Un Rossini “pop” a 200km/h

settembre 7, 2018 by

150 anni fa moriva un grande compositore, un uomo che già a ventuno anni aveva deciso di farsi ricordare. Sto parlando di Gioachino Rossini, stella polare di Pesaro e genio dell’Opera. Io mi chiamo Adelaide Baccanti e sono una studentessa di CPO. Quest’anno ho avuto la possibilità, insieme al mio gruppo di lavoro, formato da me, Francesca Cardone e Valentina Pinna, e al resto della classe, di conoscere meglio Rossini che, in qualche modo, è riuscito a lasciare un segno, più o meno forte, in ognuno di noi.

Era marzo ed avevamo appena cominciato le lezioni di Laboratorio di creatività pubblicitaria, tenuto dal prof. Marco Livi, il quale ci ha comunicato che avremmo dovuto lavorare per il Rossini Opera Festival. Il nostro obiettivo sarebbe stato quello di rappresentare l’idea di un Rossini “pop” e di trovare un modo per avvicinare i giovani al Festival.

Il lavoro è cominciato in aula con uno studio collettivo approfondito del cliente e del mondo dell’opera. In questa fase abbiamo tutti tentato di comprendere quali fossero i benefit promessi dal brand “ROF” e per quale motivo l’opera sia considerato un genere “alieno” dalla maggior parte di noi giovani. Abbiamo altresì ragionato sulle sensazioni e sulle immagini, sia positive che negative, che un teatro, ma ancor più un’opera lirica, suscitano in noi.

A questa fase di analisi del brand e del target di riferimento, è seguito un processo di reframing del pregiudizio nei confronti dell’opera. Ciò ci ha permesso di avere numerosi elementi su cui poi poter lavorare nella fase creativa. Abbiamo avuto modo di comprendere quanto sia importante, ancor prima di passare all’operativo, soffermarsi sull’anima del brand e su ciò che vorremmo effettivamente comunicare.

Ciò che è emerso dal re-inquadramento del problema, è che l’opera sia in realtà insita nel nostro stesso DNA, per questioni storiche e culturali e che, per questo motivo, necessiti soltanto di essere risvegliata.

Si è passati così dal lavoro collettivo in aula a quello di gruppo e, dopo vari brainstorming, dopo aver pensato a 200km all’ora e aver fatto nostre le tecniche di creatività pubblicitaria imparate durante il corso, siamo riuscite a dare un volto alla nostra idea “pop” di Rossini.

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Henri Poincaré è stato nostro amico in questo e il suo metodo ci ha permesso di scavare bene a fondo nei nostri emisferi destri, nonché di accumulare sul tavolo di lavoro fogli su fogli di parole, immagini e connessioni. È proprio da queste ultime che è nata la nostra idea per il ROF, un’immagine che fosse spiazzante ma al contempo semplice e facilmente identificabile come “pop”; una campagna seriale, il cui protagonista fosse un Rossini accompagnato da sfondi ed elementi tipici della pop art.

Con gioia abbiamo appreso che il ROF ha utilizzato una nostra immagine nell’ambito di una ricerca sul pubblico del Festival 2018 realizzata dal LaRiCA dell’Università di Urbino. In particolare, l’elaborato è stato utilizzato come call per le interviste agli spettatori, è stata affissa nei teatri come manifesto e pubblicata online sul sito e sui loro canali social.

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Questo progetto è stato molto importante dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto umano. Ci ha permesso di metterci in discussione, di rivalutare le nostre credenze pregresse sul mondo dell’opera e di immedesimarci in un pubblico di cui, in realtà, siamo parte integrante. L’Università con la U in maiuscolo è proprio questa: un percorso fatto di esperienze capaci di arricchire la nostra cassetta degli attrezzi professionale e personale, uno slancio verso mondi inesplorati o appena conosciuti, un invito alla curiosità, la capacità di essere emozione oltre che nozione.

 

Adelaide Baccanti

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Il mio Erasmus, un anno dopo

settembre 6, 2018 by

Oggi, di un anno fa, mi trovavo stipata nel sedile di un volo Ryanair, vicino una signora dell’Umbria che a metà tratta ha comperato un biglietto della lotteria. Senza vincere nulla. Quella speranza tradita aveva lo stesso profumo delle mie aspettative e gli stessi contorni delle mie paure.
Anche il mio era un gioco, per giunta.
L’amico di corso, futuro coinquilino, compagno di studio e di merende e una lunga lista di altre “diavolerie” che entrambi conosciamo bene, mi aveva detto qualcosa come “daje Martí, compila sto foglio che andiamo in Erasmus. Tocca che te smovi n’po”. Tutto con il tipico accento argentino, o jesino, che poi nel mio immaginario si somigliano.
Così, come da consiglio, mi sono smossa, e ho inserito dati, spuntato crocette varie, inventato motivazioni. Ho poi sperato di non vedere il mio nome in nessun elenco, di non dover affrontare comici colloqui in spagnolo e non dover pianificare esami interscambiabili.
Tutte cose che, in successione, sono avvenute una dietro l’altra.
Di lì a qualche mese ho fatto valigie, disfatto piani, ho guardato in tante direzioni, tutte sconosciute, scelto strade, tutte senza indicazioni. Mi sono sentita piccola quanto il ragno che ho ucciso nella stanza in cui ho dormito prima di trovare casa. Ho passato la notte sveglia con il terrore ce ne fossero altri.
Ho poi firmato un contratto senza avere la minima idea di cosa fosse scritto in minuscolo, alla fine di tutti quei fogli che parlavano di “gastos”, “dueño”, e “luz y gas”. Le cose di grande importanza hanno tutte una apparente misura minore e uno spazio riservato. L’ho imparato poi.
Nel mezzo ho infilato una piccola vacanza a Ibiza, con le amiche di sempre, perché non si dica che lo scambio non è formativo. Al ritorno ho camminato lungo sentieri impervi tracciati dal Rio Huecar, che tagliava di netto Cuenca, una piccola cittadina accovacciata nella terra autonoma di Castiglia-La Mancia. Qualche buon Dio ci ha regalato giornate di sole fino a metà novembre, maniche corte e caffè molto lontani dall’idea che noi italiani abbiamo, seduti a Calle Carreterìa. Quest’ultima era la via principale, teatro e sfondo della vita lenta e cadenzata di questi spagnoli, devoti alla siesta e amanti del tempo dilatato.

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Nel primo pomeriggio il silenzio era quello tipico delle scene dei film, che ti prepara ad un attacco da parte degli zombie. E qualcuno potrei giurare di averlo visto, probabile superstite di una serata imbevuta di chupitos.
La fortuna ha fatto sì che, con un viaggio della speranza e due ore di autobus e una di Blablacar con gente più disparata, io potessi raggiungere Madrid e la mia migliore amica contemporaneamente. Il che è tutto un dire. E l’ho fatto nei giorni più bui, in quelli di passaggio, o in quelli di semplice e pura condivisione. Così come nella vita, da quando ho ricordo.
Potrei parlare tanto ancora, di Sara per esempio, una bomba ad orologeria di diciannove anni, specchio di quella che non sono stata io alla sua età, ma che ho provato ad essere con un poco di ritardo. Tanto per cambiare. Con lei è stato amore a prima vista, e quando ci penso mi sento leggera. La stessa sensazione che ho avuto durante le colazioni da sola, alla Blonda, nelle sveglie rimandate, nelle lezioni in una lingua straniera e durante le notti insonni che mi seguirebbero fino in capo al mondo.
Ho passato pomeriggi in biblioteca e, per fortuna, ho passato anche gli esami. Ho conosciuto nuove culture, nuove persone e nuovi gusti, nuove abitudini e sapori. Ho superato la paura di stare da sola e abbracciato la gioia disarmante di accogliere il diverso. Mi sono persa, sia per vicoli sconosciuti, sia in quelli che abitano dentro di me e mi sono ritrovata, in entrambi i casi.
Al mio compleanno ho mangiato paella, spento una candelina su Skype, sentito la mancanza di casa giungermi fino alle terminazioni nervose.
Mi sono fatta disegnare sulla pelle, nell’unico posto (a probabile rischio tetano) che Cuenca aveva da offrirmi, quello che avevo trovato il giorno in cui mi sono “spulciata” dentro. Ha gli stessi bordi sbafati e sbilenchi, come radici piantate nel profondo. E quando  ho pianto, come una bimba, nell’unico modo che conosco, il mio amico prezioso ha barattato le lacrime con della birra: la soluzione ultima ad ogni male.
Quante parole nuove ho messo in valigia, dono prezioso, per poi scoprire che il linguaggio del cuore è universale. Per questo, spesso all’inizio, andavo a interpretazione. Come quella volta, che il professor Fernandez mi ha detto di fare un salto, qualche volta, al Potorro. Lo ha detto sottovoce, come si fa con le rivelazioni, con i segreti. E che fosse una confessione, lo avevo già capito, ma non avevo capito il perché.
Fino al momento in cui, passando davanti all’insegna mi è scattata una sorta di dubbio e curiosità insieme. Così ho chiesto spiegazioni al mio amico, madrelingua spagnolo.

Hai capito, il prof. Fernandez!

Martina Lanari

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La mia esperienza Erasmus a Bruxelles

luglio 23, 2018 by

Mi chiamo Giuia Crusco e sono al secondo anno di CPO, L’anno scorso, a fine del mio primo anno, sono stata selezionata per lo scambio Erasmus e a settembre 2017 sono partita per Bruxelles rimanendo nella capitale europea fino a gennaio 2018.  Quando sono stata selezionata per partire ho provato ad immaginare cosa aspettarmi da questa nuova avventura. Partire per un posto sconosciuto per 5 mesi significa mettere alla prova se stessi in un contesto lontano da quello solito in cui siamo abituati a vivere, parlare una lingua diversa dalla nostra e conoscere persone con culture e usanze distanti dalle nostre. Tutte le situazioni elencate però portano ad affrontare e a conoscere una parte di noi stessi ancora più importante. Infatti se pur l’ambientamento iniziale non è facile quello che ti aspetta dopo è impagabile. Appena arrivata nella capitale è stato difficile trovare una sistemazione adeguata, forse la paura di lasciare la mia “comfort zone” ha influito nella ricerca ma alla fine ho optato per il residence dell’università da me frequentata : Università di Saint-Louis Bruxelles. La struttura era un edificio di 10 piani in cui risiedevano sia ragazzi residenti in Belgio che frequentavano le lezioni dell’università, sia ragazzi erasmus provenienti da tutto il mondo, Spagna, Francia, USA, Russia, Cina, Brasile. Un’esperienza unica che mi ha permesso di mettermi in contatto con diverse culture e di farmi amici in tutto il mondo. Un altro punto da sottolineare è la struttura dei corsi all’università, infatti ho scelto un corso bilingue inglese-francese che fosse più affine al mio corso di studi. La maggior parte delle lezioni erano in inglese soprattutto quelle del mio ambito di studi quindi improntate sul marketing e sull’economia. Un’altra novità è stata la modalità di valutazione esame ben diversa da quella a cui siamo abituati noi In Italia. La maggior parte degli esami sono prevalentemente scritti, o comunque con una forma molto interattiva e di coinvolgimento tra professori e studenti. Utilizzano molto il “moodle” blog multimediale dove i professori possono comunicare direttamente con gli studenti e dove gli studenti possono pubblicare contenuti successivamente valutati dai professori.

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Parlando di Bruxelles come città, posso dire di consigliarla assolutamente come meta Erasmus per più punti di vista. Primo tra tutti è la multietnicità e l’internazionalità della città. Bruxelles è la capitale europea e sede del Parlamento Europea, attira quindi molti giovani che risiedono li per studio , intership o lavoro .

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Passeggiando per le vie di Bruxelles si può sentir parlare lingue di tutto il mondo. Nonostante la lingua officiale sia il francese  più della metà della popolazione usa l’inglese come prima lingua essendo un paese anche fiammingo. Dopo 5 mesi a Bruxelles ho migliorato notevolmente la mia conoscenza della lingua inglese e soprattutto di quella francese  ottenendo il riconoscimento di livello di lingua c1 dall’università di Saint Louis. Altro vantaggio nello scegliere Bruxelles come meta Erasmus è sanza dubbio la dimensione e la posizione della città. Infatti da un lato Bruxelles è una città di piccole dimensioni altamente innovativa dove i mezzi di trasporto pubblico sono perfettamente funzionanti ed  è ben collegata  sia al suo interno che verso le altre città.  Bruxelles è il cuore dell’Europa, ha una posizione centrale ed è infatti possibile raggiungere altre capitali o città europee in pochissimo tempo. Durante il mio soggiorno ho infatti visitato Parigi, Lussemburgo, Amsterdam e altre città del Belgio.

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Concludendo, posso dire che l’esperienza Erasmus sia una scelta coraggiosa, ma da fare. Oltre ad essere un’esperienza formativa importate è prima di ogni altra cosa un’esperienza di vita, sapersi mettere in gioco in diverse e nuove situazioni ma anche conoscere meglio noi stessi e le nostre capacità relazionali e di sopravvivenza. Consiglio quindi a tutti l’opportunità di svolgere un’esperienza di studio all’estero.

 

BRAND FESTIVAL: L’EVENTO DEDICATO ALL’IDENTITÀ DI MARCA

luglio 13, 2018 by

Dal 06 al 13 Aprile 2018 si è svolto con grande successo il Brand festival: 8 giornate di discussione, dibattiti e progettazione sull’ identità personale, aziendale e territoriale diffusi nel centro storico di Jesi. Per l’occasione sono stata selezionata per partecipare al festival in veste di Social media team insieme ad altri studenti sia della laurea triennale Informazione, Media e Pubblicità che del mio corso di laurea magistrale Comunicazione e Pubblicità per le organizzazioni. Il Brand Festival si è rivelato essere una grande occasione per incontrare i migliori esperti del settore della comunicazione, grandi brand mondiali e realtà locali. Un luogo e un’occasione, organizzato da un team giovane, competente e affiatato,  per confrontarsi con manager, imprenditori, designer, creativi, digital specialist e professionisti provenienti da tutta Italia. Paolo Iabichino, Riccardo Scandellari, Rudy Bandiera, sono solo alcuni dei grandi nomi tra i relatori che sono intervenuti attraverso workshop, laboratori e presentazioni, insieme ad altri autorevoli professionisti ed esperti per affrontare e confrontarsi sui principali temi dell’identità di marca, Personal Branding e Brand Territoriale.

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Durante la settimana dedicata al Brand Festival tutta la città di Jesi “ha parlato” di Identità di Marca e lo ha fatto in molte occasione come: gli “Aperitivi con i Guru”, momenti di confronti informali e divertenti con alcuni esperti di marketing e di brand  o con la “Notte dei Marchi Mannari”, ovvero un’intera serata, quella di sabato 7 Aprile, organizzata per  rivivere i Brandi storici che hanno segnato un’epoca in collaborazione con i locali del centro storico di Jesi  che hanno contribuito ognuno con una propria rivisitazione di una marca.

Ma il “cuore” pulsante del Brand Festival è stato segnato dal Main Event: un’intera giornata dedicata alla formazione e agli incontri con i grandi nomi del mondo della comunicazione e del Branding nazionali e locali e che si è svolto presso il teatro Pergolesi di Jesi.
In conclusione tanti grandi successi ottenuti durante i giorni del Festival soprattutto sui canali social (dei quali ci occupavamo) , per esempio la soddisfazione di arrivare in Trending Topic su Twitter in occasione del Main event,  oltre ad una grande partecipazione ed interesse del pubblico che rappresentano il segreto del buona riuscita di un festival che cresce, si rinnova e che vuole sorprendere sempre di più.

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La COLONIA vede rosso

gennaio 30, 2018 by

Nell’anno accademico 2017-2018 la COLONIA della  comunicazione ha attivato una collaborazione con Croce Rossa Italiana – Comitato Pesaro, la cui prima azione è un contest rivolto agli studenti Cpo e del terzo anno di Imp.

Il contest riguarda la progettazione di una campagna di comunicazione online e offline che ha come obiettivi prioritari quelli di incrementare la conoscenza e il pubblico dellevento Run for Red cross, che si svolgerà a Pesaro il 22 Aprile 2018 alla sua seconda edizione dopo la prima fortunata del 2017.

Il contest è stato presentato a dicembre, i gruppi di studenti sono già al lavoro, stay tuned!

Le valutazioni degli studenti Cpo

ottobre 31, 2017 by

Prima dell’iscrizione all’esame ogni studente dell’Università di Urbino è chiamato a compilare online un questionario di valutazione del singolo insegnamento. Le valutazioni degli studenti sono analizzate dai diversi organi della qualità dei corsi di laurea in modo da rilevare e gestire eventuali criticità. Vi riportiamo di seguito le principali osservazioni emerse dall’analisi dei questionari relativi al corso di laurea magistrale Cpo raccolti fino a gennaio 2017, relativi agli insegnamenti degli esami sostenuti nell’anno accademico 2015-16.

Le opinioni degli studenti sono state rilevate attraverso la compilazione di 638 questionari.
Poichè si considera come soddisfacente una valutazione pari o superiore al 7, si rileva un’unica criticità, in continuità con gli anni precedenti, relativamente alla percepita inadeguatezza delle conoscenze preliminarmente possedute ai fini della comprensione degli argomenti trattati”, che raggiunge un valore medio di 6,74, che per gli studenti frequentanti è pari a 6,75, solo leggermente superiore al valore rilevato nel 2014-15 (media 6,70, 6,69 per gli studenti frequentanti).
Llanalisi disaggregata per singolo insegnamento rileva come ci sia solo un insegnamento con un valore anomalo, e alcuni altri con valori inferiori alla media dell’indicatore ma che non risultano critici.
Gli indicatori che ricevono una valutazione inferiore degli studenti frequentanti, sebbene soddisfacente, sono la ritenuta onerosità del carico di lavoro in relazione ai cfu assegnati, pari a 7,5 (7.50 anche nell’anno precedente) e, in posizione ex aequo (7.59) l’adeguatezza del materiale didattico e lo stimolo ricevuto dal Docente (dati anch’essi invariati rispetto al 2014-15)
Diversi indicatori ricevono una valutazione superiore all’8, e confermano un quadro già rilevato nell’anno precedente complessivamente positivo. Per un’analisi più dettagliata si rimanda al report allegato.

La valutazione dello stage obbligatorio è deducibile dalle schede compilate dagli studenti a conclusione dell’esperienza (anno solare 2016, 52 questionari compilati su 57 stage): il 25% giudica molto utile il rapporto di stage con l’azienda/ente ospitante, il 59,6% positivo e costruttivo, il 7,7% soddisfacente, e solo il 5,8% poco soddisfacente e l’1,9% del tutto insoddisfacente.

Alleghiamo il report dettagliato, per chi volesse vedere i dati. Documento

CareerDay 2017

ottobre 31, 2017 by

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Nei giorni 15 e 16 novembre 2017 presso Palazzo Battiferri, Via Saffi 42, Urbino, si svolgerà il CareerDay, ovvero l’iniziativa organizzata dalla nostra Università con l’obiettivo di costituire un momento di incontro fra gli studenti e il mondo del lavoro. Ecco perché, per permettere agli studenti – prevalentemente delle Lauree Magistrali e del terzo anno delle Lauree Triennali – di partecipare alle attività, le lezioni sono sospese.

Il programma di attività delle due giornate è articolato in tre macro aree: StartupCarriera ed Estero. Seminari, laboratori di orientamento al lavoro, workshop di approfondimento su scenari occupazionali con esperti in materia di settore, recruiting session, incontri con aziende, presentazioni aziendali.

Sul sito di Ateneo è possibile consultare il programma completo e prenotarsi per partecipare alle attività. Le prenotazioni si chiudono a mezzanotte del giorno precedente al seminario.

Per quanto riguarda quelle organizzate nell’ambito del Dipartimento DISCUI segnaliamo:

15 novembre ore 9.00-10.30 Seminario

Le professioni del web e dei social media: tendenze e testimonianze

Coordina: Prof. Giovanni Boccia Artieri – DISCUI

Intervengono:

–          Giovanni Boccia Artieri, DISCUI-UNIURB, Le professioni del web tra contenuti, reputazione e analisi

  • Lorenzo Maria Perre, Marketing Director PhotoSì, Data mining e social media per l’innovazione aziendale
  • Roberto Di Raffaele, Social Media Manager, La giornata tipo del social media manager in un’azienda di moda
  • Ilaria Barbotti, Presidente Igersitalia e Digital PR, Nuove figure professionali legate al visual Influencer, content creator

16 novembre ore 11.15-12.45 Seminario

Web e social media: Strumenti e metriche di valutazione

Coordina: Marco Cioppi – DISCUI

Intervengono:

  • Marco Cioppi, DISCUI-UNIURB
  • Daniel Casarin, Ceo di Advmedialab

 

Nelle giornate del CareerDay è possibile inoltre partecipare alle campagne di recruiting organizzate da alcune delle aziende presenti. Può essere interessante per gli studenti di CPO prendere in considerazione l’opportunità offerta da System Group, azienda interessata a selezionare profili di Social Media Strategy & Copywriter.

A questo link è possibile scaricare l’application per inviare la propria candidatura.

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Un consiglio: per chi volesse partecipare ai colloqui con le aziende, ai laboratori dedicati alla definizione del proprio curriculum è molto utile portare con sé il proprio curriculum in formato europeo.

L’occupazione dei laureati Cpo nelle rilevazion AlmaLaurea

settembre 29, 2017 by

L’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati 2015 a un anno dal conseguimento del titolo (XIX Indagine 2017 – Condizione occupazionale dei Laureati, relativa a 25 intervistati su 30 laureati) rileva che il 68.0% lavora mentre il 24.0% è ancora in cerca di occupazione. La quota residua (8.0%) di laureati 2015 non lavora e neanche cerca occupazione. La metà di questi risulta in tale condizione poiché impegnato in un corso universitario o in un praticantato.
Si rileva quindi un miglioramento rispetto alla rilevazione 2016 (il 60,7% lavorava, il 25% era in cerca di occupazione, mentre il 14,3% non lavorava né cercava). Qualunque ne sia stata la forma, il dato sugli occupati a un anno dalla laurea è superiore anche al dato nazionale (57.3%).
A seguito del conseguimento della laurea l’80% dei censiti ha partecipato a qualche tipo di attività formativa, principalmente (60.0%) sotto forma di stage aziendali, fatto questo sicuramente finalizzato alla successiva assunzione. I tassi di occupazione e disoccupazione, secondo la definizione Istat sulle forze di lavoro, assumono, rispettivamente, i valori del 76.0% e del 17.4% laddove, per la stessa categoria di soggetti e tipologia di laurea, i dati nazionali registrano valori peggiori: rispettivamente 70.8% e 22.7%.
Tra gli occupati il 35.3% ha iniziato il lavoro dopo il conseguimento della magistrale mentre il 17.6% permane nel lavoro iniziato prima della laurea con quota analoga che prosegue quello iniziato durante il conseguimento della laurea. Il tempo di ingresso nel mercato del lavoro è stato mediamente di 4,8 mesi, leggermente superiore a quello nazionale (4.2).
Non si delinea una tipologia contrattuale prevalente con quelli a tempo indeterminato, contratti formativi e contratti no standard che si ripartiscono equamente (23.5%) quasi i tre quarti dei soggetti. Solo uno su dieci (11.8%) lavora come autonomo e si registra un’analoga quota occupata ma priva di tutela contrattuale.
Le aziende che danno occupazione sono totalmente private (100.0%) ed operano, in prevalenza, nei trasporti, pubblicità e comunicazioni (64.7%). L’impiego nei servizi (82.4%) supera grandemente quello nell’industria. Se guardiamo al contesto nazionale, gli occupati nel settore privato risultano pari all’83.4% in prevalenza impiegati nei trasporti, pubblicità e comunicazioni (22.8%) e, con quota quasi analoga (20.9%), nel commercio. La prevalenza, con l’81.2%, va anche qui al comparto dei servizi.
I dati riguardanti la retribuzione media, riferiti però ad un collettivo più vasto, stimano importi medi pari a circa 1000 euro con una preoccupante differenziazione per genere che vede le donne attestarsi sul modesto valore di 760 euro mensili, pari alla metà di quello attribuito agli uomini, accreditati per 1500 euro. A livello nazionale, il valore medio sale a circa 1100 euro con una riduzione della forbice di genere che rimane comunque sul valore di circa 300 euro mensili derivanti dal contemporaneo innalzamento del valore attribuito alle donne (1034) e diminuzione di quello dei maschi (1335).
Per quanto riguarda l’utilizzo e la richiesta della laurea nell’attuale lavoro, il 66.7% degli occupati ha notato un miglioramento nel proprio lavoro dovuto alla laurea (contro una media nazionale del 34.1%). Tale miglioramento viene integralmente ricondotto (100.0%) alla posizione lavorativa raggiunta. Il 58.8% dichiara di utilizzare, nel lavoro, in misura elevata le competenze acquisite con la laurea. A tale dato possiamo poi assommare un 29,4 che comunque le utilizza, anche se in misura ridotta.
Un confortante 64.7% giudica molte adeguate le competenze apprese durante gli studi, doppiando così ampiamente (29.4%) quelli che tale formazione la giudicano come poco adeguata. Solo una quota marginale (5.9%) ritiene del tutto inadeguato quanto appreso per il conseguimento della laurea. A confermare tale quadro il dato relativo alla necessità della laurea per il lavoro svolto che, pur nell’assenza di tale vincolo, la giudica necessaria nel 29.4% dei casi e comunque utile nel 47.1% delle situazioni censite. In aggiunta, i due terzi dei soggetti (64.7%) giudicano come fondamentale o utile il possesso del titolo ai fini del lavoro svolto, delineando così un quadro di generale soddisfazione.
Nel complesso, il 64.7% ritiene che la laurea sia risultata molto efficace/efficace per il lavoro svolto (contro il 34.6 del dato nazionale). Se a questo assommiamo il 17.6% (46.3% nazionale) che esprime un giudizio di ragionevole efficacia, vediamo delinearsi un profilo di utenti che premia il percorso formativo scelto, facendolo in maniera particolare per il Corso in oggetto.

Guardando in prospettiva, il citato rapporto permette anche l’analisi dei dati a 3 anni dalla laurea (26 intervistati su 30)
Il tasso di occupazione dei laureati CPO è del 73.1%, inferiore alla media nazionale per i laureati dello stesso tipo (84,7%), mentre quello di disoccupazione è al 17.4 (valore nazionale 9.6%). Si conferma comunque un relativo vantaggio nelle performance occupazionali a tre anni dalla laurea, rilevato già nelle precedenti indagini AlmaLaurea. Nell’indagine 2016 il tasso di occupazione dei laureati Cpo era invece superiore alla media nazionale, seppur leggermente (83,8% verso 81,7%).
Il 52.6% degli occupati ha un lavoro stabile (10.5% autonomo e 42.1% dipendente a tempo indeterminato), valore inferiore alla media nazionale di 64.9%.
A tre anni dalla laurea lavorano nei servizi di “trasporto, pubblicità, comunicazioni” il 42,1% degli occupati. A seguire un 26.3% impiegato nel commercio. Gli stessi dati a livello nazionale, 17.4% e 14.8%, mostrano una specificità del corso nel collocamento lavorativo.
Il guadagno mensile netto medio degli occupati si attesta sui 1152 euro, inferiore a quello nazionale (1370), con una ridottissima differenza tra i generi, riconducibile a poche decine di euro.
La laurea magistrale è ritenuta complessivamente fondamentale o utile per il tipo di lavoro svolto nel 52.6% dei casi (contro la media nazionale del 56,7%). La stessa è ritenuta efficace nel lavoro svolto, nelle declinazioni del molto efficace, efficace e abbastanza efficace, da un complessivo 94.7% dei laureati, dato superiore a quello nazionale (79.2%). Volendo infine riassumere con un solo dato la soddisfazione per il lavoro svolto, in una scala da 1 a 10, i laureati CPO dichiarano il medesimo valore, 7.4, registrato a livello nazionale.

Proseguendo la visione “longitudinale”, analoga analisi può condursi sulla coorte a 5 anni dalla laurea (21 intervistati su 28).
Qui il tasso di occupazione dei laureati CPO è del 66.7%, decisamente inferiore alla media nazionale per i laureati dello stesso tipo (82,7%), mentre quello di disoccupazione è al 26.3 (valore nazionale 11.5%). Anche in questo caso si rileva un’inversione di tendenza rispetto a quanto rilevato nell’indagine 2016, quando a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione dei laureati CPO del 2010 è dell’86,7%, superiore alla media nazionale (84,4%).
Il 64.3% degli occupati ha un lavoro stabile (14.3% autonomo e 50.0% dipendente a tempo indeterminato), dato inferiore alla media nazionale di 77.7%.
A cinque anni dalla laurea lavorano nei servizi di “trasporto, pubblicità, comunicazioni” il 35.7% degli occupati, mentre cresce la percentuali di occupati in attività di consulenza (14,7%). A seguire un 21.4% impiegato nell’industria non primaria. Gli stessi dati a livello nazionale mostrano un 18.6% nei medesimi servizi, valore che lascia al secondo posto gli occupati nel commercio (16.3), denotando una specificità del corso nel collocamento lavorativo.
Il guadagno mensile netto medio degli occupati si attesta sui 1126 euro, decisamente inferiore al valore nazionale (1427), con una marcata differenza tra i generi, riconducibile a circa 250 euro.
La laurea magistrale è ritenuta complessivamente fondamentale o utile per il tipo di lavoro svolto nel 71.5% dei casi (contro la media nazionale del 59.6%). La stessa è ritenuta efficace nel lavoro svolto, nelle declinazioni del molto efficace, efficace e abbastanza efficace, dalla totalità dei soggetti (100.0%), valore decisamente superiore alla media nazionale (80.6%). Volendo infine riassumere con un solo dato la soddisfazione per il lavoro svolto, in una scala da 1 a 10, a fronte di una media nazionale pari a 7.5, i laureati CPO dichiarano il valore di 7.2.

Chiaramente alcune delle distinzioni tra il contesto investigato e quello nazionale e relative oscillazioni tra i periodi investigati potrebbero imputarsi alle ridotte numerosità localmente coinvolte anche se alcune delle differenziazioni più marcate vanno sicuramente ricondotte alle specificità del corso CPO.

La “Mostra Internazionale del Nuovo Cinema” di Pesaro. Un nuovo sguardo sul cinema incontrando gli altri.

settembre 28, 2017 by

La “Mostra Internazionale del Nuovo Cinema” di Pesaro è giunta alla sua 53a edizione quest’anno, sotto la direzione di Pedro Armocida, proseguendo il suo lavoro di ricerca sull’idea del “nuovo cinema”, quello maggiormente legato alle forme più innovative del linguaggio cinematografico contemporaneo [1].

Sono stata selezionata per partecipare alla mostra come membro della “Giuria Studenti”, composta in totale da dieci studenti provenienti da diverse università e scuole di cinema italiane, a noi spettava il compito di decretare il vincitore del “Premio della Giuria Giovani” tra i film del “Concorso Pesaro Nuovo Cinema-Premio Lino Micchè”, supervisionati da Rinaldo Censi.

La mostra si è svolta dal 17 al 24 giugno 2017, per inaugurarla nelle giornate del 17 e del 18 giugno sono stati proiettati in Piazza del Popolo: ‘Gli Intoccabili’ di Brian De Palma e ‘Roma Città Aperta’ di Roberto Rossellini.

La mostra vera e propria è cominciata il lunedì 19 giugno, in mattinata ci siamo incontrati con il direttore della mostra che ci ha accolto per darci il benvenuto e illustrarci nel dettaglio il nostro ruolo all’interno della rassegna cinematografica, inoltre abbiamo ricevuto il badge di riconoscimento, il nostro kit per il festival e i buoni pasto per pranzare al buffet offerto nel “Centro Arti Visive Pescheria” ai membri dello staff, ai registi e ai membri della stampa. In particolare, il momento del pranzo è, secondo me uno dei momenti migliori della mostra, costituisce un’opportunità per socializzare e discutere di cinema, spesso ci siamo trovati seduti a tavola con i registi che ci hanno parlato delle loro opere, ma non solo, c’è stata anche l’occasione per ridere e scherzare. Quello che secondo me distingue la “Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro” dalle altre oltre alla ricerca di un nuovo sguardo sul cinema, è un’atmosfera frizzante e informale che fa da sfondo alla manifestazione e abbatte le barriere innalzate dall’eccessiva seriosità e dalla formalità di altre rassegne simili, dimostrando che si può essere seri senza prendere le distanze ma, anzi favorendo la vicinanza; avvicinando il cinema al pubblico, infatti un dettaglio che non deve passare assolutamente inosservato è che tutte le proiezioni sono gratuite, inoltre la mostra apre delle importanti finestre di dialogo con il pubblico: la “Tavola Rotonda” in programmazione al mattino nel “Centro Arti Visive Pescheria” in cui si discute di un determinato argomento relativo alla mostra e al cinema ovviamente, in cui sono presenti degli ospiti tra cui registi, attori, ed esperti di cinema, coordinati dal direttore Pedro Armocida e che permette al pubblico di intervenire fornendo degli spunti di discussione o ponendo dei quesiti, lo stesso vale per il momento di dibattito con i registi che precede o segue la proiezione delle pellicole.

Le proiezioni si sono svolte al “Cinema Teatro Sperimentale” nelle due sale disponibili e in Piazza del popolo.

L’edizione di quest’anno ha reso omaggio a Roberto Rossellini, con “Sguardi russi” ha esplorato la cinematografia contemporanea russa, ha riconfermato “Satellite” che ha dato spazio a 18 opere di produzione audiovisiva italiana a bassissimo budget, extra-formato e extra-industriali e con “Il muro del suono” dopo il festival, cinque serate a Palazzo Gradari di musica e immagini.

Tra gli ospiti di questo festival ci sono stati: Nicolas Rey, Pedro Aguilera, Ado Arieta, João Botelho, Renzo Rossellini, Jasmine Trinca.

Le opere presentate in concorso erano tutte molto valide, provenivano da diverse parti del mondo, alcune trattavano importanti temi culturali e sociali, per decidere ci siamo riuniti un paio di volte per discutere con il nostro coordinatore Rinaldo Censi, in queste riunioni abbiamo discusso dei film, esposto il nostro punto di vista, non è stato facile raggiungere un verdetto comune dato che eravamo in dieci e tutti con opinioni e gusti molto diversi, ma alla fine abbiamo scelto: ‘Sexy Durga’ le nostre motivazioni sono state:

Per il coraggio con il quale viene analizzata e criticata la società patriarcale indiana e la condizione femminile. Per lo sguardo innovativo con cui viene messa in scena l’odissea adrenalinica di una coppia persa nella notte. Per l’audacia con cui è costruita la tensione narrativa che tiene incollato lo spettatore allo schermo ponendogli numerose domande, a cui dovrà rispondere attraverso un’analisi introspettiva.”

Il film ha anche ottenuto una menzione speciale da parte della prestigiosa “Giuria internazionale” composta dal cineasta portoghese João Botelho, dal regista e direttore della fotografia italiano Mario Brenta e dall’attrice Valentina Carnelutti.

È stata una bellissima esperienza che raccomando a tutti gli appassionati di cinema che sono interessati a un nuovo sguardo sul cinema ma, anche a divertirsi e a incontrare gli altri perchè come Ryszard Kapuściński scrive in ‘L’altro’:

Tanto più che l’altro è lo specchio nel quale ci guardiamo o nel quale veniamo guardati: uno specchio che ci smaschera e ci denuda e del quale facciamo volentieri a meno.”[2]

Il cinema è anche partecipazione e condivisione, l’esperienza cinematografica non si esaurisce con la fine della proiezione, il vero cinema ti resta dentro, ti apre gli occhi, è una finestra sul mondo che ti fa osservare le cose da altri punti di vista, ti fa pensare.

[1]Fonte: Presskit dai materiali per la stampa dal sito ufficiale della mostra: http://www.pesarofilmfest.it/cartella-stampa-presskit?lang=it

[2]Kapuściński Ryszard, ‘L’altro’, Milano, Feltrinelli, quarta edizione aprile 2015, p. 72.

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Fano Jazz By The Sea 25° edizione: attività online firmate CPO

settembre 14, 2017 by

Il 2017 è stato l’anno della 25° edizione di Fano Jazz By The Sea, il festival musicale che ogni estate porta nella città i più grandi musicisti jazz del panorama italiano e internazionale. Tranne che per una sfortunata serata in cui una bufera di pioggia e vento ha colpito la Rocca Malatestiana, la manifestazione è stata un successo senza precedenti, grazie all’infaticabile staff di Fano Jazz Network.

L’attività promozionale del festival è stata costante e, sulla scia degli anni scorsi (QUI il resoconto dell’edizione 2016), a celebrare le Nozze d’Argento tra Fano e il Jazz By The Sea sono stati anche gli studenti del corso di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, grazie all’ormai consolidata collaborazione tra l’università e Fano Jazz Network.

Oltre 10 sono stati i gruppi di studenti che hanno presentato le loro proposte per la campagna di comunicazione della 25° edizione di Fano Jazz By The Sea, di cui soltanto uno vincitore, formato da noi due: Andrea Careddu e Mariachiara Montebello.

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La nostra proposta

Il modo migliore per raccontare la nostra esperienza è partire da ciò che abbiamo proposto. La nostra campagna non è stata particolarmente innovativa: abbiamo cercato di andare incontro alle esigenze del cliente, proponendo contenuti che fossero in linea con un’edizione elegante e abbastanza sobria come la numero 25.

La proposta da noi avanzata è stata piuttosto fortemente basata su un attento studio dei festival concorrenti, dei contenuti che per loro sono stati più performanti, della quantità di pubblicazioni da proporre, senza perdere di vista le tendenze dei social media. Tendenze che, inevitabilmente, portano sempre più verso i contenuti visuali, dunque immagini e video.

Abbiamo perciò proposto una campagna storica che ha ripercorso le edizioni del festival dal 1993 ad oggi: 24 tappe di un viaggio raccontato con cadenza regolare per accompagnare il pubblico sino a quest’anno: la 25° edizione di Fano Jazz By The Sea.

Il Festival

Non è mai semplice essere parte di un gruppo di lavoro. Non è facile essere parte di un gruppo di lavoro che si forma da zero, è ancora meno semplice integrarsi nei meccanismi di un gruppo di lavoro già consolidato. Nonostante qualche difficoltà iniziale, abbiamo imparato giorno dopo giorno a relazionarci al meglio con lo staff di Fano Jazz Network, e dopo poco tempo siamo stati in grado di renderci praticamente autonomi nella creazione, nella gestione e nella pubblicazione dei contenuti.

Un festival del genere deve essere comunicato abbondantemente durante il suo svolgimento, senza però esagerare. Perciò abbiamo cercato di utilizzare al massimo le piattaforme più adatte ai contenuti visuali: Facebook (soprattutto video e video in Diretta) e Instagram (anche qui video e, nonostante il loro essere temporanee possa scoraggiare, Instagram Stories).

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Il tutto, ovviamente, con la giusta dose di divertimento e godimento del festival, e delle decine di artisti di grande spessore che si sono alternati tra le varie location di Fano Jazz By The Sea 2017.

Risultati: qualche numero

Lavoro non è solo impegno, serenità e divertimento. Lavoro è anche – giustamente – il risultato che lo stesso lavoro porta. Perciò ecco, in conclusione della nostra esperienza, qualche dato sulle performance dei social durante i giorni del Festival. Una premessa è d’obbligo: non tutti i post pubblicati durante la manifestazione sono stati una nostra idea, visto che i post da noi proposti, prima e durante il festival, si sono dovuti integrare con una programmazione preesistente e indipendente dalla collaborazione tra Fano Jazz Network e CPO.

Su Facebook abbiamo avuto una copertura ottima, con oltre 260 mila persone raggiunte. I 126 post sono stati condivisi in media 3 volte con 23 apprezzamenti/reactions. L’engagement è stato dell’1,28%. Il contenuto più performante è stato il video timelapse del riempimento della Rocca Malatestiana in occasione del concerto di apertura del festival, di Michael Nyman, il 23 luglio.

Su Instagram le performance sono state qualitativamente superiori. Oltre 22 mila persone raggiunte, media di 40 like per post, engagement del 8,79%. Anche su Instagram, i contenuti più performanti sono video.

Risultati che rispecchiano quelli raggiunti in termini di vendita dei biglietti, di partecipazione del pubblico alle attività del Jazz Village, e, soprattutto di entusiasmo, ingrediente essenziale per assicurare il futuro di un festival che cresce e si rinnova di anno in anno e che non vede l’ora di stupire ancora il suo pubblico nella prossima edizione 2018.


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