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Laureati CPO al lavoro: Roberto Di Raffaele, social media manager nel settore retail

luglio 23, 2015

robertodiraffaele1Intraprendere una carriera come social media manager nel settore delle grandi catene dell’abbigliamento entro un anno e mezzo dalla laurea? Si può fare, a patto di cominciare a guardarsi intorno ben prima del conseguimento del titolo. Iniziamo la nostra serie di interviste ai laureati in CPO con Roberto Di Raffaele, attuale social media manager per Max Mara e, fino a qualche settimana fa, social media e community manager per Terranova. Molti lo hanno conosciuto come un tutor aggiunto: sono ancora disponibili sul portale Studenti Fuori.it molte guide utili per vivere a Pesaro, attuale sede del corso di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni. Ma ripercorriamo adesso le tappe che lo hanno portato dalla carriera universitaria nelle Marche a quella lavorativa in Emilia Romagna.

In realtà il tuo percorso si è aperto ben prima della seduta di laurea. Puoi raccontarci come sei entrato in contatto con Terranova?«Ho conosciuto l’Ufficio Comunicazione e Marketing di Terranova nel 2012. Allora scrivevo per il blog TP dell’Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti. Avevo realizzato un post sulla loro campagna “We are Terranova”, che presentava su YouTube il processo creativo dietro al brand, traslando ciò che avveniva nell’alta moda nell’ambito dell’abbigliamento low-cost. Il post è piaciuto all’azienda e questo ha facilitato il mio inserimento per lo stage previsto dal piano di studi CPO».

Come sono cambiate le tue mansioni e la tua posizione durante il tempo?«Dopo il tirocinio, da Febbraio 2013 ho lavorato per 6/7 mesi come freelance. Successivamente sono diventato a tutti gli effetti un dipendente dell’azienda a Rimini. Ho lavorato prima come Community Manager e poi sempre più come Social media manager, poi sempre più come Social Media & Content Manager. In 2 anni ho imparato come raggiungere risultati perfettamente consoni con gli obiettivi di business. Stare sui social non significa solo presidiare uno spazio, ma gestire punti di contatto importanti tra brand e cliente. Solo così è possibile evitare gli sprechi di una pubblicità generalista e creare delle conversazioni con il pubblico giusto».

Di cosa ti occuperai per Max Mara?

«A Reggio Emilia lavorerò come social media manager. Io mi occuperò solo di Max Mara, brand di punta del Max Mara Fashion Group. La cosa curiosa è che il roberto di raffaeleprimo contatto tra me e l’azienda è stato su LinkedIn: per questo consiglio a tutti di curare i propri profili online».

Nel tuo percorso hai scelto l’Emilia e le Marche e non Milano. Quella della città meneghina come capitale della comunicazione è un vecchio stereotipo da cui prendere le distanze?

«Solitamente a Pesaro da studenti si avverte un certo senso di inferiorità nei confronti di Milano. A me affascina molto e sicuramente non può non essere un riferimento per entrambi i settori in cui lavoro, comunicazione e moda. Il mio consiglio però è di non mitizzare troppo un luogo o un’azienda, ma cercare di lavorare molto su se stessi e costruire la propria dimensione personale. Secondo me è meglio non bruciare le tappe. Magari arrivare nel contesto milanese più tardi, ma con delle basi, un portfolio ricco e dei casi di successo alle spalle».

Tra tanti tuoi ex colleghi, sei uno dei più affezionati a CPO. Quali aspetti del corso si sono rivelati importanti e quali consiglieresti di curare agli attuali e futuri studenti?

«Ho degli ottimi ricordi perché CPO mi ha permesso di crescere molto: a Pesaro ho realizzato in due anni molto di più di quello che avevo fatto precedentemente in 10 anni. I workshop che integrano le materie teoriche costituiscono un’ottima palestra, perché sono un’occasione per lavorare in team e imparare anche ad affrontare i conflitti. I ritmi sono molto distanti da quelli lavorativi ma tutti i progetti sono coerenti con ciò che potrebbe capitare in un ambiente di lavoro. Il mio consiglio è quello di partecipare il più possibile. Ricordo che non ho mai vinto un concorso della “Colonia di CPO”, ma è importante provare e sbagliare per conoscere i propri limiti e i propri punti di forza prima di giungere nel mondo del lavoro».

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