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Il tirocinio? In Erasmus: l’esperienza di Gabriele Infosino

settembre 1, 2016

Infosino spagnaAttraverso il programma Erasmus+ traineeship è possibile svolgere  il tirocinio curriculare previsto nel piano di studi in giro per l’Europa. In attesa del bando ufficiale, che con ogni probabilità sarà pubblicato tra Settembre e Ottobre, riportiamo l’esperienza di un laureato CPO che ha svolto il proprio periodo di stage a Madrid.

– Gabriele, raccontaci perché hai scelto di svolgere lo stage lontano da casa.

«Avevo già svolto il mio primo Erasmus a Parigi alla triennale. Parigi e l’esperienza Erasmus sono diventati il trampolino di lancio verso nuove possibilità, nuove idee, nuove scoperte. Quello che prima avevo limitato ai confini nazionali adesso non ha più confini, mi sento cittadino del mondo e so di avere la possibilità di giocarmi carte nuove in giro per il mondo, mentre alcuni anni fa non riuscivo a vedere oltre la mia terra e la mia gente, oltre la mentalità italiana.

Madrid è stata una scoperta felicissima: l’avevo visitata da turista, ma viverla è tutta un’altra cosa! Una città frizzante, dinamica, calda e accogliente. Ogni angolo è una sorpresa, ogni quartiere vive di vita propria e il calore dei suoi abitanti e delle sue luci scalda il cuore fino a tarda notte. Madrid è insieme a Barcellona il motore economico e culturale di una Spagna in forte ripresa, tante imprese e start up (anche italiane) stanno investendo in questa metropoli, e bisogna saper cogliere al volo le opportunità di crescita di una città così dinamica e affascinante».

– In che tipo di azienda hai svolto lo stage e di che cosa ti occupavi?

«Ho lavorato per Spotahome, start up che si occupa di affitti online di stanze e appartamenti a medio/lungo termine, una delle 15 migliori start up spagnole del 2015. Mi occupavo delle strategie di Marketing e del Marketing operativo dell’impresa: in una start up le condizioni di lavoro e mercato cambiano repentinamente e stare al passo è complesso e stimolante. Nel corso del mio stage ho anche seguito l’evoluzione di alcuni progetti di implementazione dell’azienda e collaborato alla selezione del personale di lingua italiana».

– Hai notato delle differenze da parte dell’azienda ospitante nel modo di considerare gli stagisti come una risorsa?

spotahome«Assolutamente sì: gli stagisti non sono veri stagisti, sono delle risorse per l’impresa che li “ospita”. Formare il personale, inserirlo nelle dinamiche lavorative e produttive richiede risorse economiche e di tempo, ed è naturale che questo percorso porti all’assunzione dello stagista da parte dell’azienda ospitante: in Spagna questa mentalità è chiara, le persone valide vengono assunte e fatte crescere, gli italiani sono molto apprezzati per il loro ordine, la loro creatività e la loro capacità di adattarsi a culture e ambienti differenti.

Purtroppo non vedo ancora in Italia una coscienza simile: c’è molta diffidenza, chi ha le competenze tende a non condividerle con gli stagisti, ci si fida poco di chi ha poca esperienza lavorativa e tanto entusiasmo… e il rischio è che l’entusiasmo vada scemando e l’esperienza non si sviluppi mai!».

– Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato e come le hai risolte?

«Come detto una start up è un ambiente in continuo cambiamento: le difficoltà si incontrano ogni giorno e ogni giorno si è chiamati ad attingere alla creatività per realizzare gli obiettivi dell’azienda. Il rovescio della medaglia è il rischio di stravolgerli proprio per un eccesso di creatività, ma la bellezza di una sfida come questa sta proprio nel percorso di crescita che ti offre, nella quotidiana possibilità di confronto con mentalità, caratteri e culture diverse e provenienti da tutto il mondo. Mettersi in discussione e in gioco ogni giorno».

– Questo tipo di esperienza ti ha aiutato a velocizzare i tuoi tempi di studio?

«Sicuramente. Ho sviluppato metodo e rapidità, i piccoli dettagli fanno la differenza: è bastato continuare a mantenere la buona (e noiosa!) abitudine della sveglia la mattina presto e di sfruttare tutto il tempo a disposizione nel migliore modo possibile, soprattutto per lo studio, sebbene non abbia mai amato trascorrere il mio tempo fra i libri!

È ovvio che un’esperienza in cui puoi mettere a frutto tutto quello che hai imparato negli anni di studio è uno stimolo molto potente e questo ha sicuramente contribuito a mettermi fretta e concludere il mio percorso di studi alla prima occasione utile».

Esempi di intraprendenza #13: i laureati CPO al lavoro

ottobre 22, 2013

fotoNon è una storia comune quella che vi andiamo a raccontare oggi. La nostra ex studentessa Valentina è riuscita a conciliare la sua passione per l’impegno sociale con il suo interesse per il marketing.

Valentina, partiamo dall’inizio: già solo la tua tesi ha una storia molto particolare, vuoi parlarcene?
Certo! Nel 2010, anno precedente quello di laurea, mi ero occupata – con il ruolo di educatrice – delle accoglienze estive regionali di ragazzi Saharawi affetti da disabilità fisiche e psichiche. Un’esperienza intensa e un’interessante case history, che si sono tradotte, nel 2011, in una tesi molto appagante sulla comunicazione sociale di solidarietà.
Subito dopo, ho attivato tramite l’Università uno stage in un’agenzia di Ancona dove il mio compito era occuparmi di marketing e progettazione dei piani di comunicazione per aziende e pubbliche amministrazioni.
Qui ho avuto la conferma che volevo lavorare nel settore e che la qualità del contatto con le persone può davvero fare la differenza.
Successivamente, ho vinto la borsa lavoro “Adotta un giovane” della Regione Marche per portare avanti un progetto di un anno insieme alla Cooperativa Sociale Astrea, una nuova cooperativa di tipo B (che da statuto deve impiegare almeno un 30% di lavoratori svantaggiati). Il progetto riguardava il recupero del marchio INMARE, un brand di prodotti per la nautica con forti legami sul territorio, appartenente ad una società prossima al fallimento. Nonostante le gravi difficoltà del settore, ad un’analisi preliminare permaneva un’alta qualità del prodotto e un eccellente contenuto innovativo. La brand equity del marchio era relativamente integra. Potevamo contare su svariate agevolazioni fiscali. Ci abbiamo creduto, e ci siamo buttati.

E ora che ti ritrovi tra barche e motori, puoi farci un bilancio?
Dopo poco più di un anno non grido vittoria ma le cose stanno andando veramente bene! Attualmente sono Responsabile Marketing di INMARE. Mi occupo a tuttotondo degli studi di mercato, delle relazioni verso i clienti e della comunicazione in qualsiasi forma (social network, sito web, rassegna stampa, newsletter, organizzazione fiere nautiche – dalla progettazione al montare fisicamente lo stand, ahimé!). E di altri lati gestionali – amministrativi. Come in tutte le start up, tutti devono sapere fare un po’ di tutto.

Insomma, un lavoro impegnativo!
Molto. Soprattutto perché le iniziative di comunicazione della precedente amministrazione erano state poche, e prive di coordinazione ed efficacia. Ma devo dire che è stato stimolante partire praticamente da zero per ricostruire la credibilità internazionale di un prodotto così particolare. E avere a disposizione un budget ristretto fa miracoli per incentivare la creatività!
Per partire, però, ho avuto bisogno di coinvolgere anche chi aveva studiato e fatto lo stage con me. Ho fatto riferimento a loro per tantissimi aspetti concreti dell’avviare una strategia di marketing. E quando le cose hanno in cooperativa hanno iniziato ad ingranare, alcuni di loro sono diventati collaboratori in staff a tutti gli effetti. E poi c’è Fabrizio, il mio compagno, ex Cpoino anche lui, eletto a revisore ufficiale di tutti i miei lavori finali.
Dirlo sembra banale, ma la tua rete di relazioni è spesso la tua rete di salvataggio. Tanto più se la tua rete include quelli che sono stati i tuoi (ex) docenti. Persone che stimo, e che ricordo con un po’ di sana nostalgia. E questo è uno dei migliori plus di Cpo.

La tua esperienza al Cpo è stata, dunque, nettamente positiva. Hai consigli da dare ai nostri nuovi studenti perché anche loro ne possano trarre il meglio, come hai fatto tu?

Il percorso di studi che ho trovato io era portato avanti da professori e professionisti di tutto rispetto, spesso giovani ben formati, attenti ai cambiamenti sociali e costantemente aggiornati. Capaci di trasmettere tanto, sia a livello culturale sia di metodologia di approccio.
E già questo è moltissimo. Quella del Cpo è, in generale, una buona scelta perché cerca di conciliare didattica e pratica (vedi i lavori della Colonia della Comunicazione). Il mio consiglio è di far fruttare al meglio le opportunità di lavorare con gli altri studenti – in workshop e lavori di gruppo – e di portare avanti lo studio parallelamente al lavoro. Perché a volte ci si ritrova ad avere 26 / 27 anni senza aver mai lavorato. E al giorno d’oggi questo è particolarmente pregiudicante nell’inserimento nel mercato del lavoro.

Un’ultima domanda: come ti vedi tra 5 anni?
Spero sempre nella stessa azienda ma alle prese con altri progetti.
Mi immagino impegnata a rilevare altri validi marchi locali in difficoltà e a riportarli in vita come cooperative di tipo B. Per creare un circolo economico virtuoso sul territorio e per contribuire ad uno sviluppo sociale sostenibile, con particolare attenzione alle persone svantaggiate. Impegnativo? Direi di si! Ma come si fa a resistere al fascino di una sfida continua?

Grazie a Valentina! Ci vediamo la prossima settimana con la storia di Ivan, freelance Social.COMunicator e Media Educator!

Esempi d’intraprendenza #9: i laureati Cpo al lavoro

settembre 17, 2013

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Gli stage. Un trampolino di lancio, un’opportunità concreta attraverso il Cpo. Così ha iniziato Fabio, e così i suoi studi si sono concretizzati nella sua attuale professione. Ma attenzione all’ingrediente segreto: tanta passione.

Fabio, in che anno ti sei laureato in Cpo e con quale tesi?
Ho conseguito la laurea nel Febbraio 2009 con tesi in Marketing Relazionale dal titolo: “Guida Galattica al Social Network”. Ovviamente LM in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni.

Dopo la laurea, cosa è accaduto? Trovato subito impiego nel settore della comunicazione?
Da laureando partecipai ad un concorso creativo per uno stage sponsorizzato da AdmCom (un’agenzia pubblicitaria bolognese) e promosso dalla Facoltà. Ho conseguito la tesi lavorando, in concomitanza con il primo rinnovo di contratto come “Copy Jr.” sui Social Media, presso la stessa agenzia.

Oggi dove lavori e con quale ruolo? Di fatto, di cosa ti occupi? E nel complesso, ti senti soddisfatto?
Da Maggio 2010 lavoro presso Agorà Telematica (società che si occupa di IT – Marketing – WebDesign). Inizialmente mi occupavo della promozione del brand della società stessa sul sito e social network. Oggi seguo le strategie digitali anche per i clienti e collaboro internamente con il team su molte attività: dalla prevendita al marketing, fino alla comunicazione per gli eventi. Sono soddisfatto del mio percorso di crescita. Anche se lento è avvenuto paradossalmente in un periodo di forte crisi e ridimensionamento. Qui seguiamo grandi clienti (WWF Italia, Pubbliche Amministrazioni, Rossopomodoro, SSC Napoli, …), attivi su progetti web e nuove tecnologie (la parte più stimolante) e continuo a fare esperienza, ricoprendo un ruolo sempre più legato al project management oltre che al marketing.

Cosa pensi sia stato più utile del percorso di studi magistrale per la tua occupazione attuale? Qualche consiglio ai nuovi laureati Cpo di oggi, per trovare un lavoro e per valorizzare al meglio le loro competenze?
Ciò che mi è stato più utile è proprio quello che più di tutto mi ha spaventato. Provenendo da Sociologia ero molto affascinato dallo spettro di argomenti che il CPO trattava, ma avevo paura che non mi avrebbe reso né un Web Designer, né un laureato in Marketing. Il timore era quello di restare per le aziende una figura promiscua di difficile collocazione. Poi ho capito che il problema era maggiormente delle aziende che tardavano ad allinearsi. Oggi sono molte le società che per necessità di cose ti chiedono di ricoprire più ruoli (o quantomeno di “comprendere” più ruoli) e la capacità di farlo devo attribuirla tutta al percorso fatto. CPO è un laboratorio per la mente che cerca di miscelare nel modo giusto tutti gli ingredienti, consiglio solo di non concentrarsi troppo su alcuni, ma di lasciarsi perturbare da ogni cosa, dai corsi all’eccellente rapporto con i docenti.

Da qui a cinque anni come ti pensi? Previsioni, progetti? In Italia o all’estero?
Il mio sogno resta quello di diventare Brand Manager, anche per una piccola azienda. Italia o estero non importa, non credo si debba partire o restare per forza. Forse avrò bisogno di qualche anno in più ma seguo il mio obiettivo.

Prossima uscita: Chiara Ricci, Strategic Planner e Account Senjor a Pesaro


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