Posts Tagged ‘Rossini Opera Festival’

Molto più di una sera all’opera

ottobre 31, 2018

Durante il Laboratorio di Creatività Pubblicitaria tenuto dal prof. Marco Livi, la classe CPO di cui faccio parte si è dovuta confrontare con il Rossini Opera Festival al fine di creare un paio di campagne multi-soggetto per l’edizione 2018 ed un progetto – ancora in cantiere – per il prossimo inverno (Festival Giovane – Opera Young). Il lavoro sul ROF si è svolto durante tutto il corso, fornendoci un soggetto concreto su cui fare pratica. L’obiettivo del nostro lavoro era cercare di avvicinare i nostri coetanei al genere e al festival, cercando di smentire due luoghi comuni fin troppo radicati: l’opera è noiosa ed è da vecchi. Questi sono stati in via sintetica i due assunti da “scardinare” da parte dei 14 gruppi di lavoro che si erano costituiti.

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Lavorare ed avere gli strumenti per potersi avvicinare ad un genere così estraneo alla maggior parte di noi – me compresa – è stato fondamentale: il professor Livi ci ha fornito diverso materiale e ha cercato di stimolare la nostra curiosità, affinché ne cercassimo anche a nostra volta. Inoltre, abbiamo potuto incontrare in un paio di occasioni alcune personalità̀ strettamente legate al ROF: sia i responsabili marketing e ufficio stampa, sia il sovrintendente e direttore artistico del Festival, Ernesto Palacio. Inoltre, ricorrendo quest’anno il 150° anniversario dalla morte di Rossini, a partire dall’inizio dell’anno ci sono stati molti spettacoli, conferenze ed eventi in provincia sui temi dell’Opera in generale, della figura del compositore e della rassegna pesarese.

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Una piccola premessa di natura personale: ad una prova generale o ad un’Opera non ero mai andata prima d’ora, ma in passato sono stata spesso a teatro, come spettatrice – da pièce di Molière a match-impro di attori amatoriali – sia come teatrante, o meglio danzatrice. L’ambiente del teatro o di un palazzetto allestito per una simile occasione è per me qualcosa di noto e di magico, carico di ricordi ed emozioni, senza alcuna connotazione d’età e giudizio di gusto a priori.

Per questo, quando è stata offerta l’opportunità a noi studenti di assistere alle prove ante-generali della scorsa edizione del ROF ho cercato di approfittarne. Anche perché alle prove si può vedere di più: lo spettacolo è più vero, nel bene e nel male: negli scambi di battute alla fine di un’aria qualora ci siano state delle imperfezioni, moderata recitazione degli artisti più timidi o affaticati, in netto contrasto con quella dei più carichi. Durante le prove, oltre allo spettacolo di Rossini, ho potuto assistere ad un altro spettacolo, quello umano. E ne è valsa la pena.

L’Opera è uno spettacolo complesso e articolato, difficile da spiegare, da capire, perché stratificato: sono le persone che danno voce, colore e calore ai personaggi che interpretano, a prescindere dalla loro origine e lingua. Si tratta infatti di uno spettacolo “sovra culturale”, che sfrutta la maestosità e la potenza della voce umana per comunicare ed emozionare. A tutto questo va aggiunta la messa in scena, che nel caso del ROF può davvero definirsi grandiosa.

Lo scorso agosto ho potuto assistere alle prove ante-generali del dramma in due atti Ricciardo e Zoraide. Si tratta di un’Opera dalla trama molto intricata: sullo sfondo un conflitto bellico non del tutto concluso, in primo piano le peripezie sentimentali e familiari di Zoraide, bellissima figlia di un Re destituito, e Agorante, il paladino che ne ha spodestato il padre rivendicando la mano della giovane, e il giovane Ricciardo, di cui Zoraide si è innamorata. Probabilmente le complessità e lo spiccato orientalismo della storia ne hanno limitato negli anni le rappresentazioni.

Ammetto che cercare di seguire il primo atto senza libretto mi ha impedito di cogliere i dettagli della trama, ma ho voluto soffermarmi sugli allestimenti, sulle dinamiche, sull’ensemble. Dal secondo atto in poi, però, è stato necessario seguire i dialoghi. Forse un elemento caratteristico dell’opera che oggi ne rende difficile la fruizione da parte della pubblico giovane è proprio la sua  complessità, una stratificazione sia di narrazione che di stimoli al pubblico che non richiede tanto un’interazione multimediale, bensì polisensoriale e prolungata. Insomma, pura materia umana, di cui il canto e la musica grandi protagonisti. E in un mondo dove la soglia dell’attenzione continua inesorabilmente a ridursi, sedersi per 3 ore ad assistere ad uno spettacolo del genere può sembrare quasi una tortura.

Nella sua rappresentazione ufficiale durante il Festival, l’Opera non ha riscosso pareri unanimi da parte di pubblico e critica: leggendo alcune recensioni, emerge che  abbastanza apprezzato è stato l’allestimento, come la performance dei cantanti – tra cui spicca il nome di Juan Diego Flores. Sono stati invece giudicati più deboli sia la regia che l’adattamento. Ritengo che una delle più esaustive sia quella del blog Connessi all’Opera.

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Personalmente, devo dire che mi è piaciuta molto, mi ha soprattutto emozionato più di quello che pensavo, e non solo per la nostalgia verso il mondo della danza e della recitazione che provo ogni giorno, ma proprio perché́ l’ho “sentita” e ho cominciato a capirla. Mi è molto dispiaciuto dover scappare alla fine dello spettacolo e non poter tornare poi a vedere l’opera in una delle recite ufficiali, ma penso che tornerò in futuro ad assistere al ROF. E, soprattutto, penso di aver scoperto qualcosa di bello che non conoscevo: il genere Opera, ed in particolare quello di Gioachino Rossini.

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Un Rossini “pop” a 200km/h

settembre 7, 2018

150 anni fa moriva un grande compositore, un uomo che già a ventuno anni aveva deciso di farsi ricordare. Sto parlando di Gioachino Rossini, stella polare di Pesaro e genio dell’Opera. Io mi chiamo Adelaide Baccanti e sono una studentessa di CPO. Quest’anno ho avuto la possibilità, insieme al mio gruppo di lavoro, formato da me, Francesca Cardone e Valentina Pinna, e al resto della classe, di conoscere meglio Rossini che, in qualche modo, è riuscito a lasciare un segno, più o meno forte, in ognuno di noi.

Era marzo ed avevamo appena cominciato le lezioni di Laboratorio di creatività pubblicitaria, tenuto dal prof. Marco Livi, il quale ci ha comunicato che avremmo dovuto lavorare per il Rossini Opera Festival. Il nostro obiettivo sarebbe stato quello di rappresentare l’idea di un Rossini “pop” e di trovare un modo per avvicinare i giovani al Festival.

Il lavoro è cominciato in aula con uno studio collettivo approfondito del cliente e del mondo dell’opera. In questa fase abbiamo tutti tentato di comprendere quali fossero i benefit promessi dal brand “ROF” e per quale motivo l’opera sia considerato un genere “alieno” dalla maggior parte di noi giovani. Abbiamo altresì ragionato sulle sensazioni e sulle immagini, sia positive che negative, che un teatro, ma ancor più un’opera lirica, suscitano in noi.

A questa fase di analisi del brand e del target di riferimento, è seguito un processo di reframing del pregiudizio nei confronti dell’opera. Ciò ci ha permesso di avere numerosi elementi su cui poi poter lavorare nella fase creativa. Abbiamo avuto modo di comprendere quanto sia importante, ancor prima di passare all’operativo, soffermarsi sull’anima del brand e su ciò che vorremmo effettivamente comunicare.

Ciò che è emerso dal re-inquadramento del problema, è che l’opera sia in realtà insita nel nostro stesso DNA, per questioni storiche e culturali e che, per questo motivo, necessiti soltanto di essere risvegliata.

Si è passati così dal lavoro collettivo in aula a quello di gruppo e, dopo vari brainstorming, dopo aver pensato a 200km all’ora e aver fatto nostre le tecniche di creatività pubblicitaria imparate durante il corso, siamo riuscite a dare un volto alla nostra idea “pop” di Rossini.

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Henri Poincaré è stato nostro amico in questo e il suo metodo ci ha permesso di scavare bene a fondo nei nostri emisferi destri, nonché di accumulare sul tavolo di lavoro fogli su fogli di parole, immagini e connessioni. È proprio da queste ultime che è nata la nostra idea per il ROF, un’immagine che fosse spiazzante ma al contempo semplice e facilmente identificabile come “pop”; una campagna seriale, il cui protagonista fosse un Rossini accompagnato da sfondi ed elementi tipici della pop art.

Con gioia abbiamo appreso che il ROF ha utilizzato una nostra immagine nell’ambito di una ricerca sul pubblico del Festival 2018 realizzata dal LaRiCA dell’Università di Urbino. In particolare, l’elaborato è stato utilizzato come call per le interviste agli spettatori, è stata affissa nei teatri come manifesto e pubblicata online sul sito e sui loro canali social.

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Questo progetto è stato molto importante dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto umano. Ci ha permesso di metterci in discussione, di rivalutare le nostre credenze pregresse sul mondo dell’opera e di immedesimarci in un pubblico di cui, in realtà, siamo parte integrante. L’Università con la U in maiuscolo è proprio questa: un percorso fatto di esperienze capaci di arricchire la nostra cassetta degli attrezzi professionale e personale, uno slancio verso mondi inesplorati o appena conosciuti, un invito alla curiosità, la capacità di essere emozione oltre che nozione.

 

Adelaide Baccanti

Rossini Opera Festival: il contributo di IMP e CPO

agosto 4, 2016

rofQuattro opere, quattro teatri, sette concerti. Questi i numeri del Rossini Opera Festival, manifestazione teatrale e musicale dedicata al celebre compositore che si svolgerà a Pesaro dall’8 al 20 Agosto 2016. “Dietro le quinte”, ad occuparsi della comunicazione e della promozione del festival c’è anche il lavoro del Prof. Marco Livi e dei suoi studenti di Costruzione del Messaggio Pubblicitario: non solo studenti di magistrale CPO, ma anche universitari della triennale IMP a indirizzo pubblicitario.

In particolare, un gruppo di studenti è stato selezionato per supportare il prof. Livi, direttore creativo, nella comunicazione di un’opera in programma, “Il viaggio a Reims”. Anna Egidio, Giulia Gattuso, Giulia Pellizzer  e Fabrizio Perra ci raccontano cosa si prova nel contribuire alla comunicazione del ROF: «Il nostro progetto nasce dalla proposta di comunicazione realizzata per superare l’esame di Costruzione Messaggio Pubblicitario. Il professore Marco Livi era rimasto molto soddisfatto del lavoro svolto, ma non pensavamo di finire a curare parte della comunicazione online di un’istituzione così importante come il Rossini Opera Festival. 1024px-Teatro_Rossini_01La sfida di questo progetto è sicuramente il periodo in cui si svolge, sia per noi che per il pubblico che tentiamo di raggiungere attraverso la sponsorizzazione Facebook. Per noi perché i tempi sono stretti ed essendo, da buoni fuori sede, tornati a casa, lavoriamo in questa fase a centinaia di chilometri l’uno dall’altro. Per il pubblico perché dobbiamo convincerlo che, il 12 Agosto alle 11.00, il suo unico desiderio sarà quello di collegarsi alla diretta streaming de Il Viaggio a Reims. Quest’opera è molto importante all’interno del festival perché segna la fine del percorso dei giovani cantanti all’interno dell’Accademia Rossiniana ed è stata già negli anni precedenti il trampolino di lancio verso la fama internazionale dei suoi interpreti. Un fatto come questo non è passato inosservato al gruppo che, con l’aiuto del professor Livi, l’ha usato come insight e come chiave di lettura di una campagna che al momento sta dando buoni risultati».13686761_1104047362966325_8319343025582151553_n

Durante l’intera durata della rassegna, nella pagina Facebook ufficialedell’organizzazione saranno pubblicati in rotazione i contenuti migliori realizzati dagli altri studenti di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni e di Informazione, Media e Pubblicità. Per un Opera Festival di qualità.


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