ISEP: Un’esperienza di vita e di Studio

marzo 20, 2017 by

diego_prioretti_CPOMi chiamo Diego Prioretti e sono uno studente iscritto al secondo anno di CPO. Grazie al programma ISEP Exchange, ho avuto l’opportunità di studiare per un semestre negli Stati Uniti.

Tutto è nato dalla voglia che avevo di fare un’esperienza all’estero. Questo perché sentivo che completare gli studi senza aver colto questo tipo di opportunità sarebbe stato un rimpianto che mi sarei portato dietro per tutta la vita.

Quindi mi sono messo a spulciare tra i vari bandi sul sito universitario. Ero alla ricerca di una nazione in cui si parlasse inglese così da poter migliorare la conoscenza di una lingua che oggi è requisito fondamentale quando si cerca un’occupazione. Purtroppo (o per fortuna), durante l’ A.A. 2015/2016 non c’erano mete Erasmus in cui la lingua richiesta fosse l’inglese per la mia facoltà.

Cercando più approfonditamente ho trovato il bando ISEP: questo prevedeva 3 borse di studio totali, che consentivano di frequentare un semestre negli Stati Uniti, senza sostenere alcuna spesa universitaria al di fuori della retta dovuta all’Università di Urbino. Non ci ho pensato su troppo, anche perché c’erano solamente 3 posti per tutti gli studenti dell’università, e ho presentato la domanda. In questa ho dovuto scegliere 10 tra il centinaio di università disponibili e metterle in ordine di preferenza. Onestamente non ne conoscevo molte, quindi le scelte sono state dettate maggiormente dai corsi che venivano offerti lì.

Ad inizio 2016 ho saputo di essere selezionato per partire durante il primo semestre dell’ A.A. 2016/2017 e dopo un paio di mesi, verso Marzo, sono venuto a conoscenza della meta: l’Università del Tennessee a Knoxville, che conta circa 28.000 studenti iscritti, in una città di circa 160.000 abitanti nel sud degli Stati Uniti.

Sono arrivato lì il 9 di Agosto, dopo un estenuante viaggio durato circa 13 ore. Tutti si sono rivelati sin da subito accoglienti e ben organizzati, infatti durante la prima settimana ci sono state tantissime attività di orientamento al modello universitario e alla città stessa, nonché ad alcune delle norme più importanti del campus e degli stessi Stati Uniti.

Ho vissuto in un dormitorio dove c’erano sia studenti americani che internazionali e questo ha contribuito a rendere l’esperienza ancor più interessante. Devo dire infatti, che prima di partire ero spaventato all’idea di dovermi adattare ad una cultura completamente nuova, in particolar modo perché era la prima volta che andavo all’estero per così tanto tempo.

In realtà, a partire dal mio compagno di stanza australiano, ma anche con tutti gli altri ragazzi del 5° piano, abbiamo creato un gruppo forte e coeso che ha contribuito a creare un bell’ambiente.

Presso l’università ospitante, noi studenti ISEP Exchange eravamo iscritti come normali studenti, e pertanto ho dovuto frequentare le lezioni di 4 corsi, il numero minimo (che totalmente corrispondono a 24 dei nostri CFU) e sostenere altrettanti esami finali. Tra le materie più interessanti che ho frequentato c’erano senza dubbio Creative Advertising Strategy e Communication in an Information Age.

Le lezioni sono iniziate il 17 Agosto, e l’impatto è stato veramente duro in quanto la didattica funziona in maniera completamente differente dalla nostra. La prima cosa che salta all’occhio è un approccio molto più pratico, fatto di meno teoria e più esercitazioni e lavori. Ogni giorno ci sono “compiti per casa” che vanno svolti per la lezione successiva, pena la perdita di punti che poi determineranno la valutazione finale. Altra differenza sostanziale è quella relativa alle strutture. Mi riferisco alle immense biblioteche, ai punti di supporto allo studio dove ogni giorno si possono prenotare online sessioni di tutoring con personale qualificato. Le biblioteche, aperte 24h, sono dotate di una grande quantità di computer e Mac e punti di riparazione pc nel caso in cui qualcuno avesse problemi con i propri dispositivi, il tutto in forma gratuita.

L’università, che in realtà era una piccola città all’interno della città di Knoxville, dispone anche di innumerevoli campi da calcio, uno stadio da football, che per capienza è il settimo più grande al mondo, due piscine e moltissime palestre che consentono di avere sempre qualcosa da fare durante il tempo libero. Strumenti e luoghi che mi hanno impressionato, soprattutto se comparati con il modello universitario italiano. A questo proposito, ho potuto constatare come negli USA ci siano maggiori investimenti nell’educazione (e la mia università era pubblica), ma il livello di insegnamento teorico italiano è sicuramente migliore.

Devo dire che questa esperienza mi ha segnato in maniera positiva, un’esperienza che rifarei ancora perché non solo ti migliora a livello professionale e di competenze, ma anche come persona e in termini di indipendenza.

La COLONIA ama la musica

marzo 19, 2017 by

Si è appena conclusa l’edizione 2017 del contest per la comunicazione del Fano Jazz Festival (presto notizie sul progetto vincitore qui sul blog), e la COLONIA riparte con un nuovo concorso aperto come al solito agli studenti della magistrale Cpo e del terzo anno della triennale Informazione Media e Pubblicità.
Il concorso “Rossini in viaggio“, frutto della neonata collaborazione tra la COLONIA e la Filarmonica Gioachino Rossini, invita gli studenti a realizzare un video promozionale con l’obiettivo prioritario di far conoscere l’orchestra e i suoi progetti sul web e nei canali di comunicazione pubblicitaria.

Il brief con la committenza è lunedì 20 marzo presso Pesaro Studi, ore 13,40, il bando è scaricabile qui. Scadenza per la presentazione dei video al concorso: 10 giugno 2017 (come da istruzioni sul bando).

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Mashable Social Media Day Italia visto con gli occhi di CPO

novembre 16, 2016 by

21 e 22 ottobre 2016, Milano, Mashable Social Media Day nella sua versione italiana, giunta ormai alla terza edizione. Ho avuto il piacere di essere selezionato, tra le oltre 120 candidature, nelle 20 persone che sono entrate a far parte del Social Media Team dell’evento, e quindi ho piacere nel raccontare la mia esperienza nell’evento in quanto studente di CPO – Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni all’università di Urbino.

In particolare però voglio focalizzarmi sugli speech anziché sulla qualità logistica e organizzativa di un evento che, negli stessi talk, posso tranquillamente definire come uno dei migliori d’Italia nel settore dei Social Media e del Digitale. Sono stati invitati e sono intervenuti alcuni degli esperti del settore più importanti del panorama nazionale e non solo, così come ci sono stati interventi di professionisti che lavorano in aziende di importanza globale (Carlo Rinaldi di Microsoft).

Perché il mio sguardo da studente di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni è particolare? Beh, perché il corso di studi dell’università di Urbino – insieme al mio curriculum e alle mie competenze professionalmente acquisite nel corso degli anni – mi ha dato modo di confrontarmi con argomenti e professionisti già conosciuti e pertinenti con il piano di studi, ma anche con quello del mio percorso di laurea triennale (IMP – Informazione, Media, Pubblicità) sempre avuto ad Urbino.

Certo è che non tutti i talk sono stati semplici o comprensibili allo stesso livello, ce ne sono stati di più dettagliati e di più romanzati: esposizione di tecniche e risultati ma anche racconti e storie personali di successo e difficoltà. Uno dei migliori talk è stato quello di Mirko Pallera, CEO di Ninja Marketing e Ninja Academy, due delle realtà di maggiore successo nel panorama italiano riguardanti il mondo digitale: qui ho potuto incontrare concetti già affrontati più volte a lezione e analizzati applicati però al mondo del digitale e del marketing. Un esempio di questo sono gli archetipi (delle figure di riferimento nell’immaginario collettivo), che possono essere utilizzate, come spiegato nel talk, anche nella costruzione di una campagna pubblicitaria come personaggi e tono di voce da utilizzare per la costruzione dei messaggi (immagini, testi, video, ecc).

Ancora Ninja ma stavolta solo Academy, con Luca La Mesa che ha raccontato come per le persone, attraverso i social media, sia fondamentale l’immediatezza e l’esclusività dei contenuti, che quindi non dovrebbero essere i medesimi di altri media. Ancora, la trasparenza delle aziende, che nel mondo dei social media (nel talk di Matteo G. P. Flora di The Fool) sono completamente esposte al pubblico, quindi è fondamentale essere pronti a tutti i peggiori scenari, perché questi potrebbero avvenire in qualunque momento. In sostanza, la riservatezza non esiste, non in rete, non oggi, perciò o si crea trasparenza o si subisce la stessa.

Un focus, con change.org, è stato fatto anche con quelli che sono i meccanismi partecipativi tramite il direttore della versione italiana di Change, Luca Francescangeli, che ha spiegato come nel mondo del digitale e della partecipazione del grande pubblico a volte un semplice click possa servire a cambiare veramente le cose nel mondo reale, anche andando contro aziende di grandi dimensioni e quindi riuscendo a combattere il potere.

Voglio chiudere il mio racconto con Marco Montemagno, imprenditore della rete e creativo che ha avuto un grande successo in Italia e ha ribadito come nel mondo digital la cosa più importante, al giorno d’oggi, sia la forza di volontà, la determinazione, la forza di insistere nel diventare qualcuno, nell’avere successo, anche quando si fallisce, anche quando sembra che tutto vada male o che i nostri sforzi non servano a niente.

Andrea Careddu

CPO e Fano Jazz By The Sea per la strategia online del 2016

novembre 15, 2016 by

fano-jazz-staffLa stretta collaborazione tra Fano Jazz Network e il corso di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni costituisce ogni anno un banco di prova per gli studenti e una importante occasione di rinnovamento per l’organizzazione del festival Fano Jazz By The Sea. Tra i tanti lavori proposti dagli universitari, due sono stati i progetti scelti come vincitori: la campagna  “JazzInOnda” (di Giulia Gattuso, Giulia Pellizzer, Antonio Percolla, Fabrizio Perra, che comprendeva un piano di Social media marketing e Social media strategy) e il videoclip promozionale messo a punto da Adele Biagioni e Miranda Riva.  Anche quest’anno grande attenzione è stata prestata alle opportunità di promozione attraverso i canali social: per questo motivo proviamo a riassumere gli elementi chiave delle attività messe in atto.

– L’utilizzo delle nuove feature e dei nuovi strumenti pubblicitari:
«Quando abbiamo presentato il progetto, siamo riusciti ad attirare molta curiosità sugli strumenti del Facebook Canvas e del Facebook Live. In quel periodo erano due novità assolute e abbiamo lavorato parecchio per trovare il modo migliore di utilizzarli e soprattutto di integrarli tra gli altri strumenti di sponsorizzazione e gli altri tipi di post. Abbiamo avuto una buona collaborazione e scambio di idee con l’organizzazione del festival e ciò ci ha permesso di raggiungere dei buoni risultati» – commenta Antonio Percolla.

– La pianificazione, prima di tutto:
«Oltre al pomeriggio e alla sera in cui si svolgevano tutti i concerti e le attività del festival lavoravamo la mattina e nel primo pomeriggio per programmare i contenuti. Oltre a quelli promozionali e informativi, su  Instagram e Twitter abbiamo optato per il repost di contenuti creati dagli utenti. Questa scelta si è rivelata vincente e ci ha aiutato a capire su quali strategie puntare apportando modifiche, quasi in tempo reale, al piano editoriale prefissato» – ci racconta Giulia Pellizzer.

– Ogni contenuto sulla piattaforma più adatta:
«Ogni giorno raccoglievamo tantissimi contenuti e non avrebbe avuto molto senso condividere gli stessi post nei diversi canali social: ciò al contrario ci avrebbe fatto passare per un festival povero di contenuti. Oltre all’engagement previsto abbiamo usato come criterio il tono tipico delle diverse piattaforme: ad esempio Instagram ci ha dato la possibilità di proporre dei contenuti dal tono più informale.  Pur avendo dei post prefissati, la città di Fano e il festival offrivano ogni giorno nuovi spunti da integrare nel nostro flusso comunicativo. Ed è stato davvero un peccato che non ci fosse ancora la feature delle instagram story» spiega in dettaglio Giulia Gattuso.

– Condividere “il bello della diretta” con il pubblico:
«Dare la possibilità di partecipare, seppure virtualmente con gli strumenti di Facebook Live, Vine e del livetweeting agli eventi in programma di Fano Jazz By The Sea è stata la vera grande novità del festival. In molti ci hanno ringraziato per questa iniziativa e speriamo che ciò possa inserirsi in maniera definitiva nella strategia del Festival» – conclude Fabrizio Perra.

 

DATA di Urbino: quando la comunicazione non convenzionale è firmata CPO

ottobre 6, 2016 by

data-foto-presentazioneNon solo uno spazio per ospitare mostre, concerti e conferenze. La Data di Urbino è soprattutto uno spazio di aggregazione e sperimentazione aperto ai cittadini urbinati e a tutti gli studenti dell’Università di Urbino Carlo Bo. Per promuovere la riapertura del centro e l’inaugurazione della lunga serie di eventi che ha avuto luogo tra il 23 Maggio e il 28 Maggio, agli studenti del corso CPO è stata richiesta l’elaborazione di una campagna di comunicazione non convenzionale. Abbiamo intervistato il gruppo di lavoro formato da Michela Faedda, Marc Fàbregas, Miranda Riva, Maria Elena Sardina e Stefano Usai per parlarci del loro progetto.

– Partiamo proprio dalla Data: che cos’è e che tipo di eventi erano presenti in programma?
«Ciò che oggi viene chiamato DATA, un tempo erano delle antiche stalle ducali del Duca da Montefeltro a Urbino. Prima di procedere con l’ideazione della campagna, abbiamo incontrato l’architetto che si è occupato della ristrutturazione dell’edificio e ci ha illustrato come l’edificio fosse stato riqualificato. Gli eventi presenti in programma durante la settimana di riapertura sono stati tanti e diversi: tavole rotonde con imprenditori, professori e innovatori, concerti di musica jazz, workshop e conferenze» – risponde Michela Faedda.

– Qual è stata la vostra idea per promuovere la Data?

data-proposta«La campagna non convenzionale era basata sulla distribuzione di un origami a forma di aquilone, simbolo e oggetto ricorrente nella storia di Urbino». – ci spiega Maria Elena Sardina –  «L’origami rappresenta sia un piccolo dono simbolico, sia i concetti di arte e design che sono argomenti strettamente connessi con  lo spazio Data. Aprendo l’origami ci si trovava di fronte ad un bigliettino che informava della riapertura di questo centro».

– Il vostro gruppo aveva una composizione molto eterogenea, comprendendo studenti del primo anno, un laureando e uno studente Erasmus. Questo si è rivelato un punto di forza o un aspetto problematico?
«
Avere nel nostro team Stefano che aveva già partecipato ad altri progetti ci ha permesso di superare i nostri limiti dovuti all’inesperienza e a capire come procedere per trovare  una soluzione efficace nella stesura del progetto» – ci racconta Miranda Riva – «Tra noi del primo c’erano comunque persone che erano dotate di competenze specifiche come Maria Elena che è ben preparata in grafica mentre altri erano più esperti nella organizzazione di eventi.. Alla fine questo si è rivelato senza dubbio un dubbio di forza perché siamo riusciti a lavorare sinergicamente amalgamando le diverse competenze. Il risultato è stato un lavoro semplice ma originale».

– Quali sono stati i risultati raggiunti dalla vostra campagna?

«Essendoci occupati di tutte le fasi della campagna, dalla progettazione alla distribuzione degli origami, abbiamo riscontrato reazioni molto positive in chi ha ricevuto il particolare invito.origami-aquilone Durante  gli eventi presenti alla Data abbiamo riscontrato un’alta presenza sia di studenti che di urbinati, il nostro principale obiettivo. Siamo stati inoltre molto contenti nel vedere che anche la stampa e le televisioni hanno parlato di noi, tra cui “Il messaggero” e il tg regionale di Rai3. E’ stata una esperienza molto utile e credo di parlare a nome di tutti nel ringraziare la professoressa Mazzoli per averci concesso questa opportunità» – conclude Michela Faedda.


Il Google Online Marketing Challenge: la sfida di web marketing per gli studenti CPO

settembre 29, 2016 by

gomc_vertical_icon_g250 dollari di budget per tre settimane di campagne pubblicitarie sulla piattaforma Google AdWords. Il Google Online Marketing Challenge non è solo una piccola opportunità per testare le proprie capacità nel campo del web marketing ma una grande occasione per provare ad aggiudicarsi uno dei viaggi premio nelle diverse sedi Google nel mondo. Il concorso è aperto per team di universitari composti da 3 a 6 persone: in Italia sono circa dieci gli atenei che partecipano alla sfida e tra questi c’è proprio l’Università di Urbino Carlo Bo. A partecipare sono gli studenti di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni all’interno del corso di Social Media Marketing tenuto dal professore Fabio Giglietto. Abbiamo intervistato Luca Olivari, uno degli studenti che ha fatto parte del team che negli ultimi anni ha fatto registrare i risultati migliori.

– Luca, raccontaci innanzitutto come avete trovato il partner commerciale per partecipare al progetto.

«All’inizio io, Fabiola Bastianini, Corrado Bertini, Alfredo Mennelli, Silvia Sordi e Jacopo Verdini abbiamo valutato più partner e alla fine abbiamo scelto Mani di Forbici, un salone di bellezza che gestisce anche un servizio di e-commerce di prodotti per la cura dei capelli e del viso. Dall’analisi delle probabili keywords da acquistare e dalla presenza dello shop online abbiamo capito che questo partner ci avrebbe permesso di portare a termine una campagna completa, con risultati che probabilmente sarebbero stati molto soddisfacenti».

-Come vi siete preparati prima di portare avanti le tre settimane di campagna online?

«L’unica vera preparazione che abbiamo svolto si è incentrata sulla ricerca e sullo studio dei costi delle keywords dal quale abbiamo elaborato un piano di gestione delle risorse. Ci siamo resi conto a posteriori che sarebbe stato molto utile avere fin da subito i dati di Google Analytics. Per questo consiglierei a chi si appresta a partecipare a questo progetto di richiedere fin da subito la collaborazione del webmaster in modo tale da collegare l’account Analytics del partner a quello nostro di AdWords».

-Quali sono state le azioni intraprese durante la campagna e come avete affrontato le difficoltà?

«Durante il monitoraggio della campagna sono stati effettuati tre cambiamenti: il primo, compiuto alla fine della prima settimana, è stato quello di passare da un settaggio di offerta automatica del costo delle keywords a uno manuale con scadenza a ogni ora. La seconda modifica è stata una revisione delle keywords troppo generiche e poco performanti con altre più adatte agli obiettivi. Il terzo cambiamento invece, sotto consiglio del prof Giglietto, è consistito nell’implementazione delle estensioni sitelink: queste ci hanno permesso di raggiungere performance molto buone ma purtroppo le abbiamo utilizzate solamente dall’ultima settimana. Una difficoltà con cui abbiamo dovuto convivere è stata quella di non riuscire ad avere un dialogo costante con il partner commerciale che ci avrebbe permesso di prendere cambiamenti più repentini sulle campagne minori».

campagna-mani-di-forbici-Quali sono stati i risultati raggiunti?

«La campagna nel suo complesso ha ottenuto un CTR (Click-Through Rate) del 6.9% attraverso 1122 clic e 16258 impressions con un CPC medio (Cost Per Click) di 0,22$. Ciò di cui andiamo particolarmente fieri è il Return on Investements: con una spesa di 244 dollari abbiamo fatto registrare delle entrare pari a 1490 dollari (circa 1355 euro): stiamo parlando di un ROAS del 609,2% attraverso 22 conversioni che hanno rappresentato quasi un terzo delle vendite totali del portale nel periodo della campagna».

-Che consigli daresti agli studenti che parteciperanno alla nuova edizione del progetto?

«Partire con largo anticipo rispetto all’inizio del corso di Social Media Marketing con la ricerca del partner e arrivare preparati avendo già imparato a maneggiare tutti gli strumenti, soprattutto Google Analytics e l’analisi delle keywords da utilizzare. Può essere inoltre molto utile trarre esempio dai progetti vincitori degli anni precedenti che sono messi a disposizione nel sito del progetto. Questo non vi assicurerà la vittoria ma sicuramente vi permetterà di fare un buon lavoro».

 

L’occupazione dei laureati Cpo, a 3 e 5 anni dalla laurea.

settembre 16, 2016 by

Abbiamo già commentato qui la condizione occupazionale dei laureati Cpo a un anno dalla laurea, un periodo relativamente breve ma già significativo visto che la ricerca di lavoro in media dà i primi risultati dopo 4,4 mesi dalla laurea.

Per la prima volta siamo in grado di osservare cosa stanno facendo i laureati Cpo non solo dopo tre anni, ma anche a 5 anni dalla laurea.

L’indagine AlmaLaurea pubblicata nel 2016 offre dati anche relativamente ai laureati a tre anni dalla laurea (37 intervistati su 42 laureati del 2012) e a cinque anni dalla laurea (15 intervistati su 24 laureati del 2010).

A tre anni dalla laurea il tasso di occupazione dei laureati CPO del 2012 è dell’83,8%, superiore alla media nazionale (81,7%). Il tasso di disoccupazione è l’11,4%, contro la media nazionale del 14,8% (definizione Istat – forze di lavoro). Si conferma un relativo vantaggio nelle performance occupazionali a tre anni dalla laurea, rilevato già nelle due precedenti indagini AlmaLaurea.

Il 46,4% degli occupati Cpo ha un lavoro stabile (21,4% autonomo e 25% dipendente a tempo indeterminato), lievemente inferiore alla media nazionale di 50,8%. Il guadagno mensile netto medio degli occupati Cpo si attesta poco al di sopra dei 1.200 euro, tendenzialmente allineato con la media nazionale, con guadagni inferiori delle donne rispetto agli uomini (che meriterebbero una indagine sociologica sulle discriminazioni di genere). A tre anni dalla laurea lavorano nei servizi di “trasporto, pubblicità, comunicazioni” il 42,9% degli occupati Cpo, in misura notevolmente superiore alla media nazionale del 18,4% (vantaggio che non si rileva a un anno dalla laurea, ma che si consolida nel tempo).

La laurea magistrale è ritenuta utile o fondamentale per il tipo di lavoro svolto dai laureati CPO nel 71,5% dei casi (contro la media nazionale del 56,4%).

La laurea Cpo è ritenuta efficace nel lavoro svolto dal 75% dei laureati 2012 (molto efficace/efficace 57,1%, abbastanza efficace dal 17,9%), analogamente a quanto rilevato già nell’indagine precedente, in linea con la media nazionale (75,3%). La soddisfazione per il lavoro svolto dai laureati Cpo è di 7,5, in una scala da 1 a 10, a fronte di una media nazionale leggermente inferiore (7,2), come già rilevato l’anno precedente.

A cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione dei laureati CPO del 2010 è dell’86,7%, superiore alla media nazionale (84,4%). Il tasso di disoccupazione è nullo a fronte di una media nazionale del 10,6% (definizione Istat – Forze di lavoro). Si conferma un relativo vantaggio nelle performance occupazionali anche a 5 anni dalla laurea, come già riscontrato per la condizione occupazionale dei laureati Cpo a tre anni dalla laurea.

Il 69,2% degli occupati Cpo ha un lavoro stabile (15,4% autonomo e 55,8% dipendente a tempo indeterminato), lievemente superiore alla media nazionale di 67,1%, recuperando uno svantaggio rilevato a tre anni dalla laurea. Il guadagno mensile netto medio degli occupati Cpo si attesta su 1.337 euro, tendenzialmente allineato con la media nazionale (1.316 euro) e per la prima volta leggermente superiore, con guadagni delle laureate, che continuano a essere inferiori rispetto ai colleghi maschi ma per uno scarto che sembra potersi ridurre al crescere dell’anzianità di occupazione per i soli laureati Cpo.

A cinque anni dalla laurea lavorano nei servizi di “trasporto, pubblicità, comunicazioni” il 30,8% degli occupati Cpo, percentuale non elevata ma decisamente superiore al basso dato nazionale del 17,3% (vantaggio che si rileva anche a tre anni dalla laurea).

La laurea magistrale è ritenuta utile o fondamentale per il tipo di lavoro svolto dai laureati CPO nel 92,3% dei casi (contro la media nazionale del 57,7%). I laureati Cpo a 5 anni dalla laurea sembrano aver trovato un lavoro molto pertinente a una formazione universitaria avanzata, a differenza di quanto avviene mediamente in Italia.

In particolare la laurea Cpo è ritenuta efficace nel lavoro svolto dal 91,7% dei laureati 2010 (molto efficace/efficace 41,7%, abbastanza efficace dal 50%), attestandosi decisamente sopra la media nazionale (79,6%). La soddisfazione per il lavoro svolto dai laureati Cpo è di 7,7, in una scala da 1 a 10, a fronte di una media nazionale leggermente inferiore (7,3), come già rilevato per la indagine a tre anni dalla laurea.

L’occupazione dei laureati Cpo a un anno dalla laurea

settembre 12, 2016 by

L’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati nel 2014, intervistati a un anno dal conseguimento del titolo (XVIII Indagine (2016) AlmaLaurea, relativa a 28 intervistati su 40 laureati) rileva che il 60,7% lavora, il 25% è in cerca di occupazione, mentre il 14,3% non lavora e non cerca (di cui il 50% per motivi di studio, il 25% in attesa di chiamata del datore di lavoro e il 25% per motivi personali).

Il dato sugli occupati a un anno dalla laurea è quindi nettamente migliorato rispetto a un anomalo 39% rilevato nel 2014, quando il campione complessivo era relativamente poco numeroso (13 intervistati su 16 laureati). Il dato dell’occupazione dei laureati Cpo è inoltre lievemente superiore alla media nazionale (+ 1,6%): il 59,1% dei laureati magistrali in classi similari in Italia è occupato a un anno dalla laurea, mentre il 30,7% cerca lavoro e il 10,2% non lavora e non cerca lavoro. Inoltre, tra chi non lavora al momento dell’indagine solo il 14,3% non ha mai lavorato dopo la laurea (contro il dato medio nazionale del 25,4%). Il tasso di occupazione nella definizione Istat dei laureati Cpo è del 71,4%, contro un tasso di disoccupazione del 23,1%, tendenzialmente in linea con la media nazionale dei laureati nella stessa classe magistrale o in classi affini (LM 59, 59/S, 67/S).

Il tempo di ingresso nel mercato del lavoro degli occupati CPO a un anno della laurea è stato mediamente di 4,4 mesi, e tutti hanno iniziato immediatamente la ricerca di lavoro dopo la laurea magistrale.

L’88,2% dei laureati Cpo occupati lavora nel settore privato e il restante 11,8% nel settore pubblico (mentre il 79,5% dei laureati in classi affini occupati lavora nel settore privato, il 16,7% nel settore pubblico e il 3,8% nel non profit). Il 76,5% lavora nel settore dei servizi e il 23,5% nell’industria (quest’ultimo dato superiore alla media nazionale del 15,4%). Il 47,1% degli occupati Cpo ha un lavoro stabile (5,9% autonomo e 41,2% dipendente a tempo indeterminato), contro la media nazionale di 42,3% (8,5% autonomo e 33,8% dipendente a TI).

Il guadagno mensile netto medio degli occupati Cpo si attesta poco al di sopra dei 1000 euro, ampiamente superiore a quanto rilevato nell’Indagine 2014 (630 euro) e tendenzialmente allineato con la media nazionale, ma con guadagni superiori delle donne rispetto agli uomini (in controtendenza con quanto si rileva a livello nazionale).

Per quanto riguarda l’utilizzo e la richiesta della laurea nell’attuale lavoro, il 42,9% degli occupati Cpo ha notato un miglioramento nel proprio lavoro dovuto alla laurea (contro una media nazionale del 32,5%), per il 67% nelle competenze professionali e per il 33% dal punto di vista economico. Nel complesso il 35,3% ritiene che la laurea Cpo sia molto efficace/efficace per il lavoro svolto, il 58,8% abbastanza efficace, solo il 5,9% poco/per nulla efficace, giudizi decisamente migliori ripetto alla media nazionale (rispettivamente 35,3%, 43,5% e 21,2%).

Di seguito le tabelle dei dati relativi all’Indagine 2015 di AlmaLaurea, sulla magistrale Cpo e sull’intero universo delle lauree magistrali affini in Italia.

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L’indagine AlmaLaurea pubblicata nel 2016 offre dati anche relativamente ai laureati a tre e, per la prima volta per Cpo, a cinque anni dalla laurea. Di questi dati sui laureati del 2012 e del 2010, in corso di analisi da parte del corso di studi, vi parleremo in un prossimo post.

CPO e i progetti di gruppo: il Business game Benelli

settembre 9, 2016 by

benelliarmi-schizzoDalla prima materia fino all’ultimo laboratorio, il corso di laurea CPO offre molte occasioni per sviluppare quell’attitudine al teamworking tanto richiesta in curriculum. Di fronte a un brief creativo o di comunicazione, gli studenti lavorano in squadra allestendo in maniera informale una “piccola agenzia di comunicazione”. E quando il lavoro contiene delle buone idee rimanendo attinente alle richieste del brief, un buon risultato è quasi sempre assicurato. In attesa di una intervista a Fabrizio Perra, futuro stagista selezionato per Benelli Armi, il gruppo vincitore del business game proposto dall’azienda urbinate si racconta in questa intervista.

-Come è nato il gruppo di lavoro? Sulla base delle idee comuni o cercando di creare un team completo in base alle competenze di ognuno?
«Il nostro team, formato da me, Fabiola Bastianini, Luca Olivari, Benjamin Osukulubo, Antonio Percolla e Jacopo Verdini si è costituito attorno alle competenze e alle propensioni di ciascun membro. Subito dopo la presentazione del progetto all’interno di una lezione di Comunicazione d’impresa erano emerse delle idee interessanti e abbiamo deciso di lavorare insieme per svilupparle» – ci racconta Francesco Ghiotti.

-In cosa è consistito il lavoro di ricerca? Quali strumenti sono stati utilizzati?
«Dopo il brainstorming iniziale abbiamo pensato di sfruttare diverse analisi per strutturare una strategia di comunicazione efficace, tra cui la SWOT, la PEST, l’analisi della concorrenza, l’analisi netnografica e l’analisi valoriale» – ci spiega Jacopo Verdini – «Per individuare i punti di forza e di debolezza dell’azienda abbiamo sfruttato l’analisi SWOT, mentre l’analisi PEST ci ha dato la possibilità di orientarci all’interno del contesto politico-economico-sociale e tecnologico del settore sportivo-venatorio italiano. L’analisi della concorrenza ci ha consentito di confrontare Benelli con altre aziende (di cui due americane). L’analisi netnografica è stata utile per rintracciare alcuni insight interessanti dalle discussioni dei fan online. Infine, attraverso l’analisi valoriale abbiamo individuato tre filoni comunicativi che ci hanno permesso di rispondere al meglio alle domande del brief».

-La gestione del lavoro di squadra: la divisione è stata rigida o tutti hanno partecipato alle diverse fasi del progetto? 

«Quando si lavora in gruppo è quasi naturale che ognuno, soprattutto nella fase di realizzazione e presentazione del progetto, tenda a ritagliarsi il ruolo in cui si vede più portato: c’è chi si occupa del copywriting, chi della grafica e chi si propone per presentare il lavoro ai docenti e all’azienda. Ciò nonostante, nella fase strategica, non c’è stata una rigida una divisione dei ruoli, tutti abbiamo collaborato attivamente alla realizzazione di proposte comunicative che fossero estremamente rispondenti alle necessità dell’azienda» – risponde Francesco Ghiotti.

-Quali sono stati gli aspetti più apprezzati del progetto?
A quest’ultima domanda, come membro del gruppo di lavoro rispondo proprio io:

«Sicuramente l’attinenza con il brief è stata apprezzata. L’azienda aveva richiesto un’idea che riuscisse a collegare e comunicare i valori dell’innovazione tecnologica, del design e dello sport. Anche gli altri progetti presentati dai nostri colleghi li contenevano, per cui siamo molto contenti che la nostra proposta sia stata valutata come la migliore: questo testimonia che oltre alla “sostanza” è stata apprezzata “la forma” con cui il nostro progetto è stato presentato».

Il tirocinio? In Erasmus: l’esperienza di Gabriele Infosino

settembre 1, 2016 by

Infosino spagnaAttraverso il programma Erasmus+ traineeship è possibile svolgere  il tirocinio curriculare previsto nel piano di studi in giro per l’Europa. In attesa del bando ufficiale, che con ogni probabilità sarà pubblicato tra Settembre e Ottobre, riportiamo l’esperienza di un laureato CPO che ha svolto il proprio periodo di stage a Madrid.

– Gabriele, raccontaci perché hai scelto di svolgere lo stage lontano da casa.

«Avevo già svolto il mio primo Erasmus a Parigi alla triennale. Parigi e l’esperienza Erasmus sono diventati il trampolino di lancio verso nuove possibilità, nuove idee, nuove scoperte. Quello che prima avevo limitato ai confini nazionali adesso non ha più confini, mi sento cittadino del mondo e so di avere la possibilità di giocarmi carte nuove in giro per il mondo, mentre alcuni anni fa non riuscivo a vedere oltre la mia terra e la mia gente, oltre la mentalità italiana.

Madrid è stata una scoperta felicissima: l’avevo visitata da turista, ma viverla è tutta un’altra cosa! Una città frizzante, dinamica, calda e accogliente. Ogni angolo è una sorpresa, ogni quartiere vive di vita propria e il calore dei suoi abitanti e delle sue luci scalda il cuore fino a tarda notte. Madrid è insieme a Barcellona il motore economico e culturale di una Spagna in forte ripresa, tante imprese e start up (anche italiane) stanno investendo in questa metropoli, e bisogna saper cogliere al volo le opportunità di crescita di una città così dinamica e affascinante».

– In che tipo di azienda hai svolto lo stage e di che cosa ti occupavi?

«Ho lavorato per Spotahome, start up che si occupa di affitti online di stanze e appartamenti a medio/lungo termine, una delle 15 migliori start up spagnole del 2015. Mi occupavo delle strategie di Marketing e del Marketing operativo dell’impresa: in una start up le condizioni di lavoro e mercato cambiano repentinamente e stare al passo è complesso e stimolante. Nel corso del mio stage ho anche seguito l’evoluzione di alcuni progetti di implementazione dell’azienda e collaborato alla selezione del personale di lingua italiana».

– Hai notato delle differenze da parte dell’azienda ospitante nel modo di considerare gli stagisti come una risorsa?

spotahome«Assolutamente sì: gli stagisti non sono veri stagisti, sono delle risorse per l’impresa che li “ospita”. Formare il personale, inserirlo nelle dinamiche lavorative e produttive richiede risorse economiche e di tempo, ed è naturale che questo percorso porti all’assunzione dello stagista da parte dell’azienda ospitante: in Spagna questa mentalità è chiara, le persone valide vengono assunte e fatte crescere, gli italiani sono molto apprezzati per il loro ordine, la loro creatività e la loro capacità di adattarsi a culture e ambienti differenti.

Purtroppo non vedo ancora in Italia una coscienza simile: c’è molta diffidenza, chi ha le competenze tende a non condividerle con gli stagisti, ci si fida poco di chi ha poca esperienza lavorativa e tanto entusiasmo… e il rischio è che l’entusiasmo vada scemando e l’esperienza non si sviluppi mai!».

– Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato e come le hai risolte?

«Come detto una start up è un ambiente in continuo cambiamento: le difficoltà si incontrano ogni giorno e ogni giorno si è chiamati ad attingere alla creatività per realizzare gli obiettivi dell’azienda. Il rovescio della medaglia è il rischio di stravolgerli proprio per un eccesso di creatività, ma la bellezza di una sfida come questa sta proprio nel percorso di crescita che ti offre, nella quotidiana possibilità di confronto con mentalità, caratteri e culture diverse e provenienti da tutto il mondo. Mettersi in discussione e in gioco ogni giorno».

– Questo tipo di esperienza ti ha aiutato a velocizzare i tuoi tempi di studio?

«Sicuramente. Ho sviluppato metodo e rapidità, i piccoli dettagli fanno la differenza: è bastato continuare a mantenere la buona (e noiosa!) abitudine della sveglia la mattina presto e di sfruttare tutto il tempo a disposizione nel migliore modo possibile, soprattutto per lo studio, sebbene non abbia mai amato trascorrere il mio tempo fra i libri!

È ovvio che un’esperienza in cui puoi mettere a frutto tutto quello che hai imparato negli anni di studio è uno stimolo molto potente e questo ha sicuramente contribuito a mettermi fretta e concludere il mio percorso di studi alla prima occasione utile».


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