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LAUREATI CPO AL LAVORO: Consuelo Dionigi, Junior Account per JWT Italia

ottobre 22, 2015

Consuelo DionigiLa laurea. Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per affinare le proprie competenze attraverso stage, master o concorsi. La possibilità di dover fare un po’ di “gavetta” o di continuare a studiare non dovrebbe spaventare i “dottori” in corsi magistrali. Consuelo Dionigi, laureata in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni ci parla positivamente del suo percorso che l’ha portata oggi a ricoprire la figura di Junior Account per J. Walter Thompson Italy.

 

Dove hai svolto lo stage durante il corso di laurea CPO e quali competenze ti ha permesso di approfondire e mettere in pratica?

«Durante il corso di studi ho svolto uno stage di 6 mesi in una piccola agenzia di comunicazione di Pesaro, StudioMirò, che mi ha permesso di muovere i primi passi in questo ambiente. Sebbene lavorassi con piccoli clienti locali ho avuto un primo contatto conle attività di ufficio stampa e con la gestione del rapporto con il cliente, ho imparato che il rapporto umano sta sempre alla base di un buon rapporto professionale».

– Cosa hai fatto subito dopo esserti laureata?

«Uscita dall’università non avevo ben chiaro il mio futuro professionale, avevo molta teoria in testa e molta voglia di fare ma facevo ancora fatica ad incanalarle e a capire come trarne strumenti concreti che mi permettessero di trasformarle in un lavoro. Ho iniziato a mandare curriculum ad aziende e agenzie della zona e dopo circa un mese è arrivato il secondo stage».

Nel tuo curriculum si legge che hai lavorato per quattro mesi presso Confindustria Pesaro.  Che tipo di collaborazione hai avuto con loro?

«In Confindustria la mia esperienza è durata soltanto pochi mesi durante i quali mi sono occupata più che altro di ufficio stampa e organizzazione eventi. È stato quello il momento in cui ho sentito la necessità di dare un orientamento preciso al mio futuro professionale e avvicinarmi al mondo delle agenzie. Nel giro di qualche mese mi sono trasferita a Milano dove ho fatto un master in Marketing e Comunicazione d’Impresa in Accademia di Comunicazione. Milano ti offre sempre una possibilità, per questo sono rimasta. Qui ho avuto la possibilità di mettere in pratica i miei studi lavorando da subito sul campo. L’esperienza, la curiosità e la voglia di imparare da tutti sono indispensabili per crescere in fretta».

– In questo periodo hai collaborato per diverse campagne pubblicitarie. Puoi parlarci dettagliatamente delle campagne realizzate per Birra Moretti? In cosa differivano e su quali insight si basavano?

 «Durante il master in Accademia le aziende assegnavano brief agli studenti che formavano veri e propri team di lavoro composti da account, copywriter e art director per lo studio di campagne di comunicazione. Nello specifico di Birra Moretti abbiamo studiato una prima campagna in occasione dei Mondiali FIFA 2014 allo scopo di rafforzare il legame del brand con il mondo del calcio, legame che negli anni aveva perso un po’ la sua forza e che vedeva nei mondiali l’occasione per posizionarsi nuovamente come la birra dei tifosi italiani. Il progetto prevedeva attività above & below the line con particolare attenzione al digital. Il secondo brief è arrivato in previsione di EXPO 2015 per lo studio di un piano di comunicazione ad hoc che associasse il brand alle tematiche dell’esposizione universale con focus particolare sul food. Anche in questo caso il progetto ha coinvolto diversi canali: le attività in fiera, l’ATL classico e una strategia social».

Infine JWT. Quali sono nello specifico le tue mansioni da account e che tipo di contratto hai con loro?

«Sono entrata in J. Walter Thompson a giugno 2014. Ad oggi ho un contratto di apprendistato e sono account sul cliente Vodafone Italia. Il mio compito è quello di coordinare la comunicazione tra i reparti dell’agenzia e seguire la realizzazione di progetti dal brief all’on air. Mi occupo essenzialmente di gestire il rapporto con il cliente e il processo produttivo. E’ un lavoro piuttosto frenetico ma, se fatto con passione, da molte soddisfazioni e permette di crescere in fretta in un ambiente stimolante e sempre in fermento».

 

– Secondo te rispetto alla formazione offerta da altri atenei, CPO offre una preparazione adeguata al mondo del lavoro?

«CPO mi ha fatto conoscere e amare la pubblicità. E’sicuramente un corso alternativo rispetto ad altre lauree specialistiche in comunicazione, ha un approccio più pratico e permette il confronto con professionisti del settore. Non è da considerarsi peròun punto di arrivo ma,  piuttosto, una buona partenza da cui sviluppare i propri interessi. Il mondo della comunicazione cambia ed evolve ogni giorno, quello che impariamo oggi domani è già vecchio, per questo è importante non stare mai fermi, mettersi in discussione ed essere sempre curiosi».

LAUREATI CPO AL LAVORO: l’esperienza all’estero di Giulia Lodi

ottobre 15, 2015

12164842_10207924961224191_1587181429_oI percorsi lavorativi dei laureati in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni sono spesso molto differenti. C’è chi lavora in agenzia e chi come freelance, c’è chi decide di sfruttare le occasioni lavorative nella propria regione di provenienza e c’è chi si trasferisce all’estero. Tra questi si colloca la carriera lavorativa di Giulia Lodi: da più di un anno è a Bonn (Germania) all’interno della European Choral Association, un’organizzazione musicale che lavora a diversi progetti volti all’inclusione sociale e alla costruzione e al rafforzamento dell’identità europea. Alcuni progetti sono finanziati dall’Unione Europea, altri sono frutto di collaborazioni tra organizzazioni nazionali.

Puoi parlarci della tua prima esperienza lavorativa in YouCanGroup? 

«YouCanGroup è stata una breve esperienza lavorativa che mi ha dato modo di avere una prima infarinatura nel mondo del lavoro. L’ambiente, molto giovane e dinamico, è stato un’ottima palestra per mettermi alla prova e capire quali erano i miei punti di forza e di debolezza, dove potevo migliorare, cosa mi appassionava veramente e cosa non faceva proprio per me. La scelta è stata dettata dalla loro ambivalenza in cui mi riconosco molto: attivi e connessi alla rete locale, ma con una forte connotazione internazionale (il sito dell’agenzia bolognese è in inglese). In particolare ho fatto parte del team creativo che si è occupato di progetti innovativi nel settore food come “pastamadre” di Riccardo Astolfi teso a diffondere l´arte del pane fatto in casa e “la papilla brilla” un gruppo di ragazze di Reggio Emilia che creano format culinari ed hanno ideato il food immersion festival».

Prima di frequentare il corso CPO hai svolto un’esperienza all’estero. Quanto e come cambia il modo di pensare la propria carriera universitaria e lavorativa? C’è il rischio reale che dopo l’ltalia cominci a stare “un po’ troppo stretta”?

«L’esperienza in Australia mi ha cambiata, tanto, e tutte le mie scelte, universitarie e lavorative, ne sono state ovviamente influenzate. Viaggiando vieni in contatto con un’infinità di stimoli, ti si apre una gamma vastissima di possibilità che impari a filtrare e selezionare a seconda dei tuoi gusti e delle tue inclinazioni. Io ho capito che dopo la triennale volevo completare gli studi con una specialistica che unisse gli insegnamenti teorici ad una parte più pratica in cui vi fossero workshop e collaborazioni con le aziende: è per questo che poi mi sono iscritta a CPO.

Il rischio che ad un certo punto l´Italia possa stare stretta c’è, ma è anche vero che stando lontani da casa si riesce a rivalutare alcune cose che qui si danno per scontate. E che possono essere dei buoni “insight” per chi deve realizzare una campagna incentrata sui valori del territorio».

Qual è invece la tua attuale posizione all’interno della European Choral Association?

«Le mie mansioni consistono nel gestire le comunicazioni interne con membri ed iscritti e quelle esterne con partner e soggetti terzi. Mi occupo dell’organizzazione di eventi, conferenze e meeting e collaboro nella preparazione della newsletter e della rivista dell’associazione. Inoltre, mi occupo dell’analisi dei canali social e della strategia di comunicazione».

Quali sono le difficoltà e le cose da tenere sempre in mente nell’ organizzare eventi in posti molto diversi d’Europa come Spagna e Finlandia?

«Le difficoltà sono molteplici, culturali prima di tutto: molti fraintendimenti nascono da percezioni diverse dello stesso comportamento o concezioni differenti della stessa parola o frase. Nulla è scontato, tutto va specificato e in alcuni casi spiegato. L’aspetto logistico è fondamentale: avvalersi di un team di persone del luogo, studiare con loro la città, i percorsi che i partecipanti faranno, calcolarne le tempistiche, immaginare i possibili problemi che potrebbero avere.

Ultime, ma non per importanza, le difficoltà linguistiche: in molti conoscono l’inglese, ma ci si può ritrovare ad un festival in Ungheria a dover coordinare 30 volontari che parlano solo l’ungherese. Questo ti fa immaginare subito le difficoltà che si avranno con il pubblico. In questo caso per favorire la comunicazione si riscopre l’immenso potere delle illustrazioni e dei disegni!»

LAUREATI CPO AL LAVORO: Intervista al SEO Specialist Vincenzo Ricciardi

ottobre 1, 2015

Vincenzo RicciardiSEO e SEM sono sigle ormai familiari per tutti gli smanettoni del web. Ma quando si tratta di lavoro, può essere necessario affidare la Search Engine Optimization e il Search Engine Marketing a uno specialista. A tal proposito, abbiamo intervistato Vincenzo Ricciardi, laureato in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni nell’ormai lontano 2011.

– Partiamo dalla tua attività parallela al percorso di studi in CPO. Puoi parlarci della tua esperienza come redattore per il Blog di Telecom Italia?

«Per 10 mesi ho fatto parte della redazione del progetto Avoicomunicare di Telecom Italia. Insieme ad altri colleghi dell’università abbiamo avuto la possibilità di collaborare con un’importante agenzia di Milano e con Telecom Italia con l’obiettivo di scrivere dei post sulla sostenibilità ambientale e mantenere attiva la community. L’esperienza è arrivata tramite l’università che mi ha messo in contatto con loro e mi ha permesso di addentrarmi nel mondo del web che poi sarebbe diventato la base delle mie esperienze lavorative successive».

– Quali sono stati i tuoi primi passi dopo esserti laureato?

«Pochi mesi dopo essermi laureato ho cominciato la mia esperienza in una web agency di Fano specializzata nel turismo. Tutto è cominciato nel più classico dei modi: ho letto in un annuncio che stavano cercando una persona che avesse delle buone conoscenze in comunicazione e una propensione al mondo digital e mi sono proposto».

– Una delle tendenze attuali per le piccole e medie imprese è quello di preferire Facebook a siti internet propri per veicolare i contenuti. Si tratta di una scelta vincente?

«Non sempre è un male decidere di gestire una pagina Facebook piuttosto che un sito internet. Il mio consiglio è di definire bene gli obiettivi da raggiungere prima di intraprendere un’attività di web marketing, la scelta degli strumenti da utilizzare verrà di conseguenza.

Ad esempio una piccola azienda di idraulica, un carrozziere o un impresa di giardinaggio avrebbe sicuramente più riscontro (in termini di contatti e chiamate) utilizzando strumenti di google per la promozione locale piuttosto che creando un sito web.

Per quanto riguarda la gestione dei social il discorso è semplice: per avere successo bisogna avere qualcosa da dire ed essere costanti nel tempo».

– Le tue esperienze nella progettazione di alcuni piccoli siti ti sono servite a livello operativo nel tuo lavoro da SEO specialist oppure sono servite esclusivamente a creare un buon portfolio?

«Questo tipo di esperienze mi hanno aiutato su entrambi i fronti. Avere un portfolio mi ha permesso durante i colloqui di lavoro di far capire immediatamente cosa sapessi fare realmente e mi ha aiutato a comprendere meglio i meccanismi della SEO. Il mio consiglio, per chi vuole intraprendere questa strada, è di “sporcarsi le mani”, testando nuove tecniche di posizionamento e creare un proprio sito web personale, come ho fatto io con il mio sito personale (www.ricciardivince.it

– Quali sono gli errori più comuni che un principiante commette nell’ambito del SEO e che consiglieresti di evitare agli studenti CPO?

«A mio avviso un errore da evitare è quello di non tenere traccia delle attività svolte e dei risultati raggiunti. In questo modo non sapremmo mai se le nostre attività SEO avranno prodotto dei risultati o meno.
Altro consiglio che mi sento di dare è di studiare molto e tenersi aggiornati costantemente, oggi fortunatamente esistono molte community online, seminari e libri da cui attingere».

– La tua carriera lavorativa da Sestante a Koobi. Hai ottenuto subito una buona offerta lavorativa o le tue mansioni e il tuo contratto sono cresciuti nel corso degli anni?

«All’inizio ho dovuto studiare e imparare molto, visto che le mie conoscenza erano limitate al mondo della comunicazione e avevo qualche esperienza da webmaster autodidatta. Con il tempo sono riuscito ad affermarmi, prendermi alcune soddisfazioni personali e sono riuscito a raggiungere dei buoni risultati».

– Le tue attività lavorative si sono svolte per lo più nel territorio marchigiano. Il tuo futuro lo vedi ancora in questa regione?

«Si , le Marche sono una regione ospitale con un buon tessuto produttivo che possono offrire buone possibilità di lavoro in diversi campi».

LAUREATI CPO AL LAVORO: Valentina Pucci, tra consulenza, formazione e social media

settembre 24, 2015

valentina pucci Dopo le tante ore di lezione e di studio, gli esami da preparare e una lunga tesi da scrivere, spesso l’unico legame che rimane con la propria carriera universitaria è il famoso “pezzo di carta” da appendere alla parete. Ma nel caso di Valentina Pucci non è così: oltre a essere consulente per Spazio Vetrina, è ancora oggi autrice e social media strategist per AgendaGeek, blog di cultura digitale nato proprio all’interno di CPO.

«Dal primo anno di specialistica nella mia classe si è creato un bel gruppo di persone appassionate di digitale e di nuovi media. Due miei compagni di corso ebbero l’idea di mettere su un blog, qualche mese dopo si aggiunsero altri colleghi di università ed entrai anche io a far parte di AgendaGeek come blogger. Il mio ruolo all’interno in questi tre anni si è evoluto insieme al blog. Abbiamo capito che occorreva creare un equilibrio tra offline e online per mantenere vivo l’interesse dei nostro pubblico. Così abbiamo deciso di “metterci la faccia” partecipando e organizzando eventi, spesso insieme ad altre associazioni del territorio marchigiano. Ora abbiamo in ballo diverse collaborazioni, tra cui enti pubblici come il Comune di Pesaro».

– Nella tua carriera universitaria spicca l’esperienza in Erasmus a Tarragona, che è ancora una delle mete disponibili per gli studenti CPO. Credi che sia utile sceglierla come destinazione?

«A prescindere dalle mete, l’esperienza dell’Erasmus la consiglierei a tutti perché si tratta di un momento di arricchimento personale e di confronto con le realtà al di fuori dei confini nazionali. Tarragona in particolare la consiglio a chi vuole mettere le mani in pasta nelle cose, perché i corsi universitari sono di impostazione molto pratica e si collabora spesso con i compagni di corso. Ho approfittato di quell’esperienza per cominciare a viaggiare, ho preso più aerei quel periodo che tutto il resto della mia vita. Tarragona è una città ricca di tradizioni, dove la lingua madre non è il castigliano ma il catalano, quindi se andate lì preparatevi ad imparare non una ma due lingue!»


– Cosa hai fatto invece subito dopo esserti laureata?

«Mi sono trasferita a Torino, una città in fermento e piena di opportunità. Mi interessava il settore del sociale, così mi sono iscritta al progetto “World of Difference“promosso dalla Fondazione Vodafone Italia e sono stata selezionata. Ho lavorato per 6 mesi ad Area Onlus, un’esperienza formativa unica che mi ha permesso anche di iniziare a comprendere meglio quali erano i miei interessi legati alla comunicazione e quali competenze dover rafforzare. unnamedProprio per questo ho seguito un corso molto pratico in “Tecnico di comunicazione e marketing”. Il corso prevedeva uno stage formativo di 3 mesi e ho scelto di svolgerlo al Gruppo Abele Onlus. Ho sposato la loro causa e questo mi ha permesso di seguire da vicino giornate di formazione e conferenze, ma anche eventi più strutturati come il Salone del Libro di Torino. Al Gruppo Abele insieme a un team di giovani esperti di web e social network, mi occupavo di rassegna stampa, redazione, interviste, newsletter e gestione dei profili Facebook e Pinterest».

– Dal tuo profilo LinkedIn si nota che hai collaborato a molte iniziative di associazioni onlus. Quali sono gli obiettivi principali di una campagna di comunicazione per un’associazione senza scopro di lucro?

«Quando si parla di onlus bisogna ricordarsi che esistono realtà molto diverse. Ci sono comunque delle attività tipiche come quelle di crowdfunding, fondamentali per la vita di quasi tutte le associazioni. Molte campagne di comunicazione hanno l’obiettivo di trovare sostenitori dal basso e questo presuppone una comunicazione mirata per far comprendere il valore del lavoro che si fa all’interno di un’associazione senza scopo di lucro. L’obiettivo principale è la sensibilizzazione del pubblico perché spesso si toccano temi delicati o qualche volta addirittura scomodi».

– Il tuo ritorno nelle Marche. Come consulente per i corsi di formazione di web marketing e social media, quali sono secondo te le frizioni più significative tra il mondo del digitale e quello dell’impresa?

«Per la mia esperienza posso dire che noto una carenza di sapere digitale, soprattutto perché molte piccole e medie imprese non comprendono a pieno le vere potenzialità del web. Il mio compito è cercare di colmare le loro lacune spiegando loro che investire sulla comunicazione social e sul web è un’opportunità da sfruttare. Per due motivi: perché molti dei loro clienti passano molto tempo su internet e perché rispetto ad una pubblicità tradizionale, quella on line è molto più economica e efficace. A patto, ovviamente, di strutturarla con criterio!»

LAUREATI CPO AL LAVORO: Giacomo Ghezzo, Social media & Content

settembre 10, 2015

giacomo ghezzo Per Giacomo Ghezzo, ex studente CPO che attualmente si occupa di Social Media e Content per The Big Now non ci sono dubbi: «Per tutti quelli che sono alla ricerca del primo impiego, la creatività può rivelarsi la carta vincente per far emergere il proprio curriculum». Abbiamo approfondito con lui l’argomento ripercorrendo i suoi passi nel mondo del lavoro a partire dalla sua laurea in CPO.

«Subito dopo essermi laureato mi sono trasferito a Milano, dove sono stato ingaggiato da Now Available (oggi The Big Now), la stessa agenzia dove avevo svolto uno stage mentre aspettavo la prima data utile per discutere la mia tesi a CPO – ci racconta Giacomo – «Sono stato inoltre felice di scoprire, una volta arrivato, che in agenzia avrebbero lavorato con me altre due laureate CPO, Chiara Cini (Digital Planner) e Michela Ballardini (copywriter)! Ho conosciuto la mia attuale agenzia proprio grazie alla specialistica a Pesaro e al primo “Futuri Creativi”. Tra i professionisti presenti c’era Emanuele Nenna, il CEO di The Big Now. Mi coinvolse molto il suo modo di intendere l’agenzia e fare pubblicità, e iniziai a seguire l’allora agenzia Now Available sui social. Dopo alcuni mesi vidi che cercavano un Community Manager: mi candidai, e dopo un paio di colloqui entrai a far parte del team digital».

– Nel tuo profilo LinkedIn si trova una versione del tuo curriculum a fumetti . Quanto secondo te questi espedienti sono tenuti in considerazione dalle aziende?

« Farsi notare è la prima cosa, ma bisogna sempre tenere a mente che è meglio puntare su qualcosa di estroso solo se l’ambiente al quale ci si va a proporre lo permette. Uno dei primi problemi che riscontra uno studente secondo me è quello di creare un cv degno di nota senza avere (per forza di cose) nella maggior parte dei casi un’esperienza consolidata nel mondo del lavoro. Diventa quindi essenziale trovare una via visiva per fare in modo che il curriculum risalti e colpisca il responsabile di HR che lo legge. Per quanto riguarda la mia esperienza, ho fatto vari colloqui in questi anni, e tutti coloro che mi hanno contattato mi hanno detto che la versione superhero del cv è stato un ottimo gancio per fare due chiacchiere con me! I consigli quindi che nel mio piccolo mi sento di dare, per quanto riguarda l’invio di CV ad agenzie creative è: essere brevi e chiari, evitare il classico standard europeo e trovare il modo per farsi notare in maniera creativa sia col cv che con l’eventuale portfolio».

– Facciamo un passo indietro. Puoi parlarci dei workshop all’interno di CPO? In particolare puoi descriverci il workshop di Ninjamarketing e “Marche e strategie di marca”?

«I workshop all’interno di CPO secondo me sono essenziali perché ti permettono di sporcarti le mani e avere a che fare con il lavoro in team, le scadenze, le presentazioni di proposte e altre dinamiche che nell’esperienza di agenzia ho ritrovato, seppur con modi e tempi ovviamente diversi. Un’altra cosa importante dei workshop CPO è il fatto che hanno tutti modalità e dinamiche diverse: dalla ricerca netnografica alla gara creativa al montaggio video , si toccano quasi tutte le attività lavorative pubblicitarie. Questo serve per farti rendere conto del ruolo più adatto a te! Durante il mio anno, il Workshop dei Ninja Marketing ci ha fatto conoscere una realtà che ci ha proposto una visione sul mondo del marketing molto stimolante. Come Workshop abbiamo portato avanti una ricerca sulla realtà di YouTube e un progetto di marketing nell’ambito food che ha permesso ad alcuni di noi di approfondire l’esperienza con uno stage».

giacomo ghezzo– Di cosa ti occupi adesso all’interno di The Big Now e con che tipologia di contratto?

«Attualmente nella mia agenzia sono un dipendente con contratto a tempo determinato. Al lavoro mi occupo del community management e della creazione dei contenuti per più clienti (Nestlè e Fox Italia). Questo mi permette di mettere in gioco competenze e modalità di lavoro differenti, sfruttando più canali e metodi di comunicazione. L’importante a mio avviso per il tipo di lavoro che faccio è quello di stare sempre attento ai trend, alle novità e alle sperimentazioni nell’utilizzo dei diversi media. È importante rimanere sempre curiosi e trovando il modo di appassionarsi e credere davvero nel prodotto o nel brand sul quale si lavora».

Occupazione giovanile: controtendenza Cpo

aprile 27, 2012

In un momento storico in cui l’occupazione giovanile, e in particolare l’occupabilità dei giovani laureati è un problema prioritario a livello nazionale, fa veramente piacere vedere questi dati di AlmaLaurea che ci riguardano.

Dal 2010 l’Università di Urbino ha aderito al sistema di monitoraggio di AlmaLaurea, il che ci consente di fare valutazioni sull’occupabilità sia dei laureati 2011 sia del trend 2010-2011.

Dall’indagine relativa al 2011, i dati sull’occupazione dei laureati specialisti nelle classi LM59, 59/S e 67/S nella totalità degli Atenei italiani mostrano che a un anno dalla laurea è occupato il 58,8% (il 58,1% nel 2010), il 7,7% non lavora e non cerca (contro il 9% del 2010), mentre il 33,6% si dichiara in cerca di occupazione (il 32,9% nel 2010) (1210 intervistati, con un tasso di risposta dell’89,2% sull’universo di riferimento) (ci riferiamo alla sezione 3 dei dati). Nel 2010 era stato rilevato anche un 1,8% che continuava a studiare, nel 2011 si tratta dell’1,6%, che è compreso nel totale di chi non lavora e non cerca. La situazione dell’occupazione nel complesso della classe è quindi tendenzialmente stabile, con un lieve miglioramento nell’occupazione e un peggioramento nel tasso di disoccupati e di chi si è ritirato dal mercato del lavoro.
I dati relativi ai laureati nella laurea specialistica CPO rilevano che a un anno dalla laurea è occupato il 69,6% (il 60,6% nel 2010), il 4,3% non lavora e non cerca (nel 2010 il 6,1%) mentre si dichiara in cerca di occupazione il 26,1% (il 33,3% nel 20120) (23 intervistati, pari al 95,8% dell’universo di riferimento).
Riscontriamo quindi due dati positivi per i laureati Cpo:
rispetto al dato medio nazionale, i laureati CPO sono occupati in percentuale maggiore rispetto alla media (+ 10,8%) e sono minori i disoccupati (- 7,49), così come minore è il numero dei laureati che non si rivolge al mercato del lavoro (- 1,8, escludendo dal computo chi sta continuando gli studi);
rispetto al 2010, nel 2011 riscontriamo un notevole miglioramento dell’occupabilità dei laureati Cpo a un anno dalla laurea: l’occupazione è aumentata del 9%, la disoccupazione è diminuita del 7,19%, in controtendenza rispetto al dato nazionale. Si è anche ridotta la percentuale di chi non lavora e non cerca (-1,8%).
I tassi di occupabilità dei laureati Cpo non solo sono quindi ancora elevati nonostante il momento di crisi economica e occupazionale che colpisce soprattutto i giovani nel nostro Paese, ma sono anche migliori rispetto alla media nazionale e migliori rispetto all’anno passato.

Questa è una prima valutazione, ci riserviamo di riflettere ancora sugli altri dati, anche sui punti deboli che emergono dall’indagine, per affrontarli e gestirli in futuro.


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