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PREMIO SOCIALLY CORRECT – IL FRUTTO DI CREDERE IN SÉ STESSI

luglio 15, 2019

“Ragazzi non ci crederete, ma avete vinto!”
Certe notizie arrivano quando meno te lo aspetti.
E in quell’istante ci scorrevano davanti agli occhi tutte le pagine dei libri studiati, le ore di lezione, le 3 di notte a disegnare bozze per lo storyboard pur non avendo mai fatto illustrazioni, l’adrenalina e l’ansia di consegnare il pacco alle poste prima della scadenza, i brain storming e gli uragani di idee in cui ci siamo immersi a capofitto negli ultimi mesi.

Ebbene, in occasione del Festival dei 2mondi di Spoleto, il 12 Luglio abbiamo dato onore ai nostri sacrifici e reso dignità alla nostra passione.
La soddisfazione nei nostri occhi, quel giorno, raccontava tutto questo, con la voce che tremava come l’incertezza se quello fosse o meno un sogno.

Tutto questo grazie all’associazione Paolo Ettorre – Socially Correct, che da anni porta avanti la vocazione di un uomo che si è distinto nel mondo della pubblicità per il suo spessore culturale, la sua infinita curiosità e il forte interesse per i problemi che riguardano la società.

Alessandro Bongermino (Art Director) e Chiara Fasolino (Copywriter) insieme al Prof. Marco Livi il giorno della premiazione a Spoleto

L’ASSOCIAZIONE PAOLO ETTORRE – SOCIALLY CORRECT

Ad oggi, la famiglia Ettorre e l’agenzia Saatchi & Saatchi in Italia si fanno portavoce di questa empatia, che è la virtù, il valore-garanzia per instaurare un contatto con il pubblico e creare una relazione fondata sulle emozioni, il coinvolgimento della mente e dell’animo. Per essere ricordati oltre il tempo di uno spot e i confini di una campagna.
È importante riconoscere come un’agenzia-icona dell’Advertising, riconosciuta tra le più importanti a livello mondiale, si faccia patrocinatrice di un’iniziativa meritocratica, che premia giovani in tutta Italia per la realizzazione concreta di progetti, permettendo loro di inserirsi – ancora nel corso della loro carriera universitaria – all’interno di un’importante realtà lavorativa, dando loro la possibilità di far parte di un team di esperti, di acquisire esperienza e dare il meglio di se stessi nel concretizzare una passione.

L’UNIVERSITA’ DI URBINO CARLO BO E “CPO”

Sin dal primo giorno in cui ci è stato comunicato il concorso, io e Alessandro Bongermino ci siamo detti “lo facciamo?” e ci siamo lanciati a capofitto in questa sfida, una scelta dettata dall’impulso legato alla consapevolezza che entrambi avevamo le basi giuste per poter gareggiare dignitosamente.
Studiare all’Università di Urbino Carlo Bo e in particolare far parte del Corso di Laurea in “Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni” (CPO) è stato un grande aiuto per crescere a livello formativo e come individui della società di cui siamo parte e del mondo che abitiamo. Ogni lezione seguita non è mai stata una semplice e passiva lezione frontale, ma un’occasione di dibattito, di messa in gioco delle nostre capacità critiche e delle nostre abilità pratiche, dai corsi più teorici ai laboratori.
La competenza di professori sociologi ed esperti di marketing e comunicazione e la componente attiva di ciascun corso ci hanno permesso di acquisire una maggiore cultura e sensibilità, nonché di allargare i confini della nostra mente, senza forzarci a schemi di pensiero ma insegnandoci ad avere una visione delle cose che si alimenta di più prospettive.
Sono queste le basi che più conserviamo per la futura carriera di creativi a cui aspiriamo; sono le fondamenta in cui confidiamo per generare mondi e connessioni tra mondi nella nostra mente e originare qualcosa di nuovo e di realmente utile.
Io e Alessandro – in qualità di copywriter e art director – non abbiamo mai scisso i nostri ruoli, ma abbiamo lavorato in sincronia e sintonia, fondendo pensieri visivi e verbali, cercando di arrivare a comunicare un messaggio che fosse coerente dal punto di vista dello sguardo e della lettura perché potesse essere di impatto, qualcosa su cui ci si sofferma a riflettere.

IL NOSTRO PROGETTO

La nostra proposta di campagna, in linea con il brief e gli obiettivi del concorso, mira a sensibilizzare gli individui sulle conseguenze che il gioco d’azzardo comporta nella vita sociale e familiare.
Alla luce delle conoscenze acquisite attraverso lo studio, abbiamo voluto far leva su un insight che esiste da sempre nella vita delle persone: il bisogno di appartenenze, di legami con gli altri, del senso di “casa”, che è cruciale in ogni individuo, al pari del suo bisogno di differenziazione. Alla luce di ciò, abbiamo voluto evidenziare il modo in cui la dipendenza da gioco d’azzardo porta l’individuo ad auto-escludersi dai rapporti familiari, dalle relazioni sociali e ad estraniarsi dalla realtà, ritrovandosi così solo e privo di tutto ciò che gli è caro.
Con l’avanzare dei mesi, abbiamo scavato a fondo questa problematica e ci siamo avvicinati sensibilmente al tema, dapprima ignari di tutte le conseguenze del disturbo da gioco d’azzardo e di quanto quest’ultimo possa essere considerato pari a qualsiasi altra dipendenza da sostanze o da alcool. È una tematica che abbiamo fatto nostra e forse questa è stata una delle prime ragioni per cui, dopo esserci informati e aver fatto un’analisi accurata, in un secondo momento non riuscivamo a smettere di produrre idee.
La nostra mente lavorava a 500 km/h e con il costante supporto del professor Livi siamo riusciti a darci un freno, a fare una selezione delle proposte più efficaci per poter poi dar vita a un progetto coerente nelle sue parti.

Avremmo potuto concentrarci su svariati tipi di gioco d’azzardo, ma abbiamo preferito tra tutti il gratta e vinci, perché il più acquistato, accessibile e dalla presunta possibilità di vincita immediata. Assicurato minimo sforzo, illusorio massimo risultato.
Abbiamo voluto così rappresentare la maniera in cui un gesto apparentemente banale e semplice, come il grattare con una monetina un gioco a premi, presenti in realtà forti ripercussioni a livello sociale, economico e psichico.
Abbiamo deciso di puntare ad un visual più forte di simboli, in contrapposizione ad un headline più semplice, chiaro, immediato, rispettando un tono di voce istituzionale, che fosse severo ma al tempo stesso morbido, perché potesse fungere da sincera avvertenza e consiglio, da presa di coscienza della realtà per chi si sente chiamato in causa, piuttosto che da accusa o attacco offensivo.
L’immagine rappresenta un’istantanea di una famiglia nel giardino di casa: la donna/moglie, il bambino/figlio e la casa nella foto risultano “grattati” come i simboli di una comune schedina; sotto le figure grattate, compare la scritta “non hai vinto ritenta”, a simboleggiare che il soggetto, mentre spende il suo tempo a giocare, sta perdendo quanto ha di più prezioso.

Alessandro e Chiara alla consegna del premio Socially Correct

L’AZZARDOPATIA

Come la dottoressa Mainolfi – dirigente Comunicazione del Ministero della Salute – e gli altri esperti psicoanalisti hanno discusso nel dibattito tenutosi in occasione della premiazione, i numeri da sempre fanno parte della vita dell’uomo. Si interpellano i numeri per cercare di dare un ordine dall’esterno al disordine che l’uomo prova all’interno. Da che esiste la cultura e le società, esistono i numeri. Si scandiscono i giorni della settimana, si scandisce il tempo, si definiscono le stagioni e si gioca coi numeri, tentando “la sorte”. Tentando di dare un senso a ciò che non ha senso. Per ricevere un bagliore di luce lì dove tutto appare oscuro.
Da che esistiamo, cerchiamo stratagemmi per trovare risposte a enigmi impossibili da risolvere. E ci convinciamo di tali risposte. Ci affidiamo al caso, alla fede, alla fortuna. Ci ossessioniamo quando c’è qualcosa in noi che vacilla, e cerchiamo di trovare un equilibrio, di riassestarci, di tappare buchi. Diventiamo dipendenti, al punto da non saper più trovare il controllo da soli, ricercandolo in qualcosa al di fuori di noi.

Ecco che una campagna Socially Correct come questa sull’azzardopatia intende riportare alla realtà chi ne soffre, a una realtà che gli si sta sgretolando tra le mani, al di fuori della coscienza e della razionalità.
È una campagna che intende far luce su questa coscienza attraverso precise parole incisive e immagini che attraversino lo sguardo per arrivare direttamente all’animo, modificando disposizioni mentali e comportamenti durativi nel tempo. Questo è il lato più umano della pubblicità, che, se riesce nel suo obiettivo, può fare del bene al mondo.

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DATA di Urbino: quando la comunicazione non convenzionale è firmata CPO

ottobre 6, 2016

data-foto-presentazioneNon solo uno spazio per ospitare mostre, concerti e conferenze. La Data di Urbino è soprattutto uno spazio di aggregazione e sperimentazione aperto ai cittadini urbinati e a tutti gli studenti dell’Università di Urbino Carlo Bo. Per promuovere la riapertura del centro e l’inaugurazione della lunga serie di eventi che ha avuto luogo tra il 23 Maggio e il 28 Maggio, agli studenti del corso CPO è stata richiesta l’elaborazione di una campagna di comunicazione non convenzionale. Abbiamo intervistato il gruppo di lavoro formato da Michela Faedda, Marc Fàbregas, Miranda Riva, Maria Elena Sardina e Stefano Usai per parlarci del loro progetto.

– Partiamo proprio dalla Data: che cos’è e che tipo di eventi erano presenti in programma?
«Ciò che oggi viene chiamato DATA, un tempo erano delle antiche stalle ducali del Duca da Montefeltro a Urbino. Prima di procedere con l’ideazione della campagna, abbiamo incontrato l’architetto che si è occupato della ristrutturazione dell’edificio e ci ha illustrato come l’edificio fosse stato riqualificato. Gli eventi presenti in programma durante la settimana di riapertura sono stati tanti e diversi: tavole rotonde con imprenditori, professori e innovatori, concerti di musica jazz, workshop e conferenze» – risponde Michela Faedda.

– Qual è stata la vostra idea per promuovere la Data?

data-proposta«La campagna non convenzionale era basata sulla distribuzione di un origami a forma di aquilone, simbolo e oggetto ricorrente nella storia di Urbino». – ci spiega Maria Elena Sardina –  «L’origami rappresenta sia un piccolo dono simbolico, sia i concetti di arte e design che sono argomenti strettamente connessi con  lo spazio Data. Aprendo l’origami ci si trovava di fronte ad un bigliettino che informava della riapertura di questo centro».

– Il vostro gruppo aveva una composizione molto eterogenea, comprendendo studenti del primo anno, un laureando e uno studente Erasmus. Questo si è rivelato un punto di forza o un aspetto problematico?
«
Avere nel nostro team Stefano che aveva già partecipato ad altri progetti ci ha permesso di superare i nostri limiti dovuti all’inesperienza e a capire come procedere per trovare  una soluzione efficace nella stesura del progetto» – ci racconta Miranda Riva – «Tra noi del primo c’erano comunque persone che erano dotate di competenze specifiche come Maria Elena che è ben preparata in grafica mentre altri erano più esperti nella organizzazione di eventi.. Alla fine questo si è rivelato senza dubbio un dubbio di forza perché siamo riusciti a lavorare sinergicamente amalgamando le diverse competenze. Il risultato è stato un lavoro semplice ma originale».

– Quali sono stati i risultati raggiunti dalla vostra campagna?

«Essendoci occupati di tutte le fasi della campagna, dalla progettazione alla distribuzione degli origami, abbiamo riscontrato reazioni molto positive in chi ha ricevuto il particolare invito.origami-aquilone Durante  gli eventi presenti alla Data abbiamo riscontrato un’alta presenza sia di studenti che di urbinati, il nostro principale obiettivo. Siamo stati inoltre molto contenti nel vedere che anche la stampa e le televisioni hanno parlato di noi, tra cui “Il messaggero” e il tg regionale di Rai3. E’ stata una esperienza molto utile e credo di parlare a nome di tutti nel ringraziare la professoressa Mazzoli per averci concesso questa opportunità» – conclude Michela Faedda.


Il tirocinio? In Erasmus: l’esperienza di Gabriele Infosino

settembre 1, 2016

Infosino spagnaAttraverso il programma Erasmus+ traineeship è possibile svolgere  il tirocinio curriculare previsto nel piano di studi in giro per l’Europa. In attesa del bando ufficiale, che con ogni probabilità sarà pubblicato tra Settembre e Ottobre, riportiamo l’esperienza di un laureato CPO che ha svolto il proprio periodo di stage a Madrid.

– Gabriele, raccontaci perché hai scelto di svolgere lo stage lontano da casa.

«Avevo già svolto il mio primo Erasmus a Parigi alla triennale. Parigi e l’esperienza Erasmus sono diventati il trampolino di lancio verso nuove possibilità, nuove idee, nuove scoperte. Quello che prima avevo limitato ai confini nazionali adesso non ha più confini, mi sento cittadino del mondo e so di avere la possibilità di giocarmi carte nuove in giro per il mondo, mentre alcuni anni fa non riuscivo a vedere oltre la mia terra e la mia gente, oltre la mentalità italiana.

Madrid è stata una scoperta felicissima: l’avevo visitata da turista, ma viverla è tutta un’altra cosa! Una città frizzante, dinamica, calda e accogliente. Ogni angolo è una sorpresa, ogni quartiere vive di vita propria e il calore dei suoi abitanti e delle sue luci scalda il cuore fino a tarda notte. Madrid è insieme a Barcellona il motore economico e culturale di una Spagna in forte ripresa, tante imprese e start up (anche italiane) stanno investendo in questa metropoli, e bisogna saper cogliere al volo le opportunità di crescita di una città così dinamica e affascinante».

– In che tipo di azienda hai svolto lo stage e di che cosa ti occupavi?

«Ho lavorato per Spotahome, start up che si occupa di affitti online di stanze e appartamenti a medio/lungo termine, una delle 15 migliori start up spagnole del 2015. Mi occupavo delle strategie di Marketing e del Marketing operativo dell’impresa: in una start up le condizioni di lavoro e mercato cambiano repentinamente e stare al passo è complesso e stimolante. Nel corso del mio stage ho anche seguito l’evoluzione di alcuni progetti di implementazione dell’azienda e collaborato alla selezione del personale di lingua italiana».

– Hai notato delle differenze da parte dell’azienda ospitante nel modo di considerare gli stagisti come una risorsa?

spotahome«Assolutamente sì: gli stagisti non sono veri stagisti, sono delle risorse per l’impresa che li “ospita”. Formare il personale, inserirlo nelle dinamiche lavorative e produttive richiede risorse economiche e di tempo, ed è naturale che questo percorso porti all’assunzione dello stagista da parte dell’azienda ospitante: in Spagna questa mentalità è chiara, le persone valide vengono assunte e fatte crescere, gli italiani sono molto apprezzati per il loro ordine, la loro creatività e la loro capacità di adattarsi a culture e ambienti differenti.

Purtroppo non vedo ancora in Italia una coscienza simile: c’è molta diffidenza, chi ha le competenze tende a non condividerle con gli stagisti, ci si fida poco di chi ha poca esperienza lavorativa e tanto entusiasmo… e il rischio è che l’entusiasmo vada scemando e l’esperienza non si sviluppi mai!».

– Quali sono state le difficoltà più grandi che hai incontrato e come le hai risolte?

«Come detto una start up è un ambiente in continuo cambiamento: le difficoltà si incontrano ogni giorno e ogni giorno si è chiamati ad attingere alla creatività per realizzare gli obiettivi dell’azienda. Il rovescio della medaglia è il rischio di stravolgerli proprio per un eccesso di creatività, ma la bellezza di una sfida come questa sta proprio nel percorso di crescita che ti offre, nella quotidiana possibilità di confronto con mentalità, caratteri e culture diverse e provenienti da tutto il mondo. Mettersi in discussione e in gioco ogni giorno».

– Questo tipo di esperienza ti ha aiutato a velocizzare i tuoi tempi di studio?

«Sicuramente. Ho sviluppato metodo e rapidità, i piccoli dettagli fanno la differenza: è bastato continuare a mantenere la buona (e noiosa!) abitudine della sveglia la mattina presto e di sfruttare tutto il tempo a disposizione nel migliore modo possibile, soprattutto per lo studio, sebbene non abbia mai amato trascorrere il mio tempo fra i libri!

È ovvio che un’esperienza in cui puoi mettere a frutto tutto quello che hai imparato negli anni di studio è uno stimolo molto potente e questo ha sicuramente contribuito a mettermi fretta e concludere il mio percorso di studi alla prima occasione utile».

Le opportunità CPO: Marco Tartaglini, stagista presso FIAM Italia

agosto 25, 2016

marco tartagliniCome comunicare “la cultura del bello” attraverso la comunicazione e il digital marketing? Questa la sfida proposta da FIAM Italia agli studenti CPO all’interno del corso di Comunicazione d’Impresa.  A parlarcene è Marco Tartaglini, studente del secondo anno che insieme al suo gruppo ha presentato il progetto migliore ed è stato selezionato per uno stage.

-Marco, presentaci brevemente l’azienda e di cosa si occupa.
«FIAM Italia è un’azienda che da oltre 40 anni rappresenta il Made in Italy nel mondo attraverso la sua produzione di complementi d’arredo disegnati dai più prestigiosi designer di fama internazionale. Il prestigio dell’azienda non risiede solo nella collaborazione con questi ultimi, ma nell’aver rivoluzionato la lavorazione del vetro. Il suo prodotto di punta è la poltrona Ghost disegnata da Cini Boeri, una poltrona che ha confermato il successo dell’azienda e che nel 2017 compirà 30 anni».

– Chi erano i tuoi compagni di team? Come ti sei unito a loro? Vi siete scelti reciprocamente in base alle vostre competenze?
«Io e i membri del mio team (Martina Battazzi, Giulia Pellizzer, Fabrizio Perra e Chiara Tampieri) ci siamo scelti reciprocamente decidendo di unire le nostre diverse competenze in modo da completare il lavoro nel miglior modo possibile. Non c’è stata una vera e propria divisione dei compiti, ma abbiamo collaborato strettamente su qualsiasi aspetto del progetto».

– Quali erano gli obiettivi del contest? E qual è stato l’elemento che vi ha fatto vincere sugli altri gruppi?
«L’obiettivo del contest era principalmente quello di aumentare la brand awareness di FIAM attraverso la comunicazione online e offline e promuovendo la sua produzione interamente Made in Italy. L’attenzione alle richieste dell’azienda, l’effettiva realizzabilità del progetto e una buona dose di creatività nell’elaborazione della strategia sono stati i punti di forza del nostro lavoro. Credo proprio che sia questo ciò che ci ha consentito di prevalere sugli altri due team, perché anche loro hanno comunque portato a termine dei lavori qualitativamente elevati. Successivamente c’è stata una selezione tramite colloquio e sono stato scelto io per svolgere il tirocinio all’interno dell’azienda».

– Di cosa ti occupi all’interno del tirocinio?
«Mi occupo principalmente di marketing con particolare attenzione al mondo digital. Ho elaborato il mio primo vero social media plan, effettuato analisi sulla comunicazione e sulle politiche di pricing attuate dalla concorrenza, studiato come il brand FIAM viene comunicato dai rivenditori e svolto ricerche di mercato».

– Cosa vuol dire lavorare per un luxury brand?
«Doversi confrontare con una realtà tanto piccola quanto grande e importante richiede uno studio cosciente dell’intero settore in quanto le dinamiche del mercato del lusso sono molto diverse rispetto a quelle degli altri mercati».

– Il prossimo lavoro o stage? Rimarresti nello stesso ruolo, nello stesso settore oppure vorresti fare una cosa completamente diversa?
«Sono sempre stato appassionato di marketing e il mio obiettivo è proprio quello di specializzarmi nel marketing strategico. Ad ora mi è stato proposto di continuare il mio tirocinio all’interno di FIAM e sono entusiasta di questa opportunità. Ringrazio il corso CPO e in particolar modo la professoressa Lella Mazzoli per aver reso possibile questa mia fantastica esperienza da cui posso ritenermi cresciuto sia professionalmente che personalmente».

Le opportunità CPO: il business game e stage con McDonald’s Italia

agosto 18, 2016

barbara bezziPesaro, 2 Novembre 2015: all’interno del corso di Comunicazione d’Impresa della professoressa Mazzoli c’è una lezione un po’ speciale. Alla cattedra la dottoressa Elisa Gennari, Consumer Insight Manager di McDonald’s Italia, presenta l’azienda e sottopone agli studenti il brief per un business game. Il premio per il vincitore? Uno stage retribuito negli uffici marketing di Mc Donald’s ad Assago (MI). Dopo tre mesi di studio e progettazione, la presentazione dei lavori e la vittoria a pari merito di due gruppi, a essere selezionata come stagista è Barbara Bezzi, studentessa al secondo anno di corso di CPO.

-Barbara, parliamo innanzitutto del business game. Come hai vissuto questa sfida e cosa era richiesto da brief? 

«Non appena è stato presentato il progetto, ho subito deciso che avrei partecipato con tutte le mie forze: tra i tre progetti con le aziende all’interno del corso di Comunicazione d’Impresa, questo mi è sembrato subito il più interessante e stimolante. Tutto era incentrato sulla comunicazione del nuovo Servizio al Tavolo, una vera sfida per McDonald’s da sempre considerato leader nel settore dei fast food. L’obiettivo era duplice: da una parte sensibilizzare ed energizzare i dipendenti McDonald’s ad offrire il miglior servizio, dall’ altra comunicare ai clienti l’avvenuto cambiamento.

Il nostro lavoro di ricerca è durato circa 3 mesi nei quali abbiamo affiancato le nostre conoscenze teoriche all’osservazione partecipata in alcuni ristoranti McDonald’s. Abbiamo poi restituito il brief alla presenza della dott.ssa Elisa Gennari e della dott.ssa Valentina Fossa (Corporate & Staff HR Manager)».

-Come è avvenuta successivamente la selezione dei vincitori?

«Le responsabili di McDonald’s insieme con la prof.ssa Mazzoli e la prof.ssa Antonioni hanno selezionato il gruppo che a loro avviso aveva svolto il lavoro migliore. In realtà i gruppi vincitori sono stati due, dai quali sono stati selezionati 4 candidati per svolgere un colloquio individuale con le responsabili McDonald’s . Ci tengo a precisare che non si è trattato di un vero e proprio colloquio di lavoro, ma piuttosto di una chiacchierata informale sul nostro percorso accademico, sulle nostre ambizioni, ma soprattutto riguardante il lavoro svolto per il progetto e sulle dinamiche all’interno del gruppo. Dopo circa 2 settimane abbiamo ricevuto il verdetto tramite mail».

-Qual è stato il tuo primo impatto all’interno dello stage?

«Devo dire che l’emozione di essere stata scelta per questo tirocinio è stata enorme, è subito subentrata la paura di non essere all’altezza. Ma questa mia incertezza è stata cancellata nel momento in cui ho varcato le porte degli uffici di Assago. Sono stata accolta in un’ambiente dinamico, energico e estremamente accogliente. Con mia grande sorpresa tutti si sono dimostrati pronti a spiegarmi le dinamiche aziendali, a rispondere alle mie costanti domande, ad aiutarmi qualora avessi bisogno. Devo ringraziare in particolare la mia tutor Layla che mi ha subito fatta sentire parte della squadra e che non smette mai di mettermi davanti a nuove sfide».

-Di cosa ti occupi precisamente?

«Il mio tirocinio si svolge nell’area food & marketing, in particolare sto affiancando la tutor aziendale nello sviluppo delle attività di marketing legate al mondo McCafé e Colazione: dall’analisi del contesto allo sviluppo dei materiali di comunicazione. Ho modo di interfacciarmi quotidianamente con l’agenzia che segue McDonald’s  e di valutare con loro le strategie di comunicazione migliori per il lancio dei nuovi prodotti. Nello specifico mi occupo dello sviluppo dei brief sui nuovi materiali di comunicazione in lancio da sottoporre all’agenzia, supporto agli scatti dei nuovi prodotti, dello sviluppo del packaging, dell’aggiornamento delle sezioni del sito internet e dell’app istituzionale, del supporto allo sviluppo di alcune attività promozionali. Inoltre mi occupo anche della reportistica riguardante le vendita dei prodotti; questa parte invece è quella che mi ha messo più alla prova dato che non faceva parte del mio bagaglio di competenze pregresse».

-Il prossimo lavoro o stage? Rimarresti nello stesso ruolo, nello stesso settore oppure vorresti provare una esperienza completamente diversa?

«Diciamo che ancora non ho le idee ben chiare, questi 6 mesi di stage stanno volando e ci sono ancora tante cose che voglio imparare e sperimentare in azienda. Mi sono sempre vista a lavorare in un’agenzia di comunicazione questa esperienza mi sta pian piano aprendo gli occhi su un mondo che non conoscevo e che sto scoprendo giorno per giorno, mettendomi in gioco e impegnandomi al massimo. Il settore marketing mi affascina molto e il dinamismo di un’azienda come McDonald’s è davvero stimolante, quindi questo è sicuramente un percorso che non mi sento di scartare. Non so cosa mi riserverà il futuro, per ora mi godo questo bel presente».

 

Rossini Opera Festival: il contributo di IMP e CPO

agosto 4, 2016

rofQuattro opere, quattro teatri, sette concerti. Questi i numeri del Rossini Opera Festival, manifestazione teatrale e musicale dedicata al celebre compositore che si svolgerà a Pesaro dall’8 al 20 Agosto 2016. “Dietro le quinte”, ad occuparsi della comunicazione e della promozione del festival c’è anche il lavoro del Prof. Marco Livi e dei suoi studenti di Costruzione del Messaggio Pubblicitario: non solo studenti di magistrale CPO, ma anche universitari della triennale IMP a indirizzo pubblicitario.

In particolare, un gruppo di studenti è stato selezionato per supportare il prof. Livi, direttore creativo, nella comunicazione di un’opera in programma, “Il viaggio a Reims”. Anna Egidio, Giulia Gattuso, Giulia Pellizzer  e Fabrizio Perra ci raccontano cosa si prova nel contribuire alla comunicazione del ROF: «Il nostro progetto nasce dalla proposta di comunicazione realizzata per superare l’esame di Costruzione Messaggio Pubblicitario. Il professore Marco Livi era rimasto molto soddisfatto del lavoro svolto, ma non pensavamo di finire a curare parte della comunicazione online di un’istituzione così importante come il Rossini Opera Festival. 1024px-Teatro_Rossini_01La sfida di questo progetto è sicuramente il periodo in cui si svolge, sia per noi che per il pubblico che tentiamo di raggiungere attraverso la sponsorizzazione Facebook. Per noi perché i tempi sono stretti ed essendo, da buoni fuori sede, tornati a casa, lavoriamo in questa fase a centinaia di chilometri l’uno dall’altro. Per il pubblico perché dobbiamo convincerlo che, il 12 Agosto alle 11.00, il suo unico desiderio sarà quello di collegarsi alla diretta streaming de Il Viaggio a Reims. Quest’opera è molto importante all’interno del festival perché segna la fine del percorso dei giovani cantanti all’interno dell’Accademia Rossiniana ed è stata già negli anni precedenti il trampolino di lancio verso la fama internazionale dei suoi interpreti. Un fatto come questo non è passato inosservato al gruppo che, con l’aiuto del professor Livi, l’ha usato come insight e come chiave di lettura di una campagna che al momento sta dando buoni risultati».13686761_1104047362966325_8319343025582151553_n

Durante l’intera durata della rassegna, nella pagina Facebook ufficialedell’organizzazione saranno pubblicati in rotazione i contenuti migliori realizzati dagli altri studenti di Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni e di Informazione, Media e Pubblicità. Per un Opera Festival di qualità.

DistrAction: presentato il video contest sulla sicurezza stradale

giugno 10, 2016

Hisilicon Balong

Interviste, spot e brevi filmati per una campagna di sensibilizzazione sociale sul fenomeno della disattenzione stradale. Il video contest DistrAction, promosso dall’assessorato alla Sostenibilità e dal nostro Dipartimento (Discui) è stato presentato l’8 giugno alla stampa nella Sala Rossa del Comune di Pesaro. Hanno preso parte alla conferenza l’assessore alla Sostenibilità Rito Briglia, il mobility manager Thomas Flenghi e per l’Università di Urbino, la Prof.ssa Roberta Bartoletti e una studentessa del corso in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni.

Il progetto vede il corso CPO coinvolto da molto vicino. Innanzitutto per l’attività di ricerca, coordinata dalla stessa professoressa Bartoletti e condotta da Francesco Sacchetti e Alessandro Fiori (a capo anche della direzione creativa e delle strategie di engagement). Ma anche per il social media management a cui collaborano cinque dei suoi studenti e per la partecipazione di nove gruppi CPO che infoltiranno la schiera di coloro che si daranno battaglia per girare il video più efficace.

Perché realizzare una campagna di sicurezza stradale proprio sulla disattenzione? Nelle Marche la distrazione è la prima causa di incidenti nelle strade extraurbane e tra le prime tre nelle strade urbane, colpendo prevalentemente i giovani tra i 18 e i 29 anni. Il punto di partenza per una riflessione sul tema è offerto dal risultato dei quattro focus group realizzati a Pesaro con studenti universitari. Le pratiche che portano alla disattenzione? Fare più cose contemporaneamente, l’utilizzo dello smartphone (anche per i pedoni) e dare ascolto agli amici mentre si è alla guida. Oppure, sottostimare i pericoli e le insidie che possono derivare dalla guida di un mezzo, anche da uno dei più semplici come la bicicletta.

Questi e altri spunti saranno utilizzati all’interno dei video che partecipano al contest, che prevede come premio finale un mese di ospitalità per quattro vincitori presso i servizi del Comune di Pesaro e dell’Agenzia per l’innovazione. Al concorso possono partecipare studenti universitari residenti a Pesaro e iscritti in qualsiasi ateneo italiano o studenti iscritti a corsi universitari con sede a Pesaro. Possono essere presentati uno o due video, fiction o documentari, finalizzati a sensibilizzare alla sicurezza stradale e agli effetti negativi di una guida disattenta. La scadenza del concorso è fissata per il 5 ottobre 2016. Per tutte le informazioni potete seguirci su www.facebook.com/distractionpesaro e sulla pagina web www.pesaromobilita.it/index.php?id=17175
gruppo distraction
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LAUREATI CPO AL LAVORO: Alberto Lo Rito, Digital Analyst per Mosaicoon

ottobre 8, 2015

tuttiDa Palermo a Pesaro, da Pesaro a Palermo. Andata e ritorno, ma con due importanti “deviazioni” che prendono il nome di J. Walter Thompson Italy e H-art. Questo è il percorso universitario e lavorativo intrapreso da Alberto Lo Rito, attualmente Chief Analyst per Moisacoon. Ripercorriamo insieme in questa intervista le tappe che lo hanno portato a far parte dell’agenzia “made in Sicily” ritenuta simbolo di creatività e innovazione.

– Iniziamo dallo stage compiuto all’interno del corso CPO. Come è arrivata la proposta di svolgerlo  alla JWT, una delle più grandi agenzie pubblicitarie presenti a Milano e in tutto il mondo?

«L’esperienza in JWT, come quasi tutte le altre del resto, è arrivata quasi per caso grazie al mio coinquilino che mi ha girato l’offerta di stage. Ho subito pensato che lavorare per una grande agenzia sarebbe stata una grande opportunità! Non ho avuto dubbi e ho provato. Il colloquio con Andrea Betti, Strategic Planning Director, è andato bene e così tutto è cominciato».

– Dopo lo stage come Strategic Planner hai lavorato per loro come Data analytics consultant. Di che tipo di collaborazione si trattava?

«Spesso di dice che nelle piccole agenzie fai un po’ di tutto e nelle grandi agenzie ti specializzi solo in un ambito. Non è stato così per me in JWT, poichè al mio progetto principale hanno via via affiancato un ruolo di analisi degli account social di clienti internazionali che seguivamo. Uno studio che partiva dal dato quantitativo e attingeva da molte discipline: dalla statistica alla sociologia».

– Tra JWT e Mosaicoon c’è una breve esperienza in H- Art. Puoi parlarcene?

«Rifiutate le offerte di JWT London e Saatchi&Saatchi Milano (non senza tonnellate di immancabili dubbi) è iniziata la mia avventura in H-Art. Si tratta di un’azienda che ha saputo creare un micro-universo parallelo: H-Art è nata insieme all’incubatore di start-up H-Farm ed è un luogo di lavoro dove avviene spesso l’incontro tra
giovani menti e grandi professionisti, in un ambiente stimolante e con forti ambizioni».

– Infine Mosaicoon. Puoi parlarci di come si è evoluta la tua posizione all’interno e qual è secondo te il punto di forza dell’azienda?

«Mosaicoon per me è stata l’occasione “che non si può rifiutare”. Non solo, banalmente, per il fatto di poter tornare a casa o vivere e lavorare vicino al pausamare; ma per poter dimostrare, per primo a me stesso, cosa avevo appreso dalla mia esperienze maturate.Ho avuto modo di partire da un “Punto Zero” e collaborare alla creazione dell’intera infrastruttura dei dati all’interno dell’azienda: dall’analisi dei social e del traffico web per i clienti fino alla creazione di metriche per valutare il successo dei video on line.

Proprio perché siamo partiti da “zero” il punto di forza è stato (ed è) il fattore umano: abbiamo sempre mostrato di essere professionisti ineccepibili senza nascondere le nostre peculiarità. Questa si è rivelata la nostra marcia in più per dimostrare al mondo che Milano, Londra e Palermo possono offrire le stesse potenzialità (sebbene gli stili di vita siano decisamente diversi)!».

– Secondo te è ancora oggi difficile far comprendere ai propri clienti l’importanza di insight ricavabili da un’analisi qualitativa (come potrebbe essere ad esempio un’analisi netnografica)?

«Secondo me tutto sta nel modo di impostare il rapporto tra l’agenzia e il cliente: se il cliente riesce a riporre fiducia nel lavoro dell’agenzia grazie al supporto e alla consulenza degli Account, allora il nostro lavoro sarà estremamente facilitato e ci permetterà di far comprendere l’importanza di un dato e le sue interpretazioni.
Se il cliente invece ragiona con la mentalità del marketer, con obiettivi di brevissimo periodo e senza provare a cambiare punto di vista… la missione sarà ardua!»

– Cosa consiglieresti agli studenti CPO che vorrebbero approfondire da sè le proprie conoscenze in analisi dei dati?

«Direi che il primo passo già lo hanno fatto iscrivendosi a CPO, perché ritengo che il corso sia assolutamente iniziare all’altezza per prepararsi ad affrontare il mercato del lavoro.Per quanto riguarda la mia professione in particolare ciò che mi sento di consigliare è di non avere remori a provare, a iniziare, a viaggiare, a rischiare, a chiedere.

Con un po’ di curiosità sarà facile trovare centinaia di articoli e ricerche su quanto i dati (Big data, data scientist, etc) siano il futuro di un mondo che produce sempre più informazioni e quanto sia necessario analizzarli per capire le tattiche e le strategie da adottare».

LAUREATI CPO AL LAVORO: tra concorsi e stage, l’esperienza di Thaila Vesnaver

settembre 3, 2015

vesnaver thaila«Il Cpo mi ha aiutata a ingranare la marcia e farmi trovare sempre pronta e preparata per cogliere al volo nuovi stimoli e opportunità, grazie alla buona preparazione teorica e pratica offerta dal corso». Thaila Vesnaver, attualmente addetta alla comunicazione aziendale per Harpo SPA, ci racconta in maniera entusiasta il suo passaggio dalla sua carriera universitaria a quella lavorativa.

– Partiamo della vittoria nel contest “On the Move 2013”. Come sei venuta a conoscenza del concorso? Quale, secondo te, si è rivelata la carta vincente?

«Al CPO ricordo che eravamo quasi tutti molto attivi sul fronte dei contest, pieni di entusiasmo e con tanta voglia di imparare. Per quanto riguarda On The Move, è stata la nostra insegnante di Comunicazione Pubblica Gea Ducci a comunicarci dell’esistenza del concorso. Indetto da Pubblicità Progresso, il tema di On The Move riguarda ogni anno una questione sociale diversa. Due anni fa l’argomento era la sensibilizzazione a favore della donazione di organi. Veniva offerta la possibilità di partecipare in team o individualmente. In quel momento al CPO eravamo tutti molto occupati, perciò mi sono ritrovata da sola. Nonostante stessi partecipando a un altro contest, mi sono detta: perché non provare lo stesso? Ho partecipato scrivendo un comunicato stampa su una notizia di fantasia. Per questo lavoro è stato fondamentale il corso di Teorie e Tecniche della Narrazione tenuto dal prof. Giovanni Cattabriga che ci ha introdotto nel mondo della narrazione. Così, ho recuperato quello che avevo imparato durante le lezioni e ho provato a metterlo in pratica per il protagonista della mia storia, un fegato: personificandolo, ho favorito l’immedesimazione del lettore nella storia. La tecnica ha funzionato, e tutto ciò che ne è seguito è stato fantastico. Ho partecipato alla conferenza annuale di Pubblicità Progresso e ho parlato per la prima volta su un palco in veste professionale. Come premio ho avuto l’occasione di visitare il Parlamento Europeo insieme ai ragazzi ideatori degli altri quattro lavori vincitori e di entrare al Quirinale, dove ho conosciuto di persona l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano».

– Lo stage: parlaci della tua esperienza in Exea Web.

«In Exea ho svolto un tirocinio curriculare di quattro mesi in cui ho lavorato come Project Manager Online: mi occupavo del coordinamento delle varie figure interne, dei rapporti con il cliente e della gestione operativa dei servizi di web marketing. Penso che sia stata l’esperienza più impegnativa della mia vita ma volevo apprendere realmente un mestiere ed è quello che effettivamente mi ha dato Exea. Non è stato facile, ma ho imparato a conoscere i miei punti di forza e quelli di debolezza. Ho davvero scoperto i meandri del web marketing e credo che chiunque voglia lavorare in qualsiasi ambito nella comunicazione nel 2015, secondo me, non può non conoscerli».

– Sul tuo profilo LinkedIn citi numerose attività: puoi parlarci in particolare di Copywriting, Web Analysis e Benchmarking Research?

«Durante il mio stage in Exea dovevo tenere conto del fatto che ogni cliente aveva esigenze differenti, perciò non svolgevo le stesse attività per tutti. Per quanto riguarda il copywriting mi occupavo della stesura di articoli per blog, siti e magazine online, spaziando tra settori come la nautica, il make up, il marketing e la comunicazione, il no profit, l’arredamento. La web analysis invece è un’attività che viene svolta quasi sempre dalle agenzie di comunicazione: si tratta di leggere e interpretare i dati in modo da prendere consapevolezza non solo dei risultati, ma anche dei “bug” da risolvere. Il web marketing è un’attività che non offre garanzie, perciò è bene monitorare sempre i suoi andamenti attraverso strumenti di analisi dati. Io lavoravo principalmente con Facebook Insights per le analisi di Facebook e Google Analytics per gli accessi al sito. I report che si elaborano generalmente ogni mese, ma dipende dal tipo di attività, dalla specializzazione dell’agenzia e dalle esigenze del cliente. Infine l’attività di benchmarking riguarda l’analisi e il monitoraggio dei movimenti dei competitor: tenere sempre sott’occhio la concorrenza è essenziale per prendere spunti, per imparare dagli errori e dai successi degli altri. Maggiore è la consapevolezza del mercato, maggiore sia la probabilità di agire in maniera corretta».

– La tua carriera in Harpo. Di cosa ti occupi esattamente? All’interno di una società di questo tipo, quale strategia di comunicazione è più adatta?

«Harpo è una realtà profondamente complessa. La sede di lavoro è curiosa perché accanto agli uffici sono presenti i laboratori, la fabbrica, il magazzino e il punto vendita. Penso che questa sia una soluzione ottima per favorire la comunicazione interna che spesso in realtà così grandi e articolate rischia di essere compromessa. Harpo è una società sotto il cui nome sono raggruppate cinque divisioni che operano in quattro mercati scollegati tra loro. La nostra rete comunicativa, oltre a viaggiare tra i funzionari interni, gli agenti e i rivenditori, si sviluppa tramite l’agenzia di stampa, l’agenzia di comunicazione, lo studio grafico e lo studio di programmazione. Io gestisco la comunicazione online e in particolare mantengo i rapporti tra tutti coloro che ne sono coinvolti: strategia, pianificazione e coordinamento sono le mie mansioni principali, ma in alcuni casi sono attiva anche sul piano operativo.

 

harpo triesteCiò che maggiormente trovo stimolante – ci spiega Thaila –  è la responsabilità e l’autonomia di azione, ma ho trovato anche molto formativo il rapporto che si è instaurato con i nostri fornitori che ci aiutano a definire le strategie per le diverse divisioni. Per esempio quello della geotecnica è un mercato di nicchia che si rivolge a un target molto specializzato: parliamo di professionisti da una parte ed enti pubblici dall’altra. In seguito a un’analisi di benchmarking, abbiamo deciso di aprire il canale LinkedIn. Abbiamo appurato che avevamo a che fare con un’utenza ristretta ma di altissima qualità: in questo caso le analisi dei dati ci hanno permesso di vedere come alcuni profili siano giunti al nostro sito tramite i profili sui social network e li abbiano navigati per più di 40 minuti, visualizzando una quantità considerevole di contenuti. Non sempre un alto tempo di permanenza sul sito e un alto numero di pagine visualizzate rappresenta un dato positivo ma nel nostro caso è stato interessante vedere come i nostri messaggi siano recepiti in maniera attiva. Per sandtex pitture e verdepensile, miriamo invece a sviluppare awareness nel pubblico. Per sandtex per esempio abbiamo già cominciato a coinvolgere attivamente gli agenti, e a breve lavoreremo insieme ad alcune rivendite. Per sandtex cementi e seic invece, ambiti più settoriali, siamo partiti subito con una strategia più mirata».

Laureati CPO al lavoro: Andrea Biolcatti, da McDonald’s a We Are Social

agosto 20, 2015

wearesocialUn concorso della COLONIA di Comunicazione può rivelarsi un trampolino di lancio. Specialmente quando la campagna è commissionata da una grande azienda come McDonald’s Italia. Lo sa bene Andrea Biolcatti, neolaureato CPO che oggi lavora come writer a Milano per l’agenzia We Are Social. Ed è proprio a lui che chiediamo di raccontarci l’esperienza che gli ha permesso di “mettere la freccia” nella propria carriera.

«Il punto di svolta all’interno di CPO è stato senza dubbio il concorso per realizzare una campagna di comunicazione interna per McDonald’s, il cui premio era uno stage in azienda. Come tutti gli altri contest, ho partecipato in team e devo ringraziare i miei colleghi Giovanna Bottino, Alessandro Pedini e Giulia Fabbri per avere contribuito alla vittoria – sottolinea Andrea – Negli uffici di Mc Donald’s ad Assiago(MI) ho effettuato tre mesi di stage nell’Ufficio delle Risorse Umane e tre mesi nel dipartimento di Marketing».

Subito dopo è arrivata la laurea. Trovare un impiego è stato più difficile del previsto?

«Durante il tirocinio in molti mi avevano scoraggiato un sacco sulle opportunità di lavorare in agenzia. Fortunatamente queste voci non si sono rivelate vere, ma ciò non vuol dire che la strada sia stata in discesa. A Febbraio, quando mi sono laureato, avevo già inviato molti curriculum ma avevo ricevuto solo un’offerta da un’agenzia di Ferrara che si occupava di video pubblicitari. A dire la verità, l’idea di tornare nella mia città dopo aver fatto uno stage a Milano, capitale italiana della comunicazione, mi sembrava quasi un passo indietro. Per questo ho deciso di insistere e mi sono presentato di persona all’agenzia We Are Social. Alla fine, la perseveranza è stata premiata».

Di cosa ti occupi esattamente?

«In We Are Social ho trovato il mio ambiente ideale. L’età media di chi lavora è intorno ai 28 anni e lo trovo parecchio stimolante. Ho cominciato come community manager e writer: uno dei miei compiti consisteva nel curare gli eventi live offerti da uno dei nostri clienti. Una figura che mi piacerebbe ricoprire in futuro è quella dell’account executive: qui, a differenza di altre agenzie, la figura dell’account è meno rigida e partecipa anche alla fase creativa e di scrittura. I ritmi sono piuttosto pesanti, capita spesso di fare tardi ma è il prezzo da pagare se vuoi fare un lavoro con il quale non rischi di annoiarti».

Cosa consiglieresti agli studenti che stanno per iniziare o terminare il corso CPO?

«Secondo me la differenza in un corso di Scienze della Comunicazione la fanno la curiosità di imparare e l’impegno personale. Il mondo del lavoro è un po’ diverso ma CPO con i corsi teorici e i progetti ti prepara un po’ a tutto e questo è importante per chi come me non fa un classico lavoro da copy. Per chi si laureerà tra qualche mese, l’unico consiglio che posso dare è quello di non arrendersi mai: anche dopo tante porte in faccia o senza ottenere alcuna risposta ai curriculum inviati si può riuscire a trovare il proprio posto ideale».


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