STUDENTI A PROVA DI QUARANTENA 3

agosto 7, 2020 by

Nei post precedenti abbiamo visto come le colleghe e i colleghi di CPO che hanno deciso di tornare a casa per il lockdown hanno affrontato il periodo della quarantena con il rammarico di dover interrompere la vita universitaria, di lasciare Urbino e i compagni di corso. Il rientro forzato, come si legge dalle testimonianze, non ha comunque impedito di proseguire le lezioni in modalità online e di passare un po’ di tempo insieme alla propria famiglia. Ma, come sappiamo, la quarantena non è stata uguale per tutti. In questo post ci concentriamo sui racconti di chi si è diviso tra Urbino e casa propria, affrontando il viaggio per raggiungere la propria famiglia nel momento in cui è stato dichiarato lo stato d’emergenza e di chi invece ha deciso di affrontare il lockdown da Urbino. Come hanno vissuto il viaggio di rientro coloro che hanno lasciato Urbino? E, invece, cosa ha spinto gli altri a rimanere e come hanno passato le loro giornate?

#RITORNOACASA parte 3

I colleghi che hanno deciso di rientrare a casa hanno lasciato Urbino nel momento in cui si sono accorti che anche in Italia la situazione iniziava a farsi complessa. Venivano dichiarate le prime zone rosse, attivate le misure di distanziamento sociale e si cominciava a prendere consapevolezza del reale stato di emergenza.


Sono tornato a casa un giorno prima che la provincia di Pesaro-Urbino diventasse zona rossa, esattamente il 7 marzo. Ho deciso di rientrare usando il pullman per Fiumicino, ho pensato che in quel momento fosse l’opzione più sicura, proprio per evitare di partire da Bologna o Milano che erano già zone ad alto rischio contagio in quel momento e alcuni comuni di quelle zone erano già zona rossa” (Luca A. II anno CPO, Sassari).


“Sono tornata a casa il 5 marzo, ho preso un aereo Perugia-Catania, ho comprato il biglietto un giorno prima di partire perché sono stata indecisa fino alla fine, non riuscivo a capire quanto lo stato di emergenza fosse serio. Per fortuna un mio collega è riuscito ad accompagnarmi in macchina fino a Perugia in modo tale da evitare di prendere il minor numero di mezzi pubblici possibili” (Chiara C., II anno CPO, Caltanissetta).


“Le prime due settimane avevo molta molta paura di avere il Covid e di aver contagiato tutti. Sono rientrata il 2 marzo, poco tempo dopo che avevano proclamato la chiusura dell’Università a Urbino. Ho deciso di rientrare in aereo perché sono sarda. Quando sono tornata in Sardegna il 2 marzo, le frontiere erano ancora aperte e nessuno s’immaginava una situazione così grave ed epocale. Ero convinta di rientrare a Urbino, e a dirla tutta ero tornata giù solo per stare con il mio ragazzo, approfittando dello stop delle lezioni e del fatto che il ristorante dove lavoravo non mi stava chiamando al lavoro per la scarsa circolazione dei clienti. Pensavo di tornare ad Urbino il 5 marzo, ma il mio ragazzo mi ha convinta e posticipare il volo per il 7 marzo.
Ancora il lockdown non era stato annunciato per tutti. Così io, partita da Urbino, passata per Rimini e Bologna, e atterrata a Cagliari, per una settimana sono allegramente andata in giro normalmente, vedendo amici e parenti. Il 7 marzo ho deciso solo per puro caso, di non prendere quell’aereo per tornare a Urbino, e l’8 marzo ho ricevuto l’ordine di stare chiusa in casa per 14 giorni con assoluto rigore. Mi sono sentita una vera idiota per il rischio che ho fatto correre a tutti. Non ho dormito per giorni” (Veronica F., II anno CPO, Cagliari).

Studenti in isolamento (volontario)

I miei colleghi rientrati a casa dopo un primo periodo di permanenza a Urbino sono stati i primi a iniziare la quarantena. Arrivando da una regione diversa da quella di origine hanno rispettato le prime misure di distanziamento sociale passando le prime due settimane di isolamento cercando di avere pochi contatti anche con i propri familiari.


 
“Inizialmente ho passato quindici giorni da solo nella casa in campagna poiché mi sono autodenunciato in modo da attivare la quarantena (questo imponeva il decreto regionale per chiunque arrivasse in Sardegna dalle cosiddette “zone rosse”). In quel periodo sono stato abbastanza bene, il tempo era sereno e c’era molta pace in campagna, questo colmava, in parte, il fatto di essere da solo. Una volta terminata la quarantena sono tornato a casa con la mia famiglia, ovviamente ci sono stati momenti felici come momenti tristi a causa dei litigi con i miei genitori, dovuti quasi tutti dal totale isolamento obbligatorio all’interno della casa, però, in generale, devo dire che l’ho vissuta abbastanza bene” (Luca A. II anno CPO, Sassari).


“La quarantena è stata molto pesante, non sono più abituata a vivere con la mia famiglia da 5 anni, quindi mi è mancata la mia indipendenza e la mia privacy, però riflettendoci successivamente, sono contenta di aver vissuto questo periodo a casa con la mia famiglia. Ho sofferto maggiormente le prime due settimane, perché venendo da Urbino che era stata dichiarata zona rossa, ho dovuto dichiarare il mio rientro e sono dovuta stare due settimane in quarantena obbligata ancora prima che scattasse per tutti cercando di evitare troppi contatti con i miei familiari” (Chiara C., II anno CPO, Caltanissetta).


“Devo dire che la convivenza con la mia famiglia è stata molto altalenante, ho vissuto sia momenti pacifici che qualche litigata, ma nel complesso direi che non è andata male” (Veronica F., II anno CPO, Cagliari).
Foto di Luca

Ci troviamo su Zoom

Come sappiamo l’emergenza ha contribuito alla diffusione e all’uso delle piattaforme online come Zoom e Meet, sia per la didattica a distanza, sia per mantenere i contatti e affrontare il distanziamento sociale che grazie alla tecnologia è risultato essere più un distanziamento fisico che sociale. Tutto questo ha permesso di mantenere vivo il legame che si è creato tra i colleghi di CPO durante la vita universitaria ad Urbino.


“Gruppo Vacanze Urbino sempre presente , ci siamo sempre confrontati tramite il gruppo WhatsApp che abbiamo, sia per questione universitarie che per farci forza durante questo periodo di sospensione. Diciamo che all’inizio è stato un po’ strano svolgere le lezioni online, con il tempo ci ho fatto l’abitudine e ormai era la normalità accendere il computer per collegarsi con la lezione in streaming” (Luca A., II anno CPO, Sassari).


“Sì, fortunatamente abbiamo mantenuto un legame grazie alla tecnologia, però avrei preferito sicuramente stare con loro 24 ore su 24 tra biblioteche, cene, aule e andando in giro per Urbino. I miss you! La didattica online devo dire che tutto sommato è andata bene perché fortunatamente ho seguito solo due corsi. Anche se si è trattato di due laboratori, quindi è stato difficile perché ovviamente è indispensabile la compresenza quando si deve svolgere lavori di gruppo o in generale per avere feedback istantanei” (Chiara C., II anno CPO, Caltanissetta).


“Con i colleghi ci siamo sempre sentiti su WhatsApp, anche se talvolta (forse io) in modo un po’ scostante. Ma non ci siamo assolutamente persi. Ho assistito alle lezioni online di due soli corsi, e sono andate abbastanza bene. Certe lezioni sono state molto interessanti, altre meno e sono riuscita poco a prendere appunti, ma non è stato poi così stressante. Talvolta noioso. Per quanto riguarda tenere i contatti con i professori, ecco forse quello è stato un po’ difficile: ricevere i feedback dai professori non è stata una cosa veloce come forse ci saremmo aspettati. Ma in un periodo come questo è bene armarsi di pazienza e riuscire a mettersi nei panni di tutti, anche dei professori” (Veronica F., II anno CPO, Cagliari).
Foto di Chiara

Affrontare il lockdown emotivo

L’ultimo anno di università è da sempre un momento di transizione, una fase di passaggio importante. La quarantena ha sicuramente amplificato questa condizione e ha portato tutti noi studenti a riflettere molto, c’è stato chi ha reagito in maniera produttiva, cercando di riempire le proprie giornate e chi si è ritrovato in un lockdown non solo fisico, ma anche emotivo.


Ritengo che sia stato un lockdown produttivo, ho letto svariati libri e ho iniziato a guardare varie serie su Netflix (farà strano, ma non avevo mai usato Netflix per guardare serie TV prima dell’emergenza), quindi è stato un po’ come fare una nuova scoperta. Ho imparato anche a gestire meglio il mio tempo, soprattutto durante la quarantena in campagna dove non c’era molto da fare. Cercavo di crearmi degli impegni per occupare l’intera giornata senza lasciare che la noia o, peggio ancora, la solitudine prendessero il sopravvento. Una cosa che mi viene da dire è #celafaremo. Scherzi a parte vorrei dire che mi ha fatto davvero strano come abbia avuto inizio tutta questa situazione. È successo tutto davvero molto in fretta, dallo stare a Urbino con tutti i programmi in mente per il futuro, mi sono ritrovato da solo nella casa in campagna lontano da una realtà che fino a pochissimo tempo prima sembrava certa al 100%” (Luca A., II anno CPO, Sassari).


“Il mio lockdown è stato quasi totalmente emotivo: non sono riuscita ad applicarmi molto nello studio. Ho riflettuto molto sulla mia identità, sui miei stati d’animo: mi sono ritrovata catapultata nella mia realtà natale, dopo anni in giro per l’Italia e per l’Europa. Il coronavirus ha sconvolto i miei piani e quelli di chiunque, però penso sia stato un bene finalmente fermarsi e dedicarsi ad una introspezione profonda” (Chiara C., II anno CPO, Caltanissetta).


“Il lockdown è stato emotivo. Ora che possiamo uscire di casa forse ne sto risentendo di più, in realtà. Mi stanno scivolando di mano un bel po’ di certezze che ero convinta di avere e il mio morale è molto altalenante” (Veronica F., II anno CPO, Cagliari).

Dai racconti emerge la naturale ambivalenza fra il senso di responsabilità e il disagio emotivo provocato dal dover affrontare una situazione così nuova e inaspettata per tutti. Chi ha trascorso un primo periodo a Urbino, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza in Italia e l’individuazione delle zone rosse, ha affrontato il rientro in isolamento volontario per poi ricongiungersi alle famiglie. Sembra proprio che si sia sentita la mancanza della vita universitaria e dei colleghi. Ma il distanziamento fisico non si è tradotto in tutto e per tutto nel distanziamento sociale, diventato ormai parte del nostro lessico. Lezioni online, incontri e attività gestite dalle piattaforme hanno permesso di mantenere relazioni, di lavorare e studiare.

STUDENTI A PROVA DI QUARANTENA 2

luglio 16, 2020 by

#RITORNOACASA parte 2

In questa seconda parte del racconto della vita universitaria Cpo durante il Covid vediamo come gli studenti tornati a casa abbiano organizzato la loro vita universitaria. Come hanno mantenuto il rapporto con i docenti e con i colleghi?

 

Relazioni a distanza

Nonostante il distanziamento sociale forzato, grazie alla possibilità di connettersi online gli studenti sono riusciti a mantenere un rapporto constante con i propri colleghi, sia per confrontarsi su questioni riguardanti la didattica online in corso sia per continuare a lavorare sui singoli progetti di gruppo che non si sono mai fermati.

 

Ho mantenuto regolarmente i contatti con i miei colleghi, in particolare ovviamente quelli a cui sono più legata, sono amici prima che colleghi e quindi ho voluto sentirli vicini nonostante la distanza. La didattica online è stata una buona soluzione provvisoria al problema, ma ha avuto i suoi difetti. È stato più difficile mantenere l’attenzione per ore, e in generale credo si perda molto di quello che è l’entusiasmo dell’apprendimento e del confronto. Mi è mancato anche solo chiedere ai miei compagni di tenermi il posto a sedere quando faccio tardi. La Didattica a distanza uno strumento che ha senza dubbio delle potenzialità ma secondo me non potrà mai davvero sostituire la didattica in presenza” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 

Con i colleghi più stretti ho cercato di mantenere i rapporti quotidianamente e sicuramente anche l’esperienza della didattica online è stata un’esperienza che non dimenticherò, ma che ancora difficilmente immagino come perfetta sostituta delle lezioni face to face” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 


“Sono rimasta sempre in contatto con i miei colleghi, in particolare con i più cari, ho portato avanti tanti progetti di gruppo e ciò è stato possibile non solo grazie all’entusiasmo e alle tante video call, ma anche attraverso una piattaforma Blended Learning universitaria molto versatile, comoda e responsiva. L’Università di Urbino ha saputo portare avanti un approccio digitale di grande valore, assicurandoci una didattica online valida, anche grazie ad un team docenti che si è adattato bene alle difficoltà del momento (Giulia A. I anno CPO, Perugia).
Foto di Giulia

 


“ Con i miei colleghi ho mantenuto dei contatti regolari, quotidiani, sia tramite app di messaggistica come Whatsapp (inclusi i vari gruppi tra colleghi che abbiamo creato già molto tempo fa) sia attraverso le chiamate e le videochiamate (singole e di gruppo).
Personalmente sono rimasta molto soddisfatta dalla didattica online. Ho trovato che i professori abbiano fatto dei grandi sforzi per trovare i modi migliori per tenere le lezioni: ciò di cui mi sono meravigliata è stato il fatto che loro non abbiano spiegato esponendo gli argomenti solo tramite le slide, ma abbiano aperto anche discussioni e momenti di confronto ponendoci delle domande a cui noi rispondevamo in chat per iscritto, e che poi abbiano letto ogni singola risposta data (la modalità della telecamera+audio non è stata utilizzata perché essendo in 50-60 si sarebbe creata molta confusione). Addirittura, durante una spiegazione è stato possibile fare un sondaggio grazie a una delle affordance della piattaforma. Insomma, a mio parere i professori hanno cercato di renderci il più partecipi possibile, cercando in questo modo di ricreare la tradizionale lezione in aula mediante l’utilizzo del computer. É stata una bella sfida vinta con successo” (Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 


I contatti con i colleghi sono stati mantenuti pressoché in maniera costante, tant’è che c’è stato un periodo in cui ci sentivamo ogni giorno per scambiarci informazioni in merito ai corsi e ai progetti che abbiamo svolto. Ho sempre sognato di poter frequentare le lezioni comodamente da casa. In realtà, però, non è poi così facile… O meglio, non avevo messo in conto tutte le ore che avrei passato davanti ad uno schermo e a quanto questo alla lunga potesse essere stancante. Apprezzo come l’università abbia prontamente risposto alla situazione, sfruttando al meglio le potenzialità del blended. Certo, alti e bassi ci sono stati, ma in ogni momento di difficoltà si è cercato di trovare una soluzione” (Maria Chiara B. I anno CPO).

 

Io penso positivo. Il lockdown fra opportunità e produttività.

Nonostante il fatto che la situazione che abbiamo vissuto durante i 54 giorni di quarantena sia stata pesante e inaspettata, per i nostri intervistati questo lockdown si è rivelato essere un lockdown positivo. Visto il tempo a disposizione, tutti hanno avuto la possibilità di concentrarsi su diverse attività, affrontando questo momento in piena produttività.   

 


“Il lockdown mentre lo vivevo mi è sembrato molto produttivo, sentivo stimoli da ogni parte, ho letto molto, guardato molte interviste, scritto, parlato con persone” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 


“Devo dire che per me è stato un lockdown molto produttivo in quanto ho cercato di apprendere nozioni nuove e fare cose a cui prima non avevo tempo di pensare” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 


“Lasciando da parte lo sconforto, devo dire che sono stata sorprendentemente produttiva” (Giulia A. I anno CPO, Perugia).
Foto di Giulia

 


Per me questo lockdown è stato produttivo: tenendomi impegnata tra film, libri, allenamento in casa e cucina, devo dire che non mi sono annoiata. Ma devo ammettere che ci sono stati anche i momenti “di vuoto” in cui mi sono messa a pensare. A pensare tipo quando saremmo tornati alla situazione normale, come sarebbero cambiate le prospettive lavorative, quando avrei potuto rivedere i miei amici. Penso che la socialità sia stata la cosa che mi sia mancata più di tutte; se dovessi ricordare la cosa che di più questa quarantena mi ha fatto soffrire, direi il fatto di non aver potuto vedere i miei amici per quasi 3 mesi. Sono dell’idea che l’essere umano nasca per stare in società e fare società, ma nel momento in cui gli viene negato si sente morire dentro, come se fosse contro natura il fatto di non stare con altre persone” (Sara V. II anno C, Ascoli Piceno).

 


Sono riuscita a dedicarmi anche ad altre attività al di là dell’università. Attività che magari avevo accantonato a causa della mancanza di tempo e che sono riuscita così a recuperare” (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).

 

Occasioni di riflessività

Infine, possiamo sicuramente dire che l’esperienza appena trascorsa abbia portato anche a momenti di riflessione importanti.

 


“Oggi vedo però le ripercussioni nel distanziamento ora, nei rapporti sociali e nell'”incontro” con la collettività. Non so però se questa strana forma di blocco mentale ed emotivo sia dovuto al periodo del lockdown stesso, o al fatto che l’incontro abbia assunto delle modalità diverse in cui non mi riconosco e che non bastano alla mia fame di confronto e di dialogo. È un po’ come se sentissi di non aver molto da raccontare oltre a come mi sento e a quelle che sono le mie sensazioni, e mi fa un po’ paura il fatto di vedere negli altri invece la voglia sfrenata di ripartire come se niente fosse accaduto” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 


“Infine, credo che un fattore importante di questo lockdown è stato il saper apprezzare tante piccole cose come per esempio quella di uscire per una semplice passeggiata, che forse avevamo perso” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 


“Non è stato un periodo semplice, lo ammetto, ma ho acquisito nuove skills e affinato le mie tecniche di resilienza, vincendo con il mio gruppo anche il Contest FJN 2020 in collaborazione con la Colonia della Comunicazione! Ora inizia la sessione estiva, dalla mia scrivania, e aspetto trepidante di rivedere la mia amata Urbino in estate” (Giulia A. I anno CPO, Perugia).

 


“In generale, penso che questa quarantena ci abbia fatto male e ci abbia fatto bene: ci ha fatto male per ovvie ragioni, a partire dal lato psicologico a quello economico; ci ha fatto bene perché tutti noi ora (spero) abbiamo capito l’importanza di ogni singola cosa e istante. Diamo sempre tutto per scontato, ma non è così. Chi lo avrebbe mai pensato che nel 2020 non si potesse uscire di casa per quasi 3 mesi a causa di una pandemia? E che non si potesse uscire fuori a correre? E che non si potessero vedere le persone? Io penso nessuno, eppure è successo, e a ricordarlo mentre scrivo mi viene la pelle d’oca perché mi chiedo “ma come abbiamo fatto??”. Sono sicura che da adesso in poi daremo un valore diverso a tutto quanto. Voglio riassumere quanto appena accaduto con “ciò che non strozza ingrassa”, probabilmente perché cerco di consolarmi considerando che da una situazione tanto brutta può nascere qualcosa di positivo” (Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 


“Nonostante io riconosca di essere stata fortunata, perché sono potuta tornare a casa, ammetto che quest’esperienza mi ha spinta a ragionare a lungo su come niente vada dato per scontato. Mi ha confermato, inoltre, che dalle situazioni più complicate si può sempre imparare qualcosa di significativo per il futuro.”  (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).
Foto di Martina

Ma come sappiamo non tutti i lockdown sono stati uguali.

Com’è stata vissuta questa esperienza da chi ha lasciato Urbino durante l’emergenza? Lo scopriremo insieme ai nostri studenti che saranno protagonisti del prossimo post #fugaametà.

Stay tuned

La didattica della Scuola di scienze della comunicazione per il 2020-2021

luglio 14, 2020 by

Dopo l’emergenza e la sperimentazione della didattica a distanza, l’Ateneo di Urbino e la Scuola di Scienze della comunicazione hanno deciso di tornare in aula da settembre 2020.

Torniamo in aula perché crediamo che il rapporto diretto tra docenti e studenti sia irrinunciabile e insostituibile per la crescita consapevole di una comunità di apprendimento e di relazioni.

Torneremo in aula in sicurezza, adottando misure di tutela della salute, a vantaggio di tutti gli studenti e della comunità allargata di docenti e lavoratori dell’Università. Sperimenteremo nuove modalità di uso degli spazi e nuove modalità di frequenza delle attività formative, nell’ambito di un modello blended, misto, di combinazioni variabili di presenza e distanza. Torniamo in aula a settembre cambiati perché abbiamo acquisito una maggiore conoscenza e consapevolezza degli strumenti digitali grazie alla sperimentazione fatta da marzo ad oggi, nell’ambito della piattaforma Moodle di Ateneo.

IMP

  • corsi blended: con possibilità di frequenza in presenza e online.
  • per classi numerose la frequenza in presenza sarà gestita con sistemi di turnazione
  • i laboratori verranno gestiti in presenza per sottogruppi di classe, alternati con supporto a distanza per lo svolgimento dei progetti

Il ritorno in aula a settembre è motivato in modo particolare dalla volontà di consentire alle matricole di vivere pienamente la loro prima esperienza di studenti universitari, e di compiere adeguatamente un rito di passaggio dalla scuola superiore all’Università che è un importante passo verso l’età adulta.

Per garantire la salute e la sicurezza degli studenti e dei docenti gli insegnamenti saranno offerti contemporaneamente in presenza e online, in aula e sulla piattaforma della didattica a distanza di Ateneo. Ove la elevata numerosità degli studenti iscritti lo renda necessario, saranno previste turnazioni che garantiranno a tutti gli studenti che vogliono frequentare di partecipare a una quota rilevante delle lezioni in presenza, mentre sarà garantita comunque e sempre l’accessibilità delle lezioni a distanza. Questo sarà consentito anche grazie a un’estensione dell’orario delle lezioni, nell’arco della giornata e della settimana, per offrire maggiori possibilità di frequenza in presenza a tutti.

Per i laboratori, offerti in piano di studi fin dal primo anno di corso, in caso di classi numerose l’attività formativa interattiva sarà realizzata in presenza per sottogruppi di classe, alternati, con supporto a distanza per lo svolgimento dei progetti.

CPO

  • corsi blended: frequenza in presenza e supporto online
  • per classi numerose la frequenza in presenza sarà gestita con sistemi di turnazione
  • laboratori e percorsi laboratoriali degli insegnamenti teorici: in presenza per sottogruppi di classe, alternati con supporto a distanza per lo svolgimento dei progett

Il ritorno in aula a settembre è motivato in modo particolare dalla volontà di consentire agli iscritti al primo anno delle lauree magistrali di essere socializzati a un nuovo ambiente universitario e a un percorso formativo avanzato che li prepari al mondo del lavoro e delle professioni, e di dare un’offerta coerente con il forte carattere professionalizzante del corso di laurea, che prevede non per caso l’obbligo di frequenza.

Per garantire la salute e la sicurezza, di tutti gli studenti e docenti, gli insegnamenti saranno offerti contemporaneamente in presenza e online, in aula e sulla piattaforma della didattica a distanza di Ateneo. Ove la elevata numerosità degli studenti iscritti lo renda necessario, saranno previste turnazioni che garantiranno a tutti gli studenti per cui è previsto l’obbligo di frequenza di partecipare a una quota rilevante delle lezioni in presenza, mentre sarà garantita comunque l’accessiblità delle lezioni e un supporto a distanza. Questo sarà garantito anche grazie a un’estensione dell’orario delle lezioni, nell’arco della giornata e della settimana, per offrire maggiori possibilità di frequenza a tutti.

Per i corsi laboratoriali e le parti laboratoriali degli insegnamenti teorici l’attività formativa interattiva sarà realizzata in presenza per sottogruppi di classe, alternati, con supporto a distanza per lo svolgimento dei progetti.

Non è la solita campagna di comunicazione: gli studenti CPO costruiscono la nuova narrativa dell’Università di Urbino

luglio 8, 2020 by

La campagna di comunicazione dell’Ateneo di quest’anno, presentata il 6 luglio in conferenza stampa, segna senza dubbio un “cambio di passo”, sia per i suoi contenuti, sia per le modalità con le quali si è arrivati alla sua ideazione e realizzazione.

Il concept, infatti, è il frutto di un lungo di lavoro di collaborazione tra uno dei creativi italiani che tutti gli studenti dei corsi di pubblicità conoscono (o dovrebbero conoscere), Paolo Iabichino, e un gruppo di studenti del corso di laurea magistrale in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni dell’Università di Urbino.

Il percorso è iniziato a ottobre 2019 con un workshop tenuto da Paolo Iabichino con alcuni studenti, organizzato dalla professoressa Lella Mazzoli all’interno del Festival del Giornalismo Culturale, ed è proseguito nel corso dell’inverno coinvolgendo 3 gruppi di studenti che hanno deciso di mettersi in gioco, frequentanti il corso di Comunicazione d’Impresa della professoressa Lella Mazzoli e coordinati dalla professoressa Stefania Antonioni.

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Paolo Iabichino al lavoro con i 3 gruppi di studenti CPO

L’emergenza Covid-19 non ha interrotto questo processo perché i 3 gruppi hanno continuato a lavorare da remoto coordinandosi con i loro supervisor. All’inizio della primavera le idee creative erano ormai diventate progetti comunicativi concreti e ben definiti e ciascun team ha presentato il proprio concept nel corso di una riunione in streaming con il Magnifico Rettore e con lo staff della comunicazione d’Ateneo.

Questa riunione ha decretato il progetto vincitore, scelto per diventare la prima campagna di comunicazione di un’università italiana interamente ideata dagli studenti per gli studenti.

Il gruppo vincitore, composto da Sabrina Banci, Diletta Carbonari, Fabiola Fenili, Elisa Invernizzi, Letizia Kalombo e Massimo Terenzi, ha lavorato sul bisogno di un “Nuovo Umanesimo” e sulla sfida di dare forma attraverso parole e immagini a questo concept così profondo.

Elisa Invernizzi ci racconta come sono riusciti in quest’impresa e qual è stato il valore di quest’esperienza.

“Ragazzi, la campagna di Comunicazione 2020 per l’Università di Urbino sarà la vostra, complimenti!”, leggere queste parole dalla sedia di casa, in solitaria, a chilometri di distanza dai nostri compagni di corso è stata un’esperienza particolarmente emozionante e indimenticabile. A seguire, un fiume di notifiche e messaggi sui nostri smartphone e una chiamata Skype dove i sorrisi prendevano il posto delle parole, che sarebbero stati abbracci se solo non fossimo stati in lockdown. Così, via email, abbiamo saputo che il Rettore e il Team di Ateneo avevano scelto la proposta del nostro “Team Umanesimo”, presentata da Elisa Invernizzi insieme ai colleghi Sabrina Banci, Diletta Carbonari, Fabiola Fenili, Letizia Kalombo e Massimo Terenzi.

Era il 9 aprile 2020 e si concludevano in questo modo i lavori di un workshop iniziato in aula diversi mesi prima. Per noi studenti questa è stata un’esperienza speciale per tanti motivi, primo fra tutti quello di poter incontrare ed essere guidati dalla direzione creativa di Paolo Iabichino, nella realizzazione di “una campagna fatta dagli studenti per gli studenti”, come lui stesso l’ha definita. Insieme abbiamo studiato il brief e subito abbiamo capito che era il momento giusto per innovare la comunicazione istituzionale e posizionare l’Ateneo, per la prima volta, in una nicchia non ancora presidiata da nessun competitor nazionale e valorizzare così l’offerta formativa.

Siamo partiti da un’approfondita benchmark analysis, poi allargata al contesto internazionale, grazie alla quale abbiamo raccolto idee e trend molto interessanti che ci hanno contaminato e ispirato.

Abbiamo sempre tenuto in conto le radici di Urbino, “Città Ideale” per studiare, culla dell’Umanesimo, che si basa su valori chiave che non passano mai di moda, anzi diventano ogni giorno più attuali.

Operativamente, Paolo Iabichino ci ha insegnato un metodo rigoroso per ispirare la scrittura pubblicitaria, dove non si lascia spazio ai cliché, agli stereotipi e alla sterilità estetica ma si dichiara la presa di posizione con un “credo” di asserzioni incisive e oneste, che costruisce il cosiddetto Brand Manifesto.

Superando il concetto di consumer insight, abbiamo quindi individuato una tensione culturale: un tema ampio che appartiene alla collettività, una problematica di tipo culturale che l’Università di Urbino si preoccupa di risolvere.

La nostra campagna tratta dell’urgenza di un Nuovo Umanesimo, legata alla mancanza di valori e all’incertezza, che permeano come mai prima d’ora ogni ambito, passando dal sistema educativo ai singoli cittadini. Una tensione pertinente, credibile e rilevante per consentire all’Università di rivendicare il suo legittimo posto di guida nella società.  Infatti, trattiamo di Umanesimo digitale in un momento di iper-tecnologizzazione imperante e di atrofia culturale. E ancora, parliamo di come i bisogni della persona si esprimano online, dell’equilibrio tra conoscenze specialistiche e trasversali e dell’esigenza di un sapere condiviso in grado di far fronte alla complessità e alla mutazione continua.

Dai nostri brainstorming vorticosi, dalle reference e dalle numerose evidenze abbiamo fatto nascere una campagna che mette in scena la conoscenza e lo studio in un modo inaspettato e disruptive, con un linguaggio conciso e franco. Una campagna tipografica lapidaria, fatta di statement multisoggetto per raccontare come l’obiettivo di questo Ateneo non sia solo quello di formare laureati ma cittadini responsabili.

Per settimane ci siamo impegnati a giocare letteralmente con le parole, per partorire alla fine un lavoro di copywriting di cui andiamo orgogliosi, fatto da headline incisive che catturano l’attenzione chiamando in causa esplicitamente il lettore e di bodycopy che ribaltano inaspettatamente il segno e la convenzione. Infatti, tutto quello che è consuetudine, luogo comune legato all’immaginario universitario e parentale, viene messo in scena, teatralizzato e scardinato grazie a “parole-killer” provocatorie.

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Uno dei soggetti della campagna d’Ateneo di quest’anno

Siamo felici che proprio questa campagna figurerà nel nostro portfolio da neo-pubblicitari, come il primo lavoro che abbiamo davvero pubblicato, perché è stata un’esperienza speciale, conclusa in una situazione emergenziale e che parlava profeticamente, in qualche modo, anche di rinascita.

Cogliamo l’occasione per ringraziare il corpo docenti, in particolare le professoresse Mazzoli e Antonioni, che ci hanno coinvolto nella proposta di questo workshop, il Magnifico Rettore e il Team di Ateneo, che ci hanno premiati e un grazie particolare al direttore creativo Paolo Iabichino per i preziosi insegnamenti che ci accompagneranno in tanti altri progetti.

Il nostro è stato un lavoro di gruppo per mantenere continuità e coerenza con l’identità di Ateneo, per arricchire di senso il payoff “Crescere nella conoscenza”, pronunciato durante il discorso di apertura dell’anno accademico e comunicare l’urgente esigenza di un Nuovo Umanesimo. Una campagna per i futuri studenti che pone l’accento sul fatto che la laurea sia un mattone nella costruzione collettiva, uno strumento da cui l’intera società può trarre beneficio per trovare soluzioni che possano generare un successo sostenibile.

Elisa Invernizzi

La COLONIA della comunicazione al lavoro anche durante la quarantena.

luglio 3, 2020 by

Il “concorso” Discoplex

Le recenti restrizioni non hanno fermato la verve creativa degli studenti di CPO. All’interno del corso di Computer Grafica, svoltosi a distanza come tutti gli altri corsi dell’ateneo, è stata organizzata una challenge per la creazione di un logo e per la realizzazione di un manifesto promozionale per un gruppo musicale. Le attività sono state svolte su base volontaria e al di fuori delle ore di lezione. La particolarità di questo progetto parte dal committente, perché egli stesso è uno studente CPOMatteo Mussoni, che, insieme con Gabriele Nizzoli, compone il duo Discoplex. Nonostante la giovane età, Matteo e Gabriele sono già affermati producer nel mondo della House Music, e vantano già collaborazioni importanti con importanti nomi del settore come Robbie Rivera.

Nella fase preparatoria alle lezioni e durante le pause, si animava l’aula digitale con un intrattenimento musicale, e durante una di quelle pause è venuta fuori la passione per la musica da parte di Matteo, che non è passata inosservata agli occhi del docente del corso (Guido Capanna Piscè) – che ha deciso di integrare la realizzazione e la consegna degli esercizi necessari al completamento del corso con una simulazione delle fasi di lavoro tipico delle agenzie di comunicazione.

Gli studenti sono stati organizzati in gruppi di lavoro, a ciascuno dei quali è stato assegnato il compito di consegnare degli elaborati collettivi (in questo caso il nuovo logo del duo Discoplex) e degli elaborati individuali (l’ideazione di un manifesto relativo a un’ipotetica serata fatta dal gruppo presso una discoteca).

Parallelamente si sono tenuti lezioni e seminari preparatori per il lavoro, grazie alla collaborazione dall’ex alumno Francesco Li Petri, e revisioni dei lavori per gruppi utilizzando le tecnologie messe a disposizione dall’Ateneo.

La partecipazione è stata quasi totale da parte degli studenti e la produzione ha sorpreso positivamente il duo che non si aspettava così tante idee e qualità.

Dopo una preselezione da parte di Matteo e Gabriele, i migliori quattro manifesti sono stati messi al voto sulla piattaforma blended. Il manifesto più votato è stato quello di Assunta La Rocca. Gli altri finalisti sono Edoardo MorandiMattia Tabanelli e Michael Tosi. Per questo riguarda il logo, quelli che hanno colpito maggiormente il duo sono quelli del gruppo Oasis (Michela MarcucciniGioele Fiorini, capogruppo Moreno Pasotti), Pink Floyd (Valerio ParissiLeonardo TortaEdoardo CocoPasquale Vitobello, capogruppo Arianna Anastasia Scaduto) e il gruppo Doors (Semmy Eline StormSofia MarcheggianiGinevra Orazi, capogruppo Assunta La Rocca). I loghi sono stati votati anche grazie ad una challenge pubblicata sui canali social ufficiali del duo.

Probabilmente un progetto nato dal corso CPO potrà rappresentare Discoplex nei futuri festival europei. Un’ulteriore testimonianza della qualità del lavoro svolto dalla COLONIA della comunicazione.

STUDENTI A PROVA DI QUARANTENA

giugno 22, 2020 by

Era il 25 febbraio ed era da poco iniziato il secondo semestre, tutti gli studenti di CPO si preparavano ad affrontare e godersi l’ultimo semestre ad Urbino, quando all’improvviso è stata annunciata la chiusura dell’Ateneo a causa del diffondersi dell’epidemia da “Coronavirus” ancora troppo sconosciuta e lontana per immaginarsi quello che sarebbe successo qualche settimana dopo.
Inizialmente la durata della chiusura annunciata era talmente breve che per alcuni studenti non valeva la pena tornare al paese di origine per poi tornare nuovamente ad Urbino, altri invece hanno subito approfittato della chiusura per fare un weekend lungo a casa che si è trasformato in tre mesi, altri ancora hanno deciso di tornare a casa nel momento in cui le chiusure non avevano più una data di riapertura prevista.

Il corso di laurea CPO, come abbiamo visto, ha reagito fin da subito al lockdown fornendo tutti gli strumenti necessari ai suoi studenti.
Le lezioni del secondo semestre si sono svolte tutte online sulla nostra piattaforma Blackboard collaborate, la quale ci ha permesso di rispettare tutti i programmi del semestre senza troppe variazioni. Adesso ci troviamo nel pieno della sessione estiva d’esami, la quale è stata estesa a tre appelli per andare ulteriormente incontro agi studenti, e anche in questo caso la modalità online sta avendo un riscontro positivo.
Mentre aspettiamo di sapere come sarà il prossimo anno ci chiediamo come le studentesse e gli studenti del primo e del secondo anno stiano affrontando questo periodo di “sospensione” a cominciare dalla quarantena. C’é chi è rimasto a Urbino, chi è subito tornato a casa, ma anche chi ha vissuto i giorni della pandemia fra Urbino e casa propria.

Nei prossimi post raccontiamo attraverso le testimonianze delle ragazze e dei ragazzi di CPO com’é andata e come hanno vissuto un inedito essere “studente a distanza”. Nel post di oggi ci concentriamo su coloro che alla notizia della chiusura sono subito tornati a casa. Perché hanno scelto di rientrare subito? Come hanno passato le giornate? Come hanno affrontato la didattica online?

#RITORNOACASA parte 1

Tornare a casa

Non appena il nostro Rettore Vilberto Stocchi ha comunicato ufficialmente la chiusura dell’Ateneo, gli studenti di CPO hanno appreso a malincuore che le lezioni in presenza non avrebbero potuto riprendere nel giro di poco tempo. Alcuni di loro hanno dunque pensato che tornare a casa fosse la cosa migliore da fare per affrontare la nuova e imprevista condizione di emergenza. 

 

Sono andata via da Urbino quando ho capito che sarebbe stata di lì a poco dichiarata zona rossa dati i numerosi casi di Covid nella zona. Ho pensato fosse la cosa migliore da fare appunto perché non sarebbe stato sicuro rimanere e perché non era necessario rimanere per le lezioni, che si sarebbero svolte online” (Martina P. II anno CPO, Fermo).

 


Sono andato via da Urbino i primi di marzo, incredulo che questo periodo sarebbe durato più di qualche settimana, ma dopo la prima settimana di quarantena ho realizzato che saremmo rimasti distanti da Urbino per almeno due mesi” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio)

 

“Ricordo di essere andata via da Urbino in una giornata di pioggia, si percepivano le prime tensioni generali a causa del nuovo virus, l’Università aveva deciso di chiudere le sedi per motivi di sicurezza, e tra lo spiazzamento di colleghi e coinquilini, decisi di mettere in valigia alcune delle mie cose, e tornare a Perugia dalla mia famiglia” (Giulia A. I anno CPO, Perugia)

 

“Sono andata via da Urbino esattamente quando sono state chiuse lì le scuole (mercoledì 26 febbraio). Mi sono resa conto da subito che le scuole e le università lì non avrebbero ripreso a stretto giro, pensavo che per un paio di settimane sarebbe stato tutto fermo quindi ho deciso di tornare a casa (essendo di Ascoli Piceno mi è stato facile tornare a casa).
Ho temuto che chiudessero la provincia e che non potessi più spostarmi da Urbino, motivo per cui sono partita subito da lì” (Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 

“Sono partita da Urbino due giorni dopo la chiusura dell’università. La partenza non è stata “costretta” dalla situazione emergenziale in quanto avevo già pianificato di rientrare in Trentino per alcuni impegni. Devo ammettere, però, che decidere se usare o meno quel biglietto del treno già acquistato non è stato facile, soprattutto perché per tornare a casa avrei dovuto affrontare un lungo viaggio senza sapere esattamente quale fosse la gravità della situazione. Nonostante i dubbi, sono tornata, dato che la città stava iniziando a svuotarsi e avrei rischiato di rimanere da sola” (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).

Lockdown in famiglia: convivenze forzate ma non troppo…

Per gli studenti la quarantena inizialmente è stata dura, specialmente perché risultava difficile anche solo immaginare una situazione in cui si sono visti costretti a rinunciare alle proprie libertà. La convivenza a casa con la propria famiglia, all’inizio impensabile per uno studente fuorisede, si è poi rivelata essere una piacevole opportunità.

 

“Nonostante ci siano stati momenti di sconforto, ho cercato di rinunciare alle lamentele e alla negatività, e ho voluto annotare le mie sensazioni e lo scandire del tempo in un diario in cui ho scritto per ricordarmi il valore anche delle azioni più semplici che facevo e delle cose belle che leggevo o vedevo. La convivenza con la mia famiglia è stata sorprendentemente positiva, all’inizio pensavo sarebbe stato molto pesante e ho sofferto all’idea di non aver potuto scegliere con chi passare la quarantena, pensavo che avrei preferito stare da qualche altra parte, invece col passare del tempo ho capito che casa era il posto migliore dove stare in un momento così delicato e complicato” (Martina P. II anno CPO, Fermo).
Foto di Martina

 

“Ho vissuto un’ottima quarantena in quanto ho avuto la fortuna di stare in compagnia della mia ragazza e della sua famiglia visto che la mia si trovava in Germania” (Matteo B. II anno CPO, Gubbio).

 

“La quarantena non è stata facile da vivere, come per tutti immagino, ma tutto sommato non mi lamento troppo perché, abitando in campagna, ho avuto la possibilità di non vedere sempre e soltanto il muro del mio salotto. Ho trascorso il lockdown tra studio, lezioni online, qualche grigliata con la mia famiglia, cucina, workout (è servita la quarantena affinché mi allenassi!), serie tv e videochiamate. Per quanto riguarda la convivenza in quarantena con la mia famiglia, pensavo andasse peggio: ognuno di noi si è tenuto occupato con le proprie attività, e quotidianamente ci svegliavamo con degli “obiettivi” da raggiungere entro la giornata, in modo tale da tenerci impegnati e non renderci la situazione più pesante di quello che già fosse”
(Sara V. II anno CPO, Ascoli Piceno).

 

“Tutto sommato la mia quarantena non è stata male. Ho avuto la possibilità di condividere del tempo con i miei genitori, cosa che, da quando frequento l’università, è diventata sempre più rara” (Maria Chiara B. I anno CPO, Trentino).
Foto di Maria Chiara

CPO in tempo di Covid19, e oltre

maggio 14, 2020 by

L’emergenza ha colpito anche il corso di laurea Cpo, che ha reagito approntando già da inizio marzo 2020 la didattica a distanza, con le lezioni e i laboratori realizzati nella piattaforma di elearning di Ateneo. Siamo riusciti a realizzare a distanza anche il brief e le revisioni del contest della COLONIA della comunicazione per la promozione di un’inedita edizione del Fano Jazz Festival 2020.

La prossima settimana iniziano gli esami, che si terranno a distanza, con un prolungamento della sessione estiva fino al 15 luglio per dare più tempo agli studenti di prepararsi, e a inizio luglio si terranno le sedute di laurea, sempre a distanza. E’ recente la notizia della possibilità di riprendere in smart working i tirocini curricolari, e seguiremo l’evoluzione della situazione regionale e nazionale per favorire ulteriori progressi.

A luglio partiranno gli Open Day di informazione e orientamento della magistrale, con tre appuntamenti usuali – a luglio, agosto e settembre, sempre a distanza per venire incontro ai futuri studenti che potranno seguire gli incontri dalle regioni in cui vivono.

La fase due in cui le attività didattiche saranno erogate a distanza si conclude a fine agosto, e da settembre dovremo sperimentare una terza fase, che è in corso di progettazione. Vi terremo aggiornati, stiamo cercando in Ateneo le soluzioni migliori, ma da oggi vi possiamo assicurare che noi ci saremo, e che assicureremo tutte le nostre attività anche in remoto.

Le opinioni degli studenti

ottobre 1, 2019 by

Riportiamo di seguito quanto è emerso dalla valutazione che hanno fatto gli studenti Cpo degli insegnamenti erogati nel 2017-2018, attraverso la compilazione del questionario online che è disponibile a circa 2/3 delle lezioni e che deve essere in ogni caso compilato dai singoli prima di potersi iscrivere all’esame. Riportiamo quanto è stato rendicontato nella Scheda Unica del Corso:

Le opinioni degli studenti relative all’efficacia dei singoli insegnamenti e del percorso di studi nel suo complesso relativamente all’Anno Accademico 2017/2018 (estrazione delle informazioni al 31/01/2019) sono state rilevate attraverso la compilazione di 611 unità, di cui il 8.5% classificato come non frequentante.
Poiché si considera come soddisfacente una valutazione pari o superiore al 7, non si presenta nessuna criticità rispetto al dato aggregato. L’analisi disaggregata per singolo insegnamento rileva come ci sia un insegnamento con un valore anomalo unicamente rispetto alle conoscenze preliminarmente possedute, un insegnamento con valori anomali relativi al carico didattico e alla disponibilità del docente per chiarimenti e spiegazioni e un insegnamento con valori inferiori a 7 rispetto a varie voci, ma non in modo grave (si tratta di valori comunque vicini o superiori a 6).
Scendendo nello specifico delle voci, quella maggiormente apprezzata riguarda il rispetto degli orari programmati per le attività didattiche (voce DOC. 05, punteggio 8.35) laddove l’aspetto meno premiato riguarda il possesso delle conoscenze preliminari funzionali alla comprensione del corso (voce INS. 01, punteggio 7.24). Tra le voci collocate internamente segnaliamo, in ordine ascendente di punteggio, la valutazione del carico di studio (voce INS. 02, punteggio 7.47) e lo stimolo fornito dal Docente (voce DOC. 06, punteggio 7.84). Laddove possibile, il confronto tra frequentanti e non mostra, per questi ultimi, un livello di soddisfazione sostanzialmente equivalente o addirittura più alto.
La valutazione dello stage obbligatorio è tratta dalle schede compilate dagli studenti a conclusione dell’esperienza (anno solare 2018, n. 56 questionari compilati su 56 stage). Nessuno degli studenti giudica insoddisfacente il rapporto di stage con l’azienda/ente ospitante, e nel complesso le valutazioni sono molto positive: il 23,2% lo giudica molto utile il 64,3% positivo e costruttivo, il 8,9% soddisfacente.

In allegato il Report con i grafici sui dati aggregati per Corso di Studi.

Per quanto riguarda l’analisi disaggregata per singoli insegnamenti, dei 16 insegnamenti rilevati, per 6 corsi su 16 ci sono alcuni singoli indicatori che presentano valori significativamente inferiori alla media, seppur non necessariamente insufficienti, per i quali sono state concordate azioni con i docenti.

Se si considera l’indicatore “Sei complessivamente soddisfatto di questo insegnamento?” (INS5), il valore medio del corso di studi Cpo è 8,1, mentre i valori dei singoli insegnamenti sono compresi tra un minimo di 6,38 e un massimo di 9,5, e solo due insegnamenti su 16 non raggiungono il valore soglia di 7.

PREMIO SOCIALLY CORRECT – IL FRUTTO DI CREDERE IN SÉ STESSI

luglio 15, 2019 by

“Ragazzi non ci crederete, ma avete vinto!”
Certe notizie arrivano quando meno te lo aspetti.
E in quell’istante ci scorrevano davanti agli occhi tutte le pagine dei libri studiati, le ore di lezione, le 3 di notte a disegnare bozze per lo storyboard pur non avendo mai fatto illustrazioni, l’adrenalina e l’ansia di consegnare il pacco alle poste prima della scadenza, i brain storming e gli uragani di idee in cui ci siamo immersi a capofitto negli ultimi mesi.

Ebbene, in occasione del Festival dei 2mondi di Spoleto, il 12 Luglio abbiamo dato onore ai nostri sacrifici e reso dignità alla nostra passione.
La soddisfazione nei nostri occhi, quel giorno, raccontava tutto questo, con la voce che tremava come l’incertezza se quello fosse o meno un sogno.

Tutto questo grazie all’associazione Paolo Ettorre – Socially Correct, che da anni porta avanti la vocazione di un uomo che si è distinto nel mondo della pubblicità per il suo spessore culturale, la sua infinita curiosità e il forte interesse per i problemi che riguardano la società.

Alessandro Bongermino (Art Director) e Chiara Fasolino (Copywriter) insieme al Prof. Marco Livi il giorno della premiazione a Spoleto

L’ASSOCIAZIONE PAOLO ETTORRE – SOCIALLY CORRECT

Ad oggi, la famiglia Ettorre e l’agenzia Saatchi & Saatchi in Italia si fanno portavoce di questa empatia, che è la virtù, il valore-garanzia per instaurare un contatto con il pubblico e creare una relazione fondata sulle emozioni, il coinvolgimento della mente e dell’animo. Per essere ricordati oltre il tempo di uno spot e i confini di una campagna.
È importante riconoscere come un’agenzia-icona dell’Advertising, riconosciuta tra le più importanti a livello mondiale, si faccia patrocinatrice di un’iniziativa meritocratica, che premia giovani in tutta Italia per la realizzazione concreta di progetti, permettendo loro di inserirsi – ancora nel corso della loro carriera universitaria – all’interno di un’importante realtà lavorativa, dando loro la possibilità di far parte di un team di esperti, di acquisire esperienza e dare il meglio di se stessi nel concretizzare una passione.

L’UNIVERSITA’ DI URBINO CARLO BO E “CPO”

Sin dal primo giorno in cui ci è stato comunicato il concorso, io e Alessandro Bongermino ci siamo detti “lo facciamo?” e ci siamo lanciati a capofitto in questa sfida, una scelta dettata dall’impulso legato alla consapevolezza che entrambi avevamo le basi giuste per poter gareggiare dignitosamente.
Studiare all’Università di Urbino Carlo Bo e in particolare far parte del Corso di Laurea in “Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni” (CPO) è stato un grande aiuto per crescere a livello formativo e come individui della società di cui siamo parte e del mondo che abitiamo. Ogni lezione seguita non è mai stata una semplice e passiva lezione frontale, ma un’occasione di dibattito, di messa in gioco delle nostre capacità critiche e delle nostre abilità pratiche, dai corsi più teorici ai laboratori.
La competenza di professori sociologi ed esperti di marketing e comunicazione e la componente attiva di ciascun corso ci hanno permesso di acquisire una maggiore cultura e sensibilità, nonché di allargare i confini della nostra mente, senza forzarci a schemi di pensiero ma insegnandoci ad avere una visione delle cose che si alimenta di più prospettive.
Sono queste le basi che più conserviamo per la futura carriera di creativi a cui aspiriamo; sono le fondamenta in cui confidiamo per generare mondi e connessioni tra mondi nella nostra mente e originare qualcosa di nuovo e di realmente utile.
Io e Alessandro – in qualità di copywriter e art director – non abbiamo mai scisso i nostri ruoli, ma abbiamo lavorato in sincronia e sintonia, fondendo pensieri visivi e verbali, cercando di arrivare a comunicare un messaggio che fosse coerente dal punto di vista dello sguardo e della lettura perché potesse essere di impatto, qualcosa su cui ci si sofferma a riflettere.

IL NOSTRO PROGETTO

La nostra proposta di campagna, in linea con il brief e gli obiettivi del concorso, mira a sensibilizzare gli individui sulle conseguenze che il gioco d’azzardo comporta nella vita sociale e familiare.
Alla luce delle conoscenze acquisite attraverso lo studio, abbiamo voluto far leva su un insight che esiste da sempre nella vita delle persone: il bisogno di appartenenze, di legami con gli altri, del senso di “casa”, che è cruciale in ogni individuo, al pari del suo bisogno di differenziazione. Alla luce di ciò, abbiamo voluto evidenziare il modo in cui la dipendenza da gioco d’azzardo porta l’individuo ad auto-escludersi dai rapporti familiari, dalle relazioni sociali e ad estraniarsi dalla realtà, ritrovandosi così solo e privo di tutto ciò che gli è caro.
Con l’avanzare dei mesi, abbiamo scavato a fondo questa problematica e ci siamo avvicinati sensibilmente al tema, dapprima ignari di tutte le conseguenze del disturbo da gioco d’azzardo e di quanto quest’ultimo possa essere considerato pari a qualsiasi altra dipendenza da sostanze o da alcool. È una tematica che abbiamo fatto nostra e forse questa è stata una delle prime ragioni per cui, dopo esserci informati e aver fatto un’analisi accurata, in un secondo momento non riuscivamo a smettere di produrre idee.
La nostra mente lavorava a 500 km/h e con il costante supporto del professor Livi siamo riusciti a darci un freno, a fare una selezione delle proposte più efficaci per poter poi dar vita a un progetto coerente nelle sue parti.

Avremmo potuto concentrarci su svariati tipi di gioco d’azzardo, ma abbiamo preferito tra tutti il gratta e vinci, perché il più acquistato, accessibile e dalla presunta possibilità di vincita immediata. Assicurato minimo sforzo, illusorio massimo risultato.
Abbiamo voluto così rappresentare la maniera in cui un gesto apparentemente banale e semplice, come il grattare con una monetina un gioco a premi, presenti in realtà forti ripercussioni a livello sociale, economico e psichico.
Abbiamo deciso di puntare ad un visual più forte di simboli, in contrapposizione ad un headline più semplice, chiaro, immediato, rispettando un tono di voce istituzionale, che fosse severo ma al tempo stesso morbido, perché potesse fungere da sincera avvertenza e consiglio, da presa di coscienza della realtà per chi si sente chiamato in causa, piuttosto che da accusa o attacco offensivo.
L’immagine rappresenta un’istantanea di una famiglia nel giardino di casa: la donna/moglie, il bambino/figlio e la casa nella foto risultano “grattati” come i simboli di una comune schedina; sotto le figure grattate, compare la scritta “non hai vinto ritenta”, a simboleggiare che il soggetto, mentre spende il suo tempo a giocare, sta perdendo quanto ha di più prezioso.

Alessandro e Chiara alla consegna del premio Socially Correct

L’AZZARDOPATIA

Come la dottoressa Mainolfi – dirigente Comunicazione del Ministero della Salute – e gli altri esperti psicoanalisti hanno discusso nel dibattito tenutosi in occasione della premiazione, i numeri da sempre fanno parte della vita dell’uomo. Si interpellano i numeri per cercare di dare un ordine dall’esterno al disordine che l’uomo prova all’interno. Da che esiste la cultura e le società, esistono i numeri. Si scandiscono i giorni della settimana, si scandisce il tempo, si definiscono le stagioni e si gioca coi numeri, tentando “la sorte”. Tentando di dare un senso a ciò che non ha senso. Per ricevere un bagliore di luce lì dove tutto appare oscuro.
Da che esistiamo, cerchiamo stratagemmi per trovare risposte a enigmi impossibili da risolvere. E ci convinciamo di tali risposte. Ci affidiamo al caso, alla fede, alla fortuna. Ci ossessioniamo quando c’è qualcosa in noi che vacilla, e cerchiamo di trovare un equilibrio, di riassestarci, di tappare buchi. Diventiamo dipendenti, al punto da non saper più trovare il controllo da soli, ricercandolo in qualcosa al di fuori di noi.

Ecco che una campagna Socially Correct come questa sull’azzardopatia intende riportare alla realtà chi ne soffre, a una realtà che gli si sta sgretolando tra le mani, al di fuori della coscienza e della razionalità.
È una campagna che intende far luce su questa coscienza attraverso precise parole incisive e immagini che attraversino lo sguardo per arrivare direttamente all’animo, modificando disposizioni mentali e comportamenti durativi nel tempo. Questo è il lato più umano della pubblicità, che, se riesce nel suo obiettivo, può fare del bene al mondo.

Open Day Cpo 2019

giugno 29, 2019 by
Gli open day della laurea magistrale Cpo per l’anno accademico 2019-2020 si svolgeranno nelle seguenti giornate e orari:
18 luglio – h. 12-14
7 agosto – h. 12-14
11 settembre – h. 12 – 14
Per partecipare occorre iscriversi online sul sito di ateneo nella pagina dedicata all’open day

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