Posts Tagged ‘erasmus cpo’

CPO in Erasmus a Tarragona: l’esperienza di Giacomo Giorgi

agosto 11, 2016

14001817_10210392204427857_2063780450_oLa meta Erasmus più ambita per gli universitari italiani? La Spagna: secondo fonte Eurostat, nel 2014-15 è stata scelta da ben 9000 studenti. Ma nella penisola iberica non ci sono solo Madrid, Granada, Valencia e Salamanca. Giacomo Giorgi, studente CPO al secondo anno di corso, ha scelto di frequentare per oltre sei mesi l’Università “Roviri e Virgili”di Tarragona, città catalana a circa 100 chilometri da Barcellona.

– Giacomo, avevi già provato a partecipare un bando Erasmus o hai provato per la prima volta durante il nostro corso di laurea in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni?

«Per me è stata la prima volta che provavo a partecipare. A dire la verità ritenevo proprio l’ultimo anno come quello più adatto: ritenevo utile e interessante avere la possibilità di vedere da una prospettiva diversa come si studiano le cose che ho fatto in 5 anni in Italia. Certo, ho anche pensato che l’Erasmus mi avrebbe rubato del tempo, ma poi proprio andando lì mi sono reso conto quanto e come questa fosse una opportunità imperdibile».

-Come era organizzata l’università a Tarragona?

«L’università si divide in un campus umanistico e uno scientifico: io nello specifico ho frequentato il dipartimento “Tecnologie della comunicazione” e ho passato tantissimo tempo nel laboratorio di produzione audiovisiva, un’aula a disposizione per i lavori di studio e per le ricerche individuali. L’università in questo senso è molto attraente e coinvolgente: si impara molto sia in termini teorici che professionali. I prof ti aiutano molto ma si aspettano tanto in cambio: assegnano delle consegne settimanali e si aspettano di vedere esempi pratici in classe».

-Quali corsi hai seguito in particolare?

«Ho inserito nel mio programma alcuni insegnamenti del master in comunicazione avanzata e crisis management, per il resto ho attinto da insegnamenti come creatività pubblicitaria e comunicazione di impresa. Crisis management è stata una materia molto interessante: a Tarragona si insiste molto su come gestire una crisi aziendale con la comunicazione, come realizzare una strategia, come monitorare la crisi e come intervenire sui social. Credo che a Tarragona lo facciano perché la città è famosa per le industrie chimiche, quindi i rischi, soprattutto quelli ambientali, sono elevatissimi».

-Tarragona ti ha fatto rimpiangere molto di non aver fatto l’Erasmus in una città più grande come Barcellona?

«Tarragona è una città molto più piccola, molto più chiusa e molto meno divertente rispetto a Barcellona. Mancano anche alcuni servizi, ma Tarragona è una città in cui cui si respira la vera cultura catalana. La cosa che più mi ha colpito è la festa Maior di Santa Tecla, dove le persone costruiscono dei castelli umani alti anche 20 metri. All’università è una festa molto sentita: c’è un gruppo di studenti che ogni giovedì si allena per realizzare questi castelli».

-Quali aspetti reputi come i più rilevanti di questa esperienza?

«Sicuramente la possibilità di aprire gli occhi verso orizzonti nuovi, la possibilità di star fuori e di incontrare persone di altre culture di cui prima non conoscevo nulla: ho incontrato molti sudamericani che fanno progetti di scambio, soprattutto brasiliani e messicani. Mi ha colpito molto il fatto che qui non si sentiva molto la sensazione di essere dentro una crisi economica al contrario di quello che avvertiamo invece ogni giorno nel nostro paese».

 

Annunci

CPO in Erasmus a Madrid: l’esperienza di due studenti

luglio 28, 2016

madridcpoDa colleghi di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni a colleghi in Erasmus a Madrid alla Universidad Europea de Madrid. Fausto Scaglioni e Elena Battistini, studenti del secondo anno di corso, ci raccontano in questa “intervista doppia” la loro recente esperienza Erasmus nella capitale spagnola.

Perché scegliere di partire in Erasmus? E perché Madrid?

«La motivazione principale che mi ha spinto a partecipare al bando Erasmus è stata la mia inquieta voglia di sperimentare una esperienza nuova, forte e autonoma che mi avrebbe regalato il privilegio d’immergermi in un processo di formazione, sia accademica che extra-accademica. Ho scelto Madrid tra il ventaglio di mete disponibili (Madrid, Bruxelles, Albacete, Tarragona) per la fama di cui gode la città, la possibilità di frequentare gli insegnamenti presso la rinomata Università Europea e l’opportunità e di apprendere una lingua, quella spagnola, che mi ha sempre affascinato»  ci spiega Fausto.

«Quando ho raccontato ai miei amici di aver vinto questa occasione, in molti mi hanno detto che stavo facendo una scelta coraggiosa» – ci racconta invece Elena – «La scelta di partire proprio l’ultimo anno della specialistica è giustificata dal fatto che durante la triennale non ho avuto modo di fare questa esperienza: la voglia di fare l’Erasmus l’ho sempre avuta fin dal primo giorno in cui sono entrata in un’aula universitaria e non avrei perso per nulla al mondo questa opportunità. E poi a Madrid non potevo dire di no».

faustoscaglioniUna volta giunti all’università però avete scelto percorsi diversi.

«Io sono partito da qui con tanta voglia di imparare e ho approfittato della vasta disponibilità di strumenti e attrezzature per apprendere le teorie e le tecniche audiovisuali di comunicazione negli ambiti professionali di riferimento – ci confida Fausto. «Nella fattispecie, ho frequentato diversi insegnamenti in lingua spagnola:  Tecniche Audiovisuali, Direzione Cinematografica, Suono, e Disegno Del Suono e Ambientazione Musicale».

Diametralmente opposto l’approccio di Elena: «Mi sono lasciata consigliare dal mio coordinatore didattico spagnolo, il quale ha scelto per me materie utili per il mio piano di studi e semplici per chi non conosce bene la lingua. Durante i sei mesi ho seguito due corsi in inglese, Marketing di prodotto e di marca e Opinione Pubblica e altri due corsi in spagnolo: laboratorio creativo e strumenti creativi».

Ma l’Erasmus non è solo studio. Come avete vissuto questi sei mesi?

elenabattistini«La Spagna è un paese che amo da sempre e non ho fatto fatica a sentirmi presto a casa. Il modo in cui erano strutturate le lezioni mi hanno permesso di conoscere tanti colleghi che mi hanno guidato negli angoli più nascosti di Madrid. La comunicazione si può apprendere dai libri, ma la cultura spagnola la si può conoscere solo andando in giro per le strade delle città» – ci racconta Elena senza risparmiare il proprio entusiasmo. Mentre Fausto risponde così: «Se dovessi riassumere la mia esperienza in due righe, direi che il mio erasmus si è strutturato nella consapevolezza di sentirmi piccolo in una grande città ma con l’appetito di conoscere sempre qualcosa di nuovo: le persone, le loro abitudini, le discoteche, le tavole imbandite di cibi tipici dal mondo…».

Perché secondo voi quindi l’Erasmus è una esperienza unica?

«Secondo me – esordisce Fausto – l’Erasmus è una esperienza che non porti con te. È una esperienza che porti dentro di te. L’erasmus è come un albero che cresce, le cui radici sono gli ambienti relazionali che crei con le persone che incontri a volte con impegno, a volte con un po’ di fantasia, a volte per caso. E io credo di essere un po’ cambiato rispetto a come sono partito, incorporando dentro di me tanti pezzetti di esperienze molto diverse».

Anche Elena considera l’erasmus un importante momento di crescita personale:  «Per me l’erasmus è una delle poche esperienze che ti permettono davvero di cambiare prospettiva, diventare indipendenti e affrontare i problemi quotidiani in  maniera differente e da persona più matura. Questo non avviene solo tramite la scoperta di un differente sistema universitario, di un diverso stile di vita, ma anche di un diverso paese e di una diversa cultura. L’erasmus è stato per me un arricchimento, una sfida e un’avventura che sempre porterò nel mio cuore».


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: