premia giovani in tutta Italia per la realizzazione concreta di progetti, permettendo loro di inserirsi – ancora nel corso della loro carriera universitaria – all’interno di un’importante realtà lavorativa, dando loro la possibilità di far parte di un team di esperti, di acquisire esperienza e dare il meglio di se stessi nel concretizzare una passione.

L’UNIVERSITA’ DI URBINO CARLO BO E “CPO”

Sin dal primo giorno in cui ci è stato comunicato il concorso, io e Alessandro Bongermino ci siamo detti “lo facciamo?” e ci siamo lanciati a capofitto in questa sfida, una scelta dettata dall’impulso legato alla consapevolezza che entrambi avevamo le basi giuste per poter gareggiare dignitosamente.
Studiare all’Università di Urbino Carlo Bo e in particolare far parte del Corso di Laurea in “Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni” (CPO) è stato un grande aiuto per crescere a livello formativo e come individui della società di cui siamo parte e del mondo che abitiamo. Ogni lezione seguita non è mai stata una semplice e passiva lezione frontale, ma un’occasione di dibattito, di messa in gioco delle nostre capacità critiche e delle nostre abilità pratiche, dai corsi più teorici ai laboratori.
La competenza di professori sociologi ed esperti di marketing e comunicazione e la componente attiva di ciascun corso ci hanno permesso di acquisire una maggiore cultura e sensibilità, nonché di allargare i confini della nostra mente, senza forzarci a schemi di pensiero ma insegnandoci ad avere una visione delle cose che si alimenta di più prospettive.
Sono queste le basi che più conserviamo per la futura carriera di creativi a cui aspiriamo; sono le fondamenta in cui confidiamo per generare mondi e connessioni tra mondi nella nostra mente e originare qualcosa di nuovo e di realmente utile.
Io e Alessandro – in qualità di copywriter e art director – non abbiamo mai scisso i nostri ruoli, ma abbiamo lavorato in sincronia e sintonia, fondendo pensieri visivi e verbali, cercando di arrivare a comunicare un messaggio che fosse coerente dal punto di vista dello sguardo e della lettura perché potesse essere di impatto, qualcosa su cui ci si sofferma a riflettere.

IL NOSTRO PROGETTO

La nostra proposta di campagna, in linea con il brief e gli obiettivi del concorso, mira a sensibilizzare gli individui sulle conseguenze che il gioco d’azzardo comporta nella vita sociale e familiare.
Alla luce delle conoscenze acquisite attraverso lo studio, abbiamo voluto far leva su un insight che esiste da sempre nella vita delle persone: il bisogno di appartenenze, di legami con gli altri, del senso di “casa”, che è cruciale in ogni individuo, al pari del suo bisogno di differenziazione. Alla luce di ciò, abbiamo voluto evidenziare il modo in cui la dipendenza da gioco d’azzardo porta l’individuo ad auto-escludersi dai rapporti familiari, dalle relazioni sociali e ad estraniarsi dalla realtà, ritrovandosi così solo e privo di tutto ciò che gli è caro.
Con l’avanzare dei mesi, abbiamo scavato a fondo questa problematica e ci siamo avvicinati sensibilmente al tema, dapprima ignari di tutte le conseguenze del disturbo da gioco d’azzardo e di quanto quest’ultimo possa essere considerato pari a qualsiasi altra dipendenza da sostanze o da alcool. È una tematica che abbiamo fatto nostra e forse questa è stata una delle prime ragioni per cui, dopo esserci informati e aver fatto un’analisi accurata, in un secondo momento non riuscivamo a smettere di produrre idee.
La nostra mente lavorava a 500 km/h e con il costante supporto del professor Livi siamo riusciti a darci un freno, a fare una selezione delle proposte più efficaci per poter poi dar vita a un progetto coerente nelle sue parti.

Avremmo potuto concentrarci su svariati tipi di gioco d’azzardo, ma abbiamo preferito tra tutti il gratta e vinci, perché il più acquistato, accessibile e dalla presunta possibilità di vincita immediata. Assicurato minimo sforzo, illusorio massimo risultato.
Abbiamo voluto così rappresentare la maniera in cui un gesto apparentemente banale e semplice, come il grattare con una monetina un gioco a premi, presenti in realtà forti ripercussioni a livello sociale, economico e psichico.
Abbiamo deciso di puntare ad un visual più forte di simboli, in contrapposizione ad un headline più semplice, chiaro, immediato, rispettando un tono di voce istituzionale, che fosse severo ma al tempo stesso morbido, perché potesse fungere da sincera avvertenza e consiglio, da presa di coscienza della realtà per chi si sente chiamato in causa, piuttosto che da accusa o attacco offensivo.
L’immagine rappresenta un’istantanea di una famiglia nel giardino di casa: la donna/moglie, il bambino/figlio e la casa nella foto risultano “grattati” come i simboli di una comune schedina; sotto le figure grattate, compare la scritta “non hai vinto ritenta”, a simboleggiare che il soggetto, mentre spende il suo tempo a giocare, sta perdendo quanto ha di più prezioso.

Alessandro e Chiara alla consegna del premio Socially Correct

L’AZZARDOPATIA

Come la dottoressa Mainolfi – dirigente Comunicazione del Ministero della Salute – e gli altri esperti psicoanalisti hanno discusso nel dibattito tenutosi in occasione della premiazione, i numeri da sempre fanno parte della vita dell’uomo. Si interpellano i numeri per cercare di dare un ordine dall’esterno al disordine che l’uomo prova all’interno. Da che esiste la cultura e le società, esistono i numeri. Si scandiscono i giorni della settimana, si scandisce il tempo, si definiscono le stagioni e si gioca coi numeri, tentando “la sorte”. Tentando di dare un senso a ciò che non ha senso. Per ricevere un bagliore di luce lì dove tutto appare oscuro.
Da che esistiamo, cerchiamo stratagemmi per trovare risposte a enigmi impossibili da risolvere. E ci convinciamo di tali risposte. Ci affidiamo al caso, alla fede, alla fortuna. Ci ossessioniamo quando c’è qualcosa in noi che vacilla, e cerchiamo di trovare un equilibrio, di riassestarci, di tappare buchi. Diventiamo dipendenti, al punto da non saper più trovare il controllo da soli, ricercandolo in qualcosa al di fuori di noi.

Ecco che una campagna Socially Correct come questa sull’azzardopatia intende riportare alla realtà chi ne soffre, a una realtà che gli si sta sgretolando tra le mani, al di fuori della coscienza e della razionalità.
È una campagna che intende far luce su questa coscienza attraverso precise parole incisive e immagini che attraversino lo sguardo per arrivare direttamente all’animo, modificando disposizioni mentali e comportamenti durativi nel tempo. Questo è il lato più umano della pubblicità, che, se riesce nel suo obiettivo, può fare del bene al mondo.

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Fano Jazz By The Sea 25° edizione: attività online firmate CPO

settembre 14, 2017

Il 2017 è stato l’anno della 25° edizione di Fano Jazz By The Sea, il festival musicale che ogni estate porta nella città i più grandi musicisti jazz del panorama italiano e internazionale. Tranne che per una sfortunata serata in cui una bufera di pioggia e vento ha colpito la Rocca Malatestiana, la manifestazione è stata un successo senza precedenti, grazie all’infaticabile staff di Fano Jazz Network.

L’attività promozionale del festival è stata costante e, sulla scia degli anni scorsi (QUI il resoconto dell’edizione 2016), a celebrare le Nozze d’Argento tra Fano e il Jazz By The Sea sono stati anche gli studenti del corso di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, grazie all’ormai consolidata collaborazione tra l’università e Fano Jazz Network.

Oltre 10 sono stati i gruppi di studenti che hanno presentato le loro proposte per la campagna di comunicazione della 25° edizione di Fano Jazz By The Sea, di cui soltanto uno vincitore, formato da noi due: Andrea Careddu e Mariachiara Montebello.

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La nostra proposta

Il modo migliore per raccontare la nostra esperienza è partire da ciò che abbiamo proposto. La nostra campagna non è stata particolarmente innovativa: abbiamo cercato di andare incontro alle esigenze del cliente, proponendo contenuti che fossero in linea con un’edizione elegante e abbastanza sobria come la numero 25.

La proposta da noi avanzata è stata piuttosto fortemente basata su un attento studio dei festival concorrenti, dei contenuti che per loro sono stati più performanti, della quantità di pubblicazioni da proporre, senza perdere di vista le tendenze dei social media. Tendenze che, inevitabilmente, portano sempre più verso i contenuti visuali, dunque immagini e video.

Abbiamo perciò proposto una campagna storica che ha ripercorso le edizioni del festival dal 1993 ad oggi: 24 tappe di un viaggio raccontato con cadenza regolare per accompagnare il pubblico sino a quest’anno: la 25° edizione di Fano Jazz By The Sea.

Il Festival

Non è mai semplice essere parte di un gruppo di lavoro. Non è facile essere parte di un gruppo di lavoro che si forma da zero, è ancora meno semplice integrarsi nei meccanismi di un gruppo di lavoro già consolidato. Nonostante qualche difficoltà iniziale, abbiamo imparato giorno dopo giorno a relazionarci al meglio con lo staff di Fano Jazz Network, e dopo poco tempo siamo stati in grado di renderci praticamente autonomi nella creazione, nella gestione e nella pubblicazione dei contenuti.

Un festival del genere deve essere comunicato abbondantemente durante il suo svolgimento, senza però esagerare. Perciò abbiamo cercato di utilizzare al massimo le piattaforme più adatte ai contenuti visuali: Facebook (soprattutto video e video in Diretta) e Instagram (anche qui video e, nonostante il loro essere temporanee possa scoraggiare, Instagram Stories).

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Il tutto, ovviamente, con la giusta dose di divertimento e godimento del festival, e delle decine di artisti di grande spessore che si sono alternati tra le varie location di Fano Jazz By The Sea 2017.

Risultati: qualche numero

Lavoro non è solo impegno, serenità e divertimento. Lavoro è anche – giustamente – il risultato che lo stesso lavoro porta. Perciò ecco, in conclusione della nostra esperienza, qualche dato sulle performance dei social durante i giorni del Festival. Una premessa è d’obbligo: non tutti i post pubblicati durante la manifestazione sono stati una nostra idea, visto che i post da noi proposti, prima e durante il festival, si sono dovuti integrare con una programmazione preesistente e indipendente dalla collaborazione tra Fano Jazz Network e CPO.

Su Facebook abbiamo avuto una copertura ottima, con oltre 260 mila persone raggiunte. I 126 post sono stati condivisi in media 3 volte con 23 apprezzamenti/reactions. L’engagement è stato dell’1,28%. Il contenuto più performante è stato il video timelapse del riempimento della Rocca Malatestiana in occasione del concerto di apertura del festival, di Michael Nyman, il 23 luglio.

Su Instagram le performance sono state qualitativamente superiori. Oltre 22 mila persone raggiunte, media di 40 like per post, engagement del 8,79%. Anche su Instagram, i contenuti più performanti sono video.

Risultati che rispecchiano quelli raggiunti in termini di vendita dei biglietti, di partecipazione del pubblico alle attività del Jazz Village, e, soprattutto di entusiasmo, ingrediente essenziale per assicurare il futuro di un festival che cresce e si rinnova di anno in anno e che non vede l’ora di stupire ancora il suo pubblico nella prossima edizione 2018.

Laureati CPO al lavoro: Andrea Biolcatti, da McDonald’s a We Are Social

agosto 20, 2015

wearesocialUn concorso della COLONIA di Comunicazione può rivelarsi un trampolino di lancio. Specialmente quando la campagna è commissionata da una grande azienda come McDonald’s Italia. Lo sa bene Andrea Biolcatti, neolaureato CPO che oggi lavora come writer a Milano per l’agenzia We Are Social. Ed è proprio a lui che chiediamo di raccontarci l’esperienza che gli ha permesso di “mettere la freccia” nella propria carriera.

«Il punto di svolta all’interno di CPO è stato senza dubbio il concorso per realizzare una campagna di comunicazione interna per McDonald’s, il cui premio era uno stage in azienda. Come tutti gli altri contest, ho partecipato in team e devo ringraziare i miei colleghi Giovanna Bottino, Alessandro Pedini e Giulia Fabbri per avere contribuito alla vittoria – sottolinea Andrea – Negli uffici di Mc Donald’s ad Assiago(MI) ho effettuato tre mesi di stage nell’Ufficio delle Risorse Umane e tre mesi nel dipartimento di Marketing».

Subito dopo è arrivata la laurea. Trovare un impiego è stato più difficile del previsto?

«Durante il tirocinio in molti mi avevano scoraggiato un sacco sulle opportunità di lavorare in agenzia. Fortunatamente queste voci non si sono rivelate vere, ma ciò non vuol dire che la strada sia stata in discesa. A Febbraio, quando mi sono laureato, avevo già inviato molti curriculum ma avevo ricevuto solo un’offerta da un’agenzia di Ferrara che si occupava di video pubblicitari. A dire la verità, l’idea di tornare nella mia città dopo aver fatto uno stage a Milano, capitale italiana della comunicazione, mi sembrava quasi un passo indietro. Per questo ho deciso di insistere e mi sono presentato di persona all’agenzia We Are Social. Alla fine, la perseveranza è stata premiata».

Di cosa ti occupi esattamente?

«In We Are Social ho trovato il mio ambiente ideale. L’età media di chi lavora è intorno ai 28 anni e lo trovo parecchio stimolante. Ho cominciato come community manager e writer: uno dei miei compiti consisteva nel curare gli eventi live offerti da uno dei nostri clienti. Una figura che mi piacerebbe ricoprire in futuro è quella dell’account executive: qui, a differenza di altre agenzie, la figura dell’account è meno rigida e partecipa anche alla fase creativa e di scrittura. I ritmi sono piuttosto pesanti, capita spesso di fare tardi ma è il prezzo da pagare se vuoi fare un lavoro con il quale non rischi di annoiarti».

Cosa consiglieresti agli studenti che stanno per iniziare o terminare il corso CPO?

«Secondo me la differenza in un corso di Scienze della Comunicazione la fanno la curiosità di imparare e l’impegno personale. Il mondo del lavoro è un po’ diverso ma CPO con i corsi teorici e i progetti ti prepara un po’ a tutto e questo è importante per chi come me non fa un classico lavoro da copy. Per chi si laureerà tra qualche mese, l’unico consiglio che posso dare è quello di non arrendersi mai: anche dopo tante porte in faccia o senza ottenere alcuna risposta ai curriculum inviati si può riuscire a trovare il proprio posto ideale».


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